FESTIVAL DI NAPOLI, LA GRANDE STORIA (1931-1961) isbn 9788872973011

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FESTIVAL DI NAPOLI CON CENTINAIA E CENTINAIA DI NOMI (MAESTRANZE, ARTISTI, SCENOGRAFI, MACCHINISTI, ETC.)

Il volume Festival di Napoli, la grande storia – I (1931-1961) di Antonio Sciotti, pubblicato da Arturo Bascetta Editore, ripercorre le tappe fondamentali della musica partenopea, focalizzandosi sulla transizione dai successi internazionali di fine Ottocento alla profonda crisi degli anni Trenta e Quaranta, fino al rilancio guidato dalle competizioni festivaliere. Sebbene la tradizione fosse difesa da opere isolate e macchiette portate al successo da figure storiche, la vera svolta si compie nel 1950 con il brano Anema e core, capostipite del cosiddetto “filone confidenziale”.
Il primo nucleo di questa rivoluzione si fa risalire al dicembre del 1931 con l’organizzazione del Festival Napoletano presso il Casinò Municipale di Sanremo. Ideato da Ernesto Murolo insieme al segretario generale cav. Piciocchi e alla casa discografica La Voce del Padrone, l’evento non presentava una vera e propria gara o canzoni inedite, bensì una lussuosa rivista in due tempi e sedici quadri volta a rievocare la tradizione dal Seicento all’Ottocento, sotto la direzione orchestrale del maestro Ernesto Tagliaferri. Lo spettacolo, supportato da sponsorizzazioni di rilievo (come l’Hotel Esplanade e la catena Al Duomo) ed esaltato da interviste su testate come Il Mattino, registrò un enorme successo di pubblico e critica, meritando gli elogi bipartisan di autorità del calibro del gerarca fascista Achille Starace e del leader socialista Filippo Turati. Il cast, privo di gerarchie di divismo per volere dello stesso Murolo e agevolato dall’invito del commendator Rossi e di Luigi De Santis, univa la vecchia guardia come Nicola Maldacea a giovani di richiamo quali Vittorio Parisi, Ferdinando Rubino e Ada Bruges. Sul palco si alternavano cantanti, attori impegnati nei costumi dei venditori ambulanti e ballerini guidati da Nikitin con le sue coreografie.
Nel dopoguerra, per risollevare le sorti della musica leggera italiana schiacciata dai ritmi stranieri trasmessi via radio, la Rai istituì dapprima il Festival di Piedigrotta nel 1947 e, successivamente, il primo Festival Radiofonico della Canzone Napoletana nel settembre 1952 presso il Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare a Napoli. L’annuncio formale della rassegna si dovette al direttore generale dei programmi radiofonici Giulio Razzi. Per accontentare sia le fasce di ascoltatori più tradizionali sia il pubblico giovanile, Razzi ideò la formula rivoluzionaria della “doppia esecuzione”: ogni brano inedito veniva interpretato da due artisti diversi e accompagnato da due distinte formazioni orchestrali, una fedele all’arrangiamento classico partenopeo guidata da Giuseppe Anepeta e l’altra improntata ai ritmi moderni e jazz diretti da Cinico Angelini. Tale impianto determinò malumori tra gli artisti esclusi legati alla Vis Radio, ma fu considerata un’intuizione geniale da critici come Gian Nicola Palmieri sulla rivista Musica e Dischi.
Il bando impose regole rigorose per la selezione dei venti brani finalisti su ottantatré proposte esaminate da una commissione di lettura formata da esperti come Gino Doria e Giuseppe Tafuri. Il festival fu tuttavia caratterizzato fin da subito da una consolidata abitudine all’uso di pseudonimi o omissioni di firma tra gli autori: Giuseppe Anepeta non figurò per la musica di Margellina, Enzo Bonagura utilizzò il nome d’arte Marinella Bergamo, Carlo Alberto Rossi e Furio Rendine omisero le proprie firme e Peppino Fiorelli si nascose sotto vari espedienti letterari. Condotto dal noto presentatore Nunzio Filogamo, il festival vide trionfare nella prima serata brani come Desiderio ‘e sole e Margellina, premiando la straordinaria popolarità di interpreti come Nilla Pizzi e Franco Ricci a discapito di altri elementi del cast. L’evento sollevò dibattiti accesi sulla stampa specializzata, trovando ampio risalto nelle cronache di commentatori quali Aldo Bovio per il Corriere di Napoli, M. B. Marius per il quotidiano Roma e Carlo Claverini per Il MattIno.
anizzatori, Direttori Artistici e Promotori: Abbate, Massimo: Organizzatore delle edizioni più recenti del festival, focalizzate sul lancio di voci nuove. De Santis, Luigi: Direttore teatrale che volle fortemente inserire la manifestazione d’arte napoletana nel cartellone di Sanremo. Murolo, Ernesto: Poeta e drammaturgo; anima, regista e impresario del Festival Napoletano a Sanremo del 1931/1932. Paradossi (Cav.): Organizzatore e promotore teatrale della tournée di febbraio 1932 a Sanremo. Piciocchi (Cav. L.): Segretario generale e amministratore della macchina produttiva del festival del 1931. Razzi, Giulio: Direttore generale dei programmi radiofonici della Rai; ideatore del festival del 1952 e della formula della “doppia esecuzione”. Rossi (Commendatore): Dirigente o sostenitore che favorì la realizzazione dello spettacolo all’interno del Casinò di Sanremo. Sciotti, Antonio: Storico della musica e autore del volume Festival di Napoli, la grande storia. Direttori d’Orchestra e Arrangiatori: Anepeta, Giuseppe: Direttore d’orchestra e compositore; al festival del 1952 cura l’orchestra partenopea e gli arrangiamenti tradizionali Angelini, Cinico: Celebre direttore d’orchestra Rai; al festival del 1952 guida la formazione ritmica con arrangiamenti moderni e jazzati Segurini, Nello: Direttore d’orchestra Rai i cui contratti radiofonici si alternavano con quelli di Anepeta Tagliaferri, Ernesto: Compositore e direttore d’orchestra; firmò i commenti musicali e la direzione orchestrale del festival del 1931. Cantanti e Interpreti (Cast del 1931/1932 – Sanremo): Bruges, Ada: Cantante di punta e grande nome di richiamo giovanile per le tournée del 1931/1932. Buti, Carlo: Celebre tenore e interprete melodico inserito nel cast del primo tempo e dei quadri marinari. Cleo, Nice: Interprete impegnata nei frizzanti duetti ambientati nella Villa Comunale. De Angelis, Carmen: Attrice e cantante; interpretò il ruolo di Donna Marzia nel quadro del Largo del Castello. De Angelis, Raimondo: Caratterista e interprete nel ruolo della maschera Coviello. De Lutio: Scritturata principalmente per dare voce e colore al personaggio folkloristico dell’Ostricaio. De Muto, Rosa: Attrice e cantante; interpretò la maschera di Zeza e diede voce al personaggio dell’Acquaiola. De Muto, Salvatore: Storico attore, celebrato come l’ultimo vero e arcaico simbolo della maschera di Pulcinella. Gigliati, Arturo: Interprete nel quadro di Capri e voce ambulante del Maruzzaro (venditore di lumache). Gioia, Pina: Scritturata come interprete e per la caratterizzazione della Venditrice di fichi d’india. Guerrito, Nina: Interprete impegnata nei quadri campestri e nei duetti della “Città Giardino”. Loredano, Clara: Cantante del cast del 1931, protagonista dei quadri ambientati nella Villa Comunale. Maldacea, Nicola: Leggendario inventore della “macchietta” napoletana; inserito come vecchia guardia e nel ruolo di Don Nicola. Massa, Mario: Interprete e cantante nel ruolo del Guappo all’interno del Concertato all’antica. Parisi, Vittorio: Tenore e interprete di punta; nel 1931 vestì il ruolo del Tenore innamorato. Rubino, Ferdinando: Uno dei tre nomi di spicco e trascinatori del cartellone del 1931, amatissimo dai giovani. Santoro, Lia: Attrice nel ruolo di una gitana e voce ambulante della Venditrice di polipi. Savarese, Alberto: Scritturato per dare voce e gestualità folkloristica al Mellonaro (venditore di angurie). Schottler, Giorgio: Interprete dei quadri di Santa Lucia e della Villa Comunale. Sirabella, Pasquale: Attore nel ruolo di Don Anselmo Tartaglia e voce ambulante del Pizzaiolo. Sivoli, Alfredo: Caratterista teatrale, impegnato nel ruolo dell’Abatino nel primo quadro dello spettacolo. Verbena, Lola: Attrice e cantante, inserita nel quadro della colorata Festa di Montevergine.
Cantanti e Interpreti (Cast del 1952 – Napoli): Abbate, Mario: Divi della Vis Radio rimasti penalizzati ed esclusi dal festival del 1952 per ragioni contrattuali d’orchestra. Attanasio, Domenico: Cantante del team di Giuseppe Anepeta al 1° Festival della Canzone Napoletana. Barbieri, Laura: Interprete della Vis Radio esclusa dal cast festivaliero del 1952. Basurto, Antonio: Interprete melodico dell’orchestra di Anepeta (1952). Boni, Carla: Cantante del team di Angelini; criticata dalla stampa per la sua pronuncia e l’approccio al dialetto napoletano. Bruni, Sergio: Uno dei grandi protagonisti del festival del 1952; sodale artistico dell’orchestra tradizionale di Anepeta. Carboni, Oscar: Cantante inserito nell’orchestra moderna di Angelini; riscontrò alcune difficoltà fonetiche nel dialetto. Lamara, Pina: Apprezzata cantante dell’orchestra classica, lodata per l’esecuzione del brano Lassame sunnà. Latilla, Gino: Interprete dell’orchestra Angelini; idolo del pubblico femminile e trascinatore del brano E ccummarelle. Nandi, Vera: Artista proveniente dal teatro di rivista, lodata per la verve espressiva e la corretta ironia dialettale. Paris, Maria: Celebre voce napoletana della scuderia Vis Radio, esclusa dalle selezioni finali del 1952. Pizzi, Nilla: Trionfatrice assoluta e primadonna del festival del 1952; applaudita per la sensualità interpretativa e la grande professionalità. Ricci, Franco: Divò della canzone classica napoletana; ottenne un netto successo di pubblico portando tutti i suoi brani in finale. Togliani, Achille: Noto cantante-attore dell’orchestra Angelini, molto acclamato dal pubblico femminile per la sua presenza scenica. Vanorio, Gabriele: Esponente di spicco della Vis Radio rimasto fuori dal cast per via dei rinvii organizzativi. Villa, Claudio: Celebre cantante della Vis Radio escluso dall’edizione del 1952, fatto che scatenò il malcontento della stampa…..

