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Una “Breve storia delle vacanze” è stata scritta da Fruttero & Lucentini, partendo dalla Bibbia, dépliant Supremo, con il giardino dell’Eden quale momento base di ogni vacanza dell’umanità ed il Serpente come antenato dei moderni animatori.
Nella ricerca si dimostra che non si conoscono testimonianze di una qualche politica turistica presso antichi popoli, fino all’avvento dei Romani: “è sulla parola villa che si fonda in pratica il concetto di quel che ancora oggi intendiamo per vacanze”
L’Avv. Cicerone vantava lussuose “villulae meae” fuori Roma e i giovani-bene di allora, per “imparare la lingua”, andavano in Grecia, dove le vacanze erano considerate indegne!
Grazie agli Arabi abbiamo messo a punto i nostri automatismi in ordine all’estate: “Non appena il termometro si avvicina ai trenta gradi, anche il più razzista degli europei comincia a sognare in arabo, che lo sappia o no: fontane, giardini ombrosi, vesti fluttuanti, ventagli, sorbetti…”
Dopo i pellegrinaggi nel Medioevo, si affermano con l’Umanesimo i valori gastronomici ed alberghieri. Erasmo da Rotterdam con il suo “Diversoria” risuscita Orazio e le sue classifiche sui posti di ristoro tra Roma e Brindisi, precorrendo la Guida Michelin.
Nel Settecento la campagna e, in particolare, i fiumi vengono ricercati per trovare ozio e refrigerio: “Si gusta nella State un gran piacere presso le sponde dei sudetti due fiumi. In esse si fanno sontuose cene con suoni e canti.”
La citazione si riferisce ai fiumi beneventani Sabato e Calore, la cui balneazione, nella prima metà dell’800, era rigidamente regolamentata dal Delegato pontificio, che stabiliva per i due sessi “siti separati e distanti…onde si eviti lo scandalo”. I contravventori rischiavano l’arresto e “battiture sul cavalletto”!
Nel 1923 viene dichiarata guerra al ballo: “Tutti i buoni italiani devono dormire la notte. A letto!”
In “Credere, obbedire, ballare! La notte a Rimini nell’estate fascista” di Manlio Masini (ed. Guaraldi, 1994) si legge: “Sotto accusa sono gli ‘snob da bar’, i viveurs del tabarin, malati di esterofilia, che bevono whisky e champagne e storcono la bocca al Sangiovese… e rifiutano persino di assaggiare l’ultima novità nazionale, il forte liquore Mussolini della distilleria G.B. Fiori di Firenze che con una spietata concorrenza si impone sul mercato fino a superare le vendite dello Strega…”
Assurte al rango di “conquista sociale”, le vacanze moderne hanno alimentato quella maliziosa diceria, puntualmente riesumata da Fruttero & Lucentini, secondo cui “la democrazia consiste nell’accesso di tutti a cose che non esistono più”.
Nei depositi del Parco archeologico di Ostia Antica, sono stati ritrovati, nel 2019, alcuni pesi in bronzo per la misurazione del grano pari a 5 libbre (circa 1600 g.) con un’iscrizione in argento che ricorda Marco Rutilio Lupo.
Le prime notizie circa l’esistenza di un Iseo a Benevento derivano dall’interpretazione di frammenti dei due obelischi fornita nel 1826 da Champollion, il primo a decifrare nel 1822 i geroglifici, grazie alla Stele di Rosetta: ”pour le salut de l’empereur Domitien et placés devant le temple de la déesse Isis, grande dame de Bénévent, par Lucilius Rufus” (Erman, 1896)
L’ipotesi più accreditata continua ad essere quella di identificare con M. Rutilius Lupus il dedicante degli obelischi beneventani. A parere dell’archeologo Italo Iasiello “un più approfondito esame prosopografico sembrerebbe confermare ulteriormente la validità di questa lettura. La gens Rutilia, largamente attestata a Benevento, presenta inequivocabili rapporti con l’Oriente e i suoi culti.”
Osserva lo storico Vito A. Sirago: “Dunque, è un privato benestante Beneventano che innalza a sue spese l’obelisco pro salute et reditu imperatoris (secondo la formula latina), a nome Lucilius…un Lucilio Rufo sconosciuto: del resto, il testo egizio presenta solo le consonanti MPUPS, che potrebbe essere anche Lupus: un Rutilius Lupus è indicato da un’iscrizione di Benevento: potrebbe essere lo stesso personaggio che sotto Traiano nel 113 d.C. sarà prefetto d’Egitto.”
Per sintesi dello studioso Giuseppe Camodeca, il personaggio che nell’88-89 d.C. dedica l’Iseo di Beneventum a Domiziano è M Rutilius Lupus, “praef. annonae (103-111), praef. Aegypti (113-117), uno dei grandi produttori di laterizi dell’età traianea (almeno dal 110 al 123) e ricco proprietario delle figlinae Brutianae, Naevianae, Narnienses; morto forse verso il 124.”
Ne “Il Mistero del Tempio” (2018) di Livia Capponi si parla ampiamente del prefetto Rutilio Lupo, del suo coinvolgimento nella repressione della rivolta ebraica sotto Traiano.
