62. Castelpagano nel 1743

30,00


Toponimi dei luoghi sviluppati nel testo

 

Le famiglie del paese che nel 1700 era inserito nella provincia della Capitanata di Bovino (oggi provincia di Foggia). Il testo descrive la società di Castelpagano nella metà del Settecento attraverso lo studio analitico del suo Catasto Onciario, voluto da Carlo di Borbone per tutto il Regno di Napoli, passando in rassegna tutte le famiglie, i cognomi, i toponimi, i mestieri, le professioni e gli istituti religiosi di tale comunità in quel periodo, come se si osservasse “una fotografia scattata all’epoca”.

Sempre negli atti notarili del Paolucci, troviamo altre importanti notizie circa personaggi e famiglie di Castelpagano agli inizi del XVIII secolo. In un atto del 12 ottobre 1729, intitolato Università della Terra di Castelpagano, attestato a’ suo favore, si recarono dal regio notaio i castelpaganesi mastro Francesco Pizzuto, Nicola di Antonio Panaggio, mastro Alessandro Iachiara, Nicola Grambone, Francesco di Ambrosio Caruso, mastro Giuseppe Spallone, Rosario Penna, mastro Berardino Pagliuca, Nicola di Francesco del Grosso, Giovanni Matteo, Giuseppe di Fiore, Pietro Ricchetto, Nicola di Angelo Panaggio, Antonio Rollo e Giuseppe Stefanuccio, per attestare che il 9 ottobre 1729, alla presenza del luogotenente notar Domenico Antonio de Mattheis, in pubblica piazza erano stati eletti il Sindico dottor signor Domenico Antonio di Stefano, il capo eletto mastro Agostino Grambone, il secondo eletto Donato Colacrai, il terzo eletto mastro Francesco Caruso e il quarto eletto mastro Antonio Caruso, scelta contestata violentemente da Giuseppe Carolla, erario del duca, il quale voleva mastro Alesio Pizzuto per Sindico. Nello stesso atto viene citato il Reverendo Signor Don Giulio Nista, cappellano dell’Illustre Duca. In un altro atto, sempre sulla questione dell’elezione del sindaco di Castelpagano e intitolato L’Università della Terra di Castelpagano, e per essa il Magnifico Domenico Antonio di Stefano Sindico, atto pubblico a’ suo favore, datato 1° novembre 1729, presso il regio notaio Paolucci si presentarono Niccolò Nista, Filippo del Grosso, Niccolò Grambone, Giulio Caruso, Prudenzio Minicuccio, Giovanni di Pietro Nista, Niccolò Minicuccio, Domenico Minicuccio, Emilio Barone, Giovanni di Gismondo Nista, Giovanni di Niccolò Nista, Giuseppe di Corvino, Giuseppe Caruso, Lonardo Caruso, Tomaso Ferrone, Domenico Colacrai, Giuseppe di Nicol’Antonio Caruso, Domenico di Francesco Panaggio, Domenico di Giuseppe Pizzuto, Pasquale di Lauro, Giulio Cricco, Domenico Robbertone, Niccolò di Angelo Panaggio ed Angelo Caruso, per raccontare l’accaduto ed attestare la legittimità dell’elezione del sindaco di Stefano. Nel rogito si menzionano: Gaetano Majello affittatore della taverna dell’Ilustre Duca, Giulio