DELITTO REALE: l’assassinio in Ungheria di Re Carlo III di Napoli

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Incontro con le regine per la festa dei nastri: il simbolo di Napoli

Carlo III lasciò Zagabria con i suoi seguaci ungheresi e si diresse a Budapest. L’ex Regina Elisabetta e Ré Maria partirono in anticipo, ma furono scoperte dal sovrano, il quale, vedendo la colonna reale, scese da cavallo e si unì all’aristocratica scorta. Carlo prima trotterellò educatamente davanti alla carrozza delle regine e poi si inchinò profondamente, salutandosi calorosamente con le cugine che quando lo videro, scesero dalla vettura.
Il Re di Napoli fece il resto del viaggio nel chiuso della carrozza delle sovrane ungheresi, decidendo fermarsi per la notte con uno dei suoi uomini. Giunto a Budapest fu indetto un altro parlamento, che lo elesse a governatore, con l’obbligo di fornire il castello di Ré Maria con guardie italiane e ungheresi. Era chiaro il trasferimento al palazzo reale per ripristinare la pace fra i tre diversi schieramenti politici che si erano venuti a creare per la successione al trono dopo la morte di Re Ludovico il Grande.
L’Assemblea nazionale trasferì i suoi seggi a Fehérvár, Ré Maria si dimise dal trono, e Carlo si ritrovò eletto Re d’Ungheria. Al pretendente Sigismondo non restò che fuggì nello stato dei Cechi. L’incoronazione fu eseguita dall’arcivescovo Demeter di Esztergom il 31 dicembre 1385, alle nove del mattino, alla presenza delle cugine, mamma e figlia detronizzate, secondo la solita usanza.
Così Thuróczi: — Coperto nel santo mantello, Carlo era già in piedi tra la nobiltà e mentre il clero cantava i misteriosi verbi divini, l’arcivescovo di Esztergom, con in mano la corona reale, di solito chiedeva al popolo tre volte se voleva che Carlo fosse il re.82

Margherita Durazzo fu informata della avvenuta incoronazione da una delegazione partita dalla città di Zara.
La sera del 21 gennaio tutta Napoli fu illuminata dai falò.
Le lettere di Carlo arrivarono il 10 febbraio, con cui informò personalmente la moglie, i baroni e i cittadini dell’avvenuta incoronazione.
Domenica 18 febbraio 1386, i nobili di Capua e Nido, le corporazioni e i cittadini di Napoli andarono a Castel Nuovo per festeggiare insieme alla Regina Margherita e al giovane Ladislao, raggiunti dalle delegazioni di Firenze e Genova.
L’incoronazione di Carlo fu celebrata con festoni luminosi in una città sventolante nastri di seta, d’oro e d’argento, e con una fiaccolata dedicata alla sua Margherita.
La Regina, come da cerimoniale, indossò i nastri di Napoli, accompagnata da 9 donne dalla testa bianca, che completavano l’abbigliamento con graziosi nastri sulle braccia, simbolo della città.

Description

Quel delitto di 600 anni fa

L’esecutore materiale del delitto, Balázs Forgách, ebbe accesso alla sala del trono. Colpì il sovrano alla testa con la massima forza che avesse, adoperando un coltellaccio tenuto nascosto sotto il mantello.
Il pugnale squarciò completamente il cranio, fino all’occhio sinistro del Re, accasciatosi esamine, mentre l’assassino lasciava la stanza con tutta calma. Il crudele esecutore, approfittando della confusione venutasi a creare, riuscì a fuggire dalla scena del crimine, mentre in molti accorrevano nella stanza, urlando di chiamare un dottore.
Carlo III subì tre tagli: uno al viso, che gli fece perdere l’occhio sinistro, e due nella parte superiore del cranio. Stando al carteggio della Regina Maria, il bilanciere colpì più volte, ferendosi lo stesso assassino e Naccarella, sopraggiunta nella intrapresa lotta per il disarmo.
Re Carlo, sebbene avesse subito la terribile ferita, non cadde, ma si alzò dallo sfortunato posto in cui sedeva e mosse passi lenti e fluttuanti, lasciando lunghe tracce di sangue sul pavimento d’oro e d’argento.
Fatti pochi passi fu rinchiuso in una stanza fino alla settima ora della notte, e poi, per volere della Regina Elisabetta, fu trattenuto con i pochi rimasti al suo seguito.
Nel silenzio di quella notte, i complici delle regine e del palatino, irruppero selvaggiamente nella camera da letto del sovrano ferito. Lo tirarono fuori dalla porta e lo trassero prigioniero nella torre più alta.
