Leonardo de Martino: DORA D’ISTRIA

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Copertina posteriore

Uno sguardo all’Albania

Dora d’Istria con la stessa attenzione riservata alla storia della condizione femminile dal tempo dei Romani ai giorni suoi, si applicò allo studio delle condizioni della donna nelle minoranze etniche dell’Europa, pubblicando nel 1859 il libro Les femmes en Orient (12), e naturalmente a quelle nell’Albania.
Caratteristiche geografiche, linguistiche, storiche dell’Albania si intrecciano nella sua narrazione con le vicende di personaggi che hanno avuto ruoli determinanti nella nazione. Riportiamo qui di seguito (sempre nella traduzione dal francese) l’individuazione dei gruppi linguistici etnici che compongono la nazione albanese.
«L’Albania, un paese di confine con l’Europa occidentale, da cui è separata solo da un golfo che si restringe sensibilmente a sud, è anche il confine posto tra i paesi serbi e le province in cui domina la razza ellenica. Non esiste un paese di cui sia più difficile dare un’idea esatta». Quali legami familiari hanno il bellicoso Chkipetars (13) (abitanti delle montagne) con i Serbi e gli Elleni? Risolvere questo problema da solo richiederebbe volumi. – Diversi etnografi ritengono che questi indomabili popoli di montagna siano un residuo dell’antica nazione dei Pelasgi, primitivi abitanti di Italia e Grecia; altri li fanno venire dall’Albania caucasica (14). Sia come sia, è certo che gli antenati dei Chkipetars fornirono a Filippo di Macedonia, ad Alessandro Magno, a Pirro, alla Regina Teuta e a Scanderbeg soldati di fama che conquistarono la Grecia e l’impero del “re dei re” [Persia], fecero tremare l’Italia, resistettero alla trionfale Roma e fermarono Maometto II, il conquistatore di Costantinopoli, nella sua marcia vittoriosa verso l’Occidente.
Gli albanesi non deviarono dal valore dei loro padri. Sono ancora considerati i migliori soldati dell’Est. Ma la discordia religiosa ha paralizzato le loro forze nel modo più deplorevole e ha minacciato di distruggere questo famoso popolo. Come in Bosnia, sono presenti in Albania tre culti, Islamismo, Chiesa ortodossa e Chiesa di Roma. I monaci romani – che fecero cadere i bosniaci sotto il giogo dei turchi – oggi espongono la nazione albanese ai pericoli più temibili, in cui un popolo sia mai incappato. Perciò è molto facile mantenere una situazione di discordia in un paese diviso tra quattro tribù che parlano idiomi differenti. I Geghi, i Toschi, i Ciamiri e i Lapi (Labi) hanno abitudini loro particolari, e la condizione delle loro donne cambia come i loro costumi nelle diverse parti dell’Albania.
Appena si lascia la Tzernagora (Cernagora) per venire a Scutari ci si trova nella Ghegaria detta anche Albania rossa, situata all’estremità di un lago cosparso di isole, che comunica col mare attraverso il fiume Boina. I principali laghi dell’Albania sono il lago di Scutari, il lago di Ocrida e il lago di Ianina… La Ghegaria o Mirdita occupa il nord della provincia dopo Scutari fino a Prisren…Mentre i Gheghi maomettani avvolgono di vestiti rossi il loro corpo robusto, i Mirditi portano, fermato intorno alle reni con una cintura, un saio bianco che scende fino alle ginocchia e una mantellina nera sulle spalle, il cui colletto in forma di cappuccio, protegge la testa con una calotta di feltro.
I monaci cattolici nella Mirdita sono agenti attivi e scaltri della propaganda austro-romana (cattolica). Essi hanno ispirato anche alle donne un ardore anti-scismatico. Dall’età di sedici anni, le donne dei Mirditi camminano con pistole alla cintura, scortate da quei cani feroci che gli antichi chiamavano molossi. Svelte e fiere, estranee a tutti i piaceri, vestite di una camicia col bordo nero all’estremità inferiore, di un mantello di stoffa bianca e di un grembiule dello stesso colore, rassomigliano alla casta e terribile Diana, a cui altari si innalzavano nella sanguinaria Tauride.
Le donne dei Malésors (montanari) in particolare incitano i loro mariti contro gli ortodossi della Cernagora, obbligati a combattere di volta in volta i musulmani e i cattolici dell’Albania. Malgrado l’antipatia che ad essi ispirano i Serbi, che obbediscono al principe Danilo, i Malésors hanno adottato costumi slavi. Le donne hanno atteggiamento di vere slave. I loro capelli, a volte divisi in tre trecce, con fiori e paras, come presso i Bosniaci, talvolta tenute insieme con lunghe spille dalla testa ovoidale, come sulle rive del Danubio; i loro collier di perle di vetro, i loro bracciali e le loro cinture di metallo, i loro camici ornati di ritagli di seta, richiamano tanto i costumi dei Bulgari. Tuttavia mi sembra che le fantasie individuali giochino nell’abbigliamento un ruolo maggiore che in Bulgaria. Al mercato di Scutari sembra di trovarsi a un ballo in costume. Io ho sottolineato l’ornamento delle donne di alcuni phars (clan) che si circondano l’abito di quattro grembiuli sventolanti.
La Toskaria, abitata da cristiani ortodossi e da musulmani di rito sciita, ostili ai turchi, ha una popolazione meno rude di quella della Ghigaria . Questa popolazione è la più bella in Albania, che ha così tanti tipi ammirevoli. I Toski hanno gli occhi blu scintillanti di spirito, un naso romano, un collo largo e una carnagione colorita. Questi pastori dalla lingua morbida e dall’aspetto elegante creano un netto contrasto con i contadini tetri e tozzi della Mirdita. Spiritosi, furbi e vanitosi, indossano con una certa cura un costume che ricorda quello dei soldati di Pirro; perché hanno conservato la clamidia, la tunica, la cintura e il coturno.
