BENEVENTO ARAGONESE II. Dissertazione n.17: il Ducato del Papa in Regno di Napoli fra 1458 e 1498 (2^ parte)

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CONTI, DUCHI E MARCHESI SEMPRE PIU’ POVERI

DA BENEVENTO ALLA MONTAGNA DI MONTEFUSCO

Molti nobili dei paesi della Montagna di Montefusco si erano trasferiti quasi tutti a Napoli per vivere la vita della capitale nominando i fidati agenti per la riscossione dei censi, solitamente da pagarsi entro la Vigilia di Natale e, in altri casi, specie per affitti di masserie o frutteti, o terziaria sul raccolto, durante il mese di luglio. Una pressione fiscale che aumentava sempre di più e, laddove i feudi rendevano poco, i titolari lievitavano indiscriminatamente il valore del bene, come accade oggi agli speculatori in borsa, per effettuarne infinite compravendite.
E’ quello che accadde a Chianche dopo la vendita indiscriminata del feudo passato da Giovanbattista Manso (1593) a Beatrice de Guevara (1607), moglie di Enrico de Loffredo, Marchese di Sant’Agata. Il feudo dell’antica Planca, unito a Bagnara nella prima metà del 1700, appartenne al Duca della Castellina Giovanni Battista Zunica, l’ultimo della famiglia a possederlo.
Ritroviamo proprietario del feudo di Chianca nel 1627, Ottavio Zunica. Con questa famiglia Chianca, sebbene tartassata dalle tasse, ebbe un assestamento restando agli Zunica il feudo per oltre un secolo, passando in successione a Carlo (1634), a Francesco (1644), ad un altro Carlo (1690), a Giovanna nel 1714, ad Orazio nel 1724, a Giovanni Battista Zunica nel 1765.
Planca era un feudo che veniva comprato e venduto con tutti i suoi vassalli da tempo immemore. Zunica vendette il feudo per 40.000 ducati a Domenico Perrelli, conosciuto col nome di Duca di Montis Storacis.
La vendita a Perrelli avvenne il 4 maggio del 1778 per gli atti di Notar Aniello Rajola di Napoli, tenendo presente anche i censui annui da riscuotere dai vassalli. Per la precisione, il Duca Perrelli di Montis Storacis comprò dal duca della Castellina don Giovanni Battista Zunica il feudo di Pianca per ducati 39.480, e grana 6, e fra i corpi nell’acquisto descritti, vi furono compresi dei censi che vennero indicati nel modo seguente:
Li censi che si pagano dai vassalli sopra i fondi di detto feudo, secondo vengono descritti nella relazione d’apprezzo.
Tra Bagnara e Planca, insomma, i contadini, secondo gli antichi strumenti, dovevano pagare o la quarta o la quinta parte, quale censo annuo per il feudatario.
I terreni erano stati affidati sicuramente ai cittadini di Pianca e Bagnara a censo enfiteutico, esigendone, già il Duca della Castellina, gli annui canoni, la quartinia, o la quinquagesima, a seconda dei casi in cui, gli stessi enfiteutici, alienavano i fondi censiti.74
Un tiro mancino di Zunica a Perrelli, il quale, da nuovo proprietario dei feudi della zona, neppure immaginava la difficoltà della riscossione.
Planca fu ufficialmente ceduta il 3 ottobre del 1780, con atto pubblico per mano dello stesso notaio Aniello Rajola di Napoli, nonostante le proteste di tutti gli enfiteuti dei feudi, cioè di Pianca, Bagnara, Pianchetella, Petruro, Toccanisi, e Monterocchetto, che avanzarono la nullità dello strumento del 2 febbraio del 1778, stipulato dal venditore Zunica, col quale aveva confermato le “concessioni enfiteutiche dei stabili formanti la maggior parte di quel territorio, e rilevate d’antica platea come che fatte contro la costituzione del Regno”.
Da qui il pubblico parlamento del 6 dicembre del 1780 contro l’azione del Duca da parte dei cittadini delle università comunali di Pianca e Bagnara che professarono la legittimità del possesso, che ab immemorabili avea goduto, sono parole dei cittadini di Pianca, e Bagnara, di quei piacevoli tenuissimi poderi, che ad essi trovavansi dai loro maggiori tramandati con giustissimo titolo, ed acquisto solenne, e canonico, e per concessione dei predecessori possessori di quel picciolo feudo autentico, e di ogni solennità munita….

Description

PER LA PRIMA VOLTA IN UN LIBRO I 40 ANNI DI BENEVENTO FUORI DELLO STATO DELLA CHIESA

Sulle porte di bronzo del Duomo di Benevento, il vescovo di Ariano, assoggettato alla nuova Urbe metropolitana del 1348, verrà raffigurato con mitra e pastorale. Lo stesso bassorilievo in marmo rinvenuto nella chiesa di Apice (sua dipendenza) raffigura un ecclesiastico di rito diverso, simile a quello di Ascoli Satriano. Seguì l’annessione di altre città alla riorganizzazione della provincia ecclesiastica che coincise con la prima provincia politica del Principato Ultra Benevento. Essa nacque dal disfacimento del distretto della Valle dell’ex diocesi di Civitate Beneventana, in cui rientrarono le 36 grance sofiane distrutte dal terremoto del 1347, ricostruite dai migranti come rocche o castra, benché volgarmente detti poi castelli, che dipesero dalla neonata Rocca Beneventana, prima di essere annessi al Regno di Napoli con le incursioni dei contestabili della Regina Giovanna II.
Ciò avvenne solo nel momento in cui il sovrano pro tempore permise a quelle Terre di diventare Università comunali, con un nuovo quartiere e una chiesa fondata dall’AGP di Napoli, affiancato al vecchio rione della chiesa beneventana, assoggettato all’Urbe metropolitana della ex Civitate Beneventana. In realtà le 36 corti longobarde abbandonate, poi riabitate da altri, site presso l’antico Principato arechiano, furono fatte rientrare nella arcidiocesi dell’ex Principato di Puglia, ora staccate ora annesse alla nuova Benevento.
In questo excursus salta all’occhio del lettore il coraggio dimostrato dai suffeudatari beneventani nell’abbandonare al momento giusto il partito perdente per darsi al nuovo conquistatore. Un’attenzione accresciuta con le medaglie meritate sul campo, specie dopo l’ordine di abbandonare il Castelvetere Benevento (rientrante nel Regno), poi aggregato alla Rocca dei Rettori della neonata Urbe metropolitana sulle ceneri del precedente sedile vescovile di Beneventana divenuta sede arcivescovile di Benevento con un arcivescovo stabile.
Sono notizie tratte interpretando le scarne fonti delle bolle papali dei primi privilegi angioini di cui si ha notizia nel 1300. Un momento felice che permise alla piccola città di crescere intorno alla sua cattedrale sotto gli Angioini della Regina Giovanna I, di Re Ladislao e della Regina Giovanna II, superando le brutte parentesi catalane e ungheresi. Già prima del terremoto del 1348 (che distrusse la provincia beneventana di rito greco della Capitanata), Civitate Beneventana della Valle Beneventana, cioè l’attuale Benevento, divenne sede metropolitana di entrambe le provincie riunite in una sola circoscrizione sotto un arcivescovo assoggettato al Papa da cui dipese anche il precedente vescovo del distretto della Civitate della Montagna. Uno stravolgimento che gettò le basi per la scomparsa di fatto del potere cardinalizio dei precedenti abati (terminato con le commende dei commissari per la cacciata dei Catalani da parte degli Ungari), essendo nato anche un vescovo per Ariano (con la sua provincia di Apice) soggetto all’Urbe beneventana con tutta la Capitanata.
Ma, come vedremo, il tentativo di creare a Benevento una provincia politica fallì e i 36 paesi del Principato Ultra, una volta commissariate le abbazie e cacciati i Catalani, furono inglobati nel Regno, lasciando a Benevento il solo potere politico di una città-stato, coi suoi casali, ma mantenendo quello religioso su tutte le province ecclesiastiche che già possedeva. Fu un passo indietro per le popolazioni dei rioni dei feudi, ma un passo avanti per i cittadini dei borghi regi che possedettero qualcosa in più degli altri regnicoli (costretti ad attendere l’abolizione della feudalità), perché assaporarono in anticipo la globalizzazione, prima di consegnare alla storia una Benevento matura battente bandiera liberale solo quando si liberò dei rettori pontifici che la tennero soggetta fino al 1861.
Tanto è vero che, ancora con l’invasione aragonese ci ritroviamo la provincia del Principato Ultra e Citra Benevento, unita alla Capitanata. Nel corso delle vacazio dinastiche, e anche nelle lotte fra guelfi e ghibellini moderni, pertanto, si è appurato che paesi di confine venivano ora annessi, ora distaccati da Benevento. La stessa città, rientrante fra gli stati della Chiesa insieme alla sua provincia ducale, fu da essa distaccata, facendola prima rientrare in Regno, in modo da creare un’altra provincia da annettere al reame. Gli stessi casali continuarono a essere ricostruiti più volte al di qua e al di là di fiumi, monti e castelli, ritrovandosi alcune volte nuclei abitati con lo stesso nome, per l’accanimento dell’ala militare vaticana, rappresentata dal gonfaloniere papalino, prima che l’intera provincia venisse poi annessa al Regno, eccetto le frazioni più prossime.
Per tale motivo ritroviamo la Valle Beneventana prima, e poi la provincia di Principato Ultra et Capitanata, nelle mani di capitani di ventura direttamente soggetti ai regnanti la cui sfilza si concluderà con gli Sforza, governatori beneventani della Chiesa e contemporaneamente feudatari del Regno, per rendere il trapasso meno impetuoso.
Durante il lungo percorso di assoggettamento temporale dal Papa ai Catalani, ergo dagli Angioini agli Aragonesi, il Pontefice tenterà sempre di ristabilire l’autorità politica sull’intera provincia ecclesiastica, come ai tempi precedenti all’era del terremoto del 1348, lungo l’asse Manfredonia-Lucera-Benevento-Termoli, ma si ritroverà poi col possedere soltanto Benevento e casali e il Distretto della Montagna di Montefusco senza più la Vicaria di Ariano.
E’ chiaro che essendo governatori, ma anche capitani di ventura, agli Sforza farà comodo essere titolari dei feudi di una intera provincia, sebbene rientranti parte nel patrimonio della Chiesa e parte del Regno, almeno fino all’invasione totale degli Aragonesi, benché i Provenzali, a loro volta, mantennero per molti anni la metà del reame nel nome del Re di Francia.
Questo libro, senza pretese, intende dimostrare che Benevento non sempre fu Stato della Chiesa.
L’Editore