Scriveva lo storico Mario Rotili nel volume “L’Arco di Traiano a Benevento” (1972),: “[…] M. Rutilio Lupo, un ricco cavaliere proprietario di diverse fabbriche di laterizi in Italia, che però non fu solo intraprendente industriale, in quanto ricoprì la carica di prefetto dell’annona e fu prefetto dell’Egitto. È pensabile perciò che valendosi del prestigio di cui godeva presso il principe, abbia avuto una parte dominante nell’erezione del monumento, tanto più che in esso un ciclo di rilievi, quello del fornice, è dedicato proprio a Benevento, cosa che senza dubbio presuppone, in un monumento dedicato dal Senato, una particolare sollecitazione.”
La bella dormiente del Sannio, come scrive Antonio Jamalio, è il nome dato dagli abitatori della valle beneventana al “giogo estremo del Taburno, il quale si profila ad occidente con la sagoma di una donna giacente supina, come se dormisse, i piedi verso la famosa Valle Caudina e il capo reclinato sulla cima più alta”. (cfr. A. Jamalio, La Regina del Sannio, 1917)
Alla Dormiente lo scrittore dedicò una lunga poesia, di cui offriamo una coerente sintesi.
“ Tu dormi, o bella/ ninfa del Sannio:/
supina il seno turgido/ e reclinata mollemente il capo/ su la rupestre cima, dormi nei secoli…
de l’almo Sannio taumaturga diva/ la tua grand’ombra appare…
e tu dormivi, o vergine/…/quando ne la verde irrigua conca,/ ove il frigido Sabbato confonde/ nel tepido Calor le limpid’onde,/ le palafitte sorsero/ di Malöento; e quando le sabelliche/ tribù dal bue condotte/ le tue pendici d’opulenti paschi/ covrîr, e nacque il Sannio…e il Sannio forte assurse…
Assurse il Sannio,/ che del tuo piè nelle immortali forche/ il popolo cattò dei fati amico:/ il più superbo popolo del mondo/ dové porger le terga / a sannitica verga !
Ma i fati vinsero;/ e tu dormivi, o ninfa:/ né ti destâr le vindici di Silla/ immani furie,/ che fêr del Sannio,/ dell’opulento ed operoso Sannio/ un nome vano./ Ben rivisse con più felici auspicii/ Benevento, cui Roma fu munifica;/ ma il Sannio forte, il Sannio fiero, giacque.
Doveva il Barbaro/ ne la notte dei tempi,/ doveva Arechi, de’ Sanniti Prence,/ compier vendetta del sillano scempio,/ e il Sannio allor risorse,/ e dell’umile Italia ebbe i confini,/ e Benevento, in la ferrata cerchia di sue turrite mura,/ tornò regina.
Oh Arechi invitto! Oh spendida Adalperga!/ Come rimpianse l’ultimo Landolfo/ il vostro <<sacro felice palagio>>…
Ma ricadde, e per sempre; pria si scisse:/ di venturier rapace indi fu preda./ Pur la regina,/ anzi che al barbaro/ tornar fantina,/ scinse la chioma/ e si fé monaca,/ tornando, fida, a la gran Madre, Roma.
Ben otto secoli,/ vita ella trasse/ claustrale, aspettando la sua ora./ E l’ora giunse: un biondo Cavaliere…
E tu dormi pur sempre. Fortunata/ ora, che non odi eco degli eventi/ onde le plaghe intorno son frementi,/ né vedi il fluttüar di sangue umano/ onde rosseggia e terra ed oceano:/ dormi, e intorno al tuo capo eccelso aleggia/
la fulgida dei sogni inclita schiera,/ aleggia il mio sospiro, o bella ninfa…”

INDICE
1. Iside Signora di Benevento pag.
2. Apicio ad Apice pag.
3. Nascita delle vacanze d’estate pag.
4. Il ricco cavaliere Marco Rutilio Lupo pag.
5. La Dormiente del Sannio pag.
6. Papiniano e i briganti della Via Appia pag.
7. Le longobarde pag.
8. Alberada di Buonalbergo pag.
9. Capricci di monache nel silenzio dei chiostri pag.
10. Burattini per il Sabba pag.
11. Giovanni Salvatore e la bella Adriana pag.
12. Cenere del Vesuvio su Benevento pag.
13. Il cielo e le rime di Remigio Del Grosso pag.
14. Il Colera del 1837 pag.
15. Il 48 a Benevento pag.
16. Con Abba in co del ponte pag.
17. Il traduttore socialista Martignetti pag.
18. Manfredi in un romanzo di Capranica pag.
19. Padre Pio da Ceppaloni pag.
20. Guidoni e la Caserma Sannitica pag.
21. I compagni di classe di Vittorini pag.
22. Bombe sulla città pag.
23. Gian Carlo Fusco un ligure sannita pag.
24. Lucio Giulio Messina al Giro d’Italia pag.
25. Versi corsari di un sannita pag.
LE NOTE BIBLIOGRAFICHE SONO ALL’INTERNO DEL TESTO
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