CEPPALONI CASTRO PAPA isbn 9788872973202 (1316-1322 – Serie 1316/V parte/Maggio): La cortis di S.Sofia pignorata dalla Banca di Firenze, contrabbando tra Abellona e Petruro torre del Re

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Nota Metodologica

L’originalità di questa ricerca risiede nell’incrocio sinottico quotidiano tra la contabilità fiscale della Camera Apostolica, la cronaca patrimoniale e sociale dei legati pii (Obituarium S. Spiritus) e i registri mercantili e giudiziari toscani (ASFI).
Tale metodo ha permesso di ricostruire non solo i flussi finanziari, ma il riflesso umano e politico di una crisi che nel maggio 1316 raggiunge il suo culmine con la mietitura forzata.

Toponomastica e Micro-storia
È stato mantenuto il rigore assoluto nelle denominazioni originali (Trivium, lo Pantano, Abellona, Starza de la Guadina, Vadu) per riflettere la reale geografia politica e geologica del XIV secolo.
Particolare attenzione è stata posta alla distinzione tra i possedimenti dell’Enclave e i feudi del Regno (Petrurum, Arpaisiam, Montem Sarchium), evidenziando come le esondazioni del fiume Sabato abbiano storicamente mutato i confini e le strategie difensive.

Onomastica e Dinamiche Sociali
I nomi citati — dai grandi attori come il collettore Arnaldus Brisaco e il fattore Bernardo di Firenze, ai ribelli locali come Iohannes Malapica e Landulfus de Sannio — sono estratti rigorosamente dai mandati di cattura, dalle liste dei debitori e dagli atti di concessione fondiaria.
L’analisi rivela lo scontro tra l’antica aristocrazia colonica longobarda e la nuova classe di funzionari e “fideles” toscani.

Formulario e Lessico della Crisi
Le espressioni citate (es. proditores annone, bulla collectorie, fame e angustia perierunt) sono mutuate fedelmente dallo stile cancelleresco, notarile e mercantile dell’epoca. Il linguaggio riflette il passaggio da un’economia di sussistenza a una gestione forzata del territorio, dove il sigillo dei banchieri si sostituisce al diritto consuetudinario.

Dichiarazione di conformità
La ricostruzione segue i fatti storicamente accertati della crisi annonaria e finanziaria del 1316. La spietatezza di Arnaldus Brisaco e la logistica predatoria dei Bardi non sono qui interpretate, ma documentate attraverso i riscontri incrociati tra gli archivi di Benevento (ASBN), del Vaticano (AAV), di Firenze (ASFI) e di Napoli (ASN), restituendo la mappa di un territorio svuotato delle sue ricchezze a vantaggio della finanza internazionale.

Ringraziamenti

L’Editore desidera esprimere la propria gratitudine al personale dell’Archivio Apostolico Vaticano, dell’Archivio di Stato di Benevento, dell’Archivio di Stato di Napoli e dell’Archivio di Stato di Firenze per l’assistenza prestata durante la consultazione dei fondi documentari. Un ringraziamento particolare va ai curatori della Biblioteca Capitolare di Benevento. Questa ricerca è frutto di un lavoro di incrocio sinottico volto a restituire voce alla comunità beneventana del XIV secolo e a ricostruire la diaspora del suo patrimonio artistico e bibliografico.

Disponibilità dei Dati e Assenza Conflitti di Interesse

I dati che supportano i risultati di questo studio sono estratti da fonti d’archivio primarie identificate nel testo e nelle note bibliografiche. Le trascrizioni diplomatiche riportate sono state elaborate per scopi scientifici a partire dai regesti e dalle consultazioni dirette citate.
L’autore dichiara di non avere conflitti di interesse, né finanziari né personali, che possano aver influenzato la conduzione della ricerca o l’interpretazione dei dati presentati.

la curtis longobarda di ceppaloni
IL PRIMO DOCUMENTO CONOSCIUTO DEL 950 d.C.