Le province riunite a Benevento:
principato ultra e citra capitanata
— S.Angelo e Casali: Montagna di Montefusco
— Muoiono Re e Regina, Principe di Taranto ribelle
— L’invasione: Re Alfonso strappa Salerno al Papa
— Re René fugge alla Rocca e trova Russo Rector
— Comitato di Sforza: Ariano annessa a Benevento
— Nel 1442 gli Aragonesi disfano le province del 1439
Note Bibliografiche Capitolo I
capitolo ii
apice e ariano con benevento citta’ ducale
mentre alfonso si dichiara re di napoli
— L’ex Montagna di Montefusco va con Benevento
— S.Lupolo in Valle Telesia, S.Lupolo di Bonito
— Salerno contro Ferrante I successore di Alfonso
— Pietro L. Borgia Duca di Benevento: il Sannio
— Da casali del papa a provincia di Montefusco?
— Salerno contraria: recuperata nel 1459 -1460
— Felice Orsini Principe angioino di Salerno
— Felice e Daniello Principi aragonesi di Ferrante
— Salerno confiscata, Principato Citra con Benevento
— Ferrante fa Principe l’ammiraglio S.Severino
— Magna curia della Vicaria: Iusticiarius in Ariano
Note Bibliografiche Capitolo II
capitolo III
la congiura travolge benevento
l’urbe in regno di napoli dal 1463
— Il Vicario di Varva è anche abate a S.Lupo
— Il Principe di Salerno rapisce Re Federico
— E’ guerra da Apice, prima della morte di Pirro
— Della Rovere prefetto di Roma: a Benevento
— I ribelli acclamano Federico al posto del padre
— Papa e Re veri traditori dei baroni: l’accordo
— Don Pietro de Guevara muore: c’è la pace
— La vedova Isotta Guevara via da Apice: l’assedio
— Il covo della Congiura si trasferisce a Lacedonia
— I ribelli inviano Donna Isotta dal Papa
— La Congiura termina con la vendetta aragonese
Note Bibliografiche Capitolo III
capitolo IV
l’INVASIONE DI CARLO VIII DI FRANCIA
il re fa festa ma arresta Pirro e i suoi
— Alfonso II è Re, ma abdica per Ferrandino
— L’invasione di Carlo VIII: sosta sul Calore e Morroni
— Il ritorno di Re Ferrandino il 7 luglio 1495
— Ariano è in Regno come Ducato dei Carafa
Note Bibliografiche Capitolo IV
capitolo V
venezia riconquista l’antiRegno franco
e colonizza principato e puglia per il re
— E’ guerra: in 25 squartati da Cerviglione
— Dogana di Atripalda è salda, il Sabato è col Re
— Avellino: il Re dice a Brindisi di averla impegnata
— Perse Conza e Lioni: l’idea fu quella di riconquistare Ariano
— Arrivano gli stratioti: le truppe veneziane benedette
— I Francesi a Flumeri, il Re attende i mille a Montefusco
— 6 marzo: pronto l’assedio alla Dogana di Ariano e Apice
— Benevento tratta col Viceré francese fuori le mura
— “Abici” s’arrende a Monpensier, Ariano resiste
— Parmigiano alla Regina e razzie verso S.Giorgio
— Castel San Marco (dei Cavoti): 50 morti e 500 bestie
— Pontelandolfo è aragonese, Apice resta francese
— Sale la tensione: un impiccato a Benevento
— Brindisi riceve l’atto di pignoramento a Venezia
— Il Marchese prende 25 prigionieri e 80 mila pecore
— Venezia recupera S.Marco e minaccia Ariano
— L’eccidio di Vallata salva Trevico, Carife e Bisaccia
— Le scaramucce fra Paduli e Valle di Vitulano
— L’assalto al campo di S.Marco indietreggia i Francesi
— Fragneto: francese fa la spia e scoppia il finimondo
— Battaglia decisiva fra Fragneto e Morcone
— Incursioni sotto la Rocca di Buonalbergo, Paduli, Bonito
— Francesi via, a Paduli arriva il Gran Consalvo
— Angioini e Aragonesi trattano, Veneziani lasciano
— Venezia volta le spalle a Napoli: la Lega avversa
— Ferdinando col nemico francese per strani patti
— La distruzione di altri paesi: ultimi atti del Re
— La guerra è finita: Ferrandino si sposa e muore

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Editorial Review

 

MIGLIAIA DI NOMI, FATTI, DOCUMENTI, TRASCRIZIONI E NOTE

 

Note Bibliografiche Capitolo Primo

1. ASAV, e del giudice annuale per le due province di Ultra e Capitanata, Roberto Granata di Ariano. In nomine Domini nostri Jesu Cristi Amen, Anno nativitatis eiusdem millesimo quatrogentesimo trigesimo, Regnanti Serenissima Domina nostra Donna Joanna Secunda dei gratia Hungarie, Jerusalem, Sicilie, Dalmatie, Croatie, Rame, Servia, Galitie, Lodomìrie e Romanie Bulgarie aliarunque alias, Regina Provincia Forcalquerii ac Pedemontis comitissa regno rum vo:m aij anno Decimo Septimo feliciter amen: die Quartodecimo mensis Septembris none Indictionis Apud Civitatem Ariani.
Nos Rubertus Granatij subjureptus GroAntarius civitatis eiusdem annalis judex Antonius Ferrarius de Ariano publicus per provincias principatus Ultra, citraque Terras Montorii et Capitanata Reginali autoritate Notarium et infrascritti testes de eadem Civitate Ariani u3 Jerminius de Corsia primicerium Arianensi sub Nicolaus da Amito, Sijr Dominicus Costus sijr Donatus Sabini, Sijr Joannes de Blasio canonici arianenses, et Aloisius de Giorgio ad hoc stipulam vocavit, et rogati, presenti stipula, et axistantibus omnibus predictis judice, notario, et testi bus in presentia reverendi soprascripto Dominus Dominj Angelij ordinis sancti Benedicti Dei et Apostolice sedis gratiam Arianensis episcopus, it episcopali palatio commorantis ubi ad oram Dominus Maubus de Ippolito Rector, et Cappellanus Ecclesie Sancti Stefani, et Magister Angelus Rectoribus Pastoribus Viscontibus convivam per nostri expeditione infrascripte cause eiusdem magistri Angeli ibidem commoranti prefactis Magister Angelis Pastoribus devotionis fervoreaccansus et excaleseans et agens que in salutem menti sue instruare acturnam sive videns et spirito divino motus sive compuctus asservit corame o domino episcopo et domino Maulo predicto, et audientibus esse sue intentionis prepositum in prefata ecclesia Sancti Stefani quandem Cappellam sub vocabulo Sancte Marie de Nive ad experfaset et sunptus suoi construi, et edificare facere- et predictam cappellam dotarem et taliter prudentia et propprepsia salute anime sue….
Ego [spazio bianco] judex predicta textor
Ego notarius Antonius Ferraius…predicta testor at me subscriptij….
Ego Syr Nicolaus d’Amico, testi sum
Ego Syr Dominicus …., testi sum
Ego Syr Petrus Pastor, testis sum
Ego Syr Petrus de Sabinulo, testis sum
Ego Syr Ioan Blasii, testis sum
Die quinto mensis junii quinta indictionis Arianam presens copia instrumentum collationata cum originali presentata fuit pro nobis Alfonsum de Pastoribus in mei bancque Dom. Vicarii.. at jure patronatus Cappella Sancte Maria ad Nive.
2. AA.VV., Torrioni nel 1742, ABE, Avellino 2006. V. Note sui diplomi della Regina Giovanna.
3. G.B.Carrafa, Dell’Historie del Regno di Napoli, Giuseppe Cacchij, I parte, Napoli 1572, pag.179
4. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampa ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
5. Raimondo Orsini fondò la Chiesa di Sant’Angelo in Palco a Nola. Nel XVI capitolo del De Nola, il Leone scrive che la Cattedrale di Nola: “…incepta est a Raymundo Ursino finita ab Urso, atque Episcopio Nolano J.A. Tarentino…”. Non avendo avuto figli legittimi, istituì eredi i tre figli naturali: Felice, Conte di Nola e Principe di Salerno, nonché Duca di Ascoli e Signore di Lauro e Forino; Daniello, Conte di Lauro; Giordano Conte di Atripalda. Il Re Ferdinando d’Aragona, per legare a sé Felice gli diede in sposa la figlia naturale Maria, ma ciò non gli servì a nulla poiché Felice, in breve tempo, passò alla parte Angioina. Gli altri due fratelli, per non essere da meno, tradirono anche loro gli Aragonesi e per la loro condotta, dopo la battaglia di Troia, furono spogliati dei loro beni che passarono ad Orso. Lo stesso Felice fu spodestato della Contea nel 1459”. Dal sito internet: www.conteanolana.it.
6. Osio, Documenti diplomatici, t.III. part.1, pagg. 196 e 203. Cfr. Archivio di Milano, Dominio Visconteo, anno 1440, in: A.Lecoy de la Marche, Le Roi René, vol.II, Librarie de Firmin-Didot, Paris 1875, pag.240.
7. Si tratta del capitano ducale di gente d’arme nella Baronia di Gesualdo il quale riscuote recollazione dei denari dai fuochi e sue terre come nel caso delle Terre di Serra coi casali di Sanza e Malecalzati. Alfonso Silvestri, La baronia del Castello di Serra nell'età moderna (parte prima), Volume 1, Istituto di Studi Atellani, 1993, Appendice dei documenti. ASNA, Vol. di Cautele, in Museo 99, A.84, carta n.382.
8. Flavio Biondo, in latino Flavius Blondus (Forlì, 1392 – Roma, 4 giugno 1463) scrive nel 1441. Blondi Flavii Forliviensis, Historiarum Ab Inclinatone Romanorum, Quartae Decadis Liber Secundus, ed. B. Nogara, Scritti inediti e rari di Biondo Flavio, Roma 1927, pp. 3-28. Ovvero: BLONDI FLAVII FORLIVIENSIS ‘HISTORIARUM AB INCLINATIONE ROMANORUM’ QUARTAE DECADIS LIBER SECUNDUS INCIPIT.
9. Nicola Falcone da Verzino, Il Regno delle due Sicilie descritto ed illustrato. Vol.VII Principato Ulteriore, fasc.2, pag.44, § IV. Che la Terra di Apice non abbia quell’annosa rinomanza e quei privilegi che vorrebbe concedere il Signor Canonico Racioppi per singolarizzarla e renderla simile ad Amalfi, mentre tali regali guarentigie prodigavansi dai Sovrani, pro tempore, in grazia de’ baroni, e non già degli abitanti; in: Canonico Giuseppe Racioppi, Difesa degli anichi privilegi di Apice nel Principato Ulteriore contro Nicola Falcone da Verzino, Tipografia dell’Intendenza, Avellino 1856, pag.22 e segg.
10. Domenico Ventimiglia, Difesta Storico-Diplom., in: Notizie storiche del castello dell’Abbate e de’suoi Casali...
11. Bartolomeo Fazio, olim Bartholom Facii, De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege, op.cit.12. S.Degli Arienti, op.cit.
12.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente.Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
13. S.Degli Arienti, op.cit.