Le donne musulmane di questa regione sono l’ornamento degli harem. Avrebbero potuto servire da modello per Fidia e Prassitele. Il maomettanesimo non ha insegnato loro la sottomissione servile dei persiani e dei turchi. Gli albanesi maomettani normalmente hanno una sola donna, e queste non sono né velate né rinchiuse, prendono parte a tutti gli atti della vita esterna e talvolta vi si mescola con un’energia singolare.
La Ciamuria, situata di fronte alle isole ioniche, è una delle più ridenti contrade dell’Oriente. Non credo di cedere all’entusiasmo patriottico facendo le lodi di questo meraviglioso paese. nella vallata dell’Acherusia e sotto le querce di Dodona, regna l’eterna primavera. In mezzo a foreste secolari, dove esalano mille profumi, durante l’estate spira una brezza fresca che viene dalle cime innevate. Sfortunatamente nessuna altra parte dell’Albania ha così sofferto il fanatismo musulmano. I Turchi, padroni dell’Asia settentrionale, qui penetrarono dall’anno 1395 e ridussero in schiavitù una parte degli abitanti. Turacan devastò Gianina nel 1424 e fece innalzare davanti a questa città una piramide di duemila teste.
Malgrado tanti disastri, l’antica Trespozia era risorta dalle sue rovine. Abitazioni pulite ed eleganti, ricchi villaggi erano stati costruiti sui loro romantici pianori. Unendo il gusto per il commercio alla cura per le greggi, i Ciamuri, che in maggioranza sono maomettani sunniti, mostrano una decisa inclinazione per il progresso e la civiltà. Si possono ammirare nelle deliziose vallate della Ciamuria la bellezza di queste donne dagli occhi neri, con una capigliatura bruno castano che scende fino ai loro talloni. Oggi tutto è cambiato! Il cuore sanguina a contemplare la miserevole condizione in cui il regno di Ali-pacha e dei suoi successori hanno ridotto gli abitanti di questo paese. I brillanti guerrieri che un tempo si incontravano coperti d’armi dorate, come i Toski, hanno piegato la testa sotto il giogo. Le loro donne dai piedi fini, dal fisico scattante, dal portamento aggraziato, dallo sguardo vittorioso, languono nella miseria e sono, per necessità, obbligate ad attaccarsi all’aratro, per rimpiazzare i buoi portati via dai pascià
«La Laberia non è favorita dal cielo come le splendide vallate abitate dai Ciamuri. Dominato dai monti Chimera, che gli antichi chiamavano monti Acrocerauni, che si innalzano lungo le coste dell’Adriatico con le loro cime annerite dai fulmini, il paese abitato dalla confederazione dei Liapes ha una popolazione povera, esposta a uragani così violenti da spezzare gli alberi, travolgere i villaggi e far precipitare le mandrie negli abissi senza fondo. Drimadez, Kimara, Porto-Palermo, situato vicino al mare, sono le principali località di questa regione. Porto-Palermo offre uno sbocco nella deliziosa valle del Delvino, l’unica parte di Laberia che viene coltivata e che un popolo più attivo e intelligente trasformerebbe in un paradiso terrestre. La città di Delvino, costruita sul pendio di una montagna, si affaccia su una campagna fertile, costellata di ulivi, limoni e melograni. La fortezza che si erge su un picco isolato è la residenza del pascià».
In conclusione si può dire che: «su entrambe le sponde dell’Adriatico, in Italia come in Albania, l’unione tra tribù della stessa razza potrebbe fare miracoli. Le stesse cause la rendono molto difficile. Lo storico ben informato delle Rivoluzioni italiane (15) ha dimostrato con una logica irresistibile che influenze religiose, complici dall’estero, perpetuano l’asservimento della penisola italiana. Allo stesso modo l’Albania vede la sua nazionalità compromessa da interessi molto mondani, la cui religione è il velo compiacente. I Turchi e i Cattolici che di solito vanno molto d’accordo, finiranno per spopolare l’Albania, la cui popolazione è diminuita di 500.000 anime dalla morte di Ali-Pascia (1822). L’islamismo e il cattolicesimo hanno, sostanzialmente, le stesse tendenze politiche. La famigerata enciclica Mirari di Gregorio XVI non è né più liberale del Corano, né più favorevole alla causa dei popoli. Comprendo che i governi dispotici stanno lavorando per estendere la Chiesa romana; niente di più naturale; poiché è perfettamente comprensibile che obbediscano all’istinto di conservazione.
Ma che delle nazioni, che desiderano ardentemente la loro rinascita, lascino che gli agenti di Roma si stabiliscano come padroni del loro territorio, questo è un tratto singolare di candore e inesperienza.
Dirai che gli interessi della civiltà richiedono che si agisca così e che si accolga con benevolenza “la religione della Francia”, che si aprano le loro porte “alla cultura occidentale? Prima di tutto, la Francia – parlo della Francia illuminata – è filosofo e non cattolica. Inoltre, non mi sembrava che i cattolici della Mirdita, i cui sacerdoti non sapevano leggere, fossero più civili degli altri albanesi; ma al contrario.
In tutta l’Europa orientale non ho mai notato che i lumi fossero il privilegio dei partigiani del Pontefice, che condanna l’Italia centrale a una decadenza intellettuale di cui arrossiscono tutti gli amici sinceri della nazione italiana».