Carlo III di Napoli non ebbe più modo di profferir parola. Ma non era ancora morto…

note bibliografiche

1. Andrea de Gatari, Cronica di Padova, 1311-1406. Cfr..Filippo Crassulli, Annalium de Rebus Tarentinis. In: A.Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli, Tomo V, Napoli 1782.
2. A.Bascetta, Margarita. Le Regine di Napoli, ABE 2020.
3. Giovanni-Michele Cavalieri, Galleria de sommi Pontefici, Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi, Tomo II, Benevento 1696, pag.312. Dall’iscrizione in tre lamine di Piombo apposta sull’Urna delle Sagre Reliquei di S.Bartolomeo Appostolo insieme colle due retroscritte lamine antiche. Anno Domini 1698, sotto il cardinale Orsini, c’è da dire che, parlando di una visita di Orsini alla Terra di San Lupo, si nota la firma su un documento del Vescovo Vigiliense Pompeo Sarnellio che era anche Vice Metropolitani Capituli Abbatis Oppidi Sancti Lupi Nullius. A titolo di esempio v. anche: Domenico Viva, Efemeride di quanto e accaduto nella celeberrima ricognitione, e traslatione, Stamperia Arcivescovale, Benevento 1698, pag.13. L’Illustrissimo Monsignor Sarnelli Vescovo di Biseglia, come che eletto da Reverendissimo Capitolo Abate della Terra di S.Lupo, Nullius, e rispondendo tutti ammetterlo, non solo come Procuratore del Capitolo per la Badia di S.Lupo, ma anche come Vescovo di Bisegna, tutto che non Comprovinciale, entrò a sedere nel suo luogo.
4. Crassullo, cit. Nunc primum prodit ex Codice MS Bibliothecae S. Eusebii Monachorum Ordini S. Petri Coelestini Romae.Annali in: A. Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli. Tomo V, Napoli 1782, pp. 111-125.
5. V.Cronache del Coniger, in: A.Tafuri-S.Tafuri-B.Tafuri, Opere, cit., pagg.465-472. Nel 1347 fu ucciso ad Atene quel duca, Gualtiero di Brenna che era anche Conte di Lecce, città dove gli successe Giovanni d’Enghien domino di Baurevorii di Lussemburgo, marito della sorella Margherita Anghiana, che lasciò Cupersano al figlio Luigi d’Enghien, di cui fu fatto Conte nel 1368. A Lecce successe invece Pierre, figlio di Giovanni nel 1373, che prese possesso della Contea nel 1375 (dopo aver assistito alla gran carestia di vettovaglie del 1375) accompagnato dal Duca d’Andria Francesco del Balzo, ricevendo Luigi di Cupersano col pallio d’oro. Ma nel 1378, inimicatisi del Balzo la Regina, giunsero gli Abortuni, cioè i celti della Bretagna francese, uccisi in gran parte dai leccesi a Tafagnano. Cfr. Niccolò Machiavelli in: Opere complete di Niccolò Machiavelli: con molte correzione e giunte, Alcide Parenti Editore. Firenze 1843.
6. Crassullo, cit.
7. Il 27 agosto 1371, al suono delle campane della sede arcivescovile, i beneventani furono riuniti in pubblico parlamento nell’aula dei bancha Curie Castri Novi dicta Civitatis della chiesa maggiore que vulgariter la Scarana nuncupatur d’ordine del magnifico uomo Fra’ Daniello dei Marchesi del Carretto, Rettore della città, priore di Lombardia dei gerosolimitani di s.Giovanni, unitamente ad Andrea Novello di Sora, assessore unico, cioé giudice suo vicario, per purificare i monaci di S.Sofia delle calunnie contro di esso e per aver ospitato uomini infami e scellerati.
Cfr.. Giuseppe Cappelletti, Le chiese d’Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol.III, Giuseppe Antonelli, Venezia 1845, pag.107. La Scarana era letteralmente un seggio di dogale memoria.
– Gianstefano Remondini, Della Nolana ecclesiastica storia, tomo I, Stamperia di Giovanni di Simone, Napoli 1747, pag.188.
– D’Andrien de But, Chronique relatives a l’Historie de la Belgique, F.Haiez, Bruxelles 1870.
