Description
AVELLINO peste nera le bolle del papa di avignone
1349 – 2. indagine storica
ricostruzione su documenti inediti
dell’ex archivio segreto vaticano

Picco del contagio a S.Nicola di Atripalda
Nell’agosto del 1349, la cancelleria papale ad Avignone lavora a ritmo serrato per gestire il vuoto dei benefici rimasti senza officio nell’area di Avellino. La peste ha creato un ‘vacatio’ di potere che minaccia di mandare in frantumi l’ordine sociale ed economico dei casali.
Il primo atto documenta il tentativo di ripristinare la guida spirituale alla parrocchia di S.Nicola di Atripalda, colpita dalla morte del rettore locale (fonte Archivio Apostolico Vaticano, AAV, Registra Vaticana, Reg. Vat., Vol. 188, f. 15v., 3 Agosto 1349).
Clemens Episcopus, Servus Servorum Dei, dilectis filiis Abbati monasterii Sancti Lupi Beneventani et Archidiacono Abellinino, salutem et apostolicam benedictionem. Sincerae devotionis affectus, quem dilectus filius Johannes de Solofra, clericus, ad Nos et Romanam ecclesiam gerit, promeretur ut sibi reddamur in exhibenda gratia liberales. Nuper siquidem nobis innotuit quod ecclesia parochialis Sancti Nicolai de Tripalda, per obitum quondam Nicolai de Abellino, qui apud dictam ecclesiam diem clausit extremum, vacavit e vacat ad presens. Nos, volentes eidem ecclesiae de persona idonea providere, discretioni vestre per apostolica scripta mandamus quatenus de persona dicti Johannis, si sit idoneus, diligenter inquiratis et, si eum idoneum inveneritis, eidem dictam ecclesiam auctoritate nostra conferatis e de illa etiam provideatis, facientes eum ad eandem ecclesiam admitti, sibique de ipsius fructibus, redditibus, proventibus, iuribus et obventionibus universis integre responderi. Contradictores auctoritate nostra, appellatione postposita, compescendo.
Datum Avinioni, III Nonas Augusti, Pontificatus nostri anno octavo.
«Clemente Vescovo, servo dei servi di Dio, ai diletti figli Abate del monastero di San Lupo di Benevento e all’Arcidiacono di Avellino, salute e apostolica benedizione.
Il sentimento di sincera devozione che il diletto figlio Giovanni di Solofra, chierico, nutre verso Noi e la Chiesa Romana, merita che Noi siamo generosi nel concedergli grazia. Recentemente ci è stato reso noto che la chiesa parrocchiale di San Nicola di Atripalda è rimasta vacante, ed è tuttora vacante, per il decesso del defunto Nicola di Avellino, che presso detta chiesa chiuse l’ultimo giorno della vita.
Noi, volendo provvedere a detta chiesa con una persona idonea, comandiamo alla vostra discrezione con scritti apostolici affinché indaghiate diligentemente sulla persona di detto Giovanni e, se lo troverete idoneo, gli conferiate detta chiesa con la nostra autorità e ne disponiate la provvigione, facendo in modo che egli sia ammesso alla medesima chiesa e che gli siano corrisposti integralmente i frutti, le rendite, i proventi, i diritti e tutte le entrate.
Reprimendo con la nostra autorità ogni oppositore, senza possibilità di appello.
Dato ad Avignone, il 3 agosto, nell’ottavo anno del nostro pontificato».
L’atto svela la drammatica quotidianità del clero avellinese: Nicola di Avellino non muore in un luogo lontano, ma “apud dictam ecclesiam”, nel cuore della sua parrocchia, testimoniando come i sacerdoti fossero in prima linea durante l’epidemia. La scelta di Giovanni di Solofra indica una strategia di “rimpiazzo a corto raggio”, attingendo clero dai centri limitrofi per non lasciare Atripalda priva di una guida spirituale e amministrativa. È un momento di estrema fragilità: la struttura fisica della chiesa di San Nicola è ancora intatta, ma il suo “pastore” è stato appena sepolto, vittima del flagello.
La crisi dei mulini di Filippo Savino
Cinque giorni dopo, il Papa interviene sulla crisi industriale del fiume Sabato. La morte dei tecnici (mugnai) impedisce il pagamento delle tasse alla Diocesi Abellinina (onte: AAV, Reg. Vat., Vol. 188, f. 22r, 8 Agosto 1349).
Clemens Episcopus, Servus Servorum Dei, Venerabili fratri Archiepiscopo Beneventano, salutem et apostolicam benedictionem.