Facendo riferimento ai fondi archivistici e alla letteratura specialistica (in particolare gli studi di Zazo e Bertolini), il documento in assoluto più antico riguardante i luoghi di Ceppaloni risale al 950 d.C.. Si tratta di una concessione di terre situata “in loco Abellona” effettuata dall’abate del monastero di Santa Sofia (ASBN, Fondo Santa Sofia, Pergamena n. 2).
In questo periodo altomedievale, Abellona appare come una curtis o un insediamento agricolo dipendente dal monastero. Con questo atto siamo in piena epoca longobarda (Principato di Benevento) e l’Abbazia di Santa Sofia sta consolidando il suo immenso patrimonio fondiario nell’area di Ceppaloni, che appare come uno dei luoghi-cardine di questa espansione.La pergamena documenta una concessione di terre e pertinenze situate nel locum di Ceppaloni a favore del monastero.
In questo atto del X secolo non si parla ancora di Castrum (il castello fortificato come lo vediamo nel 1316), ma di “Locus Ceppaluni”. Questo indica che esisteva già un insediamento rurale organizzato e produttivo ben trecentocinquanta anni prima delle vicende di Arnaldus Brisaco.
Questo documento è la prova legale che il Rettore e i banchieri fiorentini dei Bardi useranno nel XIV secolo per giustificare i loro sequestri.
Quando nelle pergamene del 1316 (Busta XV) si parla di “antichi diritti della Chiesa”, i notai si riferiscono proprio a titoli di possesso come questa pergamena del 950 d.C. Essa dimostra che il rapporto tra Ceppaloni e le istituzioni beneventane è millenario.
Nel 1316, se un colono di Ceppaloni contestava un sequestro, il notaio apostolico poteva esibire dal “Tesoro” di Santa Sofia memorie e atti risalenti a secoli prima per zittire ogni pretesa laica. Già nel 950 vengono citati i confini con il fiume Sabato, confermando che la “geografia del conflitto” del 1316 era già tracciata in epoca altomedievale. Questa pergamena è il “certificato di nascita” documentario di Ceppaloni nell’orbita beneventana, esclusa dal catalogo dei baroni iniziato nel 1092 con la conquista del Sud da parte dei Normanni.
Ceppaloni compare già nel passo del geografo Al-Idrisi del 1154, all’interno del contesto geografico del Kitab Rujar (Libro di Ruggero).
Nell’originale arabo, tradotto in latino per la corte normanna, Ceppaloni compare all’interno dell’itinerario: «Da Benevento a Cippaluna (Ceppaloni) cinque miglia; e da Cippaluna a Talasa (Telese) dodici miglia».
Idrisi scrive Cippaluna o Sippaluna, identificandola chiaramente come il centro fortificato a guardia del fiume Sabato. Le “cinque miglia” da Benevento corrispondono esattamente alla distanza tra Porta San Lorenzo (punto di partenza dal rione Trivium) e il castello di Ceppaloni.
Il testo colloca Ceppaloni come stazione di passaggio obbligatoria sulla via che risale la valle per poi piegare verso il Telesino. Questo passo è fondamentale perché nel 1316, quando Arnaldus Brisaco e i Bardi operano nel settore, si muovono lungo la stessa direttrice descritta da Idrisi 160 anni prima.
È la “Via del Grano”, il percorso Benevento-Ceppaloni che i banchieri fiorentini monitorano per evitare che le merci dell’enclave “scivolino” verso il territorio regio del Telesino.
La menzione di Idrisi conferma che Ceppaloni non è un semplice casale, ma un punto di riferimento geografico solido per chiunque amministri la valle. Per i Bardi, occupare la Domus doganale d’Abellona e presidiare Ceppaloni significava controllare la “stazione” descritta dal geografo di Ruggero II.
Il 1316 è l’anno in cui si parla di più di Ceppaloni e Abellona, incrociando i dati di Vaticano, Benevento e Firenze. Nel Fondo Mercanzia (1316), il nome emerge nelle procedure di legalizzazione dei beni: i Bardi dovevano giustificare la provenienza dei proventi agricoli e dei metalli requisiti anche dalle pertinenze di Abellona.
Quando i banchieri iniziarono a confiscare i raccolti al magazzino doganale di Abellona, i monaci di Santa Sofia presentarono le antiche pergamene ai giudici della curia papale per dimostrare che quei territori erano possedimenti del monastero da oltre 360 anni. L’obiettivo era invalidare le pretese dei mercanti fiorentini, sostenendo che i diritti dei Bardi (basati su crediti recenti verso la Santa Sede) non potevano sovrapporsi a privilegi concessi dai Principi Longobardi.
Nel 1316 ci fu una vera caccia ai codici e alle pergamene. I Bardi cercarono di occultare o distruggere i documenti scritti in “lettera beneventana” (come quello del 950), perché la difficoltà di lettura di quella grafia da parte dei funzionari francesi o toscani facilitava le frodi.
Il clero beneventano, di contro, usò proprio l’incomprensibilità della scrittura per i “forestieri” come prova del fatto che il diritto locale era sacro. Nelle Inquisizioni sui confini del maggio 1316 (ASBN, Busta XIV), il testo del 950 servì a mappare esattamente dove finiva la terra coltivabile e dove iniziavano le sponde del fiume Sabatus. Senza queste “vecchie carte”, i Bardi avrebbero esteso i sequestri anche alle aree del Regno di Napoli, scatenando la guerra con Roberto d’Angiò. La pergamena del 950 servì quindi come cuscinetto diplomatico, un certificato di proprietà indistruttibile per dire ai Bardi: “Quello che state scippando al distretto di Ceppaloni appartiene a Dio e a Santa Sofia dal tempo dei Longobardi”.2
Arturo Bascetta

Description

confine storico dello stato pontificio, il castello opposto a petruro torre del re

La storia trecentesca di Ceppaloni si concentra nel 1316 non a caso, ma è il risultato della violenta crisi fiscale e militare che colpì l’enclave beneventana in quell’anno.
Ceppaloni, in quanto Castrum strategico situato sulla frontiera tra il Regno angioino e il distretto beneventano, divenne il fulcro di operazioni giudiziarie, militari e finanziarie che hanno lasciato una traccia profonda negli archivi.
L’abbondanza di carte per il 1316 è legata all’amministrazione del Rettore Arnaldus Brisaco, collettore pontificio che intensificò i sequestri per conto della Camera Apostolica e dei banchieri Bardi. Ceppaloni appare costantemente nei registri della Reverenda Camera Apostolica (AAV, Vol. 353) per i mandati di cattura contro i debitori e per la gestione forzata dei beni agricoli.
È l’anno in cui si moltiplicano le Inquisitiones (inchieste) sui termini lapidei. Poiché le piene del fiume Sabato avevano alterato i confini, i notai della Mensa Arcivescovile di Benevento (ASBN) produssero numerosi verbali per stabilire se certi terreni e mulini appartenessero alla giurisdizione di Ceppaloni o a quella del Regno (Petruro e Chianche). Re Roberto d’Angiò potenziò le guarnigioni di confine proprio nel 1316. Nella Cancelleria Angioina (ASN) si trovano mandati specifici per sorvegliare il Castrum di Ceppaloni, visto come una minaccia o un bersaglio per il controllo della Valle del Sabato.