Description

Arbëreshë: Leonardo De Martino
Una poesia per Dora d’Istria

La letteratura albanese è ricca di figure femminili. Ma quali sono le caratteristiche di una donna albanese? Qual è il tipo di donna consacrato dalla tradizione culturale e poetica albanese? Altissimo senso dell‘onore, spirito di sacrificio, attaccamento alla famiglia e alla patria, amore fraterno: queste le caratteristiche della donna, nella tradizione culturale e poetica albanese, anzi gli specifici valori etnici (ancora vivi nello scrigno del Kanun) di tutta la stirpe albanese, di cui la donna è il simbolo più autentico (16).
La poesia qui appresso riportata è di Eutimio Mitko di Coreia che pubblicò nel 1878 in Alessandria d’Egitto L’Ape Albanese: raccolta di canti di ogni parte dell’Albania e delle Colonie per stimolare i suoi connazionali a studiare la lingua materna per il progresso civile della patria (17).
“Eutimio Mitko, còlto letterato albanese, che, per ragioni di commercio, risiedeva nel Cairo, in mezzo a una colonia albanese, colà stabilitasi dai tempi di Mehmot ed Ibraim pascià, gli era largo di aiuti e incoraggiamenti. Il periodico, L’Ape Albanese, fu accolto in Europa con singolare favore, ed ebbe per abbonati alcuni delle personalità più insigni nella politica, nella letteratura e nelle scienze, memorabili, tra gli altri, Mommsen, Dora D’ Istria, Gaidoz, Meyer, Podhorszky, Samogiy, Nicolucci, Cantil, Kerbaker, Stier, Bucholtz, Benloew, la baronessa Knorr…” (18).
Tra gli intellettuali italiani di origine albanese, suoi contemporanei , Michele Marchianò annovera “Ed anche nel secolo presente una nobile schiera d’ intelletto ha lavorato e lavora alla salute della patria. G. Crispi, P. Baffi, Dora D’ Istria, Eleonora Mitko, Cristina Gentile, V. Dorsa, Leonardo De Martino, Eutimio Mitko, P. Chiara, G. Dara, D. Camarda (19)”.
Da quando aveva stabilito la sua residenza in Italia, Dora d’Istria veniva considerata quasi connazionale, e accanto al suo nome il Marchianò mette quello di Leonardo De Martino.