Note Bibliografiche Capitolo Terzo

1 gruppo. Altavilla, Apellusia, Balnearea, Basilicis, Bonea, Campuslactarius, Campus Petrae, Castrum Paganum, Castrum Potum, Castrum Vetus, Ceppalonium cum Casalibus, Cervinaria casalibus XVIII.
2 gruppo. Apicium, Aricia, Molinara, Monacileonis, Monsapertus, Monsacalvus, Monsfalcionus, Monsfusculus Civitas, Mons Militum, Montursus (Monsursus), Monsrocchettus, Monsherculis, Murconum, Padulium, Palearea.
3 gruppo. Clusanum, Cirignanum, Collis, Cripta Castanearum (Cassanearum), Fojanum, Fragnetum Monforte, Gambausia, Gildonum, Ginestra, Greci, Jelsi, Lentacis, Lesina olim civitas, Limosanum olim civitas, Lapigium, Machabaei, Macchia, Mancusium, Matricis, S.Petrus in Delicato, Sabinianum, Terranova Fossacechae cum casalibus, Toccanisium, Toccum olim civitas, Torrecusium, Tufaria, Tufum, Turrionum, Turris Nucellarum, Torum, Varonum, Vitulanum folianense.
4 gruppo. Pagum, Panderanum, Pastinae, Paulisi, Paupisii, Perillum, Pescum La Mazza, Petturium, Petracatella, Petra Elcina, Petrafusorum cum casalibus, Petrasturnina cum casalibus, Plancha, Planchecella, Ponslandolphus, Poppanum, Quercus Major (Cerce Maggiore-Beltiglio?), Reginum, Roccabasciarana cum casalibus, Rotundi quinque costans casalibus, S.Agnes et Calvi, S.Angelus ad Cancellos, S.Angelus ad Capulum, S.Angelus Limosanorum, S.Angelus ad Schalam, S.Crux Murconi, S.Elias, S.Crucis, S.Mariae, S.Petri.
5 gruppo. Caccianum, Cautanum, Campoli, Fernillum, S.Georgium Montaneae, S.Georgium de Molaria, S.Joannes in Galdo, S.Leucium, S.Marcus de Cavotis, S.Marcus ad Montes, S.Maria in Grisone, S.Maria ad Torum, S.Martinus (Sannita), S.Nazzarus, S.Nicolaus Manfredi, S.Paulina.
Segue il catalogo delle Terre in cui si sono fatti gli inventari e formate le piante degli stabili spettanti alle chiese e ad altri luoghi pii.
In esso la maggior parte dei paesi sono in semplice elenco, Lapio compare con Poppano (S.Mango), S.Angelo è specificato a Cupolo, Pietra Sturnina, Torre delle Nocelle, Montesarchio, Monterocchetto, Terranova fossa loca, Vitulano è senza Foglianise, Sabinianum appare Saviano di S.Agata dei Goti.
Civitate Limosani è unito alla Mensa arcivescovile di Benevento, stando all’abate Tuliense citato da Ciarlanti e dall’Ughelli. Limosani o Li Musani, distante 30 miglia da Benevento per la via di Morcone e Campobasso, fu feudo dei nobili beneventani Pantasia, perciò sono cittadini beneventani per privilegio, attestata nel 1549 come dipendenza di Benevento.
Civitate Tocco nel 1351 è citata una Tocco come sede vescovile dipendente direttamente dal papa di Avignone come Castrum Tocci e poi viene dichiarata suffraganea di Benevento. Già papa Stefano X l’avrebbe indicata come dipendenza di Montecassino nel 1058. E’ poi annoverata fra le città suffraganee dal Vipera (Chror. sub Uldarico, pag.90). E qui sarebe l’inghippo perché la Tocco in questione descritta nel documento non è collocata nella Valle di Vitulano, ma nella Valle di Barba (Varva nel 1800 risulta essere casale di Ceppaloni, ma già nel 1700 era frazione di Chianchetelle, ai piedi di Torrioni, sul finire del vallone San Martino di Terranova Fossaceca all’incontro col fiume Sabato e di fronte Pietrastornina). Leggendo l’opera “Descrizione dei viaggi compiuti dal Santonino stesso fra 1485 e il 1487, in qualità di cancellarius et scriba del Patriarca di Aquileia (che era arcivescovo di Benevento) nei territori facenti parte dei suoi possedimenti” si capisce che qualcosa non quadra. Infatti, lo scrittore ecclesiastico Paolo Santonino, nel suo viaggio del 1456 descritto nel libro Itinerari dice: quae dicitur Tocco in Valle Varvense, malamente tradotta in Valle Vitulana, ad solum usque deducta defunctorum descriptum non recepi. Vitulano diviene Terra con tre parrocchiali, una delle quali è arcipretura, benchè l’arciprete risieda in Tacciano e dicesi arciprete di tutta la Valle di Vitulano che consta di 36 casali (stranezza del numero uguale ai 36 casali che la memoria popolare diceva possedere sicuramente Pietrastornina). Anche Meomartini disse Tocco in Valle di Vitulano.
Lesina. A Lesina si va per la via di Casadalbero, Castelnuovo e S.Severo, sessanta miglia da Benevento e si dice fondata dai cristiani pescatori di Lesina, isola della Dalmazia, fin dall’origine soggetta alla metropolia beneventana. Distrutta e desolata dai Saraceni e poi riedificata, fu vescovato alle radici aquilonari del Monte Gargano, perchè il suo vescovo si trova nel Concilio di Trento sotto Pio IV e al concilio provinciale beneventano tenuto dal Cardinale arcivescovo Savelli nel 1571 nel Sinodicon provinciale. Sarnelli al foglio 224, Memoria della Provincia Beneventana, dice che “Pio II unì questa chiesa alla Mensa arcivescovile, come si legge nel libro concistorial. Anno 1459: fu di nuovo divisa, e finalmente correndo il XVI Secolo, fu unita di nuovo alla Mensa Arcivescovile, come anco le città di Limosani e di Tocco, oggi Diocesi di Benevento”. La giurisdizione di Tocco è distante 8 miglia, Limosani 30 miglia e Lesina 60 miglia.
2. Stefano Borgia, Memorie istoriche della pontifica città di Benevento dal secolo VIII al Secolo XVIII, Parte III, Volume I, Roma 1769.
3. Camillo Porzio, cit.
4. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.155 e segg.
5. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 170 e segg.
La ribellione fu quindi alimentata dal Papa, il quale, essendo rimasto senza soldi, chiedeva aiuto ai Veneziani, in cambio di terre conquistate, per l’invio del generale Roberto Sanseverino per armare 2000 cavalieri e 2000 fanti.
Da qui l’ira del Re che ordinò due eserciti: uno piccolo al suo comando per fronteggiare i baroni; uno maggiore, sotto il figlio Duca di Calabria, per contrastare Papa e Roberto Sanseverino ai confini dello stato della chiesa, non mancando di chiedere aiuti a Firenze, Milano, facendo l’errore, attraverso la Regina Giovanna III, fi far entrare in guerra il cognato Ferdinando Il Cattolico Re di spagna.
Così mentre i baroni aspettavano che passasse agosto per disarmare il Duca in campagna, il Principe di Salerno si collegava solo col Papa, visto che i barono non sborsavano soldi, essendo rimasti tutti poveri, regnanti compresi.
Per tale motivo i baroni, riuniti nella Terra di Miglionico, fecero chiedere al Re la fine delle ostilità stilando alcuni articoli di pace da presentare al Sovrano, in cui primeggiava l’autonomia di arruolare gente d’armi in proprio, di prestare servizio a qualunque Principe e di non voler alloggiare le sue truppe, né pagare altri balzelli al di fuori dell’ordinario.
A questo punto il Re, il 10 settembre, s’andò confidentemente a cacciare nelle mani di costoro, seguito dalla moglie, e poco dipoi dal Duca di Calavria ancora, visto che gli fu riferito essere solo un inganno, mentre gli moriva in Roma il figlio Cardinale d’Aragona e dovvette riassegnare le sue Terre di Vico, Massa e S.Bartolomeo del Gaudo dividendole fra Conte di Maddaloni e quello di Marigliano.
Il Re vi andò e i baroni furono soddisfatti, al punto che lo riaccompagnarono fino in Terra di Lavoro, per poi andare a portare imbasciata al capo della ribellione, il Principe Sanseverino di Salerno, promettendogli a nome del Sovrano ch’egli il terrebbe per figliuolo, e il Duca di Calavria per fratello. Ma per strada seppero della ribellione dell’Aquila e alloggiarono dal Conte a Sarno, proprio presso le foci del fiume Sarno, dove venticinque anni addietro i loro padri avevano inferto la gravissima Rotta allo stesso Ferdinando.
6. Camillo Porzio, cit. V. AA.VV, Apice nella Congiura dei Baroni, ABE, Avellino 2011.
7. Stefano Borgia, Memorie istoriche della pontifica città di Benevento dal secolo VIII al Secolo XVIII, Parte III, Volume I, Roma 1769.
8. Porzio, cit.
9. Stefano Borgia, Memorie istoriche della pontifica città di Benevento dal secolo VIII al Secolo XVIII, Parte III, Volume I, Roma 1769.
10. A. Bascetta-A.Maietta, Isabella de Baucio. Isabella del Balzo Regina di Napoli, ABE , Avellino 2012. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 980 al 1160, cap.VI, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit; Archivio di Stato di Avellino (d’ora innanzi, ASAV),Notai di Ariano, Busta vol.78, al f.78, anno 1497; Pacienza, Lo Balzino..., cit.Versi 250-350.
11. A. Bascetta-A.Maietta, Isabella de Baucio. Isabella del Balzo Regina di Napoli, ABE , Avellino 2012. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 980 al 1160, cap.VI, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit; Archivio di Stato di Avellino (d’ora innanzi, ASAV),Notai di Ariano, Busta vol.78, al f.78, anno 1497; Pacienza, Lo Balzino..., cit.Versi 250-350.
12. Stefano Borgia, Memorie istoriche della pontifica città di Benevento dal secolo VIII al Secolo XVIII, Parte III, Volume I, Roma 1769.
13. Porzio, cit.
14. Porzio, cit
15. Stefano Borgia, Memorie istoriche della pontifica città di Benevento dal secolo VIII al Secolo XVIII, Parte III, Volume I, Roma 1769.
16. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.155 e segg.
17. Camillo Porzio.
18. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.155 e segg.
19. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 170 e segg.
20. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.155 e segg.
21. A. Bascetta-A.Maietta, Isabella de Baucio. Isabella del Balzo Regina di Napoli, ABE , Avellino 2012. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 980 al 1160, cap.VI, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit; Archivio di Stato di Avellino (d’ora innanzi, ASAV),Notai di Ariano, Busta vol.78, al f.78, anno 1497; Pacienza, Lo Balzino..., cit.Versi 250-350.
22. Camillo Porzio, La congiura de’ Baroni del Regno di Napoli contra il Re Ferdinando I. In: F.Bertini (a cura di) La Congiura de’ Baroni del Regno di Napoli contra il Re Ferdinando I raccolta da Camillo Porzio, Tipografia di Francesco Bertini, Lucca 1816. Ristampa della ‘operetta’ rinvenuta dall’autore a Lucca, essendone state fatte in precedenza solo due ristampe, la prima nel 1565 in Roma, la seconda nel 1724 in Napoli a cura di Giovanni Andrea Benvenuto. Ma questa del Bertini, a suo dire, si troverà di quelle due antecedenti molto migliore.
23. Pierre del Balzo detto Pirro, spesso italianizzato in Pietro, era Principe di Squillace, divenuto IV Duca di Andria alla morte del padre Francesco III Duca de Andri (primogenito ereditario del II Duca Guglielmo), quando si divise i beni col fratello Angilberto. Era nato poco dopo il matrimonio del 7 dicembre del 1443 da Francesco e dalla Duchessa Sancia (del fu cavalier Tristano dei Chiaromonte di Lecce), sorella della bellissima Isabella Regina di Napoli. Pirro divenne un uomo valoroso, che ben si distinse nelle armi, sempre al fianco del Re, lo zio acquisito Ferrante I d’Aragona. Aveva appena una quindicina d’anni quando questi salì al trono, vivendo il suo dolore nel 1465, alla morte della zia materna, la Regina Isabella, quando non aveva ancora venti anni. Doppio dolore perché Pirro, a sedici anni, aveva sposato (1459) la cugina della madre e della Regina, Maria Donata Orsini del Balzo (m.1487 ca.), figlia dello zio materno della sovrana.
La moglie Maria era infatti divenuta Duchessa ereditiera di Venosa e delle contee di Montescaglioso e di Caserta, alla morte del padre Gabriele (1453), rimasto senza eredi maschi (era fratello di Caterina, madre di Isabella dei Chiaromonte di Lecce). Subito dopo il matrimonio Pirro si trasferì nella città della moglie, mettendo mano al castello di Venosa e costruendo la nuova cattedrale, affidando l’amministrazione del feudo di Montescaglioso ad un suo procuratore, un certo De Cappellanio, patrizio venusino.
24. Pacientia, cit. E ancora: - La matre primamente ebbe figliata n’altra figliola e po’ fece Isabella; e po’ in quella medesma giornata [210] ne fe’ un mascul, con gran duol de quella. Questo el fe’ morto: la prima fo allevata, campando certi giorni, e morì ancor ella, restando de li tre questa divina, dal ciel serbata ad esser Regina. [215] De iugno, a’ vintiquattro, in San Ioanne, de sebato questa figliola nacque ne’ mille quattrocento sessanta anni cinque, de Cristo nel presepio iacque; [220] nata questei, per aver affanni sì longo tempo como che a Dio piacque; per reposarse po’ in tranquilla pace, Regina incoronata, alma e verace.
25. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 290 al 310, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit.
26. Porzio, cit.
27. Cariteo, versi 50-70, in Erasmo Percopo, Le rime di Benedetto Gareth detto il Chariteo, Tip. Accademia delle Scienze, Napoli 1892.
28. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007. 2. Lettera riportata in Carlo de Frede, L’impresa di Napoli di Carlo VIII, Editore De Simone, Napoli 1982. Cfr. Baldassarre Castiglione, Terzo libro del Cortegiano del Conte Baldasar Castiglione a Messer Alfonso Ariosto. Vedasi il Cap. xxxvi. Eccone un passo: “Ritornando adunque in Italia, dico che ancor qui non ci mancano eccellentissime signore; che in Napoli avemo due singular regine; e poco fa pur in Napoli morí l’altra Regina d’Ongaría, tanto eccellente signora quanto voi sapete e bastante di far paragone allo invitto e glorioso Re Matia Corvino suo marito. Medesimamente la Duchessa Isabella d’Aragona, degna sorella del Re Ferrando di Napoli; la quale, come oro nel foco, cosí nelle procelle di fortuna ha mostrata la virtú e ‘l valor suo...”. Cfr. Raffaele Castagna, Isola d’Ischia - tremila voci titoli immagini, Edizioni de La Rassegna d’Ischia. Parlando della nobiltà che dimorò ad Ischia, scrive: A lungo dimorò donna Castellana di Cardona, madre delle bellissime Giovanna e Maria d’Aragona, e discendente di una nobilissima famiglia spagnola, venuta a Napoli al seguito di Alfonso il Magnanimo; sorella di Raimondo di Cardona, che sarà per tredici anni vicerè di Napoli, aveva sposato Ferdinando Duca di Montalto, figlio illegittimo di Ferrante il Vecchio. Un’altra Cardona era Diana, sorella di Alfonso d’Avalos e d’Aquino e madre di Ferrante d’Avalos. Seguiva il marito Fabrizio Colonna nel volontario esilio sul Castello aragonese Agnesina di Montefeltro, sorella di Guidobaldo Duca di Urbino e madre di Vittoria, la grande poetessa del Rinascimento italiano, la più fulgida figura che abbia mai calpestato il suolo d’Ischia (dalla pubblicazione per il ventennio della Festa di S. Alessandro, 2000). Cfr. Francesco Guicciardini, Storia d’Italia (1492-1534).
29. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.153 e segg.
30. Porzio, cit
31. Coniger, cit
32. Camillo Porzio, cit.
33. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.155 e segg.
34. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 170 e segg.
35. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 330 al 400, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit.
36. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.155 e segg.
37. AA.VV., Apice nella Congiura dei Baroni, ABE, Avellino 2011.
48. Camillo Porzio, cit.
49. Camillo Porzio, cit.
50. Michele Riccio, in: Camillo Porzio, cit.
51 Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 185-186
52. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.155 e segg.
53. Ammirato, cit.
54. Marino Sanuto (1496-1533), I Diarii, dall’autografo Marciano Ital. cl. VII codd. CDXIX.CDLXXVII, a cura di R.Fulin-F.Stefani-N-Barozzi-G.Berchet-M.Allegri, La deputazione veneta di storia patria, Vol.I, pubblicato per cura di F.Stefani a spese degli editori, Venezia 1879. I Diarii, cit. Così continua: “Pertanto, volendo farne qualche memoria, quivi, lassiato ogni altro ordine dil compore, sarà descripte tute le nove verissime venute. Et succincte, comenziando nel primo dil mexe di zenaro 1495, al costume nostro veneto, perfino che si [6] vedrà la quiete de Italia, a Dio piacendo andarò descrivando: prometendo a li lectori, in altro tempo, havendo più ocio, in altra forma di parlare questo libro da mi sarà redutto; ma quivi per giornata farò mentione di quello se intendeva, comenciando da Alexandro pontifice romano sexto.
Cfr. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 198-225.
Cfr. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.155 e segg.