– V. Lettere del Papa da Avignone: Carissima Giovanna… audito atque obitu quondam Raymundi de Baucio Comitis Soleti magni regni tui Camerarii et considerantes quod ex ipsius hereditate quedam ad prefatum Comitem Nolanum et esius filios successio dicitur pertinere, per tuo affetto e reverenza verso la sede apostolica… assequtione iurium ipsius et ejus filiorum in hereditate predicta suscipias propensionibus favoribus et gratis commendatum ita quod ad Reginali Excellencia. Marcello Ignone, Maria d’Enghien. La Signora del Salento. A dire di Marcello Ignone, l’unica immagine certa, di questa “donna energica e coraggiosa dalla vita avventurosa e tormentata” è il “bassorilievo sul portale del castello di Copertino”.
– Cfr. D’Andrien de But, Chronique relatives a l’Historie de la Belgique, F.Haiez, Bruxelles 1870.
8. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
9. Cfr. storiadimilano.it; condottieridiventura.it; storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
– Giuseppe Mazzella, Malia a Noja, 18 Novembre 2011; dal sito internet: http://www.ischianews.com. Si rifugiò nel 1378 il vescovo d’Ischia, Bartolomeo Bussolari (1359-1389), spodestato dal Papa di Avignone Clemente VII per la sua fedeltà a Urbano VI e così un pezzo di quel periodo lacerante per la Chiesa di Roma è arrivato perfino qui. C’era una lapide in latino  che ricordava l’opera di quel vescovo pavese, monaco di S. Agostino, che ricordava che “Nel 1374 fra Bartolomeo da Pavia, vescovo isolano, con il proprio sudore, fece fabbricare queste case e gli ospizi in Barano, in Fontana e al Castanito nonché celle delimitate da mura presso i possedimenti di S. Restituta e i giardini di Girone, a lode della vergine, di Paolo e Agostino, suoi difensori”. Questa lapide fu portata nella sua casa di Casamicciola dal dottor Jacques Etienne  de Rivaz ai primi del 1800 e poi trasferita nella casa del dottor Antonio Mennella, medico e bibliografo,  dalla quale fu tolta dai successivi proprietari ed oggi non vi è più traccia. Il Vescovo Bussolari morì qui nel 1389 ma  non si conosce il posto dove  fu sepolto.
– Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
10. Giovanni Battista Carrafa, Dell’historie del regno di Napoli, cit., pag.141
11. Ivi.
12. Pagg.141 e segg.
13. Domenico Martuscelli, Rudimenti di storia del Regno delle Due Sicilie tradotti dal francese, II Edizione, Tomo V, Presso Giovanni de Bonis Tipografo, Napoli 1819, Pagg.138-143.
14. Cfr. Wikipedia.
15. Giovanni Battista Carafa, Dell’historie del regno di Napoli del sig. Gioan Battista Carrafa, libro VI, pag. 144.
16. www.storiadimilano.it, cit. V.Lucia
17. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
18. Simondo de’ Sismondi, Storia dei Francesi, vol.12, Capolago, Tipografia Elvetica, 1838. A febbraio 1399 Luigi affidò Napoli al fratello Carlo di Taranto e corse a sedare le rivolte e a farsi seguire da Raimondello su Napoli, mentre Ladislao assediava Taranto tra aprile e maggio e a giugno Raimondello gli aprì le porte, con la promessa del titolo di Principe di Taranto, facendo fuggire Luigi a Napoli, ormai in rivolta, con i Sanseverino scesi a patti con Ladislao e il fratello Carlo prigioniero in Castelnuovo. Il 10 luglio Ladislao s’impadronì coi baroni in atto di sottomissione, facendo fuggire Luigi in Provenza ad agosto 1399. Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-ii-d-angio-re-di-sicilia.
Il 2 dic. 1400 sposò ad Arles Violante o Iolanda d’Aragona e nel 1401 il suo luogotenente ricevette in Calabria l’omaggio dei Sanseverino e nel 1402 restituì l’obbedienza a Benedetto XIII, che il 27 agosto lo investì del Regno di Sicilia, accolto, dopo l’evasione del marzo 1403 Benedetto XIII da Avignone, ospite in Provenza. Morto Carlo, seguì il 2 giugno 1404 ad Angers la morte della madre Maria di Blois, che lasciò a Luigi l’ingente somma di denaro, conservata in segreto, per eventuali riscatti dei figli.