Il rapporto con Petruro feudo degli Amalfitani

Già il 27 dicembre del 1300, un documento fondamentale riguarda Guerriero de Ceppaloni, abitante in Benevento, viene citato in una causa per il mancato rispetto di un contratto d’affitto venticinquennale presso l’Abbazia di Montevergine.
Poi c’è l’anno delle Rationes Decimarum di Pietro Sella, il 1328, in cui la parrocchia di San Nicola di Ceppaloni viene censita con estrema precisione per il pagamento delle tasse papali, fornendo dati preziosi sulla ricchezza del borgo.
Infine c’è la Peste Nera del 1348, in cui le carte registrano bruscamente la crisi demografica e il crollo delle rendite feudali del castello.
Ma il momento di massima esposizione documentaria e conflittualità resta il 1316, perché offre il materiale più ricco e variegato, essendo frontale ai casali di Montefusco, dove la frontiera dei regnicoli di Petruro è stabilmente nelle mani della famiglia di Giovanni Mentella, che ne aveva ricevuto l’investitura alla fine del XIII secolo (1289). Sotto il suo controllo, Petruro funge da centro di raccolta agricola per la Baronia di Montefusco, e i successori Matteo e Marino Mentella devono gestire le crescenti tensioni proprio con il Rettore di Benevento per il controllo dei pascoli lungo il fiume Sabato. Così quando il feudo passa alla potente famiglia dei D’Afflitto, nobili di origine amalfitana molto influenti presso la corte di Roberto d’Angiò che trasformano Petruro in un perno della difesa doganale angioina, anche quando Cubella (o Cobella) D’Afflitto sposa Nicola Francesco Calenda, portando il feudo in dote a quest’ultima famiglia.
È in questo periodo che si moltiplicano le carte riguardanti il monitoraggio dei “fuoriusciti” beneventani che da Ceppaloni cercavano rifugio nel Regno. Un documento fondamentale per questo periodo è il censimento fiscale del 1328 (curato da Pietro Sella), che descrive la struttura parrocchiale del casale, con la sua chiesa (S. Bartolomeo) che comunque rientra nella sfera d’influenza della metropoli beneventana, fino alla morte di molti coloni per la peste del 1348 che lavoravano le terre di confine con Abellona.
In questo cinquantennio, Petruro è il “bastione di Montefusco” sul Sabato che marca a vista i fatti di Ceppaloni. Ma mentre l’enclave di Benevento soffre le crisi finanziarie dei Bardi (come nel 1316), Petruro gode della protezione di Re Roberto, diventando un luogo di attrazione per chi vuole sfuggire alla morsa fiscale dei Rettori pontifici.

La vicinanza con il Passo, Ponte del Casale Abellona

Il rapporto tra il Castrum di Ceppaloni e il distretto di Abellona nel 1316 è di natura gerarchica e funzionale: Ceppaloni è il “braccio armato” e amministrativo, mentre Abellona è il “polmone agricolo” e logistico lungo il fiume Sabato, ma entrambi sono nel distretto beneventano.
Dal castello di Ceppaloni, i soldati del Rettore dominano l’intera valle. Nel maggio 1316, i mandati di Arnaldus Brisaco prevedono che le pattuglie scendano dal castello per presidiare il Ponte di Abellona e sorvegliare i mietitori. In caso di incursioni angioine da Petruro o Chianche, Ceppaloni è il primo centro a dare l’allarme verso Benevento. Abellona ospita i mulini e i guadi, ma la giurisdizione fiscale su di essi è spesso legata a Ceppaloni.
Le pergamene della Mensa Arcivescovile (ASBN) mostrano che i proventi dei mulini di Abellona venivano spesso contabilizzati insieme alle rendite del castello.
I coloni di Ceppaloni tentano spesso di portare il grano al guado di Abellona per passarlo illegalmente verso il Regno, sperando che la vegetazione del fiume li nasconda alla vista delle guardie della rocca.
Tra le terre basse di Ceppaloni e il distretto di Abellona esiste una zona di pascoli comuni (le Pascua). Nel 1316, le liti documentate riguardano il bestiame di Ceppaloni che, fuggendo dalla morsa fiscale, viene “nascosto” dai coloni tra le anse del Sabato ad Abellona.
La strada che da Porta S. Lorenzo (Benevento) va verso il Sabato tocca prima Abellona e poi risale verso Ceppaloni. Questa è la via percorsa dai carri dei Bardi carichi di grano sequestrato.
Ceppaloni è il punto di comando, Abellona è il punto di transito e produzione. Nel 1316, se Abellona è l’imbuto dove si raccoglie il grano, Ceppaloni è il tappo militare che impedisce che quel grano finisca nelle mani degli Angioini a Petruro. Documenti tra il 1316 e il 1348 relativi ad Abellona presso il fiume Sabato sono reperibili nei registri fiscali delle Rationes Decimarum (1328-1330), che registrano i pagamenti delle decime per i casali, e nei verbali delle inquisizioni sui confini conservati nell’Archivio di Stato di Benevento (Pergamene della Mensa Arcivescovile, Buste XIV-XXII), che documentano le controversie territoriali tra l’autorità papale e i baroni locali.
Ulteriori riscontri si trovano nel Registro 353 dell’Archivio Apostolico Vaticano (1316) sui sequestri del collettore Arnaldus Brisaco e nell’Obituarium S. Spiritus della Biblioteca Capitolare di Benevento, che cita lasciti di terreni in loco Abellone o juxta flumen Sabbati.
In un’inchiesta ufficiale (Inquisitio) ordinata per definire i limiti della giurisdizione beneventana si legge la descrizione dei confini che toccano le pertinenze di Abellona e le sponde del Sabatus (il fiume Sabato), citando esplicitamente i diritti di pesca e i mulini sequestrati dai Bardi.
Si descrivono terreni confinanti con la “via publica” che portava verso il fiume, fondamentali per il controllo del transito delle merci tra Benevento e il Regno.
Fra i mandati di Roberto d’Angiò diretti ai giustizieri di Principato Ultra per il monitoraggio dei “casali” di frontiera, Abellona è menzionata insieme a Ceppaloni come punto nevralgico dove le truppe regie dovevano impedire il rifornimento di grani verso l’enclave papale attraverso i guadi del Sabato.
Nelle decime tra il 1308-1328 vi sono i pagamenti delle decime della chiesa di Santa Maria de Abellona. Questi registri confermano che, nonostante i sequestri dei Bardi del 1316, la comunità religiosa continuava a versare tributi alla Camera Apostolica, segno di una persistenza economica del borgo agricolo.
Nei testi originali troverai spesso queste espressioni per indicare la zona:”In partibus Abellone” (Nelle zone di Abellona).”Juxta ripam fluminis Sabati” (Presso la riva del fiume Sabato).”In confinibus Regni” (Ai confini del Regno).