Ex parte dilecti filii nobilis viri Philippi de filiis Sabini, domini cuiusdam partis castri Tripaldae, Nobis fuit humiliter supplicatum quod, cum ipse teneat et possideat molendina duo sita in flumine Sabbati sub dicto castro, ex quibus certa portio decimarum ecclesiae Abellininae debetur; sed quia propter mortalitatem presentem et carestiam victualium, operarii et molendinarii defecerunt, dictus Philippus non potest integre solvere dictas decimas sicut temporibus retroactis.
Quocirca fraternitati tuae mandamus ut, inquisita veritate, eidem nobili viro moderationem debitam concedas, ne propter onera immoderate gravetur.
Provisione tamen adhibita quod dicta ecclesia Abellinina propterea nimium non ledatur, et quod huiusmodi moderatio tantum durante dicta penuria et mortalitate locum habeat, ad pristinam pensionem statim post decessum calamitatis reversura.
Contradictores quoscumque per censuram ecclesiasticam, appellatione postposita, compescendo. Non obstantibus constitutionibus apostolicis aut aliis quibuslibet in contrarium facientibus.
Datum Avinioni, VI Idus Augusti, Pontificatus nostri anno octavo.
«Clemente Vescovo, servo dei servi di Dio, al venerabile fratello Arcivescovo di Benevento, salute e apostolica benedizione. Da parte del diletto figlio, il nobile uomo Filippo dei Sabini, signore di una parte del castello di Atripalda, Ci è stato umilmente supplicato che, poiché egli tiene e possiede due mulini situati sul fiume Sabato sotto detto castello, dai quali è dovuta una certa quota di decime alla chiesa di Avellino; ma poiché a causa della presente mortalità e della carestia di viveri, gli operai e i mugnai sono venuti a mancare, il detto Filippo non può pagare integralmente dette decime come nei tempi passati. Pertanto comandiamo alla tua fraternità che, indagata la verità, conceda a tale nobile uomo una debita moderazione, affinché non sia eccessivamente gravato dagli oneri. Sia però adottata la clausola che la detta chiesa di Avellino non ne sia troppo danneggiata, e che tale riduzione abbia luogo solo durante la durata di detta penuria e mortalità, dovendo tornare alla prestazione originaria subito dopo la fine della calamità. Reprimendo qualunque oppositore con la censura ecclesiastica, senza possibilità di appello. Nonostante le costituzioni apostoliche o qualunque altra disposizione contraria.
Dato ad Avignone, l’8 agosto, nell’ottavo anno del nostro pontificato».
Questo documento scatta una “fotografia economica” preziosissima: il cuore produttivo di Atripalda, i mulini sul Sabato, sono fermi non per mancanza di acqua o per danni strutturali, ma per il totale annientamento del capitale umano. La frase “operarii et molendinarii defecerunt” sintetizza il collasso tecnologico di un’epoca: senza i tecnici specializzati, la macchina feudale si inceppa. Il Papa accorda una riduzione fiscale temporanea, convinto che la crisi sia passeggera; egli non può prevedere che, esattamente un mese dopo, l’energia stessa del fiume Sabato verrà stravolta dal sisma, rendendo quegli stessi mulini non solo privi di uomini, ma fisicamente inutilizzabili.
Sono atti che mostrano un’economia e una società ancora basate sulla vitalità delle strutture (le parrocchie e i mulini esistono), ma svuotate dal capitale umano. La frase “apud dictam ecclesiam diem clausit extremum” per il prete e “molendinarii defecerunt” per i mulini sono le prove documentali della devastazione della peste….

Preambolo / peste estiva di ‘abellinina’ nel 1349
e terremoto magno del 9 settembre
Capitolo I.
il mondo conosciuto è in pena
per IL DIFFONDERSI della peste
1. Picco del contagio a S.Nicola di Atripalda
2. La crisi dei mulini di Filippo Savino
3. Difesa delle vigne: il vino di Montevergine
4. Il collasso della Cattedrale
5. Il rischio della rivolta: i vassalli
6. Patto con la Regina Giovanna: la lettera
7. L’ultimo atto prima del buio
Capitolo II.
GIORNO DEL GIUDIZIO: 9 SETTEMBRE
MACERIE E SCIACALLI SULLE CHIESE
1. Cade la Beneventana, s’allaga Atripalda
2. Domus e Torre Magna dei militi dei S. Magno
3. Arriva il vescovo Raimondo, senza Palazzo
4. Inverno disperato: saccheggio alle Chiese
Capitolo III.
fraternitas cleri abellinensis
prima confraternita di sacerdoti
1. Vasi d’argento e libri sacri trafugati
2. E’ tempo di rendersi utili: la congrega
3. Tre timorosi si avvicinano alla Chiesa
4. Ospedale e Cimitero: Croce a Loco Piano
5. Costituita la Fraternitas: 14 Settembre
6. I due massari riscossori della Fraternitas
7. La fuga dal carcere della Torre caduta
Capitolo IV.