Note Bibliografiche Capitolo Quarto

55. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 185-186.
56. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.155 e segg.
57. V. Guicciardini, cit.; cfr. Riccardo de Becchisin in: Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Bollettino della, Vol.15, Unione tipografica cooperativa, palazzo Provincia, Perugia 1909. Sulla vendita di Genzano feudo dei Colonna v. Emmanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, Lazzarini, Roma 1796, pag.315.Riccardo de Becchis parla di Fenezzano Apiceno (Roma, 31 maggio 1496). Paolo Giovio, Scipione Barbuò, Roberto Rusca, Nella Vita di Ascanio Sforza, Meravigli-Libreria milanese, Milano 2001, scrivono che il Cardinale andò a Senezano, luogo dei Colonna, nel 1493.
58. AA.VV, Capitani di ventura. Regno di Napoli in più epoche (1458-1503), ABE, 2006.
59. AA.VV, Capitani di ventura. Regno di Napoli in più epoche (1458-1503), ABE, 2006.
60. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
61. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
62. Stefano Borgia, Memorie istoriche della pontifica città di Benevento dal secolo VIII al Secolo XVIII, Parte III, Volume I, Roma 1769. Questa sorpresa spaventò la città tutta a segno, che niuno ardì sulle prime di opporsi al Mansella, onde egli libero veggendosi del suo nemico, si rimase per alcun tempo come padrone in Benevento. Il Pontefice, che a ragione temeva di mali maggiori, n’ebbe ricorso al Re Ferdinando, il quale prontamente prestandosi alle premure del Santo padre, fece intendere nel 1493 al Mansella, ed ai suoi seguaci di non mettere piu piede in Benevento.
Non per questo i Capobianco dimenticarono il grave oltraggio sofferto per la violenta morte di Bartolomeo, mentre vegliando sempre alla vendetta, non si rimasero dal farla aspramente in persona di Angelo fratello di Tirello ucciso da Antonio Capobianco nel 1497.
[Ferrante della Marra nei Discorsi delle famiglie imparentate con la casa della Marra narra questi avvenimenti nell’articolo della Famiglia Mansella, dicendo che Bartolomeo e Scipione erano figli di Lorenzo]
Dopo l’allontanamento del Mansella venne alcun poco meno in Benevento lo spirito di fazione, onde il Pontefice Alessandro VI successore d’Innocenzo con sue lettere de’ 20 Luglio 1493 ebbe a rallegrarsi col maestrato de’ Consoli per aver inteso da Giovanni Asega Veneziano suo notajo e Governatore allora della città, di essersi calmate le civili discordie, non senza speranza di dar opera ad una stabile e sicura pace (T.2 n.69 Arch.Benev.).
63. Ivi.
Composte alla meglio le cose della città, fu l’Asega in questo medesimo anno rilevato nel governo da Francesco de Massimi Romano milite e dottore, speditovi da Alessandro con breve de’ 3 Novembre dat.Viterbii apud S.Franciscum.
Nel giorno 16 dello stesso mese prese egli solenne possesso del governo in pubblico consiglio tenuto nella Chiesa dedicata a Dio in onore della Santissima vergine Annunziata, in presenza del detto Asega, de’ Consoli, e di altri nobili e popolari (R.F.)
Quiete che continuò sotto Francesco de Massimi a febbraio 1495.
64. Coniger, cit.; in: Tafuri, cit.
65. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 620 al 768, cap.III, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit.
66. AA.VV, Capitani di ventura. Regno di Napoli in più epoche (1458-1503), ABE, 2006.
67.Paolo Giovio, La vita di Consalvo Ferrando di Cordova detto il Gran Capitano, scritta per Monsignor Paolo Giovio Vescovo di Nocera, & tradotta per M.Lodovico Domenichi, Lorenzo Torrentino, Fiorenza 1552.
68. AA.VV, Pane di Terra. Regno di Napoli in più epo