L’anno più documentato per Ceppaloni: cassaforte del 1316

Il riassunto cronologico del 1316 per il Castrum di Ceppaloni, ricostruito attraverso l’incrocio tra i registri di Arnaldus Brisaco (AAV), le pergamene della Mensa (ASBN) e i regesti Angioini (ASN), porta a dire che l’anno più intenso per Ceppaloni, baluardo nella sfera beneventana dei rettori, fu il 1316.
Mentre a Benevento i banchieri Bardi iniziano i sequestri, Ceppaloni viene identificata come la “cassaforte” del settore sud.
Brisaco ordina l’inventario dei magazzini del castello. Si teme che i feudatari locali nascondano l’argento sacro di Santa Sofia nelle torri di Ceppaloni, come da mandati per il rafforzamento delle guardie alla porta del Castrum.
Il gelo e le piene del Sabato isolano il castello e il bestiame di Ceppaloni, spinto dalla fame, sconfina oltre il fiume verso Petruro e Chianche. Nascono le prime violente dispute con i pastori angioini.
Nè mancano le querele della Mensa Arcivescovile per il furto di legname nelle selve e le Inquisizioni di confine. Con il disgelo, i notai “scendono in campo”. Funzionari pontifici misurano i confini di Ceppaloni e Starza della futura Pietrastornina con il territorio regio di Arpaise e Terranova.
Viene contestata la posizione di alcuni mulini lungo il Sabato che Ceppaloni rivendica come propri. Verbali notarili con la descrizione dei “termini lapidei” (pietre di confine), ma la militarizzazione doganale di Roberto d’Angiò aumenta la pressione dall’esterno.
Da Montefusco, il Re ordina di monitorare Ceppaloni: sospetta che il castello funga da base per il contrabbando beneventano verso il Regno: scattano i mandati della Cancelleria Angioina per il controllo delle strade che portano da Ceppaloni ad Arpaise.
A maggio la mietitura si fa armata. Il taglio del grano è il momento di massima tensione documentaria nel distretto di Ceppaloni.
I soldati del Rettore sorvegliano i mietitori per assicurarsi che ogni covone finisca nelle mani dei Bardi. Siamo al picco di mandati di cattura per i coloni di Ceppaloni che tentano di vendere il grano “al nero” oltre confine, finché e giugno i carri carichi di grano e rendite lasciano il castello diretti a Benevento (e poi a Firenze). Ricevute di pagamento dei Bardi per il nolo dei carri scortati dai militi di Ceppaloni, precedono il fermo per la calura estiva. Dopo il saccheggio fiscale, il borgo vive una fase di spossatezza e molti coloni abbandonano le terre per debiti. Atti di “cessione di diritti” (enfiteusi) sono nelle pergamene di San Modesto fino alla vendemmia fiscale, quando si ripete il modello del grano con il vino.
Il Rettore Brisaco impone tasse feroci sui palmenti di Ceppaloni e spuntano nuovi inventari delle botti e delle cantine del castello: Ceppaloni risulta tra i centri più “spremuti”, ma anche tra i più riottosi.
Nel 1316 Ceppaloni non è un feudo tranquillo, ma un avamposto sotto assedio burocratico. Ogni risorsa prodotta viene immediatamente censita, sequestrata o tassata per alimentare le casse dei banchieri toscani.