19. Valentina, benché nel 1386 fosse stata poi promessa a Luigi d’Orléans (fratello del Re di Francia Carlo VI promesso anche a Maria d’Ungheria), sposerà Luigi di Turenna Duca d’Orleans, dopo che saltò il suo matrimonio, quello tra Luigi di Turenna che, da Duca d’Orleans, ne divenne sposo il 17 agosto 1389 e il 29 novembre 1394 nacque Carlo di Orléans. Nell’aprile del 1396, Valentina Visconti, dovrà lasciare Parigi per Asnières sotto l’accusa di avere fatto impazzire con arti magiche il Re di Francia Carlo VI. A luglio nacque Filippo. Da: www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
20. E. Rose, Marie de Blois, ses guerres en Provence et en Italie, Études historiques et religieuses sur le xive siècle ou Tableau de l’Église d’Apt sous la Cour papale d’Avignon, Avignon 1842.
21. M. de Bouard, Les origines des guerres d’Italie. La France et l’Italie au temps du Grand Schisme d’Occident, Paris 1936.
22. Ibidem. Cit.
23. Archivio Storico per le province napoletane, Anno XXV, Corrispondenza fra Gregorio XI e Giovanna I Regina di Napoli, Documenti inediti dell’Archivio Vaticano.
24. Bartolomeo della Pugliola, cit.
25. Tesi presentata dalla dott.ssa Flavia Gramellini. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Scuola di Dottorato in Scienze Umanistiche. Dottorato in Ricerca in Filologia Romanza e Cultura Medievale. Rel.Prof.Andrea Fassò. Esame finale anno 2008. V. sito internet: amsdottorato.cib.unibo.it, pag.113.
26. Borgia, cit. Così Borgia: – “Trovavasi l’adottato Ludovico assente dal Regno, e perciò intesa che ebbe la conquista fattane dal Re Carlo III s’incaminò nel 1382 a questa volta con buon esercito per ricuperarlo col titolo dell’adozione fatta di lui da Giovanna, e con l’altro della investitura dell’Antipapa Clemente, il quale per maggiormente impegnarlo a suo favore, o in questa occasione, o poco prima istituì, e gli donò poi il Regno dell’Adria da esso formato colle province della Marca di Ancona e Romagna, col Ducato di Spoleti, colle città di Bologna, Ferrara, Ravenna, Perugia, Todi, e con tutti gli altri Stati della Chiesa Romana, a riserva di Roma e del suo distretto, del patrimonio di S.Pietro nella Toscana, della Campagna, Maritima, e Sabina”.
27. Salvatore De Renzi,August Wilhelm Eduard Theodor Henschel,Collectio Salernitana: ossia documenti inediti, vol.I, pag.370.
28. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833. Cfr. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
29. V. Hob1. Ibidem. “Giovanni Cristiano Lunig ne rapporta l’atto cod.ital. dipl.,T.2, n.95. Ad Uguccione seguì Zanasio che anticipò l’arcivescovo Donato d’Aquino, nel 1383, il quale restò al governo per oltre 41 anni.
30. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
31. Liber iurium della città di Tricarico, redatto dal notaio Ferrante Corsuto nel 1585, Archivio diocesano. In: Carmela Biscaglia (a cura di), Il Liber Iurium della Città di Tricarico, Deputazione di storia patria per la Lucania, Mario Congedo Editore, Galatina 2003, II, pp. 69-70 e 321.
32. A. Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli. Tomo V, Napoli 1782, pag.111-125. Tunc intraverat Regnum cum magno exercitu Ludovicus andegavensis veniens in Regnum causa successionis Dominae Reginae facientis ipsum ejus filium adoptivum contra Regem Carolum III. Ipse Ludovicus adductus fuit per comites et Barones suae partis ipsius Caroli Inimicos ad dictam Civitatem Tarenti de Civitate Tricarici, ubi titulum Regium assumsit, et Rex vocari coepit. In qua Civitate Tarenti stetit per aliquot dies ad capiendum castrum, ibique eo capto pedem fixit in anno Domini 1384. Die 7. Septembris.
Intravit Dominus Ludovicus Tarentum cum comitiva multorum Nobilium de Regno. At Rex Carolus Barolum descendit, et bellum offerri fecit Ludovico, et ipse suum paravit exercitum obviam, et fuit usque ad Civitatem Vigiliarum quae Civitas per gentes Ludovici fuit posita ad saccum magnum ipso Domino Ludovico invito, et maxime dolore compuncto, sed ambo Reges retrocesserunt, Rex Carolus Neapolim, Rex Ludovicus Barulum ubi paulo post moritur exaltato Rege Ludovico suo filio primogenito, per partis suae partiales. Mortuus fuit anno 1384. Mense septembris die 22.
33. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
34. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg.
35. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-14.