Note Bibliografiche Capitolo Quinto

1. Marino Sanuto (1496-1533), I Diarii, dall’autografo Marciano Ital. cl. VII codd. CDXIX.CDLXXVII, a cura di R.Fulin-F.Stefani-N-Barozzi-G.Berchet-M.Allegri, La deputazione veneta di storia patria, Vol.I, pubblicato per cura di F.Stefani a spese degli editori, Venezia 1879. Così continua: “Pertanto, volendo farne qualche memoria, quivi, lassiato ogni altro ordine dil compore, sarà descripte tute le nove verissime venute. Et succincte, comenziando nel primo dil mexe di zenaro 1495, al costume nostro veneto, perfino che si vedrà la quiete de Italia, a Dio piacendo andarò descrivando: prometendo a li lectori, in altro tempo, havendo più ocio, in altra forma di parlare questo libro da mi sarà redutto; ma quivi per giornata farò mentione di quello se intendeva, comenciando da Alexandro pontifice romano sexto.
2.Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 198-225.
3. Marino Sanuto, I Diarii, cit. Exempio de’ capitoli tra lo serenissimo signor Ferdinando Re di Napoli, heriedi et successori nel Regno, et lo illustrissimo dominio de Veniexia, a dì 21 dil mexe di zenaro M°CCCCLXXXXVI, more veneto 1495. V. AA.VV, Apice nella Riconquista Aragonese, ABE, Avellino 2011.
4. Marino Sanuto, I Diarii, dall’autografo Marciano Ital. cl. VII codd. CDXIX.CDLXXVII, a cura di R.Fulin-F.Stefani-N-Barozzi-G.Berchet-M.Allegri, La deputazione veneta di storia patria, Vol.I, pubblicato per cura di F.Stefani a spese degli editori, Venezia 1879.
5. Ivi, Copia de una lettera venuta di reame, data in Napoli a dì 28 zener predicto. De novo vi significho, chome se ritrovamo de qui a le bande di Puglia in uno locochiamato Doana, dove son molti animali e grosi e menudi a pascolare, che pasano più de octo milia duc. del fito del pascolo. E li homeni ubligati a pagar, dubitando de garbugli son in questa parte, hano tolto salvo conduto da li franzosi et etiam da Re Ferando, con questo pacto facto, che chi serà vincitore al tempo che se dà la paga, quelli habia a riscoder dicti fitti o sia dacio.
6. Ivi, sommario di febbraio. Così continua: El marchexe di Martina sarà con lui e Carlo di Sanguina, et le pratiche di l’acordo fonno tute fraudolente. El Re ha mandà uno secretario in Calavria chiamato Bernardino de Verna, perché li significhi le cosse di quella provintia. El messo dil turcho venuto al Re, fo mandà per el sanzacho de la Valona, per haver dil corpo dil fratello ch’è in Gaeta custodito da tre turchi. El Re ha mandà ditto messo al Principe, el qual messo pertende esser in Gaeta, ma non sarà lassato intrar. El signor Fabricio Colona va in Apruzo. Sarà con più di 200 homeni d’arme fra il Conte di Populo et altri. Et queste lettere zonse in questa terra per la via di Roma a dì 18 ditto”.
7. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri, cit. Tafuri dice che Ferrante avesse precedentemente recuperato il Regno una prima volta il 7 luglio 1495, già aiutato da Ferdinando Re di Spagna e di Sicilia, come consta da una lettera del medesimo Ferdinando scritta al popolo di Brindisi, spedita da Avellino ai 13 febbraio 1496. La lettera intera del 13/2/1496 è in: Frate Andrea della Monaca, Memorie Istoriche di Brindisi, Libro 5, Cap.3; Ed. Ripubblicata come Memoria Historica dell’antichità della città di Brindisi, Lecce 1674, pag.593.
8. Ibidem. Aggiunge: Il 23 febbraio “el Re, si dice, è partito e condutosi a la Grota verso Puja, dove li nemici se drezano. El Turco vene per il corpo di Giem sultam, è stato a Gaeta con Beulchario, e mo è tornato qui per andarsene”.
9. Ivi, Lista di le terre pigliate in Calabria per don Consalvo Fernandes soprascripto.
Martorano. La Mota de la Porchia. Grimaldo abrusà per le galee. Cosenza con 366 casali. Castelfrancho. Rento over Renda. Montealto. La Frina over la Reina. Lo Trarcho. Terano. San Marcho. Visognano. Tarsia. Terranova.
De la parte de la marina di ponente.
Cormino de Napoli. Flumifredo. Santo Michileto over Lucido. Paula. Forealdo.La Guardia. Rugiano da la banda dil marcado. Rose. Acie. Locitano. Belveder. Ysoreta. Raycholi.
10. Ivi, Sumario di lettere di 6 ditto; dì 7 marzo; 8 ditto.
11. Ibidem
12. Ibidem
13. Ibidem. Così continua: “Habiamo esser stà facta la consignatione di Trani pacificamente. Questa nocte si partino le do galee per Civitavechia. Debeno esser a Baya. Partì etiam l’altro proveditor con il Cabriel sua conserva, et è restato a Pusilipo qui apresso per il tempo. Si dice questa sera come il Re con il legato diman sarano qui. El suo capelo gionse eri con pompa. S’è dito per via di Matorica, ch’è 16 dì che partì, come intese ivi per uno venia di Cartagena, come lì era la nave minor che va in Fiandra con vini, senza arboro”.
14. Ibidem
15. Ivi, sommario di marzo
16. Ibidem
17. Ibidem. Così continua nel medesimo giorno “A San Severo si trova Virginio Orsino, et al Guasto li viteleschi. Atendono a le doane. Hanno in opposito el signor don Cesare et Prospero Colona e, novamente mandato per el signor Re, el figlio dil signor di Camerino et messer Alvise da Capua con 100 homeni d’arme et 400 stratioti. In tuto poteno esser 330 in 350 homeni d’arme. El Re con l’exercito a Benivento, et li inimici ad Apice et nel convicino. La majestà sua conviene seguir la lhoro tracia”.
Il 24 marzo il Re è a Benevento, quando “si affirma la deliberatione di la lana per el pagamento di la doana, esser ordinata con questo che sia da rendere pagando, siché dicta lana verà ad essere per securtà di la corte, e così mi acerta domino Antonio di Jenaro suo ambasiatore a Venecia. Col signor don Cesare et il signor Prospero si trova bona gente da circa 400 homini d’arme, 1000 cavali lizieri computà li 400 stratioti et 1000 fanti. Se il marchexe venisse presto, tutte le cosse anderiano bene. El Re è a Bonivento”.
“Li viteleschi son mossi per esser in favor di Marzano. El Re manda el signor Fabritio et il Conte di Matalone al Principe per esser a l’incontro. Così le cosse vano variando di zorno in zorno. Li gripi, per li tempi, non sono zonti. Avanti eri ne morì 14 di li homeni di questa armata. El proveditore aspecta li danari per rimediare a tutto”.
18. Ivi, Sommario di marzo.
19. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri, cit.
20. Ibidem. Così poco prima: - “El Principe di Salerno si condusse a Marzano con 100 et più homeni d’arme, et ha animo di conjunger quelle genti de lì con le altre. Al Principe di Altemura erano venuti docapi de’ sguizari con alcuni di lhoro, et si el Principe di Salerno non veneria, si partiranotutti. El proveditor sta di mala voja non venendo il pane. Questa matina fo a l’oficio a Santa Maria di la Nova dove era l’orator yspano, non però insieme, e, venendo il basar di la croxe, li frati si apresentò al proveditor dicendoli che andasse. Sua magnificencia disse che tochava a l’ambasador preditto, e cussì mandò a dir a l’ambasador, el qual li fé risponder che cominziasse. El proveditor remandò a replicar, et cussì l’andò, et poi el proveditor enbrazò l’ambasador dicto, che più non li havea parlato. E basata la croce, et nota fu el venere sancto, li disse dil partir dil marchexe di Roma, e li piaque e ritornorono a lochi lhoro”.
21. Ibidem. Lettera del 14 aprile.
22. Ibidem
23. Ibidem. V. AA.VV, Apice nella Riconquista Aragonese, ABE, Avellino 2011.
24. Ibidem. E così continua il Re al segretario: “Secretario nostro dilectissimo. Havemo havuto la vostra lettera de 14, et con grandissimo piacer inteso che lo illustrissimo signor marchexe sia arivato in la Grota, et se advicina con tanta presteza ad noi. Rengratiarete la signoria sua da nostra parte quanto più porete, et lo conforterete ad venirsene con tute le gente ad Asculi et lì fermarse, ateso che li inimici sono allogiati qui vicino ad tre miglia, et credimo seguirano lo camino lhoro di andar ad readunare et ricoperare la dohana. Et poria essere facessero pensiero voltar la via de là per Soto Candela, et però seria molto ad proposito che sua signoria si trove ad Asculi, dove haveriamo da fare testa grossa per rompere dicta doana a li inimici, quando faceseno tal disegno. Tuta volta, teneremo advisata la sua signoria di passo in passo de tuti i motivi farano dicti inimici, secondo loro anderano. Cussì ne porimo governar, et questo è lo parere nostro fin qua, benché el desiderio è grandissimo che havemo di vedere lo prefato signor marchexe, et ne pare omni hora mille anni fin che lo abraciamo.
25. Ibidem. Così ancora nella lettera di 7 april di Zuan Philippo da Ravenna: “El Principe ha facto intender al magnifico capitano et a mi, come li nimici erano andati a uno loco distante di qui 8 mia chiamato Bonalbergo, loco forte per la rocha et fede di homeni, et che non dubita ponto che possano in breve tempo expugnarlo che non possa esser socorso da nui, maxime zonzendo questa sera, come el tiene, la excelencia del marchese a Capua, donde, in doi dì o tre a la più longa, porà esser qui; ma che più tosto stima farano una demostratione, per veder se con terore potesseno haver quello loco. Per questo ne ha rechiesto che vogliamo mandare doi di nostri contestabeli a uno loco chiamato Padule, presso le Grote, acciò non seguise, per esser disfornito, qualche inconveniente. Et cussì, li havemo promesso di mandarli”.
26, Ivi, sommario delle lettere di aprile 1496. V. AA.VV, Apice nella Riconquista Aragonese, ABE, Avellino 2011.
27. Coniger, cit; in: Tafuri, cit.
28. M.Sanuto, I Diriaii, cit. Ibidem. Lettera del 14 aprile.
29 Ivi, Sumario di lettere di Zuam Philippo Aureliano colateral, date a Troja. “I nimici sono in campagna, alozati apresso Foza, da dì 15 fino al zorno presente. Nui siamo divisi. La majestà dil Re è a Foza; el Marchexe a Santa Agata; Bon Cesare e ’l signor Prospero Colonna a Nocera; alcuni altri condutieri a Troja. Nui provisionati divisi in tre parte, el capitano Francesco Grasso con Zuan da Feltre, Toso et Antonio di Fabri sono a Foza. Zuan da Feltre da l’Ochio è con il signor marchexe. Hironimo da Venecia e Paulo Basilio et io, siamo restati de mandato regio qui a custodia di questa terra. Stiamo mal cussì separati.