Casali e Tenimenti dei Castra del Distretto nell’Enclave

Incrociando i dati dei Rationes Decimarum di Pietro Sella, le Pergamene di Santa Sofia e i registri della Reverenda Camera Apostolica, si ottiene l’elenco di tutti i casali beneventani citati.
Tra il 1315 e il 1345, l’enclave di Benevento è circondata da una corona di casali e tenimenti che formano il distretto amministrativo e fiscale della città.
Verso il Calore e l’Abellola (o Avellola), come da documenti di confine, compaiono Apice e San Giovanni a Mazzocca, importante centro agricolo e sede di una potente badia dipendente da Santa Sofia, con Ponte e Casale del Ponte, insediamento presso un varco fluviale strategico. Anche Sant’Arcangelo a Trimonte è citato spesso nelle dispute di confine con le terre dei signori di Apice. Lungo il Sabato e Ponte Abellona, c’è il Passo del Ponte e dei mulini dove si va a Terranova e Arpaise, Terre del Re.
Ultimo casale sul confine di Arpaise-Terranova è Pietra Castagnara, futura Pietrastornina, posto su altura che controllava l’accesso alla Valle del Sabato, dove si trovava l’Episcopio di Tocco.
In direzione di Benevento ci sono San Modesto, Casale extra-moenia situato subito fuori Porta S. Lorenzo, e San Vitale, situato lungo la via verso la valle Caudina, mentre Pastene è un piccolo insediamento rurale spesso citato per le rendite di legname; San Leucio, Casale strategico per il controllo della viabilità verso nord.
Prima del Regno c’è ancora Pannarano, Casale dell’enclave, incastonato tra i territori angioini; Castelpoto, punto di frizione militare e doganale molto frequente nei regesti del Rettore; Foglianise, parzialmente autonomo, compare nelle decime legate alla diocesi beneventana nell’enclave.
Casali Minori e Pertinenze Urbane sono il Casale del Trivium che, pur essendo un rione interno, gestiva ampie pertinenze agricole esterne (come gli orti di Abellona), fino a Bagnara, citato per la produzione di canapa e lino; Cacciano, dipendente dalla Mensa Arcivescovile.
Nei documenti di questo trentennio (1315-1345), il termine “Casale” non indica solo un gruppo di case, ma un’unità fiscale. Sotto Arnaldus Brisaco, molti di questi toponimi compaiono nelle liste dei “debitori contumaci”, segno che la pressione dei Bardi non risparmiò nessuno di questi centri, portando spesso all’abbandono di quelli più piccoli (come alcune zone di Abellona) a favore della concentrazione urbana. Non dipendono dal Rettore, o solo dal rettore, pur essendo stato pontificio, i castra badiali, dei fortilizi con i presupposti di castello, ma non nel senso di rocca murata, ma di muro a protezione della casa palazziata di riferimento o di una torre, se militare. Nell’ordinamento dell’enclave beneventana tra il 1315 e il 1345, i Castra (o Castella) si distinguevano dai casali per la loro natura fortificata, la presenza di una guarnigione e una giurisdizione spesso mista tra il Rettore pontificio e le grandi abbazie.
Ecco l’elenco dei principali siti fortificati che compaiono nei documenti dell’Archivio Apostolico Vaticano e dell’Archivio di Stato di Benevento in questo trentennio:

1. Castrum Portae Summae (La Rocca dei Rettori)
E’ il fulcro del potere militare dell’enclave all’interno delle mura. È qui che Arnaldus Brisaco custodisce i tesori requisiti prima dell’invio a Firenze.

2. Castrum Pietrastorninae (Pietrastornina)
Citato nelle fonti (ASBN, Fondo Santa Sofia) per la rifondazione. È il “guardiano del Sabato”, fondamentale per proteggere il distretto di Abellona dalle incursioni angioine di Terranova e Arpaise.

3. Castrum Potum (Castelpoto)
Una vera e propria spina nel fianco per il Rettore. Situato a nord-ovest, è spesso al centro di dispute militari nei Regesta Vaticana per il controllo dei transiti verso il Sannio.

4. Castrum Ceppaloni (Ceppaloni)
Anche se tecnicamente spesso in mano a feudatari del Regno, la sua rocca è il punto di osservazione costante sopra il fiume Sabato e il distretto di Abellona.

5. Castrum Sancti Johannis in Mazzocca (Foiano)
E’ tra i castra abbaziali e giurisdizionali. La cittadella fortificata della potente abbazia di S. Giovanni a Mazzocca (dipendente da Santa Sofia). Nel 1316 è un centro di raccolta del grano blindato.

6. Castrum Panarani (Pannarano)
Un castello-enclave nel territorio nemico. È il punto più avanzato verso sud-ovest e compare spesso per le clausole di salvaguardia fiscale nelle pergamene di San Modesto.

7. Castrum de Abellona (o Torre di Abellona)
E’ tra i fortilizi minori e Torri di Guardia. Più che un castello vero e proprio, le fonti del Fondo Mensa parlano di una struttura fortificata presso il ponte (spesso identificata con la Domus doganale dei Bardi) atta a difendere il passo fluviale e i mulini sul Sabato da Terranova.

