De Bello Neapolitano (vol. 1)

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Copertina posteriore

1458 – 1460 (I Parte)

I sei anni della conquista aragonese

IL DE BELLO NEAPOLITANO

Le opere di Pontano sono numerose ed eterogenee per argomenti trattati. Esse furono raccolte da Pietro Summonte e da Jacopo Sannazzaro (5 voll., Napoli 1505-12). Sia nella produzione in versi sia in quella in prosa Pontano usa quasi sempre la lingua latina. Amorum libri (1455-58); Charon (1491); Urania (1476); De Aspiratione !1481); Asinus (1486-90); Antonius (1491); Meteororum libri (1490); Hendecasyllabi seu Baiarum libri (1490-1500); De obedientia (1490); De fortitudine (1490); De principe (1490); De liberalitate (1498); De Beneficentia (1498); De Magnificentia (1498); De Splendore (1498); De Conviventia (1498); Lepidina (1496); De divinis laudibus (1498); Actius (1499); De Sermone (1499); Aegidius (1501); De hortis Hesperidum (1501); De fortuna (1501).
Pontano scrive negli anni giovanili il De bello Neapolitano, opera storiografica in sei libri sulla guerra combattuta tra Ferdinando I e Giovanni d’Angiò, continuando, però, a correggerne il testo fino alla fine della sua vita. Per la cronologia del De bello, cfr. L. Monti Sabia, Pontano e la Storia. Dal De bello Neapolitano all’ Actius, Roma 1995, pp. 43-69.
«Conformemente alla precettistica sul modo di fare storia esposta dallo stesso Pontano nel dialogo Actius, le digressioni topografiche costituiscono un elemento essenziale nel racconto di assedi e battaglie, che l’umanista costruisce di volta in volta fornendo non solo notizie di carattere erudito sulla storia e sull’origine dei luoghi, ma anche una notevole quantità di dettagli topografici. Tali informazioni dimostrano una conoscenza del regno di Napoli fin nelle sue più remote regioni, dovuta sia alla partecipazione diretta di Pontano alla guerra, sia alla sua attività diplomatica, sia, infine, alla sua esperienza come cartografo, testimoniata dalla pergamene geografiche del regno di Napoli conservate all’Archivio di Stato di Napoli e alla Bibliothèque Nationale de France» (Bianca De Divitiis, 2010).
Gli eventi narrati nel primo libro si svolgono nei primi due anni della guerra per il possesso del Regno di Napoli (1458-1464), in cui gli Angioini, con l’aiuto dei baroni ribelli, cercarono di togliere la corona del regno agli Aragonesi.
Il 7 luglio 1460 Ferdinando I viene sconfitto pesantemente nella battaglia di Sarno. Così egli chiede aiuto al duca di Milano Francesco Sforza, al Papa Pio II e al condottiero albanese Giorgio Castriota Scanderbeg.