Canto dedicato alla
Signora Dora d’Istria (20)

Elena Ghika da Permeti (21),
Fiore montano della cittadella !
Tu n’ escisti, e dimori presso il mare,
Dove si accosta il vento di Permeti::
All’Epiro (alla Schiperia) risguardi
Oltre il mare, e sospiri,

Il germe tuo sorse dall’ Epiro:
Ma ordinava Iddio
Che te producesse qual fiore la Valacchia,
Dove si allogó la tua gente,
Tu nascesti in Valacchia,
Ma la stirpe hai nell’Albania.

Tu Signora eccelsa, Principessa,
Non impugnasti la spada che tagli,
Né il fucile onde uom perisca ;
Ma col parlare che ha fede,
Ha profonda radice, e vigore,
Procuri il bene d’Albania.

Tu ne uscisti, e percorri la terra de’ Franchi,
Perché l’ Albania risorga.
E, qual madre che porgendo il seno (ai figli)
Non pone mente al vigore che perde,
Dì e notte intendi al lavoro,
E soccorri all’Albania.

Una madre qual tu sei valorosa
Di mente, e d’animo pietosa,
Sei da tutti mostra a dito,
Né costoro caddero nell’inganno..
Ma io non so cantar tue lodi,
E solo in cuore di te gioisco.

Degli Schipi la patria ha monti e sassi,
E donne possiede pari agli uomini,
Di spirito ardenti qual fuoco,
Che il paese loro non abbandonano.
Ve’ che Elena vive lontano,
Ma il suo paese non oblia.

Vedi tu quelle eroine in guerra?
Esse si slanciano come Amazzoni!
E tu, o Bobolina (22), puoi andar dimenticata?
E tu, o Suliotta (23), puoi al giusto venir lodata
Ma se vuoi mente, e scienza,
Noi abbiamo Dora D’Istria.

Signora! se in Dio poni l’affetto;
io ti supplico di tutta forza,
Comecché sia già grande il tuo travaglio,
Deh! t’affatica in pro’ degli Epiroti:
Poiché la tua voce è potente
E in terra, e presso Iddio.

Sopra le tombe d’Albania
Spargi fiori ai valorosi,
Che vittime si fecero per la sua gente,
Onde redimerla da schiavitù.
Ed infine ti prego: siimi clemente,
E d’inchinarmi a te mi concedi.

Al Cairo 26 ottobre 186, Eutimio Mitko

Dettagli

EAN

9788872970997

ISBN

8872970997

Pagine

80

Autore

Iandiorio

Editore

ABE Napoli

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Editorial Review

Ritratto di donna, Dora d’Istria

 