30.  In medio litterae marchio Mantuae.Exemplum litterarum illustrissimi marchionis Mantuae ad Paulum Capello equitem oratorem scritta al Marchese di Mantova in quel di Lucera il 22 aprile 1496. Magnifice et generose orator. Heri sera joncto qui, judicando ritrovar la majestà regia, quella non havendo ritrovata, mi fo ditto li inimici haver arbandonata la dohana, et esserse andati fra San Severo, Procia et Ariano, et poi mi mandò il Conte de Merliano a dir come li stratioti haveano cavalcato, et erano stati ad ritrovar la preffata doana, la qual vete esser senza alcuna custodia de dicti inimici, et tolseno bona quantità de pecore, le qual ridusse a Fogia, non dice el numero, et per andar a tuor el resto, il magnifico proveditor era per cavalcar, il qual poi era restato, come per la alligata scriptami per la regia majestà vederà la magnificentia vostra, la qual ge mando, acciò del tutto la sia informata. Ben mi pare che questoro non sapino quello facino, et se confondino ne li ordini sui. Pur è stato ad proposito che dicti inimici habino arbandonata cussì dicta doana. Expecto hordine da la regia majestà, et secundo io haverò, ne darò noticia a la magnificentia vostra a la qual me ricomando, pregandola vogli participar il tutto con messer Phebus et quelli nostri, facendo el dichi al milanese che ’l vegni de qui con il fornimento de la mia camera, et dichi etiam ad Evangelista che ’l vegni qui, et menami fino quatro over cinque di mei cavali.
A tergo. Magnifico et generoso domino Paulo Capello equiti oratori veneto ad sacram regiam majestatem dessignato, tanquam fratri honorevolissimo. Noto come domino Phebo de Gonzaga suo cusino havia titolo marchionali copiarum siniscalcho generali. Exemplum litterarum comitis Philippi Rubei ad Hironimum Georgio equitem oratorem venetum in romana curia.
31. Ivi, Magnifice ac generose mi domine maior honorande. Per una comissione mi fu facta per parte dil illustre Principe di Altamura, andai a dare bataglia a dui casteli, uno chiamato l’Episcopo, l’altro Trajeto de Sancto Piero in Vinculo. Uno se rese d’acordo, et l’altro, che fu Trajeto, si have per forza de bataglia, con alquanti de li miei feriti e guasti. Altro non ho degno per vostra magnificentia, se no che:
“Lo illustrissimo signor marchese al presente se trova a Santa Agata.
La majestà dil Re se trova a Fogia, et li inimici alla Incoronata.
Et l’una e l’altra parte se hanno scoso de la doana.
Io me trovo a Benivento a obedientia.
Se altro acaderà de novo, farò lo debito mio inver de quella, de avisarla del tutto. A la quale humilmente mi ricomando. Ex Beniventi die 25ª aprilis 1496, subscriptio erat. E. M. V. servitor Philippus Maria de Rubeis comes Berceti ac armorum etc.
32. Ivi, Sumario di lettere dil proveditor Zorzi da Napoli, scrita ut supra: Il Conte Filippo di Rossi ancora stava a Benevento,“pur dovea passar in Apruzo. El dinaro assai ce fa guerra. Saria bona parte haver l’animo senciero de le cosse di ponente, che non se ne s
Scrive il provveditore Giorgi da Napoli: La Callabria quasi tuta se tiene per lo Re Ferdinando, et per Franza se tengono cercha sei bone cosse, che sono queste: Terazo, lo castello de Cossenza, Ariopoli et Oriopoli sino a Salerno, et poi verso lo contado de Marcone. Per franzosi se tiene Marcone et Santo Iorio, et da Salerno verso Napoli, tuto lo Stato del Principe de Bisignano se tene per lo signor Re Ferdinando.
La Puglia, la maiore parte sta per lo Re Ferdinando et quasi tuta. Vero che per franzosi se tene Taranto che è bona cossa, et simelmente la Montagna de Santo Angelo sta per Franza quasi tuta, et oltra de questo, San Severo, La Porcina, Bestice, che sono soto la montagna. Nel piano de Puglia di qua, pare stano per franzosi la Sera Capriola che è nel passo che hanno a fare le pecore che hanno ritornare in Abruzo.
Lo Abruzo quasi tuto sta per francesi. Per lo Re Ferdinando se tengono Agnone, lo contado de Cellano, Sernia, la Badia de Sancto Vincenzo, castello de Sanguino, et cussì Lanzano con alcune altre cosse. Lo signore Virginio Ursino sta a Santo Severo, et dicesse che, in tuto, fra lui et francesi che ultimamente sono calati in Puja non sono oltra 800 homeni d’arme et circa 5000 fanti, fra comandati, paesani et svizari, et fasse conto che, in tutto, sono cercha 8 o 9 milia persone.
La majestà dil Re Ferando sta a Nocera de Puja con 1200 homeni d’arme, cum lo marchexe de Mantoa et 800 stratioti, et circha 8000 fanti fra svizari, overo alemani et italiani. Dapoi serano tanto più numero per l’arivata de lo marchexe de Mantoa, quale partì da Benivento a dì 14 de lo presente mexe de aprile. Parte del stato dil Principe de Bisignano, dapoi partito el vice Re cum le sue zente, è tornato a la devotion de’ francesi etc.
33. Ivi, 27 aprile 1496, Lettera dil Zorzi proveditor
34. Ivi, 3 maggio 1496, Sumario di lettera di 3 mazo di Bernardo Contarini; ivi, Sumario di lettere di Polo Capelo cavalier orator, date a dì 3 mazo in Nocera; ivi, Lettera da Lucera, Lettera dil ditto de 5 in Nocera a l’orator in corte.
35. Ivi, Lettera dil ditto de 6 ditto, recevuto, qui a dì 17 mazo.
36. Ivi, Lettera dil dito, di 7, data ut supra, a dì 18 ditto.
37. Ivi, Littera di Bernardo Contarino a l’orator a Roma, data a dì 7 in Lucera.
38. Ivi, Copia di una lettera scritta a l’orator nostro a Roma per Zuan Philippo collateral, narra la presa di Vallata.
39. Ivi, Data ut in litteris, 7ª maji hora 12.ª Subscriptus servitor et compater.
Joh. Phil. Aurelianus. A tergo. Magnifico et clarissimo equiti domino Hironimo Georgio oratori etc.
40. Ivi, Sumario di lettera dil Ringiadori da Napoli, data a dì 8 mazo.
El signor Re dovea andar a la expugnatione di San Severo. El marchexe è andato in la Baronia de Flumene; doverà fare bona opera, e serà assai in proposito per le cosse di Terra di Lavoro. Li inimici sono a la volta di l’Abruzo, con fede hano pigliato e sachizato Coglionisi Terra di qualche conditione, ma non di farne caxo, salvo per chi ha patito. Si judicha volterano in Terra di Lavoro, e, senza dubio, necessità li ha conduti in l’Apruzo. El signor da Pexaro dimorerà in Terra di Lavoro, sì per intender dove si volterà il nimico, sì per la impresa di Gaeta. Si dice diman si partirà don Fedrico, e si spera farà fructo. Le artigliarie sono carichate, et fanti et ogni altra cossa necessaria.
È partita l’armata di la illustrissima Signoria, e si trova ad Pozuol.
Dio faza quel ajere conforti li amallati, che assà desturbano quella armata.
41. Ivi, Sumario di lettera dil Contarini in Nocera, a dì 9 detto. Aggiunge nella lettera scritta da Lucera: - Come habiamo saputo, quando Monpensier et el signor Virginio preseno li alemani, veneno per serar il Re in Fogia, et io fui causa di la victoria, et presi 27 homeni d’arme et recuperai le pecore a dì 22 april, et li desordenai in modo non si acostò a la terra, e con pocho honor si ritirò indriedo. Scrive come el marchexe have Montelione, come è scrito di sopra, castelo di fochi 250, mia 27 da Nocera (Lucera), situado su la via va a Napoli.
Fu in proposito per haver quella via più dreta et expedita.
42. Ivi, Lettera di 10 ditto dil Contarini pur in Nozera.
43. Ivi, Sumario di lettera dil dicto proveditor di stratioti a dì 11 mazo data. Segue la Littera dil Capello scrita al zorno soprascrito, in cui Narra el prender di la Rocheta per li colonesi per forza, tajato a pezi da homeni 25 erano dentro, computà 4 franzosi. Poi l’havevano arsa. Item, havia scrito a Napoli li fusse comprà uno pavion e una trabacha per ussir con la majestà dil Re in campo, el qual era lì.
44. Ivi, Littera dil ditto de’ 12 mazo, ricevuta a dì 22 ditto qui.
45. Ivi, Lettera di Polo Capelo data a dì 14 ditto in Nocera, e ricevuta qui a dì 27. 16 maggio 1496. A dì 16 mazo, scrisse come l’archiduca Philippo era gionto a Vormes, andava in Argentina, et che ’l Re li havia scripto vegnisse a Olmo.
Item, che quelli di la dieta di Berna, dove era Marco Bevazan secretario nostro, non erano contenti di franchi 2500, ma volevano franchi 8000 a l’anno. Noto chome el Re di romani, inteso che l’have la nuova di esser conduto che ’l vegni in Italia con il stipendio che ho scripto di sopra, con cavali 2000 et sguizari 4000, al corier portoe dita nuova a Augusta esso Re li fece donar ducati 25 in segno di averla molto a grata, et lo fece vestir, et rescrisse a la Signoria la littera di sopra posta.
Seguita altre nuove. In questo tempo, a Mantoa fo una egritudine molto cativa, adeo molti moriteno, chiamato mal di mazucho, et era quasi come morbo contagioso; ma pocho duroe. Pur assà mantoani moriteno in questo mexe. È da saper chome el pontifice, per dimostrar di ajutar etiam lui il Re Ferandino a recuperar il suo Regno, si offerse mandarli ogni mexe ducati 2 milia; ma mandoe solum li primi do mexi, et poi non mandò più. È da saper, che li danari che la Signoria nostra mandava in campo in reame, erano mandati a Roma, et da Roma a Napoli per lettere di cambio con interesso di do e meza per cento, e da Napoli in campo con interesso di una e meza per cento, siché [151] ogni ducati 100, havia di danno ducati 4. E poi non li haveano a tempo, et andavano mal securi se li se mandava in gropi: perhò nostri volentiera mandono le do fuste con Zenoa, chome ho scrito di sopra. Et etiam per mar Francesco Valier et la galia ystriana veneno di Napoli a Civitavechia per tuor alcuni danari che di Roma la Signoria mandava a Napoli, sì per subsidio di quella armata, come per li soldati.
46. Ivi, Littera di 18 da Nocera dil ditto, ricevuta qui a dì 28 mazo. Li inimici eri ebbe Petracatello castello fortissimo a pati, salvo l’aver e le persone, e tuto lo resto a sacho, el qual era ben fornito di fanti e in sito fortissimo. Da matina per tempo, il provedador di stratioti, con il signor Prospero Colona, cavalcha con li stratioti e ballestrieri e altri cavali lezieri a san Bartholamio, per conforto di quella terra e altri luoghi circumvicini, quali sono spaventadi per la perdita di Petrachatino. Diman il Re insirà in campo con il marchexe e tute altre zente. Farasse uno alozamento verso inimici mia 8. Si aspecta el signordi Pexaro.