Castro Apice invece è il castello angioino confinante. Nei documenti di Brisaco (1315-1316) è citato come “nemico”, poiché da qui partono i blocchi doganali di Roberto d’Angiò che soffocano il commercio beneventano.
Idem dicasi per Arpaisiae Arpaise, castello di confine regio, ma in Regno, perché citato nelle inquisizioni del 1315 per gli sconfinamenti del bestiame.
Mentre i casali appaiono prevalentemente nei registri contabili (Rationes Decimarum), i castra compaiono nei mandati di cattura e nelle lettere di istruzione dei Rettori (Reg. Vat. 62, 63, 244)
Nel 1316, la perdita di controllo su alcuni di questi castelli a favore di fazioni filo-angioine fu ciò che spinse Brisaco a intensificare i sequestri, per timore che il territorio diventasse indifendibile.1

Sabato Cuttrera

Libro V (Maggio 1316)
introduzione
Confine storico dello Stato Pontificio
Il castello opposto a Petruro Torre del Re
Il rapporto con Petruro, feudo degli Amalfitani
La vicinanza con il Passo, Ponte del Casale Abellona
L’anno più documentato per Ceppaloni:cassaforte del 1316
Casali e tenimenti dei Castra del Distretto nell’Enclave (n.1-7)

premessa storica
La curtis longobarda di Ceppaloni
il primo documento conosciuto del 950 d.C.

prologo
Il Castello di San Nicola dal 1315
CEPPALONI CASTRUM E CASALE DEL PAPA
1. Monito al clero di S. Nicola: ispezione dei granai
2. Ponte e Abellona sul Sabato, Bellola sul Calore
3. La piena a Terranova e Arpaise frontiera del Regno
4. I confini sepolti di ‘Ripa Sabathi’ e ‘Mola Abellona’

capitolo primo
LA DOMUS PALAZZIATA DEI FIORENTINI
IL MAGAZZINO DOGANALE DEI BANCHIERI
1. La Domus sul Pons Abellona: una dogana del passo
2. Il mercato nero di Napoli passa agli orti di Abellona
3. Mandato di cattura per contrabbando su Terranova
4. I contrabbandieri nel Regno dal Vado e da Mole
5. Il Rettore impegna mulini in banca e confisca rame
6. L’oro della vedova: pedatica e saccheggi sistematicia

capitolo SECONDO
LA PIENA DEL SABATO DISTRUGGE ABELLONA
SANTA SOFIA RIFONDA PIETRASTORNINA PER LORO
1. I ‘regnicoli’ dei castelli feudali pronti a scantonare
2. Dopo-piena, morosi e confini sostituiti da coloni
3. Le campane del Sabato fuse nel viaggio per Firenze
4. I Casali dell’Enclave contro i regnicoli di Arpaise
5. Ripulitura dei beni sequestrati e censimento grano
6. Case ai Coloni profughi di Abellona: Pietrastornina

capitolo TERZO
LA CHIESA USURPA LA LIMATA DI PETRURO
FEUDATARI REGI INVADONO CEPPALONI DI SPALLE
1. Arrivano i commissari di Re Roberto d’Angiò
2. Limata del Vado e Pantano tra i fossi di Petruro
3. La Starza e il Canale della Mola esondano di fronte
4. Coloni della Starza di Pietrastornina a sotto Petruro

capitolo QUARTO
l’abate impone l’autorità dei castrum
pietrastornina AI PROFUGHI DI ABELLONA

1. Una rocca a guardia del Sabato: Pietrastornina
2. Cresce la tensione prima della mietitura
3. Il Re blocca la via di Petruro ai carri beneventani
4. Sabotaggio al Canale della Mola: mandati di cattura
5. Il Ponticello sul fiume Sabato: le risorse di confine

capitolo QUinto
sabato e via antica confini del regno
il ponte di abellona diventa LA DOMUS-Passo

1. La pesatura alla Limata sulle sponde del fiume
2. La Starza di Guadina e la Starza della Corte
3. Gli scontri con Arpaise su mietitura e bestiame
4. Il Re ordina una dogana speculare a Petruro
5. Terra coloniale fino a S.Nicola di Monterocchetta
6. S.Sofia replica e sposta i coloni alla Starza di Pietra
7. Il sequestro a San Nicola di Monterocchetta

capitolo sesto
i bardi e i regnicoli padroni del sabato
l’abate sposta i gelsi ai piantedosi di starza

1. Addio alle campagne di Monterocchetta per le Pietre
2. Ceppaloni si rassegna dopo l’inutile protesta
3. Nuovi coloni alla Starza, via i vecchi per debiti
4. I regnicoli ‘mala vicini’ dei papalini ceppalonesi

capitolo settimo
mercato nero a benevento e napoli
CEPPALONI ASSALTA LA DOMUS DELLA CURIA

1. I casali dell’enclave marcati da Montesarchio
2. I contrabbandieri di Malapica: Benevento ha fame!
3. Vince la campagna del grano “nero” sui ribelli
4. Il mese dei processi del nuovo Rettore Balaeto
5. Il sacco alla Gualdina dei Bardi fu fatto da Landolfo
6. Sabotaggio alla Chiusa con Petruro e M.Sarchio

capitolo ottavo
giustiziati i ribelli, la starza si sposta
la vecchia domus nelle mani dei bardi

1. Processo alla societas dei contadini cospiratori
2. Sentenza di morte al Ponte Abellona sul Sabato
3. Ai Fiorentini anche la Starza confiscata ai ribelli
4. Colonizzazione di Toscani: subito i buoi per i carri
5. Il fattore fiorentino, i 3 massari e gli 8 braccianti

capitolo nono
i banchieri mutano la starza coi vitigni
I GELSI SPOSTATI NEL MENTRE AI PIANTEDOSI