Rollo, Angelo Corvino e Nicola Cricco che da molto tempo mancano da questa Terra e non vi si ritrovano presenti in detto atto, come presentemente sono fora di questa loro Padria atteso il Corvino, e Rollo sono nella Defensa di Selvapiana ad abbarrare parchi, Nicolò Cricco al servizio delle pecore dell’Illustre Signor Principe di Troja, Pio di Pinto, Lorenzo Majello, Michele Matteo, Carmine Matteo, Carl’Antonio Caruso, Giuseppe di Donato Grosso, Nicola di Pinto, Mario Nista e Paolo Tartaglia che sono parenti stretti dei Reverendi Sacerdoti Nista e Orazio de Mattheis, Cappellano e Fattore dell’Illustre Signor Duca nelle Massarie di Casoria, Gianbattista d’Agostino e Pietro Panaggio Guardiani, e Custodi di pecore di detti Reverendi Signori di Nista, Nobile Caruso massaro di vacche del duca, Salvatore di Fiore Guardiano di detto Illustre Signor Duca e cognato di detto massaro di vacche, come anche cognato di detto Erario, ed infine mastro Domenico Pizzuto e Lorenzo Pizzuto, padre e figlio, affezzionati di detti Signori di Nista e depennenti di detto Illustre Signor Duca45.
Attualmente, sono registrati a Castelpagano altri cognomi, di provenienza diversa ipotizzabile, che si sono mescolati agli autoctoni: Basile e Basilone da Colle Sannita, Cafano, Calzone da Reino, Capozzi da Santa Croce del Sannio e Morcone, Cardo da Circello, Caromano e Coromano da Riccia (dal beato Santo Stefano Coromano), Casario da Riccia, De Bellis dall’area di San Nicola Manfredi/Benevento/Apice, De Caprio dal Napoletano, Del Zingaro da Napoli, De Rubeis dall’Avellinese, Di Florio da Cercemaggiore, dove un nucleo della famiglia risiedeva nell’omonima contrada di Florio, Di Maria da Santa Croce del Sannio, Fernando dal Napoletano o formatosi in loco in epoca più recente, Fiamma da Benevento, Fucito dal Napoletano, Gentile da Colle Sannita, Giangiacomo e Gioia dal Campobassano, Girardi da Pesco Sannita, Golia da Circello, Grasso da Colle, Iapalucci da Riccia, Lentini dal Napoletano, Lombardi da Morcone, Macchiaroli da Colle Sannita, Maggio dal Napoletano, Magliano dal Salernitano, Manocchia da San Severo, Marino da Colle Sannita o da area molisana, Martucci e Mascia da Colle, Masini dal Napoletano o dall’Avellinese, Massarelli dal Napoletano o da Circello, Mastrocola da Casalduni o Circello, Meoli da Apollosa, San Lorenzo Maggiore, Cautano o altro Comune nel Beneventano, Moccia dal Napoletano o dal Casertano, Moffa da Riccia, Pagnano da Colle Sannita, Parente dal Casertano o dal Napoletano, Pedicini dall’area di Benevento, Petriella da Circello, Polcino da Colle Sannita, Ricci e Rossetti da Circello, Santanelli dalla Puglia, Serena dal Napoletano, Testa e Venditti da Cercemaggiore, Vetere da Pesco Sannita, Viola da Colle Sannita, Zaccari da Circello, Zaccaria dal Napoletano e Zeoli da Santa Croce del Sannio.