Description

ARRIVA IL FESTIVAL DI NAPOLI AL TEATRO MEDITERRANEO

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NOTE SULL’AUTORE

Antonio Sciotti, napoletano, classe 1967, figlio e nipote d’arte, ha ereditato dal padre una mirabile collezione di cimeli legati al teatro e alla canzone napoletana.
Saggista, scrittore e storico del teatro e della canzone partenopea, si occupa attivamente di tutto il movimento relativo al recupero della memoria storica del mondo di Cantanapoli. Cura gli archivi musicali della casa editrice La Canzonetta e collabora con diversi periodici di collezionismo musicale. Direttore artistico del teatro Cortese di Napoli.
Ha scritto: Gilda Mignonette: Napoli New York solo andata (Ed. Magmata, 2008), Ada Bruges, l’ultima sciantosa di Cantanapoli (Ed. Rabò, 2010), Alcuni successi de La Canzonetta: Da Tu ca nun chiagne a Indifferentemente (Ed. La Canzonetta, 2011), Cantanapoli: L’Enciclopedia del Festival della Canzone Napoletana 1952-1981 (Ed. Luca Torre, 2011), Almanacco della Canzone Napoletana Vol. 1° 1880-1922 (Ed. Bascetta, 2020), Almanacco della Canzone Napoletana Vol. 2° 1923-1980 (Ed. Bascetta, 2020), Le Dive del Fonografo (Ed. Bascetta, 2021), I Divi della Canzone Comica (Ed. Bascetta, 2021), Isa Danieli e la Dinastia Teatrale dell’800 (Ed. Bascetta, 2021), La Storia della Bottega dei 4 di Libero Bovio (Ed. Bascetta, 2022), Le dive dalla vita spezzata (Ed. Bascetta, 2022), Storia delle Canzoni dedicate a Ischia (Ed. Bascetta, 2023), Storia delle Canzoni di Pulcinella (Ed. Bascetta, 2023), La Canzone Napoletana d’America (Ed. Bascetta, 2023), Storia del Festival di Piedigrotta (Ed. Bascetta, 2023), Storia della Sceneggiata Guappi di cartone dal Teatro alla Tv (Ed. Bascetta, 2024), Capri, cent’anni di Canzoni e Festival dedicati all’Isola delle Sirene (Ed. Bascetta, 2024), Angela Luce, la Dea dello Spettacolo (Ed. Bascetta, 2024), Storia della Piedigrottissima (Ed. Bascetta, 2024), Almanacco del Teatro d’Arte Napoletano (Ed. Bascetta, 2025), Storia delle Audizioni di Piedigrotta (Ed. Bascetta, 2025), I Festival degli anni ’50 in Televisione (Ed. Bascetta, 2025), La Canzone Napoletana di Lipsia (Ed. Bascetta, 2026).