LA VIA ROMANA SI CHIAMA MAGISTRA
sotto il monte è antiqua CAMPANA
1. E’ bivio Atripalda-Via Magistra (Sa-Bn)
2. Via Antiqua Campana Nola-Av-M-Sarchio
3. Nomi e topografia del disastro
Capitolo V.
case scisse e superstiti affamati
lettere al papa di avignone
1. Col Palazzo episcopale inabitabile
2. Atripalda vive nel fango perenne
3. La Fraternitas dei Chierici
4. Danni ai gabellieri: la distruzione dei pesi
5. Avellino e Atripalda, dogane sul lastrico
6. Maestranze di Benevento: la ricostruzione
7. Il censimento: sono morti i 2/3 del popolo
8. Beni messi in salvo: le chiese di Atripalda
9. Il tempo delle frane
Capitolo VI.
TOPPE A TORRI, CHIESE E PORTE
SEGUE UN CONFUSO ACCORPAMENTO
1. A Pasqua riapre la Cattedrale
2. Chiese crollate in città, casali e diocesi
3. Verbale sul crollo di edifici sacri cittadini
4. S’accorpino S.Spirito, Gradoni, S.Bartolomeo
5. Addio a S.Spirito alla Pusterola
6. S.Francesco sui resti della Beneventana
7. S.Andrea e S.Pietro ‘intus’ Porta Castello
8. La Cattedrale a Porta S.Antuono
9. Chiese di casali e castri vicini
10. Le monache di Monserrato e di S.Spirito
11. Danni a Pratola, Manocalzati e Atripalda
I.
Il Sistema Difensivo (Le 8 Torri e le Porte)
Porta Beneventana: Punto di controllo a Nord verso Benevento; associata alla Turris Principalis.
Porta Castello (o Porta Castri): Ingresso presso la rocca dei Filangieri; include la metamorfosi della Porta Grande di S. Antonino.
Porta S. Antuono: Accesso presso l’attuale zona del rione terra, difesa dalla Torre S. Andrea.
Rampa Tofara: Discesa strategica presso la Porta Castri.
Torre Campanaria: Il campanile della Cattedrale, registrato come Vigilia Civitatis.Torre Magna: Fortilizio privato della Domus dei militi de Sancto Magno.
Torre Principale (Turris Principalis): La vedetta settentrionale crollata nel sisma.
Torre Quadrata: Elemento difensivo del fortilizio Filangieri presso il Castello.
Torre S. Andrea: Presidio del fossato presso Porta S. Antuono.
Torre S. Bartolomeo: Torre di presidio dell’omonimo quartiere/parrocchia.
Torre S. Magno: Collegata alla residenza nobiliare omonima.
II.
Il Cuore Civile e Religioso (Avellino)
Maria Maior (Cattedrale): Il corpus magnum a tre navate con il suo cellario sotterraneo.
Palazzo Vescovile: Edificio su tufo con grate in “ferro di Amalfi”, distrutto dal sisma.
Platea Maior (Piazza Maggiore): Luogo del mercato e sede del verbale sub divo post-terremoto.
Portico di San Giovanni de Platea: Sede della pesa della lana e della dogana.
Ripa Maggiore: Il costone del castello dove risiedevano gabellotti e pesatori.
La Pennina: Il clivo che degradava fuori le mura verso le vigne.
La Pusterola: Ingresso secondario (postierla) presso la chiesa di S. Spirito.
La Starza: Area agricola extra-muros destinata alle vigne della Mensa.
III.
Il Polo Produttivo (Atripalda e il Sabato)
Castrum Tripaldae: Il nucleo fortificato di Atripalda.
Fiume Sabato: Asse economico; sede dei mulini e soggetta a “diversione” delle acque.
Molendina duo (Mulini di Filippo Sabino): Situati sotto il castello di Atripalda.
S. Nicola de Tripalda: Chiesa parrocchiale epicentro della peste nell’agosto 1349.
S. Ippolito: Parrocchia di Atripalda dichiarata vacat e depauperata dopo il sisma.
IV.
La Viabilità (Le Grandi Strade)
Via Antiqua Campana: L’antico tracciato verso Nola attraverso il Sarchio.
Via Magistra: La strada romana principale (Salerno-Benevento) che faceva bivio ad Atripalda.
Strata publica ad Beneventum: La via commerciale ostruita dalle frane del 1349.



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