DETTI E FATTI DI NAPOLI ARAGONESE: DICTIS ET FACTIS, RE ALFONSO RACCONTATO DA PANORMITA (1436-1437) – 2/3 PARTE

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1436 – 1437 (II-III Parte)

IL SECONDO E TERZO PERIODO ARAGONESE

IL SECONDO E IL TERZO «LIBER»
DEGLI AFORISMI DI RE ALFONSO

Antonio Beccadelli detto il Panormita (1394-1471) dal nome della sua città natale, Palermo, fu poeta, segretario, biografo, ambasciatore di Alfonso V d’Aragona, e fondatore a Napoli della prima Accademia umanistica, meglio conosciuta come Pontaniana, da Giovanni Pontano che successivamente la diresse. Nel 1455 il Panormita compose il De dictis et factis Alphonsi regis, ove, in quattro libri raccolse a modo di aforismi episodi della vita del Sovrano Aragonese, in cui risaltavano le sue qualità politiche e morali.
Per uno di quegli strani casi, ma non rari nel campo delle lettere, quello che era un libro senza ambizioni storiografiche, è finito col fornire elementi storici agli autori successivi.
Ad esempio, l’episodio del soldato salvato dall’annegamento nel Volturno , narrato dal Panormita (lib. III n. 43) viene riportato da scrittori successivi, ma come se ne avesse parlato per la prima volta Giovanni Vincenzo Ciarlanti (1600-1653).
In questo secondo volume sono contenuti i libri secondo e terzo del De Dictis et factis.
Il terzo libro termina con due detti di Alfonso, che sia per la lunghezza sia per la disposizione alla fine di esso, assumono un valore particolare.
Il penultimo, sono suggerimenti militari e politici al figlio Ferdinando che sta partendo per la spedizione contro Firenze. L’inimicizia con Cosimo de’ Medici fu una costante della politica italiana di Alfonso. Il Panormita conosceva molto bene i rapporti difficili del suo Re con Firenze, presso la cui Signoria era stato mandato in ambasceria nel 1436, senza risultato.
L’ultimo, invece, è una riflessione sulla morte che il sovrano avrebbe fatto quando si recò in visita ad un adolescente di Sorrento che era gravemente ammalato e in fin di vita.
Il Panormita esprime le sue considerazioni sulla vita, che è un dono di Dio, e sulla morte, che non è da considerare con timore, ma con gioia perché è un ritorno al luogo di elezione, cioè in Dio.
Le parole che il nostro fa dire al suo Sovrano sono frutto di attente letture degli autori. Come, ad esempio, il “dissolvi cupiunt” riprende Agostino (Tractatus in Evangelium Johannis, 57, 2) che a sua volta risale alla Prima Lettera ai Filippesi di San Paolo.
Oppure “praesidium vitae” che ricorre in Paolino di Pella, (Eucharistikon, v. 299,358,526) detto il Penitente, nato a Pella in Macedonia alla fine del IV sec. d. C. e morto longevo in quello successivo.
Se vi commuovete alla lettura di questo brano, non consideratelo un fatto eccezionale, ma date al suo autore il giusto riconoscimento di grande letterato e di grande pensatore.
V.I.

Description

IL LIBRO TRADOTTO PER LA PRIMA VOLTA DAL LATINO IN MANIERA ESAUSTIVA E COMPLETA

Virgilio Iandiorio traduce per intero e per la prima volta il libro di Antonio Beccadelli detto Panormita. 1. Non si approfitta di nemici in difficoltà
2. ALLE NOZZE DELLA SORELLA NEL 1428
3. dote e dame del nemico sono sacre
4. s.luigi «traslato» da marsiglia a valenza
5. scontro con il re di Tunisi a Gerba
6. l’africa, poi l’enaria detta ischia
7. Un Re astemio: il vino offusca i saggi
8. il re aiuta la regina e il fratello
9. fra’ antonio eremita digiuna per finta
10. rischia chi Loda in modo capzioso
11. ai concili vanno pontano e siciliano
12. Le medaglie degli imperatori romani
13. INSIEME Ai Commentari di Cesare
14. i re leggono da platone in poi

15. bottino di Libri, doni graditi al re
16. perde giorni solo chi non si dona
17. Non ci si stanca con la bibbia
18. PER un compagno, SI PUò QUASI morire
19. La giustizia che non offende
20. la presa di napoli e la morte di pietro
21. clemenTe con caldora e napoletani ostili
22. maschi Catalani PER Ischia SPOPOLATA
23. Mai violenza alle donne di biccari
24. vittoria fra le porte di BoVino
25. riccio traditore a rocca gianicola

26. ricchezza dilapidata diventa povertà
27. antonio vescovo a catania non sobrio
28. Rispetto filiale di don ferdinando
29. nobiltà per testamento, e divirtù