1429 maggio 7. Giovanni Gioviano Pontano (lat. Ioannes Iovianus Pontanus) nasce a Cerreto di Spoleto. Compie i suoi studi a Perugia.
1441. E’ cancelliere del comune di Perugia.
1448, 15 novembre. Viene a Napoli presso il re Alfonso V d’Aragona, il Magnanimo. Fa parte dell’Accademia fondata dal Panormita e prende il nome di Gioviano.
1452, viene assunto nella segreteria reale.
1455 circa. Il re Alfonso lo nomina precettore di Giovanni d’Aragona, figlio naturale del proprio fratello, Giovanni, re di Navarra.
1458-1464. Guerra tra Ferdinando, erede designato da Alfonso V, e Giovanni, duca di Lorena, pretendente angioino al trono di Napoli.
1461, 1 febbraio. sposa Adriana Sassone, dalla quale avrà quattro figli.
1462. Riceve la nomina di consigliere regio e di luogotenente del gran camerario.
1463. Precettore del primogenito ed erede al trono di Ferdinando: Alfonso, duca di Calabria.
1464. Prima sua missione diplomatica a Roma presso Pio II sulla cattura di Marino Marzano, ribelle principe di Rossano.
1465-1469, compone il De bello Neapolitano, testimonianza dell’esperienza bellica vissuta di persona, rielaborato però tra il 1495 e il 1499.
1471. Ottiene la cittadinanza napoletana con regio privilegio.
1475. Consigliere del tribunale della Sommaria.
1484. Negozia con Venezia la pace di Bagnolo (a conclusione della guerra tra Venezia e Ferrara).
1486. Tratta l’accordo di Ferdinando col papa.
1486. Viene incoronato poeta dal papa Innocenzo VIII.
1487. Ferdinando gli affida la direzione della cancelleria.
1490, 1 marzo. Muore la moglie Adriana.
1494, 25 gennaio. Muore Ferdinando I.
1494. Discesa in Italia di Carlo VIII.
1495, 20 febbraio. Pontano consegna le chiavi di Castel Capuano al viceré francese.
1494-1495. Breve regno di Alfonso II d’Aragona
1495, 23 gennaio. Alfonso II abdica in favore del figlio Ferdinando II.
1495, 22 febbraio. Carlo VIII entra in Napoli.
1503, 17 settembre. Giovanni Gioviano Pontano muore a Napoli.

Description

500 anni dopo i fatti la vera traduzione dell’opera

Cara lettrice, caro lettore.

Le imprese, si sa, suscitano apprensione ed entusiasmo; un poco come chi guarda davanti a sé un’elevatissima montagna da scalare: da una parte prova timore perché contempla la propria piccolezza, dall’altra è ansioso di tentare, consapevole dell’impegno arduo. Con questo stato d’animo mi sono accinto alla traduzione del libro di Giovanni Pontano, De bello Neapolitano, che l’editore Bascetta ha il merito di pubblicare. La vita non mi ha negato la gioia e il piacere di veder stampato un libro, mi vengono però i brividi al solo pensiero di questa traduzione così impegnativa, soprattutto per l’eccezionalità dell’Autore, studiato da filologi, storici e insigni latinisti, in passato come oggi.
Quando si presenta un lavoro poco usuale, nel senso che le traduzioni dell’opera del Pontano nella sua interezza non sono molte, si è tentati, anche in modo non voluto, da narcisismo ed egoistico compiacimento. Il piacere di vedere pubblicata una propria traduzione, avvicina, se così si può dire, il traduttore all’Autore. Senza aggiungere o togliere una parola al testo, mi assumo la responsabilità di fedeltà assoluta, consapevole che tale meta si può auspicare, ma mai raggiungere se non in parte.
Nel sec. XVI, quando l’opera del Pontano venne pubblicata, si fecero due edizioni della traduzione in italiano: quella di Tramezino, Le guerre di Napoli di Giovan Gioviano Pontano, nuovamente di Latino in Lingua Italiana Tradotte di Michel Tramezino Notaro, Venezia, 1543; e quella di Mauro, Historia della guerra di Napoli tradotta da Giacomo Mauro, Napoli 1590.
La motivazione della traduzione del De bello Neapolitano è scaturita dal riscontro di un interesse, tra la gente, sempre più diffuso per le storie patrie, così come un tempo si definiva la storia del proprio luogo di origine, Si ricorre spesso, però, a notizie tratte dalla storiografia classica prese di seconda, o addirittura di terza mano. Se è vero che “repetita iuvant”, è altrettanto innegabile che gli errori in storiografia si diffondono e permangono nel tempo.
Ecco la ‘cosa’, cara lettrice e caro lettore, che mi ha innamorato di questa opera di Giovanni Pontano: un libro che ancora pone interrogativi su un momento della storia del Regno di Napoli a tratti immerso nel buio.
I riferimenti al territorio, con indicazioni così particolareggiate dei luoghi, sono un elemento chiave per interpretarne il senso e l’evoluzione. L’intento non è giammai quello di fare un esame critico, filosofico, antropologico e storico della lotta tra Aragonesi e Angioini per il possesso del regno di Napoli, ma semplicemente quello di permettere a tutti una lettura spassionata dei fatti di “cronaca” riportati da chi li ha vissuti.
Il mio intento è schietto: la traduzione del testo latino. Sarà poi la vostra curiosità, la vostra volontà a studiarlo per ricavarne gli elementi utili ai vostri interessi filologici, filosofici, antropologici o più semplicemente di storia locale.
Il testo, utilizzato per la traduzione di questo Libro Primo (come per gli altri cinque, che saranno stampati a breve) è quello inserito nella Raccolta di tutti i più rinomati Scrittori dell’Istoria generale del Regno di Napoli, realizzata dalla Stamperia di Giovanni Gravier, a Napoli, nel 1769 (vol. V., pp. 1-49). Una scelta di amor patrio non casuale, perché l’editore Giovanni Gravier, nato a Bes, presso Briançon, (Francia) nel 1727, morì a Grottaminarda (cittadina della provincia irpina) nel 1776, diretto a Taranto (P. Pironti, 1982). Bisogna sottolineare che il testo edito dal Gravier è quello della prima edizione pubblicata a Napoli da Sigismondo Mayr nel maggio del 1509 con la collaborazione di Pietro Summonte, anche se in quella più recente vengono utilizzate le iniziali maiuscole per alcuni nomi (Princeps, Provincia, Deus, Regnum) o le consonanti doppie (Caracciolus) con una sola divergenza: il nome del fiume Sabutum, viene “corretto” Sabatium. Ho conservato il nome “oppido” nella traduzione, perché rispecchia di più l’intento del Pontano che usa una decina di sostantivi diversi e appropriati alle varie forme di insediamenti abitativi.
Dopo 500 anni vede la luce la traduzione completa dal latino all’italiano della conquista di Napoli raccontata dalla viva voce di un cronista e letterato dell’epoca quale fu Giovanni Gioviano Pontano. Un volume in più parti con i toponimi originali trascritto da Virgilio Iandiorio che vi farà scoprire la storia della conquista aragonese, paese per paese.