INTRODUZIONE

C’è stato un tempo in cui la canzone napoletana faceva il giro del mondo. Dall’ultimo quarto dell’Ottocento fino ai primi anni ’30 del Novecento ha regalato successi che si cantavano a Parigi, a New York, a Buenos Aires. Poi, all’improvviso, qualcosa si è rotto. Dalla seconda metà degli anni ’30 alla fine degli anni ’40 arriva la crisi.
Dall’America e dall’Europa sbarcano ballate nuove, suoni diversi. La radio li trasmette tutti i giorni. E la canzone napoletana, quella di una volta, inizia a sembrare vecchia, stantia, una cosa da nonni.
Le nuove generazioni voltano pagina. In mezzo al silenzio resistono solo poche canzoni: ‘Na sera ’e maggio, Che t’aggia ddì, Tammurriata nera, Simmo ’e Napule paisà, Munasterio ’e Santa Chiara. E qualche macchietta che tiene ancora in piedi il sorriso: Agata, Ciccio Formaggio, Dove sta Zazà. Troppo poco per un repertorio che aveva fatto la storia. Serviva uno scossone. Servivano volti nuovi. Nuovi autori, anche presi “in prestito” da altri mondi. Nuovi cantanti.
Bisognava passare il testimone e cambiare strada, se si voleva riportare Napoli al centro della musica. E il cambiamento ha un nome, una data, una canzone: Anema e core.
È il 1950. Come Funiculì funiculà nel 1880 aveva acceso l’industrializzazione della canzone napoletana, Anema e core accende il “filone confidenziale”. Un suono più dolce, più intimo. Entra nei night di tutto il mondo e fa innamorare di nuovo l’Italia di Napoli. Ma da dove nascono queste canzoni? Non più dalla Piedigrotta. Non più dai vecchi palcoscenici. Nascono nei festival.
Negli anni ’50 i festival spuntavano come funghi. Il primo di tutti lo inventa la Rai nel 1947: il “Festival di Piedigrotta”. Tre serate, le eliminatorie, la finale, il voto del pubblico. Canzoni italiane da una parte, napoletane dall’altra.
Per cinque anni la Rai ci crede. Lo lega perfino alla Lotteria Italia. Lo porta in Eurovisione, lo fa arrivare addirittura in America. All’inizio non funziona. Nelle cinque edizioni le case editrici mandano le solite canzoni tradizionali dai ritmi stantii.
Poi nel 1951 le canzoni italiane vanno a Sanremo. Restano solo quelle dialettali e, così, nel 1952 nasce il Festival della Canzone Napoletana.
Perché la Rai decide di organizzare i festival? Perché aveva capito che la musica italiana stava affondando. Che in radio passavano solo brani stranieri, di “dubbia fattura”. E allora decide di rimboccarsi le maniche: Sanremo nel ’51, Napoli nel ’52.
Con il festival arrivano sguardi nuovi su Napoli. Non più solo serenate, barcarole, canzoni di giacca. Al loro posto ci sono beguine, bajon, swing, slow, twist, shake. Canzoni scritte in napoletano ma con il passo del mondo. E il mondo le ascolta e l’Europa le canta. In meno di vent’anni dal palco del festival vengono lanciate Guaglione, Sciummo, Lassame sunnà, Tu si’ ’na cosa grande, Lazzarella. Canzoni che diventano film: Cerasella, Lettera napulitana, Desiderio ‘e sole, Tuppe tuppe mariscià, Malinconico autunno, Napule sole mio.
Sul palco salgono Modugno, Gaber, Dallara, la Vanoni, Claudio Villa, Milva, il Quartetto Cetra, la Pizzi, Johnny Dorelli, James Senese, la Zanicchi e tanti altri.
Ci sono anche voci internazionali: Henry Wright, Dean Reed, Anna German, Mei Lang Chang, Michaelis.
Mancano all’appello, per incomprensioni dell’ultimo minuto, Mina, Gino Paoli, Mia Martini, Carosone, Rosa Balistreri, la Cinquetti, Totò. A condurlo i noti volti della TV: Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Enzo Tortora, Corrado, Daniele Piombi. A scrivere e comporre canzoni ci sono penne come Mogol e Morricone.
Nel 1971 il festival è pronto, ma la Rai ritira le telecamere dopo alcune denunce di autori esclusi. Nel 1981 si tenta un ritorno, isolato. Poi di nuovo il silenzio.
Negli anni ci sono stati altri tentativi di ripristinare il festival, ma senza le telecamere della Rai queste edizioni sono rimaste soltanto delle parentesi. Negli ultimi anni, anche senza la ripresa televisiva, cresce il festival organizzato da Massimo Abbate, che diventa un palco importante per le voci nuove.
Il volume “La Grande Storia del Festival di Napoli 1931-1961” offre un approccio storiografico diverso rispetto all’”Enciclopedia del Festival della Canzone Napoletana” del 2010. È un’altra cosa.
Vengono valorizzati i dati: elenco completo dei brani in gara, dinamiche di selezione, accordi, ritiri, intrighi, impatto internazionale. Sono incluse le Hit Parade, la Borsa del Disco, le canzoni che hanno fatto il giro del mondo, i “veri” autori dei brani festivalieri individuati dopo un’accurata ricerca negli archivi della Siae.
La ricostruzione si fonda su documenti originali, su testimonianze raccolte negli anni, su una ricerca meticolosa. Perché la vera storia del Festival di Napoli non era mai stata raccontata fino in fondo.
Buona lettura.

