Costantia. Costanza dei Claromonte di Sicilia. La Chiaromonte sposa di De Capua ripudiata da Re Ladislao

In offerta!

30,00 29,00


Copertina posteriore

L’incoronazione a maggio del 1390

Quel giorno provocò il grido di allarme del partito avverso che fece richiamare Re Luigi d’Angiò dalla Provenza per muovere guerra agli ex reali, pronti alla riconquista.
Così lo storico: — Maggio 1390 fu celebrala la coronazione del Re e della Regina Costanza, e fu letta la Bolla dell’investitura simile a quella che fece Papa Urbano a Re Carlo III.
«L’11 maggio il papa inviò il cardinale Angelo Acciaiuli di Firenze ad affiancare Ladislao nelle sue scelte definitive che videro i due sposi convolare finalmente a nozze nel Duomo di Gaeta. Si diede quindi lettura alla Bolla di investitura del Reame, simile a quella che il defunto Urbano VI aveva steso per il padre di Ladislao. Compiuta la cerimonia, come riferito nei Diurnali, cavalcarono Re «Lansalao et la mogliere con la corona iu testa pcr tutta Gaycta, et la sera Re Lansalao dormio con la mogliere»….

Ladislao alienò i presìdi della Chiesa, come quelli che in Beneventano Agro, et Aprutio erant, nelle città o nei castelli, e li concesse a nuovi fedeli viri nobili sotto il titolo di Vicari romani, cioè assoggetandoli a uomini d’arme e di chiesa (Antonio Conte di Montisferetri, Urbino e S.Angelo papalis sive calliensi). La concessione continuò ad essere sempre per 10 anni anche per altre comunità come Imola, Faventina urbe, Forlì, Arimini, Forisempronio e Ferrara.
Tante infeudazioni che frenarono il giovane Re Luigi d’Angiò e il suo Viceré, rimasto a guardare il mutare degli eventi, chiuso nel castello di Partenope, in attesa che qualcosa accadesse. Per Costanza cambiava ben poco. Dopo la cerimonia dell’incoronazione ufficiale e del suo matrimonio si era circondata di cortigiane e vedeva raramente lo sposo, tantomeno la madre. Le notizie delle battaglie per riconquistare il trono di Napoli che le giungevano non erano rassicuranti…..

A Cecco del Borgo fu ordinato di evitare che il regno finisse nelle mani del nemico angioino. Il Viceré di Ladislao cavalcò per la strada di Benevento per andare a Montecorvino e dal Duca di Venosa.
Il resto dell’armata andò sulla via di Campoli e Riccia, per congiungersi a S.Bartolomeo in Galdo col principe Ottone.
«Cecco del Borgo riuscì nel suo intento, e si riunì in Capitanata col grosso dell’esercito comandato da Alberico e da Ottone. Ma i Sanseverineschi non aspettarono di essere battuti alla spicciolata». Perciò, inneggiando al Re Luigi d’Angiò, sotto la direzione di Tommaso, si riunirono per dare battaglia ai Durazziani presso Ascoli Satriano, ottenendo una splendida vittoria, e facendo prigioneri tutti i Capitani di Ladislao.
Il riscatto ebbe un costo elevato da dissanguare le casse della Regina Margherita, tale che il giovane Re Ladislao, senza ancora la corona, già partiva stremato «di quattrini, mandando in fumo quasi tutta la dote della moglie. Per tale sconfitta anche Castel Sant’ Elmo e Castelnuovo, ancor devoti a1 Durazzo, capitolarono con l’Angioino; e Margherita vide in poco tempo svanire l’ambizioso sogno della riconquista del Reame. Rovina della famiglia di Costanza…..

Sfoglia la lista dei desideri
Collana:

Description

La partenza della sposa carica d’oro

Costanza era nata in Sicilia, nel 1377, lasciando a bocca aperta, per la sua bellezza, tutti coloro che la videro fin dal primo giorno di nascita. Qualcosa di grandioso, per lei, fu insomma in cantiere ogni giorno che varcava la soglia della corte, dove finiva a giocare per sbaglio coi fratelli Andrea e Filippo.
Del resto non trascorsero che 9 anni da quando i genitori ebbero la lieta novella. Per Manfredi III fu un onore ricevere la delegazione di Gaeta a nome della Regina Margherita, interessata alla mano della bella siciliana per il suo Ladislao, erede del trono di Napoli, sebbene solo dodicenne, ma pronto ad un erede nel giro di qualche anno. E lei fu la prima a saperlo, davanti alla corte del Palazzo di Palermo, che presto sarebbe stata Regina.
A Manfredi III, Viceré della Sicilia, non restò che ricambiare la visita degli ambasciatori e di inviare un po’ di doni alla Regina madre per il pensiero avuto, sognando la conquista di tutta l’isola pronta a passare col partito durazzesco. Lui stesso fu molto chiaro con il Viceré di Ladislao e il resto dei deputati napoletani sbarcati a Palazzo, ospiti in pompa magna, come se fossero anch’essi attesi, o forse solo per farli sentire a casa.
Costanza partirà con la sua governante, accompagnata dalle sue dame e dai forzieri carichi di doni, forte della sua dote, già a settembre del 1389, con quattro galee, in risposta alla richiesta della Regina vedova già pronta col bastimento di benvenuto, attraccato nel Porto di Gaeta.

