Arbëreshë, Leonardo de Martino

20,00


Copertina posteriore


UNA VITA DA FRANCESCANO


Leonardo de Martino nacque a Greci, unico paese arbreshe della Campania, nel 1830. Venne accolto nell’Ordine francescano dei Minori Osservanti , che in particolare si occupavano di diffondere la fede cattolica nel mondo. Fu inviato missionario in Albania nord-occidentale, a Shkroda (Scutari) nel 1865. In questa città, considerata la capitale culturale dell’Albania, con il sostegno dell’allora ministro italiano della Pubblica Istruzione, Francesco Crispi (di origine albanese), aprì la prima scuola italiana in Albania (non dimentichiamo che il paese balcanico era da secoli in mano agli Ottomani e la gran parte dei suoi abitanti era di religione musulmana).
Ritornato in Italia padre De Martino morì nel convento dei Frati Minori di Sarno ( in provincia di Salerno) nel 1923. “Trascorse quarant’anni – si legge nella biografia del G. D. E. dell’UTET- della sua vita (1865-1903) a Shkoder (Scutari) e nella Malcija… Fondò a Shkoder, con l’appoggio di Francesco Crispi che lo teneva in grande considerazione, la scuola delle Suore Stimmatine e quella delle Francescane. Fu inoltre segretario di Prenk Pascià e maestro del figlio di quest’ultimo”3.
“Il nome di Leonardo de Martino – si legge ancora nel G. D.E.- è legato all’opera L’Arpa d’un Italo-Albanese, raccolta di poesie composte parte in italiano, parte in albanese, di diretta ispirazione manzoniana. Il volume comprende inni sacri, parafrasi del Pater noster, del Salve regina, un commento del decalogo, poesie d’occasione e un dramma sacro, primo del genere scritto in albanese. Poeta di non grande estro ma abile costruttore di versi forbiti, fu maestro di Ndre Mjedia (1866- 1937) e di Gjergj Fishta (1871-1940)”4. Nel 2010 la casa editrice Nabu Press (International Literary Agency di Firenze) ha curato una riedizione in brossura del libro di padre De Martino; ma trattandosi di riproduzione con il procedimento della scansione, il testo può presentare imperfezioni.

Collana:

Description


Il duplice suono dell’arpa

Il libro di Padre Leonardo già dal titolo “L’arpa di un Italo Albanese”, mi fa pensare a un testo che ha una duplice finalità, una duplice composizione, una duplice lettura. Il che è un merito. Un poco come avviene nel nostro corpo con il cuore. “ Nell’uomo sano -spiegava un grande medico due secoli fa- è come un duplice suono; ogni battuta del polso arterioso, ha un corrispondente suono duplice, ossia corrisponde a due scatti, l’ uno dei quali è rapido e distinto, e alcuna cosa somigliante allo scattare d’una valvola inserviente a un doppio mantice. Quel primo scatto indica la contrazione, la sistole delle orecchiette, l’ altro è più sordo più protratto, e coincide colla battuta del polso, e con quello scatto, o con quello impulso impresso dal movimento del cuore sulla parete del torace, segna la contrazione dei ventricoli. Quel rumore che uno può ascoltare all’ ultima estremità dello sterno, proviene delle impressioni che vi esercitano il movimento della parte destra del cuore; quello che uno può ascoltare tra le cartilagini costali a sinistra, corrisponde alle cavità sinistre del cuore. Nella salute, non differiscono punto tra loro quei rumori che si effettuano da una parte e dall’ altra del cuore”5.
L’Arpa di Leonardo De Martino emette un duplice suono: quello albanese dell’etnia originaria del suo autore e quello italiano, il paese dove da secoli gli Albanesi dell’altra sponda del Mare Adriatico hanno trovato stabile dimora.
Eppure rassomiglia un poco all’araba fenice “L’Arpa di un Italo Albanese”, libro pubblicato a Venezia nel 1881: tutti ne parlano ma pochi, io credo, hanno avuto modo di leggerlo o quantomeno di sfogliarlo.

Dettagli

EAN

9788872970997

ISBN

8872970997

Pagine

80

Autore

Iandiorio

Editore

ABE Napoli

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Editorial Review

L’ARPA CHE SUONA ALBANESE

 

Nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania veniva pubblicata, alcuni anni fa, la legge regionale n. 14/2004 a favore della minoranza alloglotta e del patrimonio storico, culturale e folcloristico della Comunità albanofona del Comune di Greci in Provincia di Avellino.
Ha rappresentato un passo avanti rispetto alla situazione precedente. L’art. 1 della legge recita: “La Regione Campania tutela il patrimonio linguistico, storico e culturale della comunità albanofona del comune di Greci”. Tutela, però, è un termine giuridico che significa difesa, protezione di un minorenne (vero è che in senso lato equivale a difesa, protezione). Ma in che modo si può tutelare la comunità arbëreshë di Greci? Questo è il problema. Non si tratta, certamente, come per la tutela dell’ambiente, creare un’oasi protetta.
E occorre fare attenzione anche all’uso del termine “identità”. Perché alla domanda “che cosa?”, “che cosa sei?”, quale che sia la risposta (bianco, nero, giallo, cristiano, musulmano), questa non può che dare adito a gerarchie, a distinzioni che, se non sono superflue, possono risultare pericolose, addirittura. La focalizzazione sul “che cosa?” costruisce gerarchie1.
Se ci poniamo la domanda “chi sei? “, l’attenzione viene positivamente spostata sulla persona. E nel nostro caso, volendo quasi personificare il paese, se ci chiediamo “chi è Greci?” e non “che cosa è Greci”, eviteremo di costruire una gerarchia, tra un loro (da tutelare) e un noi (con la funzione di tutore)2.
Il libro di Leonardo De Martino, che qui si cerca di illustrare, è la narrazione di “ un’identità che possiamo definire relazionale, che si dà solo nella “relazione con l’altro/con l’altra”. Ho detto “si cerca di illustrare” senza falsa modestia, perché la non conoscenza della lingua albanese limita di molto la ricerca e la riflessione sul testo in lingua. Mentre per la prima parte, quella in italiano, il compito è più agevole. Per la seconda parte, quella in lingua albanese, mi sono limitato all’aspetto generale dei temi affrontati dal poeta, alla scelta dei componimenti italiani tradotti in albanese, da cui traspaiono la formazione religiosa e gli interessi culturali di Padre Leonardo.