Dettagli

EAN

9788872970362

ISBN

8872970369

Pagine

144

Autore

Iandiorio

Editore

ABE Napoli

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Editorial Review

DE BELLO NEAPOLITANO TRADOTTO DAL LATINO: IL MANOSCRITTO AUTOGRAFO

 

Il codice latino 3413 della Biblioteca Nazionale di Vienna tramanda un testo dinamico del De bello Neapolitano: tutti i livelli del testo risultano essere autografi, tranne l’ultimo che corrisponde agli interventi editoriali di Pietro Summonte, discepolo del Pontano e curatore dell’edizione postuma di tutte le opere lasciate inedite dall’umanista al momento della morte.
Su una rigatura impressa di 23 righi per carta l’umanista iniziò a trascrivere in bella copia la sua opera, ma presto questa fatica di copiatura si trasformò in una vera e propria rielaborazione del testo, attraverso una serie di interventi tesi a migliorare il testo e anche ad ampliarlo (Antonietta Iacono, 4.Il De bello Neapolitano: struttura, contenuti, modelli, cfr Treccani.it).
«Il racconto della guerra in senso stretto», osserva Liliana Monti Sabia, ha come piano di scrittura, «almeno per ciò che riguarda i brani in cui sono inseriti gli indizi cronologici, un’epoca posteriore alla fine del conflitto nel 1465, ma anteriore, nel termine massimo, al1480 per i primi quattro libri; posteriore al 1476, ma sempre anteriore al 1480 per il quinto; posteriore ancora al 1465 ma anteriore al 1470 per il tratto iniziale del sesto libro. Nel quadro d’ apertura del primo libro, tale piano di scrittura appare invece, almeno nel brano in cui si parla di Federico d’Urbino, posteriore al 1482, mentre nella digressione finale del sesto libro esso risulta abbassato a dopo il 1495 e, nell’accenno alle mura di Napoli distrutte da Corrado IV, addirittura al 1503» (L. Monti Sabia, Pontano e la storia. Dal De bello Neapolitano all’Actius, Bulzoni, Roma 1995, pp. 51-52).
Fra l’originale e la trascrizione del Summonte, insomma, ci potrebbero essere delle incongruenze. Ben vengano quindi le edizioni critiche che ci aiuteranno ad avere una visione sempre più rispondente alla realtà storica dei fatti.
L’Editore