Lettera di Bernardo Contarini a dì 19 ditto in Ongera. Sono stato occupato in far la mostra de li stratioti, et ho convenuto cavalcar a Troja a far la mostra di provisionati, i qual non ha voluto levarsi di Troja senza danari. Pagai li compagni vechi 450, poi 80 che son n.° 530. Manchò 120 nuovi, in tuto 650. In tuto serano provisionati 730. La majestà dil Re mi ha mandà a dir, et cussì il capitano nostro, che a dì 18, la matina, andar dovesse con tutti li stratioti e ballestrieri a cavalo, quanti se ne trova, a la volta di San Bartolamio de Gualdo vezino a li nimici mia 8, per favorir dicto loco. Io ho obedito, et a hora prima de dì monto a cavalo.
47. Ivi, Queste son altre nuove degne di memoria in ditto mexe... Successo di le cosse di reame seguite dil mexe di mazo, secondo varii sumarii di littere, primo di Hironimo Rengiadori da Napoli, di Bortolo Zorzi provedador di l’armata, di Polo Capelo cavalier, di Bernardo Contarini provedador di stratioti, di Zuan Philippo colateral, et del figliol del signor di Camarino, seguendo l’hordine di zorni...Sumario di lettere del Ringiadori date a dì 1° mazo in Napoli.
48. Ivi, Questi sono li anzuini presi a Lagno a dì 17 mazo da don Consalvo Fernandes capitano spagniul, Jacomo Conte et Conte di Matalon e altri baroni,videlicet, preso il borgo con tratato et questi. La qual nuova zonse in questa terra a dì 28 detto. El fratello del Principe de Bisignano. Lo signor Carlo di San Severino. Lo signor Alovise di San Severino. Lo Conte de Nicastro. Lo barone de Agete. Lo barone de Libunati. Lo barone del Casteleto. Lo barone de Castro Micho, Lorienzo d’Abruzo homo d’arme. Lo barone de li Morgerari. Jacobeto homo d’arme. Antonio de Laurino. Jacomo Molioto. Jacomo de Olivito. Petro d’Issa. Zuan Marin, con suo compagno. Bernardo Uriegio. Rao Ferrao. Antonio Ferrao. Antonello Ferrao. Pietro Paulo Quatromino. Jacomo Andrea de Monteforte. Luca Solimi. Colla monaco, et altri presi al numero 300.
Morti. Lo signor Mericho figliol dil Conte di Capazo. Antonio Castracane. Gasparo Feraro. Lo secretario del signor Merico et altri homeni d’arme n.° 200. Cavalli e cariazi n.° 400. Item, Francesco de’ Senesi governador dil stato dil Principe et capo di sij. Il Conte di Melito, Il Conte di Lauris, non si trovano.
Noto. Don Consalvo preditto, con 500 provisionati, 600 cavali et li marinari di l’armata, have la antescrita victoria.
Questi sono nomi di lochi in l’Abruzo acquistati per el Camerino e Jacomazo, per nome dil Re. Teramo. Atri. Civita Santo Angelo. Civitella. Lorio.
49. Ivi, Lettera scrita a dì 23, apresso Padullo, in campo, recevuta, ut supra.
50. Ivi, Lettera scrita a dì 24 in Val Vitulana, recevuta a dì 31, ut supra.
51. Ivi, Lettera scrita a dì 25 ditto in Val Vitulana, recevuta a dì 31 mazo qui. Segue: Siamo col campo mia 30 da Napoli. Data etc. È da saper, che lì a Napoli manchoe, come ho scripto, ditto proveditor, con gran fama et dollor de tutti, maxime di la majestà dil Re et Regina. Et la causa di la sua morte fo per accerbo dollor, vedendo quella armata cussì mal in hordine, et ditta nuova rencressete a tutta questa nostra terra, concludendo morite con optima et perfetta fama. De anni 62, non havia mai abuto moglie né figlioli, et se questo viveva, sine dubio saria stato capitano zeneral nostro.
Morite etiam il suo scalcho, et, come per lettere di Cabriel Barbarigo e degli altri soracomiti in ditto zorno ultimo mazo se intese, ditta armada steva malissimo e con pocho honor di la Signoria nostra, et che si dovesse proveder, altramente si troveria se non li legni, et che ne era de assaissimi amallati. Atendevano a fornir le 6 galie che doveano andar a Zenoa, et havevano fatto la descriptione qualle dovesseno esser, videlicet Marin Signolo e Stamati Bragadin soracomiti candioti, Zuan Jacomo Bon, etiam. Poi fo mandate, et il resto, sicome di sotto al loco suo sarano scripte qual galie vi andono. Et qui scriverò le galie erano a Napoli. Or nostri inteso questo, nel consejo di pregadi (furono) ballotadi 6 zenthilomeni nostri soracomiti mandati di questa terra, et rimase governador di ditta armata Cabriel Barbarigo soracomito, fino si prevedesse etc.; et cussì fo expedito lettere in quella sera, a dì 31 mazo a Napoli. Ma li soracomiti, tra lhoro, in questo medemo zorno tutti electi overo redutti a ballotar do [193] vice proveditori di l’armada fino veniva altro di la Signoria nostra, et quelli fonno tolti, et le ballote ebbeno, qui sotto a eterna memoria saranno scripti.
52. Ivi, Electi do provedadori vice in armata, ballotadi a Napoli tra li soracomiti. Sier Anzolo Pasqualigo sopracomito 3, 12. Sier Marin Signolo sopracomito 7, 8. Sier Cabriel Barbarigo sopracomito, di sier Antonio 6, 9. Sier Marin Dandolo sopracomito, q. sier Piero 4, 11. † Sier Francesco Valier sopracomito, q. sier Hironimo 11, 4. † Sier Antonio Loredam sopracomito, q. sier Francesco 14, 1. Sier Marco Salomon sopracomito 7, 8. Tamen, durono pocho, perché zonse le lettere di la Signoria, che volse Cabriel Barbarigo fusse governador di l’armada.
53. Ivi, Queste son le Zente di la illustrissima Signoria. In reame.
El signor marchese di Mantoa, homeni d’arme 300, cavalli 1200. El ditto cavalli lezieri 200 [cavalli] 1200. El Conte Philippo di Rossi, homeni d’arme 100 cavalli 400. El Grasso, con li soi contestabeli, provisionati 1000. Stratioti sotto dom. Bernardo Contarini [provisionati] 1000. Summa cavalli 2600
Pur in reame. Jacomazo da Venetia cavalli 200. Signor ducha de Gandia, homeni d’arme 100 [cavalli] 400. Signor di Pexaro, hom. d’arme 100 [cavalli] 400. Signor ducha de Urbino, homeni d’arme 300 [cavalli] 1200. Cavalli 2200. Summa summarum, homeni d’arme 900, cavalli 3800.
Zente sono a Pisa. Zuam Paulo di Manfron, homeni d’arme 62 cavalli 250. Comestabili 4 con provisionati 600. Sonzin Benzon da Crema, balestrieri a cavallo 50 [provisionati] 50. Zuam da Ravena, balestrieri a cavallo 50 [provisionati] 50. Stradioti sotto domino Justiniano Morexini [provisionati] 1000. Summa cavalli 1350
Pur a Pisa. Item Agnolo Francesco da Santo Anzolo, cavalli 100
Condutieri a li alozamenti. Signor Conte Bernardin Brazo cavalli 1000. Tadio da la Motella [cavalli] 240. Marco da Martinengo [cavalli] 240. Taliam da Carpi [cavalli] 400. Alexandro Coglion [cavalli] 240. Conte Zuam Francesco da Gambara [cavalli] 240. Conte Alvixe Avogaro [cavalli] 240. Zuam Gradenigo [cavalli] 100. Jacomo e Ascanio da l’Anguilara [cavalli] 100. Antonio di Pii [cavalli] 140. Piero Chieregato [cavalli] 80. Brazo Fortebrazo [cavalli] 60. Zuam da la Riva [cavalli] 80. Filippo Albanese [cavalli] 80. Lazarin da Rimano [cavalli] 80. Batista Sagramoro [cavalli] 16. El signor Conte di Petigliano governador, etc. [cavalli] 1000 cavalli 4336. Conti Brandolini cavalli 160. Jacomo Sovergnan [cavalli] 100. Alvise Valaresso [cavalli] 100. Carlo Secho [cavalli] 160. Justo Corso [cavalli] 100. Anibal da Doza [cavalli] 88. Piero da Cartagine [cavalli] 100. Tuzio de Costanza [cavalli] 100. Carlo di Strozi [cavalli] 80. Colleschi [cavalli] 100. Ruberteschi [cavalli] 300. Francesco Beraldo [cavalli] 100. Cavalli 1.488
Di là de Po in Romagna. Signor de Rimano, hom. d’arme 100, cavalli 400. Signor di Faenza [hom. d’arme] 100, [cavalli] 400. Messier Johanne Bentivoglii [hom. d’arme] 300, [cavalli] 1200. Messier Anibal Bentivoy [hom. d’arme] 50, [cavalli] 200. Stradiotti n.° 200 [hom. d’arme] 200, cavalli 2400. Summa summarum “ 13.374
Questi sono li fanti. Zan Mato da Bergamo, a Crema, page 100. Bertolin da Terno 100. Alvixe da Novello, a Pontevigo 60. Bortolo da Durazo, a Asola 40. Guielmin da Bassan, a Peschiera 30. Paulo Albanese, a Riva 70. Gorlin, a Roverè de Trento 100. Marco da Rimano, a Lignago 30 Jacomin da Roman, a la Badia 30. Ruberto da Rimano, a Lendenara 50. Cinzo dal Borgo, a Roigo 100. Zam da Lodi, a la Polisella 50. Piero da le Corazine, a Gradischa 40. Morello dal Borgo, a Monfalcon 40. Jacomo da Tarsia, a Ravena 120. Colla Greco, a Cervia 30. Vielmo da Cologna, a Cervia 25. Page 1015. Nuove dil mexe di zugno 1496.
54. Ivi, Sumario di lettere di Bernardo Contarini proveditor di stratioti, a dì 25 mazo. Le zente nostre si atrova a dì 25 mazo in Puja, si è homeni d’arme 1200 et fanti n.° 2000. Si aspetta il giorno driedo el signor da Pexaro con cavalli 400, el signor Zuane fratelo dil signor marchexe di Mantoa con cavalli 200, el signor di Camarin con cavalli 400 et fanti 2000, Jacomazo da Veniexia con cavali 200 e fanti 500, el ducha di Gandia con cavali 400, don Federico Principe di Altemura con persone a piedi e a cavalo 6000, el signor Jacomo Conte con zente a piede e a cavallo 4000 in 5000. Le zente francese, sono homeni d’arme n.° 800, fanti e sguizari numero 2000.
55. Ivi, Lettera di 27 dil ditto da Castelponte, ricevuta qui a dì 5 zugno.
56. Ibidem.
57. Ivi, Sumario di lettere di Polo Capelo cavalier, di campo dil Re, recevute a dì 5 zugno. 1496.
58. Ivi, Sumario di una lettera di Bernardo Contarini, data a dì 30 mazo in campo dil Re. Chome, a dì 28, stratioti preseno 22 mulli, 4 cavalli, et li 40 saccomani scampò. Item, prese uno francese di taja chiamato maistro Hugo di Tursi con 2 fameglii, venia di Santa Croxe mia 8 de qui, et havia adosso corone 127 et una cadena d’oro di vallor di ducati 30, et 4 anelleti de ducati 16. Era andato a Sancta Croxe per proveder de vituarie per il suo campo, nel qual è gran carestia, et fo examinato per esso proveditor. Et dimandò di molte cosse. Et primo: dimandato quanti sguizari et altra sorte di fanti hano in campo, rispose, fra sguizari, vasconi et alemani, sono numero 2300. Dimandato donde hanno le vituarie, dize haverle da Marcone, da Supino, da Santa Croxe...