A fatica terminata voglio ringraziare quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo lavoro di recupero della memoria musicale partenopea di cui il presente volume è solo una parte, anche se notevole. Si ringraziano Maria Rosaria Vassallo, Salvo Domina, Pietro Catauro, Pasquale Scialò, Giuseppe Giorgio, Claudio Pennino, Anna Sciotti, Maria Tommasina La Rocca, Assunta Coccorese, Laura Bourellis, Attilio Laviano, Anna Venuso e l’editore Arturo Bascetta.
Ringrazio principalmente mio padre, Alberto Sciotti, il suo prezioso archivio si è rivelato, ancora una volta, una fonte inesauribile e imprescindibile per la realizzazione di questo libro.

Antonio Sciotti

la canzone napoletana importata da lipsia
1911 – 1915

introduzione

capitolo uno
Nasce la Polyphon e la Canzone Napoletana
diventa un prodotto Tedesco

capitolo due
Audizione Polyphon 1911:
I’ m’arricordo ‘e te

capitolo tre
Audizione Polyphon 1912:
Canzone ‘a Chiarastella

capitolo quattro
Audizione Polyphon 1913:
Tarantella luciana

capitolo cinque
Audizione Polyphon 1914:
Guapparia

capitolo sei
La fine della Polyphon
e il rinnovamento della Canzone Napoletana

Cronologia delle canzoni Anni Cinquanta

Note sull’Autore e Ringraziamenti
Bibliografia

NOTE SULL’AUTORE

Antonio Sciotti, napoletano, classe 1967, figlio e nipote d’arte, ha ereditato dal padre una mirabile collezione di cimeli legati al teatro e alla canzone napoletana.
Saggista, scrittore e storico del teatro e della canzone partenopea, si occupa attivamente di tutto il movimento relativo al recupero della memoria storica del mondo di Cantanapoli. Cura gli archivi musicali della casa editrice La Canzonetta e collabora con diversi periodici di collezionismo musicale. Direttore artistico del teatro Cortese di Napoli.
Ha scritto: Gilda Mignonette: Napoli New York solo andata (Ed. Magmata, 2008), Ada Bruges, l’ultima sciantosa di Cantanapoli (Ed. Rabò, 2010), Alcuni successi de La Canzonetta: Da Tu ca nun chiagne a Indifferentemente (Ed. La Canzonetta, 2011), Cantanapoli: L’Enciclopedia del Festival della Canzone Napoletana 1952-1981 (Ed. Luca Torre, 2011), Almanacco della Canzone Napoletana Vol. 1° 1880-1922 (Ed. Bascetta, 2020), Almanacco della Canzone Napoletana Vol. 2° 1923-1980 (Ed. Bascetta, 2020), Le Dive del Fonografo (Ed. Bascetta, 2021), I Divi della Canzone Comica (Ed. Bascetta, 2021), Isa Danieli e la Dinastia Teatrale dell’800 (Ed. Bascetta, 2021), La Storia della Bottega dei 4 di Libero Bovio (Ed. Bascetta, 2022), Le dive dalla vita spezzata (Ed. Bascetta, 2022), Storia delle Canzoni dedicate a Ischia (Ed. Bascetta, 2023), Storia delle Canzoni di Pulcinella (Ed. Bascetta, 2023), La Canzone Napoletana d’America (Ed. Bascetta, 2023), Storia del Festival di Piedigrotta (Ed. Bascetta, 2023), Storia della Sceneggiata Guappi di cartone dal Teatro alla Tv (Ed. Bascetta, 2024), Capri, cent’anni di Canzoni e Festival dedicati all’Isola delle Sirene (Ed. Bascetta, 2024), Angela Luce, la Dea dello Spettacolo (Ed. Bascetta, 2024), Storia della Piedigrottissima (Ed. Bascetta, 2024), Almanacco del Teatro d’Arte Napoletano (Ed. Bascetta, 2025), Storia delle Audizioni di Piedigrotta (Ed. Bascetta, 2025), I Festival degli anni ’50 in Televisione (Ed. Bascetta, 2025).