A quanto pare dovettero tornare più galee a Palermo, stavolta con Cecco del Borgo, Viceré di Ladislao, accompagnato da Luigi de Capua, Principe di Riccia dal Conte d’Alife e da molti baroni e cavalieri.
Una gran folla si era adunata al porto a guardare con interesse e curiosila le galere battenti la bandiera dei reali di Durazzo. Da una di esse partì lo scafo diretto verso la banchina al comando del Viceré Cecco del Borgo Marchese di Pescara, vestito in pompa magna crogionadosi fgra i baroni giunti a prelevare la sposa in trionfo, fino al palazzo di Manfredi. Gli ambasciatori vennero ricevuti «con quella pompa e dignità che convenivasi a siffalta circostanza; il quale trattenutili alcuni giorni, e festeggiatili, alla fine, apprestate quattro galere, perchè facessero orrevole corteo alla sposa, e ne trasportassero i grandi tesori assegnatile in dote, loro consegnò la figlia, e coi più lieti auguri li accommiató».41

Manfredi, dopo di averli tutti mirabilmente accolti, onorati e mantenuti per varii giorni «in festeggiamenti e banchetti, consegnò al Vicere la figliuola Costanza, ed in compagnia di lei mandò quattro galee che, oltre la vistosissima dote, portavano gran copia di argento lavorato, di gioie e di tapezzerìe».42
La sventurata Costanza trattata come la viltima al sacrifizio, sola dolorala ed afflitta fra tanto giubilo che la circondava, guardava intorno a sé, quasi trasognata, e non credendo pur vero che vedesse per l’ultima volta quei luoghi della sua infanzia, pieni di tante dolci memorie e rimembranze soavi….

Recensioni

1 review for Costantia. Costanza dei Claromonte di Sicilia. La Chiaromonte sposa di De Capua ripudiata da Re Ladislao

  1. Sabato Cuttrera

    § — Fu il papa ad annullare il matrimonio

    Il papa, ligio in tutto ai reali di Napoli, su richiesta di Margherita, annullò il matrimonio del secolo. Ladislao, non contento di contrarre altre nozze, volle altresì costringe la Costanza a toglier per secondo marito Andrea di Capua, conte di Altavilla.
    Guastella così riassume: — L’altera donna, terminatra appena la cerimonmia n unziale, celebrata a Gaeta, rivoltasi ad Andrea presenti il re e i cortigiani, proruppe in queste fiere parole: Messer Andrea, vi potete tener il più avventurato cavaliere del regno, perché avete per concubina la moglie legittima di re Ladislao, vostro signore”.60
    Ed ecco lo stornello che, a dire di Guastella, «ha perduto il significato storico, e si canticchia tra i denti quando si vuol mettere in burla la resistenza inattesa o protratta di una donna del vulgo»:

    Viola viulina,
    Cunsidira la nostra paisana!
    Lu papu ca la sciòisi di rrigina
    Ci rissi: Figgia mia fa la buttana.61

    Costanza Chiaramonte è detta ‘paesana’, concittadina (lo stornello è stato raccolto a Chiaramonte Gulfi); e il parteggiare per le sue ragioni contro la sentenza papale è di così esatta e sferzante ironia quanto la battuta di Costanza, forse addirittura da quella battuta suscitata (e dice ancora il Guastella che «l’ironia contro il papa s’informa a sì fiero concetto, che certo può andare del pari alla terribile pennellata con la quale dante delinea la morte di san Tommaso d’Aquino, per opoera di carlo d’Angiò»). Così è anche nel distico di cui si era certamenmte smarrito, quando lo si ripeteva per il matrimonio di un’orfana che qualcuno aveva beneficato di una dote, il senso originario: e non c’era riferimento alcuno alla città di Venezia, ma memoria di una Venezia Palizzi, maritata a Simone Chiaramonte, che aveva istituito per le orfane del paese una dote. Ai Chiaramonte successero dunque, nella signoria della contea, i Cabrera, o Caprera.

    Vinezia, l’armi santi fannu festa
    C’addutàstivu a tutti l’urfaneddi. 62

    Morto che fu il Conte di Modica la prima a pentirsi di quello ‘sciagurato’ matrimonio, fu la Regina Margherita, in quanto, «scelta per nuora una dama, benchè di nobilissimo sangue, troppo disuguale, com’ella diceá, a quello del re suo figlio, lo consigliò a ripudiarla, come segui non senza grandissima nota d’ingratitudine e non senza biasimo di tutto il regno».63
    «L’anno successivo alla m orte di Manfredi, Margherita madre di Ladislao, mise in piedi una tresca atta a dimostrare che la madre di Costanza aveva una relazione col fratello del Re d’Aragona, in tal modo ebbe una scusa per sbarazzarsi della nuora e spingere il figlio ad altre alleanze matrimoniali più proficue. Costanza fu così costretta a sposare Andrea, conte di Altavilla, con lo stratagemma narrato dall’ambasciatore spagnolo». Si disse che fu il Re stesso a congiungere la sua mano con quella del figlio di messr Luigi di Capua nella Chiesa della Trinità, danzando poi con lei durante il banchetto e subendo le cattiverie dette per strade e piazze, almeno fino a quando non ebbe dei figli da Andrea.
    La bella siciliana restò Regina di Napoli per tre anni, fino al luglio del 1392, quando venne ripudiata da Ladislao, interessato a contrarre più convenienti nozze, dopo la caduta in disgrazia della famiglia Claromonte.64