36. Giovanni Battista Carafa, Dell’historie del regno di Napoli del sig. Gioan Battista Carrafa, libro VI, pag. 144.
37. V. A. Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli. Tomo V, Napoli 1782, pag.111-125. Anno 1381. Carolus III. filius quondam Ludovici de Duratio nonus rex cum maximo bello de castro S. Erasmi de Neapoli potenter descendit, et debellavit Dominum Othonem Ducem Bransuich Theutonicum, Principem Tarenti ipsius Dominae Reginae maritum, et totam eius gentem, et Dominam ipsam obsedit in castro novo. Neapoli ubi obsessam tenuit per plures menses, et nequiter mori fecit.
38. Ibidem.
39. F. Moise, Santa Croce di Firenz, Firenze 1845, pag. 320.Allorquando Gualtieri di Brienne duca d’Atene, chiamato con improvvido consiglio da pochi cittadini ambiziosi, giunse a Firenze come conservatore e protettore della Repubblica nel 1342.
Gualtiero V ebbe per figli Gualtiero VI, morto senza eredi, traslando il suo patrimonio ai figli della sorella Isabella (1306 – 1360) e dello sposo Gualtiero di Enghien. v. Fernand de Sassenay, Les Brienne de Lecce et d’Athenes: histoire d’une des grandes familles, Hachette, Parigi 1869. Suo fratello Gualtieri VI di Brienne fu ucciso senza eredi nella Battaglia di Poitiers nel 1356, così Isabella ereditò tutti i titoli e le proprietà dei Brienne portandoli a marito Gualtieri d’Enghien, morto nel 1345, indi ai figli:
1. Gualtiero d’Enghien (5 giugno, 1322 – 18 novembre, 1340) – 2. Isabella d’Enghien (+ 28 dicembre, 1357), badessa del monastero di Flines -3. Sohier d’Enghien (+ 21 marzo, 1364), conte di Brienne, titolare del ducato d’Atene. – 4. Giovanni d’Enghien, (+ 1380), conte di Lecce e barone di Castro. -5. Margherita d’Enghien, che sposò Pietro di Préaux. – 6. Luigi d’Enghien (+ 17 marzo, 1394), barone e poi conte di Conversano, e alla morte del fratello Sohier (+21 marzo 1364), conte di Brienne e titolare del ducato d’Atene. -7. Giacomo d’Enghien, canonico a Liegi. – 8. Guglielmo d’Enghien (+ 1377), barone di Argo e Nauplia. – 9. Angliberto I d’Enghien (c. 1330–20 febbraio, 1403), barone di Ramerupt, La Follie, e Seneffe. – 10. Francesca d’Enghien, moglie di Pietro, conte di Montebello. – 11.Giovanna d’Enghien, monaca al monastero di Flines. V. wikipedia.
40. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg. Cfr. Cesare d’ Engenio Caracciolo, Napoli Sacra. Que oltre le vere origini, e fundationi di tutte le …, Vol.1. V. Marcello Ignone, Maria d’Enghien. La Signora del Salento. A dire di Marcello Ignone, l’unica immagine certa, di questa “donna energica e coraggiosa dalla vita avventurosa e tormentata” è il “bassorilievo sul portale del castello di Copertino”. Sposato Giovanni di Brienne, Margherita d’Enghien, ebbe Pietro di Brienne nato intorno al 1390. Fatto Dux dalla Curia, l’8 maggio 1405, Pietro di Lussemburgo (figlio di Giovanni e Margherita d’Enghen) Conte di Roussy, Brienne e Saint-Pol e Conte titolare di Conversano (* 1390 ca. + Rambures 31-8-1439) sposò Domina Margherita del Balzo (figlia di Guglielmo del Balzo Duca d’Andria in Cecilia e Maria Brunforta) (* 1394 ca. + 15-11-1469). Cfr www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi. Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
41. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
42. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi. Cfr. G.B. De Cristoforis, Sergianni Caracciolo. Dramma storico, Tipografia Vignozzi, Livorno 1830.
43. ibidem.
44. Il 12 settembre, l’arcivescovo beneventano Fra’ Donato, indicando Urbano come vero Papa, gettò anatemi sulla dannata memoria dell’antipapa Clemente VII seduto a Fondi dal conte Gaetani: Roberto olim Basilice duodecim Apostolorum presbitero cardinali tunc antipape, qui se Clementem VII ausu sacrilegio nominabaty, aca Johanne olim Regine Sicilie, & Ludovico olim Duci Andagaven.