RINGRAZIAMENTI

A fatica terminata voglio ringraziare quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo lavoro di recupero della memoria musicale partenopea di cui il presente volume è solo una parte, anche se notevole. Si ringraziano Mariolina Cozzi-Scarpetta, Maria Rosaria Vassallo, Pietro Catauro, Pasquale Scialò, Giuseppe Giorgio, Claudio Pennino, Anna Sciotti, Maria Tommasina La Rocca, Assunta Coccorese, Laura Bourellis, Vincenzo D’Anna, Attilio Laviano, Anna Venuso e l’editore Arturo Bascetta. Ringrazio principalmente mio padre, Alberto Sciotti, il suo prezioso archivio si è rivelato, ancora una volta, una fonte inesauribile e imprescindibile per la realizzazione di questo libro.

BIBLIOGRAFIA

– Almanacco della Canzone Napoletana 1880-1922 Vol. 1 di Antonio Sciotti (Ed. Bascetta 2020, Napoli).
– Nuova Enciclopedia Illustrata della Canzone Napoletana di Pietro Gargano (Ed. Magmata, Napoli, 2005).
– Le dive del Fonografo 1900-2000 di Antonio Sciotti (Ed. Bascetta 2021, Napoli).
– I divi della canzone comica di Antonio Sciotti (Ed. Bascetta 2021, Napoli).
– Dizionario del Cinema Italiano di Enrico Lancia e Roberto Poppi (Ed. Gremese, 2003, Roma).
– La canzone italiana 1861-2011 di Leonardo Colombati (Ed. Mondadori, Milano, 2011).
– Archivio del Cinema italiano: Il cinema muto 1905-1931 di Aldo Bernardini (Ed. Anica 1991, Roma).
– L’Enciclopedia dello Spettacolo fondata da Silvio D’Amico (Ed. Maschere 1959, Milano).
– Enciclopedia della Canzone Napoletana di Ettore De Mura (Ed. Il Torchio, 1969, Napoli).
– Storia del Festival di Piedigrotta (Ed. Bascetta, 2023).
– La Canzone Napoletana d’America (Ed. Bascetta, 2023).

PERIODICI: Segnalazioni Cinematografiche, Piedigrotta La Canzonetta, Piedigrotta Gennarelli, Piedigrotta Izzo, Piedigrotta Bideri, Il Teatro Illustrato, Cafè Chantant, Il Tirsio, Lo Spettacolo, La Maschera, Penombra, La Scena, Arte e Varietà, Eldorado, Il Proscenio, Vela Latina, La Tavola Rotonda, Musica e Musicisti, Napoli-Eden, Cronaca Partenopea, Caporal Terribile. Il Teatro di Varietà.

QUOTIDIANI: QUOTIDIANI: Corriere di Napoli, Il Mattino, Il Roma, La Tribuna, Il Giornale d’Italia, Il Pungolo, Il Giorno, La Libertà.

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Editorial Review

FESTIVAL DI NAPOLI CON CENTINAIA E CENTINAIA DI NOMI (MAESTRANZE, ARTISTI, SCENOGRAFI, MACCHINISTI, ETC.)