L’Italia, quasi per un disegno della natura, dopo la caduta dell’Impero di Roma, e del Regno dei Goti (perché nessuno stato è perpetuo) venne occupata da diverse genti in diversi tempi. Fra le quali di gran lunga la più illustre fu quella de Longobardi, scacciati, dopo un lungo periodo di regno, prima dai Franchi, e poi da Normanni. Proprio questi ultimi, di ascendenza parte Germanica parte Sarmatica, si erano partiti dalla Francia, avendo scacciato o vinto i suoi primi abitatori. Ma Roberto Guiscardo, allora nel suo momento favorevole per la grandezza delle cose da lui fatte, e per il dominio conquistato con molta gloria, era venuto con piccolo seguito di armati in Italia, chiamato in aiuto contro i Greci dal fratello Guglielmo, detto per le sue prodezze Fortebraccio. Costui aveva fondato Melfi (Melfia) e si era stabilito con i Normanni in Apulia. Essendogli andate bene le cose, e non una sola volta, era succeduto ai fratelli Guglielmo, Drogone e Umfredo, i quali a vicenda avevano governato i Normanni. Dapprima cacciò dai territori Salentini i Capitani dell’Imperatore di Costantinopoli; poi, andato nel paese dei Bruzi con Ruggero suo fratello, liberò con la forza delle armi le terre dai Cartaginesi (Poeni), che per più anni, avevano dominato su quella gente. Passato in Sicilia, sconfisse i barbari in molti battaglie, ed ebbe così quasi tutta l’Isola in poter suo e di suo fratello. Non volendo annientare completamente quelli che rimanevano dei barbari, tralasciando così altre cose più importanti, acconsentì che trovassero dimora sui monti della Sicilia. Ritornato tempestivamente in Italia, con modalità e con tempistiche diverse obbligò i Lucani, i Pugliesi , i Sanniti, e i Campani, che abitano di qua dai monti di Terracina, a giurare fedeltà a lui e a suo fratello. E di là passò l’Hadria (il mare Adriatico) col figlio Boemondo; messo in fuga Alessio, l’Imperatore di Costantinopoli, prese molti oppidi, e accrebbe il suo dominio con gran parte dell’Epiro e della Macedonia.
Da Roberto, quindi, e dal fratello Ruggiero ebbe inizio il dominio, che successivamente da Ruggiero figlio di Ruggiero, prese nome di Regno, e durò più di trecento anni. Nel corso di quegli anni condusse valorosamente grandissime guerre, ed ebbe così per terra, come per mare situazioni molto favorevoli, sia quando erano proprio i re a difendersi sia quando portavano guerra.
In questo tempo venendo a morte il re e Imperatore Federico (II), che aveva avversato la Chiesa, il Papa incita i Francesi alla guerra. Costoro sotto la guida di Carlo (d’Angiò) conquistarono il Regno di Napoli e di Sicilia. Mentre i successori di Carlo si contendevano il regno (il che fu causa di sconvolgimenti in tutta l’ Italia, e nelle Gallie) alla fine esso venne in potere di Alfonso d’Aragona giovane potentissimo e ricco, chiamato dalla Spagna Citeriore e adottato da Giovanna (II), la quale, essendo morto Ladislao, suo fratello, allora regnava a Napoli....