Scrittrice rumena di origini albanesi, è conosciuta in Romania come Elena Ghika e in tutta Europa con il suo pseudonimo di Dora d’Istria, sostenitrice delle minoranze nazionali nell’Impero degli Asburgo e della causa per l’uguaglianza delle donne (1).
Nell’introduzione al libro di Dora d’Istria su Giorgio Cretziano, pubblicato nel 1868 nella traduzione italiana(2), l’autore della traduzione, E. Artom, aggiunge questa nota biografica:” La Principessa Elena Ghika, nacque in Bucharest nel 1828, dal principe Michele, fratello di Alessandro X succeduto a Gregorio IV Ghika nel 1834, e dalla principessa Caterina, letterata di merito e la prima che abbia pubblicato opere scritte in lingua rumena. Sposata nel 1849 al principe russo Alessandro Koltzoff Massalsky, per motivi di salute e politici abbandonò nel 1855 la Russia, e visse studiando in Belgio, in Svizzera, in Grecia, in Italia, facendosi campione delle nazionalità albanese, greca, serba, rumena, italiana, e pubblicando moltissimi lavori di Nazionalità, di Questioni sociali, di Storia, di Viaggi, di Romanzi e di Scritti vari, tradotti in parecchie lingue e da lei stessa in diversi idiomi dettati, perocché conosce profondamente l’italiano, l’inglese, il tedesco, il francese, il rumeno, il greco, il latino, il russo, l’albanese. Membro della società Archeologica di Atene e della Società Geografica di Francia, per voto unanime del Parlamento Ateniese nel 1867 ebbe conferita la nazionalità greca, ed in quest’ anno è stata nominata membro dell’Ateneo di Venezia. Del suo amore per la causa della nazionalità abbiamo la bella testimonianza di Garibaldi, che nel 16 luglio 1861 le scriveva: «I Moldo-Valacchi debbono fare lo stesso (favorire le aspirazioni nazionali dei Magiari). Io spero immensamente nella vostra alta influenza sui vostri compatrioti per stringere quei legami che debbono oramai unire le razze orientali ai loro fratelli sparsi nel centro e nell’occidente dell’Europa» – Vedi Ribliografia della Principessa Elena Ghika compilata da Bartolomeo Cecchetti – Venezia 1868, – e il Saggio Biografico su D.D’Istria di Enrico Artom, Cosenza 1867.
Sull’anno di nascita di Dora d’Istria concordano i biografi, ma sul luogo di nascita, Bucarest in Romania, non sempre. Perché nel libro, in forma epistolare, Les femmes en Orient, pubblicato a Zurigo nel 1859, nella prima lettera del primo libro intitolata La giovinezza di una Albanese, a p.3 si legge: “Io sono nata sulle coste dell’Albania meridionale non lontano dalle rinomate montagne della Selleide, in questa città di Parga, [oggi comune della Grecia nell’Epiro] le sfortune della quale, qualche anno dopo la caduta di Napoleone, hanno riguardato tutta l’Europa” (3).
Che sia nata in Albania o in Romania, nulla toglie alla grandezza di questa donna. Di sicuro, dal 1865 al 1988, anno della sua morte a Firenze, ella visse stabilmente in Italia.
Dora d’Istria scrisse molto e i suoi libri ebbero molto successo e furono tradotti appena dopo la loro pubblicazione in diverse lingue.
Quando ancora era in vita la scrittrice, uscì un saggio bibliografico delle sue opere, aggiornato al 1873. Un intero fasciolo de La Rivista Europea, 1873 (4), dedicato a Dora d’Istria, contiene ampia bibliografia delle opere della scrittrice a cura di Cecchetti. Qui riportiamo i libri riguardanti la storia della condizione della donna, di particolare interesse per il tema attualissimo della parità tra i sessi.
1. Des femmes par une femme, Parigi e Bruxelles, Lacroix, 1865, 2 vol in-8. Quest’opera fu tradotta in una rivista russa : Zagranicny Viestnik (Il messaggere straniero.) Veggansi anche Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, 18 settembre 1865, appendice del prof. Francesco dall’Ongaro, e la Brochure: « La questione femminile e la principessa Dora d’Istria. » (Firenze, Successori Le Monnier, 1865, in-8, del prof. C. F. Gabba).
2. Lettre à la Presidente de l’Association des dames grecques pour l’instruction des femmes (Donna, Venezia, 11 dicembre 1872).
3. Lettre au Président du Parnassos, in francese nella Staffetta di Napoli, 12 aprile 1873; in greco nella Penelope d’Atene, 15 maggio 1873.
4. The weman question in Austria, (Drawing room gazette, Londra, maggio 1873).
5. Les femmes fortes; in francese nel Messager franco-americain (New-York, 6 marzo, 1871).
6. A Russian Princesse on Woman right [Lett. di D.d’I, alla sig.Bullard] (Revolution, New-York, 9 marzo 1871.
7. The weman question in Germay. (The Drawing room gazette, 28 june 1873).
Rileggere dei brani dal libro intitolaro Des Femmes par une Femme, che si potrebbe tradurre “le donne viste da una donna”, potrebbe contribuire a:” far conoscere nella Principessa Dora d’Istria, non solo l’ ingegno politico, forte propugnatore del principio di nazionalità, pensatore profondo, culto d’ogni erudizione; e a un tempo artista, poeta, immaginoso pittore; ma il ricco novero delle sue opere frutto di un’alta intelligenza e di una operosità singolare” (5). Le correnti romantiche e idealistiche dell’Ottocento hanno fatta propria l’idea che ci sia un nesso fra lingua e condizioni socioculturali e che la lingua sia espressione del modo di pensare e sentire di un popolo. A partire dalla fine del ‘700 la relazione fra la lingua e il popolo che la parla assunse una connotazione di tipo nazionalistico.