Il volume Festival di Napoli, la grande storia - I (1931-1961) di Antonio Sciotti, pubblicato da Arturo Bascetta Editore, ripercorre le tappe fondamentali della musica partenopea, focalizzandosi sulla transizione dai successi internazionali di fine Ottocento alla profonda crisi degli anni Trenta e Quaranta, fino al rilancio guidato dalle competizioni festivaliere. Sebbene la tradizione fosse difesa da opere isolate e macchiette portate al successo da figure storiche, la vera svolta si compie nel 1950 con il brano Anema e core, capostipite del cosiddetto "filone confidenziale".
Il primo nucleo di questa rivoluzione si fa risalire al dicembre del 1931 con l'organizzazione del Festival Napoletano presso il Casinò Municipale di Sanremo. Ideato da Ernesto Murolo insieme al segretario generale cav. Piciocchi e alla casa discografica La Voce del Padrone, l'evento non presentava una vera e propria gara o canzoni inedite, bensì una lussuosa rivista in due tempi e sedici quadri volta a rievocare la tradizione dal Seicento all'Ottocento, sotto la direzione orchestrale del maestro Ernesto Tagliaferri. Lo spettacolo, supportato da sponsorizzazioni di rilievo (come l'Hotel Esplanade e la catena Al Duomo) ed esaltato da interviste su testate come Il Mattino, registrò un enorme successo di pubblico e critica, meritando gli elogi bipartisan di autorità del calibro del gerarca fascista Achille Starace e del leader socialista Filippo Turati. Il cast, privo di gerarchie di divismo per volere dello stesso Murolo e agevolato dall'invito del commendator Rossi e di Luigi De Santis, univa la vecchia guardia come Nicola Maldacea a giovani di richiamo quali Vittorio Parisi, Ferdinando Rubino e Ada Bruges. Sul palco si alternavano cantanti, attori impegnati nei costumi dei venditori ambulanti e ballerini guidati da Nikitin con le sue coreografie.
Nel dopoguerra, per risollevare le sorti della musica leggera italiana schiacciata dai ritmi stranieri trasmessi via radio, la Rai istituì dapprima il Festival di Piedigrotta nel 1947 e, successivamente, il primo Festival Radiofonico della Canzone Napoletana nel settembre 1952 presso il Teatro Mediterraneo della Mostra d'Oltremare a Napoli. L'annuncio formale della rassegna si dovette al direttore generale dei programmi radiofonici Giulio Razzi. Per accontentare sia le fasce di ascoltatori più tradizionali sia il pubblico giovanile, Razzi ideò la formula rivoluzionaria della "doppia esecuzione": ogni brano inedito veniva interpretato da due artisti diversi e accompagnato da due distinte formazioni orchestrali, una fedele all'arrangiamento classico partenopeo guidata da Giuseppe Anepeta e l'altra improntata ai ritmi moderni e jazz diretti da Cinico Angelini. Tale impianto determinò malumori tra gli artisti esclusi legati alla Vis Radio, ma fu considerata un'intuizione geniale da critici come Gian Nicola Palmieri sulla rivista Musica e Dischi.
Il bando impose regole rigorose per la selezione dei venti brani finalisti su ottantatré proposte esaminate da una commissione di lettura formata da esperti come Gino Doria e Giuseppe Tafuri. Il festival fu tuttavia caratterizzato fin da subito da una consolidata abitudine all'uso di pseudonimi o omissioni di firma tra gli autori: Giuseppe Anepeta non figurò per la musica di Margellina, Enzo Bonagura utilizzò il nome d'arte Marinella Bergamo, Carlo Alberto Rossi e Furio Rendine omisero le proprie firme e Peppino Fiorelli si nascose sotto vari espedienti letterari. Condotto dal noto presentatore Nunzio Filogamo, il festival vide trionfare nella prima serata brani come Desiderio 'e sole e Margellina, premiando la straordinaria popolarità di interpreti come Nilla Pizzi e Franco Ricci a discapito di altri elementi del cast. L'evento sollevò dibattiti accesi sulla stampa specializzata, trovando ampio risalto nelle cronache di commentatori quali Aldo Bovio per il Corriere di Napoli, M. B. Marius per il quotidiano Roma e Carlo Claverini per Il MattIno.
anizzatori, Direttori Artistici e Promotori: Abbate, Massimo: Organizzatore delle edizioni più recenti del festival, focalizzate sul lancio di voci nuove. De Santis, Luigi: Direttore teatrale che volle fortemente inserire la manifestazione d'arte napoletana nel cartellone di Sanremo. Murolo, Ernesto: Poeta e drammaturgo; anima, regista e impresario del Festival Napoletano a Sanremo del 1931/1932. Paradossi (Cav.): Organizzatore e promotore teatrale della tournée di febbraio 1932 a Sanremo. Piciocchi (Cav. L.): Segretario generale e amministratore della macchina produttiva del festival del 1931. Razzi, Giulio: Direttore generale dei programmi radiofonici della Rai; ideatore del festival del 1952 e della formula della "doppia esecuzione". Rossi (Commendatore): Dirigente o sostenitore che favorì la realizzazione dello spettacolo all'interno del Casinò di