1. I Bardi di Firenze padroni delle campagne
2. La piantumazione tessile del lino, orzo e zucchero
3. Simone di Tocco e gli altri preparano la canapa
4. Erbe mediche per i buoi e vitigni di vino Greco
5. I gelsi neri coi nuovi coloni a Pietrastornina
6. Chi resta dai Bardi ora ha la casa, ma fa il pendolare
7. La Starza sotto Petruro ha muro e Torre di Pietra

capitolo decimo
coloni di pietrastornina su due starze
gelsi neri a casa e gelsi pregiati a petruro

1. Il potere dei Fiorentini durato più di cent’anni
2. Casali e coloni si spostano perché mutano i confini
3. I coloni esperti di gelsi dimorano a Pietrastornina
4. Nuove piante da baco sistemate a fine maggio
5. Starza Guadina soggetta all’ex Pietra Castagnara
6. A Piantedosi torna il gelso nero grezzo
7. Starze di Ceppaloni e Pietra con i medesimi coloni

Note Documentarie
Toponimia dalle Fonti
Indice Analitico dei Nomi
Indice Topografico
Fonti Primarie Manoscritte
Fonti Diplomatiche e Letteratura Critica

Nota Metodologica, Ringraziamenti,
Disponibilità dei Dati e Assenza Conflitti di Interesse

Dettagli

EAN

9788898817511

ISBN

8898817517

Pagine

112

Autore

Bascetta

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Editorial Review

Nota Metodologica

 

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L'originalità di questa ricerca risiede nell'incrocio sinottico quotidiano tra la contabilità fiscale della Camera Apostolica, la cronaca patrimoniale e sociale dei legati pii (Obituarium S. Spiritus) e i registri mercantili e giudiziari toscani (ASFI).
Tale metodo ha permesso di ricostruire non solo i flussi finanziari, ma il riflesso umano e politico di una crisi che nel maggio 1316 raggiunge il suo culmine con la mietitura forzata.

Toponomastica e Micro-storia
È stato mantenuto il rigore assoluto nelle denominazioni originali (Trivium, lo Pantano, Abellona, Starza de la Guadina, Vadu) per riflettere la reale geografia politica e geologica del XIV secolo.
Particolare attenzione è stata posta alla distinzione tra i possedimenti dell'Enclave e i feudi del Regno (Petrurum, Arpaisiam, Montem Sarchium), evidenziando come le esondazioni del fiume Sabato abbiano storicamente mutato i confini e le strategie difensive.

Onomastica e Dinamiche Sociali
I nomi citati — dai grandi attori come il collettore Arnaldus Brisaco e il fattore Bernardo di Firenze, ai ribelli locali come Iohannes Malapica e Landulfus de Sannio — sono estratti rigorosamente dai mandati di cattura, dalle liste dei debitori e dagli atti di concessione fondiaria.
L'analisi rivela lo scontro tra l'antica aristocrazia colonica longobarda e la nuova classe di funzionari e "fideles" toscani.

Formulario e Lessico della Crisi
Le espressioni citate (es. proditores annone, bulla collectorie, fame e angustia perierunt) sono mutuate fedelmente dallo stile cancelleresco, notarile e mercantile dell'epoca. Il linguaggio riflette il passaggio da un'economia di sussistenza a una gestione forzata del territorio, dove il sigillo dei banchieri si sostituisce al diritto consuetudinario.

Dichiarazione di conformità
La ricostruzione segue i fatti storicamente accertati della crisi annonaria e finanziaria del 1316. La spietatezza di Arnaldus Brisaco e la logistica predatoria dei Bardi non sono qui interpretate, ma documentate attraverso i riscontri incrociati tra gli archivi di Benevento (ASBN), del Vaticano (AAV), di Firenze (ASFI) e di Napoli (ASN), restituendo la mappa di un territorio svuotato delle sue ricchezze a vantaggio della finanza internazionale.

Ringraziamenti

L’Editore desidera esprimere la propria gratitudine al personale dell’Archivio Apostolico Vaticano, dell’Archivio di Stato di Benevento, dell’Archivio di Stato di Napoli e dell’Archivio di Stato di Firenze per l’assistenza prestata durante la consultazione dei fondi documentari. Un ringraziamento particolare va ai curatori della Biblioteca Capitolare di Benevento. Questa ricerca è frutto di un lavoro di incrocio sinottico volto a restituire voce alla comunità beneventana del XIV secolo e a ricostruire la diaspora del suo patrimonio artistico e bibliografico.

Disponibilità dei Dati e Assenza Conflitti di Interesse

I dati che supportano i risultati di questo studio sono estratti da fonti d’archivio primarie identificate nel testo e nelle note bibliografiche. Le trascrizioni diplomatiche riportate sono state elaborate per scopi scientifici a partire dai regesti e dalle consultazioni dirette citate.
L'autore dichiara di non avere conflitti di interesse, né finanziari né personali, che possano aver influenzato la conduzione della ricerca o l'interpretazione dei dati presentati.

la curtis longobarda di ceppaloni
IL PRIMO DOCUMENTO CONOSCIUTO DEL 950 d.C.