45. Domenico Martuscelli, Rudimenti di storia del Regno delle Due Sicilie tradotti dal francese, II Edizione, Tomo V, Presso Giovanni de Bonis Tipografo, Napoli 1819, Pagg.138-143.
46. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg. Cfr. Tristano Caracciolo, cit.
47.Filippo Crassulli, Annalium de Rebus Tarentinis. In: A.Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli, Tomo V, Napoli 1782, pagg.114-115. Cfr..www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
48. D.Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna Regine di Napoli, 1832.
49. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia Curia, Milano 1742, pagg.858-859-860.
50.Filippo Crassulli, cit.
51. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 230 e segg., CCLXXV. Chome il dugha d’Angiò morìo.
52. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833. Cfr. Scipione Ammirato, Delle famiglie nobili napoletane, Volume 1, pag.25-28. Cfr. Georg. Ios. Egghius Purpurae Doctorum, L. II, XLIX, An. Ch. 1383: Idem Vrbanus Carolum Dyrachinum excommunicat. – Nunc primum prodit ex Codice MS Bibliothecae S. Eusebii Monachorum Ordini S. Petri Coelestini Romae. Annali in: A. Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli. Tomo V, Napoli 1782, pp. 111-125.
53. Giovanni Battista Carafa, Dell’historie del regno di Napoli del sig. Gioan Battista Carrafa, libro VI, pag. 144 v.
54. Giovanni Battista Carafa, Dell’historie, cit.
55. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
56. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 230 e segg., CCLXXV. Chome il dugha d’Angiò morìo.
57. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia Curia, Milano 1742, pagg.858-886.
58. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
59. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
60. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
61. www.capitanidiventura.it
62. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160. Mette l’anno al 1385 alla maniera bizantina.
63. Ibidem.
64. www.capitanidiventura.it
65. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
66. V. Lorenzo Cantini, Saggi storici d’antichità toscane, Tomo IV, Nella Stamperia Albizziniana da S.Maria in Campo, Napoli 1857, pag.60.
67. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag.e. 104. Cfr. Marini Frecciae, Commentarii Feudales: In Tres Libros Partiti: Quorum I, Napoli 1575.
68. Antonio Just-Verdus, Rivista Dalmatica, anno XLII, serie IV fascicolo IV, ottobre – dicembre 1971, pag.23-34.
69. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
70. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
71. Marini Frecciae, Commentarii Feudales: In Tres Libros Partiti: Quorum I, Napoli 1575.
72. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442. Cfr. Soldati, pag.20, cit.
73. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag.104.
74. Ibidem.
75. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Grande; Seconda comunicazione. Secoli 1895, p.902-921.
76. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag.
77. Salvatore Bongi, Le Chroniche, cit.
78. Ibidem.
79. Domenico Martuscelli, Rudimenti di storia del Regno delle Due Sicilie tradotti dal francese, II Edizione, Tomo V, Presso Giovanni de Bonis Tipografo, Napoli 1819, Pagg.138-143.
80. János Thuróczi, (tradotto da Ibolya Bellus e Gyula Kristó). La cronaca degli ungheresi; Storia del millennio ungherese (fonti) . Casa editrice Osiris, Budapest 2001.
81. Antal Áldásy, Bálint Alsáni; 1366-1408, Biografie storiche ungheresi, Società storica ungherese, Budapest 1903.
82. Ibidem.
83. Ibidem.
84. Ibidem.
85. Lorenzo de Monaci (1351-1429), Poeta veneziano, storico, membro del Consiglio di Stato e diplomatico / Carmen de Casu illustrium reginarum et de lugubri exitu Caroli Parvi.
86. János Thuróczi, cit.
87. Iván Bertényi, Storia dell’istituzione giudiziaria nel 1380, Secoli 1983, p.391-405.
88. Antal Pór, Gli ultimi anni di Károly Kis e Erzsébet, Secoli 1896, p.129-147; Antal Pór, Orphan of Mr. Stephen, Second and Concluding Statement, Secoli 1901, p.193-208; Antal Pór, Queen Elizabeth Jr., moglie di Louis il Grande; Seconda comunicazione. Secoli 1895, p.902-921.
89. Salvatore Fodali, Carlo III d’Angiò Durazzo, re di Napoli, detto della Pace, o il Piccolo, 30 maggio 2012.
90. Lorenzo de Monacis (1351-1429), Poeta veneziano, storico, membro del Consiglio di Stato e diplomatico / Carmen de Casu illustrium reginarum et de lugubri exitu Caroli Parvi.