Sanremo. Sciotti, Antonio: Storico della musica e autore del volume Festival di Napoli, la grande storia. Direttori d'Orchestra e Arrangiatori: Anepeta, Giuseppe: Direttore d'orchestra e compositore; al festival del 1952 cura l'orchestra partenopea e gli arrangiamenti tradizionali Angelini, Cinico: Celebre direttore d'orchestra Rai; al festival del 1952 guida la formazione ritmica con arrangiamenti moderni e jazzati Segurini, Nello: Direttore d'orchestra Rai i cui contratti radiofonici si alternavano con quelli di Anepeta Tagliaferri, Ernesto: Compositore e direttore d'orchestra; firmò i commenti musicali e la direzione orchestrale del festival del 1931. Cantanti e Interpreti (Cast del 1931/1932 - Sanremo): Bruges, Ada: Cantante di punta e grande nome di richiamo giovanile per le tournée del 1931/1932. Buti, Carlo: Celebre tenore e interprete melodico inserito nel cast del primo tempo e dei quadri marinari. Cleo, Nice: Interprete impegnata nei frizzanti duetti ambientati nella Villa Comunale. De Angelis, Carmen: Attrice e cantante; interpretò il ruolo di Donna Marzia nel quadro del Largo del Castello. De Angelis, Raimondo: Caratterista e interprete nel ruolo della maschera Coviello. De Lutio: Scritturata principalmente per dare voce e colore al personaggio folkloristico dell'Ostricaio. De Muto, Rosa: Attrice e cantante; interpretò la maschera di Zeza e diede voce al personaggio dell'Acquaiola. De Muto, Salvatore: Storico attore, celebrato come l'ultimo vero e arcaico simbolo della maschera di Pulcinella. Gigliati, Arturo: Interprete nel quadro di Capri e voce ambulante del Maruzzaro (venditore di lumache). Gioia, Pina: Scritturata come interprete e per la caratterizzazione della Venditrice di fichi d'india. Guerrito, Nina: Interprete impegnata nei quadri campestri e nei duetti della "Città Giardino". Loredano, Clara: Cantante del cast del 1931, protagonista dei quadri ambientati nella Villa Comunale. Maldacea, Nicola: Leggendario inventore della "macchietta" napoletana; inserito come vecchia guardia e nel ruolo di Don Nicola. Massa, Mario: Interprete e cantante nel ruolo del Guappo all'interno del Concertato all'antica. Parisi, Vittorio: Tenore e interprete di punta; nel 1931 vestì il ruolo del Tenore innamorato. Rubino, Ferdinando: Uno dei tre nomi di spicco e trascinatori del cartellone del 1931, amatissimo dai giovani. Santoro, Lia: Attrice nel ruolo di una gitana e voce ambulante della Venditrice di polipi. Savarese, Alberto: Scritturato per dare voce e gestualità folkloristica al Mellonaro (venditore di angurie). Schottler, Giorgio: Interprete dei quadri di Santa Lucia e della Villa Comunale. Sirabella, Pasquale: Attore nel ruolo di Don Anselmo Tartaglia e voce ambulante del Pizzaiolo. Sivoli, Alfredo: Caratterista teatrale, impegnato nel ruolo dell'Abatino nel primo quadro dello spettacolo. Verbena, Lola: Attrice e cantante, inserita nel quadro della colorata Festa di Montevergine.
Cantanti e Interpreti (Cast del 1952 - Napoli): Abbate, Mario: Divi della Vis Radio rimasti penalizzati ed esclusi dal festival del 1952 per ragioni contrattuali d'orchestra. Attanasio, Domenico: Cantante del team di Giuseppe Anepeta al 1° Festival della Canzone Napoletana. Barbieri, Laura: Interprete della Vis Radio esclusa dal cast festivaliero del 1952. Basurto, Antonio: Interprete melodico dell'orchestra di Anepeta (1952). Boni, Carla: Cantante del team di Angelini; criticata dalla stampa per la sua pronuncia e l'approccio al dialetto napoletano. Bruni, Sergio: Uno dei grandi protagonisti del festival del 1952; sodale artistico dell'orchestra tradizionale di Anepeta. Carboni, Oscar: Cantante inserito nell'orchestra moderna di Angelini; riscontrò alcune difficoltà fonetiche nel dialetto. Lamara, Pina: Apprezzata cantante dell'orchestra classica, lodata per l'esecuzione del brano Lassame sunnà. Latilla, Gino: Interprete dell'orchestra Angelini; idolo del pubblico femminile e trascinatore del brano E ccummarelle. Nandi, Vera: Artista proveniente dal teatro di rivista, lodata per la verve espressiva e la corretta ironia dialettale. Paris, Maria: Celebre voce napoletana della scuderia Vis Radio, esclusa dalle selezioni finali del 1952. Pizzi, Nilla: Trionfatrice assoluta e primadonna del festival del 1952; applaudita per la sensualità interpretativa e la grande professionalità. Ricci, Franco: Divò della canzone classica napoletana; ottenne un netto successo di pubblico portando tutti i suoi brani in finale. Togliani, Achille: Noto cantante-attore dell'orchestra Angelini, molto acclamato dal pubblico femminile per la sua presenza scenica. Vanorio, Gabriele: Esponente di spicco della Vis Radio rimasto fuori dal cast per via dei rinvii organizzativi. Villa, Claudio: Celebre cantante della Vis Radio escluso dall'edizione del 1952, fatto che scatenò il malcontento della stampa....