30. la volontà paterna di re ferdinando
31. killer come per cosimo dei medici
32. Mangiare senza galateo
33. Lodi e virtu’ della regina maria
34. Il rispetto per i subalterni
35. alvaro luna Scordo’ la beneficenza
36. complimenti dal nemico di capua
37. biblioteca chiusa, non si può forzare
38. Contributo per liberare castricurto
39. Un giudizio salomonico
40. Richieste continue da calagora
41. La felicità dei re
42. Conoscere gli uomini di cultura
43. La migliore protezione per il re
44. Il re esempio per i suoi sudditi

45. Il regno e’ di giovanna II: il rispetto
46. Onestà e diritto: la base delle leggi
47. un sovrano e’ come il pastore
48. Doti regali
49. Clemenza e ferocia
50. Dominare se stessi, per prima cosa
51. I reali guidano, non sono guidati
52. Scuola aperta a tutti
53. Bellezza e volgarità
54. L’onore e l’utile
55. La superbia è detestabile
56. Il ballo non piace al re
57. vittoria è provvedere ai vinti
58. Sopportare è non invidiare
59. In odio i superbi
60. una volta ballo’ con federico iii
61. solo piccinino e uomini di cultura

Detti e Fatti di Re Alfonso.
Libro III tradotto e commentato da Virgilio Iandiorio

1. I libri i migliori consiglieri
2. Niente odio quando si decide
3. Concessioni e richieste ragionevoli
4. Ricchi ignoranti
5. Animalisti ante litteram
6. Quando una disgrazia è salutare
7. Matrimonio tranquillo
8. I magistrati E l’indole delle persone
9. Le sciagure sono tollerabili
10. Lo sciocco non conosce il saggio
11. Le Satire di Filelfo
12. La resa del Re giovò ai suoi soldati
13. La fedeltà ripagata
14. Fiducia a prova di tradimento

15. sforza voleva tradire la regina
16. Onorare gli impegni assunti
17. Adulatori come lupi
18. Non addormentarsi ALla predica
19. la cintura di s.serena per partorire
20. soldi a podio per pagare gonzaga
21. A Parlamento senza timori
22. Non volle far ammazzare re rene’
23. Il cieco che vedeva l’inganno
24. I segretari non pagano per i padroni
25. La pace non ha prezzo di vendita
26. il segreto di ludovico poggio…
27. Il matrimonio e la letteratura
28. La lingua dei gottosi
29. le villanie per l’assedio di scafati

30. non fare danni al nemico con dolo
31. I beni duraturi
32. Confortare i moribondi
33. Generosità per caldora sconfitto
34. L’usura la morte dell’anima
35. Guanto di sfida
36. battuto marino boffa in arpaia
37. sconfitta o discordia tra fratelli?
38. la maesta’ regia anche in prigionia
39. la rocca di benevento dopo il ponte
40. La riconquista di «bovalengo»
41. morte di Pietro, fratello del Re
42. Il Piceno ritorna al Papa
43. Soldato salvo dall’annegamento
44.prigionero a ischia, il Re non dà ordini

45. Una giornata senza mangiare
46. tutto, ma mai rinunciare a Napoli
47. Gesto di generosità verso i nemici
48. Genovesi che non mossero guerra
49. soldati che non riconobbero il Re
50. La battaglia di natale a giugliano
51. al figlio Ferdinando sull’esercito
52. al capezzale di un ragazzo in fin di vita

Dettagli

EAN

9788872970362

ISBN

8872970369

Pagine

144

Autore

Iandiorio

Editore

ABE Napoli,

ABE Torino

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Editorial Review

DICTIS ET FACTIS DAL LATINO PER VOI

Un fatto straordinario avvenne nell’assedio di Marsiglia. Dall’isola di Pomazia, che si trova a circa tra miglia di fronte a Marsiglia, venivano lanciate palle di cannone del peso di mille cinquecento libbre sulla città e anche oltre la città.
Ruppe una grossissima catena del porto contro ogni sforzo contrario dei nemici. Ma fatto più straordinario di tutti, che impadronitosi della ricchissima città, nient’altro portò via, se non il corpo di san Luigi.2
Ritenne, infatti, cosa indegna che reliquie tanto venerate, dovessero rimanere in un città vinta, saccheggiata e incendiata.
Non va tralasciato di dire anche questo fatto. Mentre era in navigazione verso la Spagna, si scatenò una terribile tempesta: i marinai, i sacerdoti e i commilitoni all’unisono gridavano che doveva essere restituito il corpo di san Luigi, quale causa del pericolo.
Il Re rimase fermo nel suo proposito: o sarebbe morto insieme con Luigi o avrebbe riposto le reliquie del corpo santo in una città di gran lunga più augusta e più accetta agli Dei.
Vinse la sua caparbietà. Giunse a Valenzia, famosa città della Spagna ulteriore, dove ricompose con grande venerazione e omaggio dei cittadini il santissimo corpo di Luigi, sola mercede di una grandissima vittoria, ma monumento della sua gloria....