Facendo riferimento ai fondi archivistici e alla letteratura specialistica (in particolare gli studi di Zazo e Bertolini), il documento in assoluto più antico riguardante i luoghi di Ceppaloni risale al 950 d.C.. Si tratta di una concessione di terre situata "in loco Abellona" effettuata dall'abate del monastero di Santa Sofia (ASBN, Fondo Santa Sofia, Pergamena n. 2).
In questo periodo altomedievale, Abellona appare come una curtis o un insediamento agricolo dipendente dal monastero. Con questo atto siamo in piena epoca longobarda (Principato di Benevento) e l'Abbazia di Santa Sofia sta consolidando il suo immenso patrimonio fondiario nell’area di Ceppaloni, che appare come uno dei luoghi-cardine di questa espansione.La pergamena documenta una concessione di terre e pertinenze situate nel locum di Ceppaloni a favore del monastero.
In questo atto del X secolo non si parla ancora di Castrum (il castello fortificato come lo vediamo nel 1316), ma di "Locus Ceppaluni". Questo indica che esisteva già un insediamento rurale organizzato e produttivo ben trecentocinquanta anni prima delle vicende di Arnaldus Brisaco.
Questo documento è la prova legale che il Rettore e i banchieri fiorentini dei Bardi useranno nel XIV secolo per giustificare i loro sequestri.
Quando nelle pergamene del 1316 (Busta XV) si parla di "antichi diritti della Chiesa", i notai si riferiscono proprio a titoli di possesso come questa pergamena del 950 d.C. Essa dimostra che il rapporto tra Ceppaloni e le istituzioni beneventane è millenario.
Nel 1316, se un colono di Ceppaloni contestava un sequestro, il notaio apostolico poteva esibire dal "Tesoro" di Santa Sofia memorie e atti risalenti a secoli prima per zittire ogni pretesa laica. Già nel 950 vengono citati i confini con il fiume Sabato, confermando che la "geografia del conflitto" del 1316 era già tracciata in epoca altomedievale. Questa pergamena è il "certificato di nascita" documentario di Ceppaloni nell'orbita beneventana, esclusa dal catalogo dei baroni iniziato nel 1092 con la conquista del Sud da parte dei Normanni.
Ceppaloni compare già nel passo del geografo Al-Idrisi del 1154, all'interno del contesto geografico del Kitab Rujar (Libro di Ruggero).
Nell'originale arabo, tradotto in latino per la corte normanna, Ceppaloni compare all'interno dell'itinerario: «Da Benevento a Cippaluna (Ceppaloni) cinque miglia; e da Cippaluna a Talasa (Telese) dodici miglia».
Idrisi scrive Cippaluna o Sippaluna, identificandola chiaramente come il centro fortificato a guardia del fiume Sabato. Le "cinque miglia" da Benevento corrispondono esattamente alla distanza tra Porta San Lorenzo (punto di partenza dal rione Trivium) e il castello di Ceppaloni.
Il testo colloca Ceppaloni come stazione di passaggio obbligatoria sulla via che risale la valle per poi piegare verso il Telesino. Questo passo è fondamentale perché nel 1316, quando Arnaldus Brisaco e i Bardi operano nel settore, si muovono lungo la stessa direttrice descritta da Idrisi 160 anni prima.
È la "Via del Grano", il percorso Benevento-Ceppaloni che i banchieri fiorentini monitorano per evitare che le merci dell'enclave "scivolino" verso il territorio regio del Telesino.
La menzione di Idrisi conferma che Ceppaloni non è un semplice casale, ma un punto di riferimento geografico solido per chiunque amministri la valle. Per i Bardi, occupare la Domus doganale d'Abellona e presidiare Ceppaloni significava controllare la "stazione" descritta dal geografo di Ruggero II.
Il 1316 è l'anno in cui si parla di più di Ceppaloni e Abellona, incrociando i dati di Vaticano, Benevento e Firenze. Nel Fondo Mercanzia (1316), il nome emerge nelle procedure di legalizzazione dei beni: i Bardi dovevano giustificare la provenienza dei proventi agricoli e dei metalli requisiti anche dalle pertinenze di Abellona.
Quando i banchieri iniziarono a confiscare i raccolti al magazzino doganale di Abellona, i monaci di Santa Sofia presentarono le antiche pergamene ai giudici della curia papale per dimostrare che quei territori erano possedimenti del monastero da oltre 360 anni. L'obiettivo era invalidare le pretese dei mercanti fiorentini, sostenendo che i diritti dei Bardi (basati su crediti recenti verso la Santa Sede) non potevano sovrapporsi a privilegi concessi dai Principi Longobardi.
Nel 1316 ci fu una vera caccia ai codici e alle pergamene. I Bardi cercarono di occultare o distruggere i documenti scritti in "lettera beneventana" (come quello del 950), perché la difficoltà di lettura di quella grafia da parte dei funzionari francesi o toscani facilitava le frodi.
Il clero beneventano, di contro, usò proprio l'incomprensibilità della scrittura per i "forestieri" come prova del fatto che il diritto locale era sacro. Nelle Inquisizioni sui confini del maggio 1316 (ASBN, Busta XIV), il testo del 950 servì a mappare esattamente dove finiva la terra coltivabile e dove iniziavano le sponde del fiume Sabatus. Senza queste "vecchie carte", i Bardi avrebbero esteso i sequestri anche alle aree del Regno di Napoli, scatenando la guerra con Roberto d'Angiò. La pergamena del 950 servì quindi come cuscinetto diplomatico, un certificato di proprietà indistruttibile per dire ai Bardi: "Quello che state scippando al distretto di Ceppaloni appartiene a Dio e a Santa Sofia dal tempo dei Longobardi".2
Arturo Bascetta