Add a review

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Editorial Review

LA REGINA E L'EREDE FIGLIO DI DE CAPUA DI ALTAVILLA E SEPINO

 

 

Nel 1412, Margherita Sanseverino Durazzo, che era stata per molti anni a Salerno, ne fuggì per la peste, cercando riparo ad Acqua della Mela, Casale di Mercato Sanseverino, ma forse già ammalata perché quel palazzo si chiamò lazzaretto e comunque vi morì. Ne seguirono le esequie ufficiali per la sepoltura a Salerno e quelle ripetute in Napoli come d’usanza in pompa magna per volere del figlio Ladislao. E’ dopo il 6 agosto 1412 che, morta la madre, il Re poté fare pace con Papa Giovanni XXII, entrando in Roma nel 1413 col titolo di Imperatore, sebbene fu espulso dai Romani.
Nel 1414, imprigionati Paolo Orsini ed altri a Perugia, anche Ladislao terminò la sua vita lunedì 6 agosto 1414 all’età di 40 anni, dopo aver regnato in Statu suo annis 28, cioè da quando aveva dieci anni, quindi dal 1386, essendo nato nel 1376.91
Alcuni scrissero per peste; altri sostennero che fosse stato avvelenato. Anche perché, dice il cronista che Giovanna II divenne successora (a lui seconda) del Regno Partenopeo appartenuto a Ladislao, essendo restata herede del Parthinopeo Regno la Regina Ioanna secunda del Re Lacislao.
Per l’Anselme Giovanna II mise la Corona alla morte di Ladislao, avvenuta il 16 agosto del 1414. Per altri, ciò avvenne proprio il giorno dopo, ma giusto per dire che si intitolò anche Regina di Neapulia per volere dei probi viri, senza chiedere l’investitura al papa.92

 

Ladislao detto Lancelloto, Laucelloto più che dalla lancia, dall’uccello, alias l’aquilotto dello stemma adottato nel magnanimo Regno di Neapulia, che era il medesimo simbolo dei Re dei Romani dall’occupazione di Roma del 1406, come gli imperatori, che ebbero nello stemma un’aquila.93
L’aquilotto era però fu riscontrato anche sulle monete di Luigi d’Angiò I, che pare non fu Re di Sicilia, ma Re di Puglia in Barulo del Monte Taurento (dal 1382 al 1384), perciò, non è plausibile che il soprannome di Lancelotto fosse stato dato al magnanimo Ladislao per tale motivo. Eletto dalla Magna Corte a Re del Regno di Neapulia, Lancilau fu spesso identificato come Re di Puglia e si disse, a volte, figliuolu del Re Carlo della pace.94
Quello che non si disse più di lui è che fu il primo sposo di una bella siciliana e delapidatore del patrimonio. Nessuno lo ricordava più perché ormai ella viveva felice e contenta con un altro uomo.

 

Secondo il cronista Loyse, fin da subito, Re Ladislao si rifiutò di convivere con la Regina e la diede in sposa al suo ministro.
Disse la Regina: — Conte, tu si lo più gloriuso conte de lo mundo, c’avite una Regina per amica che mogliere no ve pozzo essere, perché so stata inguadiata per lo Re Lanczalao. Chisto mancamento de onore non ei lo mio, cha ei de lo Re.
«Et cossì fo. Essa fece più figlie innante che lo Re moresse et fecende de po’ che lo Re murìo, et chelle de po’ hanno la sengnoria, ca li prime foro bastarde».95
Ad ogni modo Costanza diede la sua prole all’amato Andrea de Capua e fu ricordata come Regina di Altavilla Principato di Sepino (erroneamnete definita Altilia), nonché Contessa di Altavilla Irpina, dove ogni anni è ricordato il suo matrimonio con quel feudatario. Ma De Capua fu soprattutto un ministro potente, che ebbe diversi feudi del Molise e non disdegnò comprarne altri, come Lagonessa, fino ad arrivare a Riccia, dove Costanza fu amata e seppellita.
La sua Casata, forte e potente, imparentata con quella di Tristano Clairmont di Lecce, del sangue reale di Francia, discendeva nientemeno che dai Capetingi.
La figura di Costanza Chiaromonte, dei Claromonte di Sicilia, ancora oggi è amata e venerata come una Regina. Perché lei fu Regina di Napoli.....