91. Andrea de Gatari, Cronica di Padova, 1311-1406.

Andrea de Gatari, Cronica di Padova, 1311-1406.
Antal Pór, Gli ultimi anni di Károly Kis e Erzsébet, Secoli 1896, p.129-147; Antal Pór, Orphan of Mr. Stephen, Second and Concluding Statement, Secoli 1901, p.193-208; Antal Pór, Queen Elizabeth Jr., moglie di Louis il Grande; Seconda comunicazione. Secoli 1895, p.902-921.
Antal Áldásy, Bálint Alsáni; 1366-1408, Biografie storiche ungheresi, Società storica ungherese, Budapest 1903.
Iván Bertényi, Storia dell’istituzione giudiziaria nel 1380, Secoli 1983, p.391-405.
Lorenzo de Monacis (1351-1429), Poeta veneziano, storico, membro del Consiglio di Stato e diplomatico / Carmen de Casu illustrium reginarum et de lugubri exitu Caroli Parvi.
Dezso Dümmerth, Sulle orme della casa d’Angiò, Panorama 1982. ISBN 963-243-179-0; Dezso Dümmerth, Sulle orme della casa d’Angiò, Panorama, 1982. ISBN 963-243-179-0.
Pál Engel, Gyula Kristó, András Kubinyi, Storia dell’Ungheria 1301-1526, Casa editrice Osiris, Budapest 1998.
Salvatore Fodali, Carlo III d’Angiò Durazzo, re di Napoli, detto della Pace, o il Piccolo, 30 maggio 2012.
Erik Fügedi, Spagnoli, baroni, piccoli re. Magveto Könyvkiadó 1986. ISBN 963-14-0582-6; Erik Fügedi, Abbi pietà, pentiti, abbi pietà (Labirinto). Helikon Publishing, 1986. ISBN 963-207-662-1.
István Fazekas, Károly Kis” (dramma storico) Bp., Hungarovox 2010. ISBN 9789639908819.
Lipót Óváry, Johanna di Napoli, Terza e Dichiarazione conclusiva, Secoli 1893, 668-679.
Júlia Opolczer, Geografia di Szentendre, Budapest, Sylvester Institute of Literature and Printing, 1938.
K. Endre Grandpierre, Omicidi reali: la storia segreta degli ungheresi, p.161–165. 1991. ISBN 963-7707-00-X.
altre fonti

Fondazione per la genealogia medievale, Napoli Kings Genealogy.
Wikimedia Commons, File multimediali a tema ungherese.
Database delle fonti archivistiche dell’Ungheria medievale DL-DF: 58652; DL-DF: 58653; DL-DF: 58654.o

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L’attentato del 7 febbraio 1386

 

...Secondo uno storico contemporaneo, dopo l'incoronazione, Carlo andò a Buda, dove iniziò il suo governo, stabilendo pari giustizia per tutti. Ovviamente furono puniti coloro che avevano sequestrato illegalmente lo stato e le proprietà demaniali alla morte di Re Luigi. Esaminando i diplomi rilasciati a gennaio e all'inizio di febbraio 1386, Carlo coinvolse direttamente Elisabetta e Maria nel governo del Regno, sebbene mamma e figlia non potessero essere informate sugli affari dello stato. E il peggio avvenne proprio nella stanza reale della Regina Madre, tesoriere detentrice della cassa, risultata ideatrice del piano posto in essere per l’assassinio del Re ad opera di Forgách Balazs, maestro di pinze. Del resto, dal momento che il Re era stato precedentemente scomunicato dal Papa, secondo la legge contemporanea, la sua vita poteva essere presa da chiunque.
Così Thuróczi: — La regina Elisabetta, amareggiata per la prosperità degli altrui risultati, si tormentava con soffocante amarezza, bramando vendetta la dignità appena persa, cercò in segreto la rivendicazione del paese preso con l'inganno.83
Il tentativo di uccidere di Carlo, come previsto, fu pianificato per il 7 febbraio. I partecipanti saranno tutti identificati, stando alle cronache e al carteggio di Re Mària, sebbene nei documenti si menzioni la presenza di altri traditori senza nome. Le cronache del Gataro, la poetica veneta del Monaci, (su cui si baserà la Cronaca di Thuróczi scritta dopo il 1480), e l’editto della Regina Maria pubblicato il 28 febbraio, danno un quadro su quanto accaduto la sera del 7 febbraio.