59. Ivi, Sumario di lettere di Polo Capelo cavalier, di campo dil Re, recevute a dì 5 zugno. 1496. Lettera di 26 mazo apresso Castelponte, recevuta a dì 5 zugno. Questa matina se levassemo dil lozamento di Val Vittolina, siamo venuti a questo. Li inimici ancor lhoro questa matina si sono levati da Marcone, e andati ad alozar a Zerzei castello di questo Re, mia 8 lontano de qui. Et per quello sentimo, lo bombardano, e volendo tenirse, per esser loco forte, non l’averano sì in pressa. Diman, con li stratioti e cavali lezieri, si anderà a sopraveder e far qualche assalto a li inimici, per divertir possando, perché è situado per modo che, essendo li inimici a campo, non si pol socorer.
Lettera di 27 ditto, in sopra ditto castello, recevuta ut supra. Questa matina per tempo, l’andò il marchexe e provedador di stratioti, con zercha cavali 1000 de’ stratioti e ballestrieri a cavalo a la volta de li inimici, quali bombardavano il castello di Zerzelli, et apresentatisi stratioti, restò di bombardar, et si messe in hordine per ricever bataja. Corse alguni stratioti fino a li pavioni; feceno mal assai, con gran reputation di questo felicissimo exercito, e confortò quei dil castello.
60. Ivi, Sumario di lettere di Polo Capelo cavalier orator nostro, recevute a dì 9 zugno. Lettera di 31 mazo, in campo apresso Frangietto.
61. Ivi, lettera di Bernardo Contarini, proveditor di stratioti veneziani in data a dì 2 zugno.
62. Ibidem.
63. Ibidem.
64. Ivi, Copia di una lettera di Bernardo Contarini proveditor di stratioti, data a dì 2 zugno.
65. Ibidem.
66. Ibidem.
67. Ivi, Paolo Capelo, 19 giugno 1496, lettera scritta vicino Apice l’11 giugno, apresso Padulo in campo.
68. Ivi, lettera ricevuta il 21 giugno 1496, ma scritta il 13 in campo apresso Bonalbergo.
69. Ivi, A dì 21 dito, lettera di 14 data ut supra.
70. Ivi, apresso Bonito in campo, recevuta a dì 23.
71. Ibidem.
72. Ivi, v.data, Lettera di Paolo Capelo ricevuta l’8 giugno
73. Ivi, Sumario di lettera di Polo Capelo, data a dì 6 zugno.
74. Ivi, Lettera di 16 in campo apresso Jesualdo, recevuta ut supra. Inimici vano a la volta dil contà di Conza, fezeno eri camino da cavalari, e cussì ozi pur tuto questo zorno, e sequitati dal Re, proveditor de li stratioti con li cavali lizieri, e fin hore 2 di note non sono tornati. Siamo qui apresso Jesualdo, castelo inimico molto forte. Credo doman si metterà le artilarie per non esser di lassarlo da drio. Se presidii da mar non li vegnerano, nimici stano male et aremoli presoni.
Lettera di 17 dito, data apresso Jesualdo, recevuta ut supra. Questa matina, il Re mandò per il marchexe et io e tutti altri signori, per consultar quid fiendum.. Questa sera, si ha per uno presone dil campo inimico, come ozi è partido el Principe di Salerno di lhoro campo, con tre squadre, et esser andato a Salerno, et che monsignor di Monpensier, con le altre zente, doveva andar a Venosa. Tegno vadino temporizando fino che vegnino li pressidii da mar. Nui li andaremo a campizar dove serano. Ozi bombardando questa terra, di do canoni se ne era roto l’uno. Ne ha mandato la majestà regia a tuor do a uno castelo qui vicino. De’ nostri, ogi è stati morti 2, et pochissimi feriti. In questa hora, ch’è 4 di note, sentimo bombardar la rocha. Tegno fino da matina si harà fatto optima operation”.
75. Ibidem.
76. Ivi. Così la cronaca di Cappello: - A dì 29, vene lettere di 19, di campo apresso Andreta, zoè: Questa matina siamo levati e venuti a questo luogo, mia 15 lontano dove eramo. È stata zornata molto longa. Di zente d’arme inimici, se intende vano a la volta di Venosa. Li vegnimo sequitando. Non si mancha in solicitar per atrovarsi insieme.
Questa matina, visti per questi di questo castelo di Andreta la nostra antiguarda, zoè li cavali lizieri, subito abandonorono la terra e rocha, e tutti, grandi e picoli sono andati ad altre sue forteze. Nostri introno dentro e ha messo tutto a sacho. Hano trovato assà vituarie, zoè formento, farine, vin et orzo ch’è stato molto a proposito. Diman non si leveremo di qui. In questa rocha è stà trovato alcune belle artilarie e polvere, e se saria stato tre zorni avanti la se havesse abuta, e per la paura di la crudeltà fatta a Jesualdo quanto cavalchemo aquistemo. El proveditor di stratioti è andato ozi a la volta di li inimici, non è ancor ritornato. Chi è signor di la campagna, è signor dil tutto.
Seguita sumario di un’altra lettera. Lettera di 20 ditto, data ut supra, ricevuta a dì soprascrito. Habiamo auto ozi, inimici, zà do zorni, se hano acampato a l’Atella, una bona terra dil ducha di Melfi. È stà ditto eri li dete la bataglia, et non l’anno habuta. Da matina se partiremo de qui e andaremo a la volta di lhoro. Siamo mia 16 lontano. Questa sera al tardo, è venuto qui in campo 2 homeni di Conza e ha dato la terra e tutto il contato a la regia majestà, qual gratiosamente li hanno acetadi, siché si va prosperando. Et come per altre lettere se intese, ditti inimici erano stati a Conza, la qual era fortissima et ubertosa di uno baron che con lhoro teniva, et le porte li forono serate davanti, in modo che comenzò a piantarli alcune spingarde e passavolanti.
Il che inteso, nostri li mandono a le spale i stratioti e cavali lizieri, in modo che fu forzo a’ francesi levar le artilarie a andar verso Venosa. Pur andono a l’Atella, et il campo nostro il zorno driedo li doveva esser a le spale, e stratioti non li abandonava dandoli speluzate. El Principe di Salerno era zonto a Salerno et il Principe di Bisignano mia 15 lontan dil suo stato. In campo morite Piero Buxichio capo di stratioti, homo famosissimo. Morite da febre. El qual era mancato a Troja dove amalato fue lassato.
Item, se intese come il Re havia mandato a Roma per ambasciatore domino Hironimo de Totavila Conte di Sarno, per la causa dil cardinalato, per gratuir el signor marchexe di Mantoa di le fatiche portava in campo per lui. Tamen nulla fece, perché el cardinal Ascanio li era contrario, et potè più lui col Pontefice che tutto il resto.
Item, come il Re havia investido el ducha de Melfi, over Principe de Fondi, de Rubo et Borgoepiscopo.
Item, come erano intercepte lettere di Ariano in gallico che dimandavano ajuto, et che presto havea expedito zente a quello loco per haverlo.
77. Ivi, lettera: Questi sono baroni di reame i qualli parte tenivano da Re Ferando, et parte erano anzuini, tenendo dal Re di Franza. Si prosegue con la Lettera di 24 dito, in campo ivi, recevuta a dì 4 lujo. “Ozi è zonto in campo don Consalvo Ferante capitano de li regali de Spagna, con li presidii, contro del qual, insieme col reverendissimo cardinal son stato. È benissimo in hordine. Li inimici, per dubito che nui non prendiamo una chiesia apresso la terra mezo mio, quella hano munita di zente e artelarie”.
Ancora: Lettera di 25 ditto, in campo ivi, recevuta ut supra. “Per altre lettere, se intese in questo zorno nostri haveano abuto, a dì 24, il castello di Jesualdo. Fo fato alcune corarie verso Venosa per Antonio di Fabri contestabelle de fanti nostro, de animali 100 e boi 60, et fo insieme con li 110 muli dil signor Virginio e monsignor di Monpensier.
78.Ivi, El serenissimo et excellentissimo Principe domino Augustino Barbarigo a tutti dechiara et fa manifesto; che, nel nome del Summo Creator et de la gloriosissima madre Vergene Maria e de missier San Marco protetor nostro, et de tutta la corte celestial, in Roma, a dì 18 de l’instante, fra el sanctissimo et beatissimo in Christo padre et signor, signor Alexandro, per la divina providentia Papa sexto, el serenissimo et excellentissimo signor Maximiliano Re di romani sempre augusto, li serenissimi et excellentissimi signori Ferdinando et Helisabeth Re et Regina de Spagna, et el serenissimo et excellentissimo signor Henrigo Re de Angelterra, esso nostro illustrissimo et excellentissimo Principe et inclita Signoria nostra, e lo illustrissimo et excellentissimo signor Lodovico Maria Sforza Anglo ducha de Milan etc. et li successori, adherenti et recomandati de chadauna de le parte preditte, ad honor del nostro Signor Dio, et a fin de pace e tranquillità de tutta Italia, bene et comodo de la republica christiana, felicemente è stà conclusa, facta e formata bona, vera, valida e perfecta intelligentia, confederation et liga, duratura ad anni 25 et ultra ad beneplacito de esse parte, per conservation de la dignità et autorità de la apostolica sede, per tuition de la rason del sacro romano imperio, et per defesa et conservation di stadi de chadauna de quelle et di soi adherenti et recomandati. La qual confederation et liga, è stà deliberado che in questo zorno, in ogni città de chadauna de le parte preditte, solennemente publicar se debi a gaudio universal de tutti. Eviva San Marco!
La qual fo subito butada in stampa, con questi versi scripti di sopra la ymagine di collegati:
Questo è Papa Alexandro che correggie l’error del mondo con divine legie.} Papa
Viva lo Imperador Cesaro Augusto, Maximiliam Re de’ romani justo.} Maximiliano
Questo è il gran Re di Spagna e la Regina, che de infedeli ha fatto gran ruina.} Spagna
Questo è quel Re il qual darà ancor briga a ogni nimicho de la fedel liga.} Angelterra
Potente in guerra et amica de pace, Venetia el ben comun sempre te piace.} Venetia
Questo è colui ch’à ’l sceptro justo in mano; tien el felice stato de Milano.} Milano.
... In questo mexe di lujo, fo decreto nel consejo di pregadi di dar ajuto e favore al marchexe Cabriel de Fosdenovo et il marchexe Lunardo suo nepote nominati di sopra contra fiorentini, videlicet di pagarli alcuni fanti et darli ducati 2000 al mexe, acciò lhoro spendesseno in quello fusse de bisogno.
79. Ivi. Capitula inita inter serenissimum regem Ferdinandum Siciliae regem et illustrissimum dominum Gilibertum comitem Monpenserii vicarium regis Franciae, apud Atellas. V. AA.VV, Apice nella Riconquista Aragonese, ABE, Avellino 2011.
80. Ivi, Nuove dil mexe di avosto 1496 del 10 agosto. Ivi, “A dì 10 detto, vene lettere di campo di reame di 30, 31 lujo et de 1.° avosto, come francesi tuti, alemani e sguizari e italiani erano, col nome di Christo, ussiti di l’Atella, e havevano consignato quel loco a Ferando. V. AA.VV, Apice nella Riconquista Aragonese, ABE, Avellino 2011.
82. ASAV, Notai di Avellino, Notaio Mastellone, Busta 3769.
83. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
84. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 198-225.