Secondo Gataro, il Re faceva spesso visite alle cugine reali. La sera della sua fine arrivò verso le nove e poi entrò in una stanza per discutere con le due donne. Qui ebbe accesso l’esecutore materiale del delitto, Balázs Forgách, il quale, arrivando nella sala, colpì il Re alla testa con la massima forza che avesse, adoperando un coltellaccio tenuto nascosto sotto il mantello.
Il lungo pugnale squarciò completamente il cranio, fino all'occhio sinistro del Re, accasciatosi esamine, mentre l’assassino lasciava la stanza con tutta calma. Il crudele esecutore riuscì a fuggire dalla scena del crimine, approfittando della confusione venutasi a creare, mentre in molti accorrevano nella stanza, urlando di chiamare un dottore.
Secondo il Monaci Carlo III subì tre tagli: uno sul viso, che gli fece perdere l'occhio sinistro e due nella parte superiore del cranio. Stando al carteggio della regina Maria, il Re fu colpito con quel bilanciere più volte, ferendosi lo stesso assassino, oltre Naccarella nella intrapresa lotta per il disarmo che comunque vi sarebbe stata.
E Thuróczi: — Re Carlo, sebbene avesse subito una terribile ferita, non cadde, ma si alzò dallo sfortunato posto in cui sedeva e si avviò con passi lenti e fluttuanti, lasciando lunghe tracce di sangue sul pavimento.84
Secondo De Monaci, così gravemente ferito, fu rinchiuso in una stanza fino alla settima ora della notte, e poi, per volere della Regina Elisabetta, fu trattenuto prigioniero con quelli che rimasero al suo seguito......
Thuróczi aggiunge: — Alla fine, nel silenzio di quella notte, i complici della Regina e del palatino irruppero selvaggiamente nella camera da letto del sovrano ferito, tirandolo fuori dalla porta per trattenerlo prigioniero in un'alta torre......
Nonostante la gravità della situazione, Carlo non era quindi morto. Anzi, avendo ricevuto notizie così tremende e forse per averlo anche visto di persona, Nicola Garai, sicuro di rivederlo in forma, prese le armi e combatté contro i seguaci delle regine scesi per le strade di Budapest, mentre il voivodato István Lackfi e János Horváti dispiegarono i loro uomini armati al castello, assediarono e circondarono la città, restando in armi per tutta la notte.
Barbiano e Naccarella cercarono di resistere per tutta la notte, ma a causa della pressione dei realisti, furono spinti dietro la torre del castello, venendo costretti ad abbandonarla su ordine dello stesso Re, alquanto ripresosi dopo le prime cure mediche e portato a Visegrád.
Il nemico croato, vedendo la situazione disperata, era partito per Zagabria nella speranza di accendere lì la ribellione, il prima possibile.
Le condizioni del Re, invece, peggioravano. Si dice che i dottori gli diedero un farmaco che gli causò il gran dolore finale, vedendosi le sue forze diminuire a ripetizione.
Riconoscendo egli stesso la criticità delle sue condizioni, Carlo III fece testamento, nominando erede suo figlio Ladislao, da affidare alle cure del fedele Naccarella, insieme alla moglie e alla figlia. Si procedette quindi a farlo confessare il 24 febbraio, e il 27 successivo, secondo la cronaca siciliana, lasciò il rango dei vivi.
Secondo altre interpretazioni della fonte, non fu portato nel monastero di Visegrád, ma nel grande capitolo benedettino di Szentendre, dove restò in un luogo del monastero tenuto sconosciuto per un bel po’. Non fu sepolto subito e neppure con una cerimonia in chiesa a causa della scomunica papale, ma tumulato. Ci vollero cinque mesi per trovare tutti i principali attori della morte di Carlo della Pace, e punirli con la stessa moneta, mentre il Regno di Ungheria precipitava in uno stato di guerra civile per quasi 15 anni.
In seguito alla successiva richiesta del figlio Ladislao, si attese la decisione di Papa Bonifacio IX, che agì dopo cinque anni, e comunque non prima del 3 febbraio del 1391. Per la sepoltura finale nella chiesa del monastero benedettino ai piedi del Visegrád, il Papa incaricò l'arcivescovo János Kanizsai.
La triste notizia dell'assassinio di Carlo III giunse a Castel Nuovo la notte del 1 marzo, a festeggiamenti ancora in corso. A raggiungere la vedova fu l'ambasciatore fiorentino, ivi giunto per le celebrazioni.
Il giorno prima Re Mària aveva appena pubblicato un atto in cui si parlava della ricompensa al Forgách, per aver ucciso Re Carlo Durazzo, che perse la vita dalla regina che privò della sua corona........