Negli atti preliminari, nelle rivele, negli apprezzi e negli squarciafogli di campagna dei Catasti Onciari sono riportate le denominazioni dei quartieri abitati e delle località di campagna. Alcuni di questi toponimi sono rimasti fino ad oggi, ma è giusto riportare le antiche denominazioni dei territori di Castelpagano così come registrate nel Catasto Onciario.
Per i quartieri abitati, vi sono: La Fontana a’ basso, la Fontana, il Forno a’ basso, il Forno / lo Forno, la Chiesa, avanti la Chiesa, dietro la Chiesa, il Piano / lo Piano, lo Piano di Mast’Antonio, lo Puzzo a’ monte o lo pozzo a’ monte, la Piazza, la piazza deritta, l’Ajrella, sotto la Valle, la Casa della Terra / Dentro la Casa della Terra / Dentro la Terra, la Vigna della Corte, lo Spedale / l’Ospidale, la Valle, la Mandra, l’Ajrella, Toppo Morrone, la Taverna, dietro lo Giesù, la Congregazione, Santa Crocella, lo Celzo, lo Passo, Santa Elena, sotto il palazzo e la portella.
Per i le aree di campagna, vi sono: Piana di Lopa, Piana quartuccia, lo Campo della Corte / lo Campo, lo Carnriaco, la Fontana a’ basso (orti), la Fontana (orti), l’Ajrella (orti), li Colli, il Pozzo del ponte, la via della Strada, la Strada, la Cupa della Strada, Cupa cornuta, lo Vado della Strada, lo Puzzillo , lo Sterparo, lo Sterparone, lo Sterparo di mezzo, Cerro Zampino, il Molino, le Pescature, Valle Martire seu la Chiusa di Salviaco, la Chiusa di Traviscione, la Chiusa dei Preti, le Majtine, la Cesa Marina, la Cesa, la Cesa de Corgnali, la Contra, la via di Contra, la Contra di Cercello, il Carmine, il Vallone, l’Agnelera, Santa Maria, l’Aja di Giallacco, Pescamarcie, le Pietre di Sauro, le Pietre di Zegola, Piana Pinciara, la via del Colle, Serra delle Croce, la Croce di Bajconte, la Croce di Gennaro, Romoalto, Valle Francesco, lo Cerrone, lo Cerro, lo Cupone, La Selvotta / La Salvotta, la via della Selva, le Tre Croci, l’Ajriccia, la Pisolla, li Torti, Montesanto, Pistriccia, Lago d’Angeli seu L’Acqua Salza, Le Rose, Lago Fiorella, Rovoalto o Rovoarto seu Piana Masella, le Barcella, la via del Bosco, la Cesa del bosco, la via della Selva, le Coste, le Coste di Tella, le Coste del Segatore, la Chiaja, il toppo del Campo, lo Toppo di Felicello, lo Toppo di frà Livio, lo Toppo di Zolla, le Mortine, Colle vastone, San Marco, il Pagliarello / Pagliariello, Colle Caruso, Serra del Caruso, Colle Campo, le Frassete, Tammarecchia, l’Isca di Tammarecchia, il ponte di Tammarecchia, la Civitella, la Cappella di Mario, la Laura, lo Casone, Campo Tiberio/ Campotiberio, Campo Franzese / Campofranzese, il Forno del pio Ospedale, Cerro Corvino / li Cerri Corvini, li Codacchi, la Pincera, lo Cupello / lo Cupillo, la Mborchia, la Lama Carrello, lo Casale, la via del Casale, le Serre, la Foresta, Cavia di mezzo, Pietre di Zegola, li Grottoni, li Fossi, li Fossi di Mario, la Fontana delli Fossi, la Fontana di Giglio, Fontana Ceca / Cica, la Fontana della Varra, la Fontana Pagliuca, Campo Saglioco/ Campo Sagliocco, Campo Ricciardo, il Toppo del Sale, sotto la Valle (orto), la Tenta, le Marchesane, la via di mezzo, Colle d’Ambra, il Termine, Pesco mittipane, lo Pesco di Pilo, lo Capullo, il Ceraso, la Piscolla, le Liscie, Colle Iaroccio, alla Montagna, Valle Caldo / Valle Galdo, lo Pescullo, le Chiuse di Fina, la Barulla, le pietrefocali/ le pietre focali, la via del Molino, le Case/le Casi e le Cese de Corgnali.

Il Catasto Onciario elenca anche gli istituti religiosi, cosiddetti luoghi pii, della Terra di Castelpagano:
1. La Cappella del Santissimo Salvatore eretta dentro la Chiesa Arcipretale di questa Terra sotto il medesimo titolo
2. La Cappella del Santissimo Corpo di Cristo eretta in questa prefata Terra di Castelpagano
3. La Cappella del Rosario eretta dentro la Chiesa Arcipretale
4. La Cappella del Nome di Dio
5. Il Monte frumentario delle Cappelle
6. La Cappella di Santa Monica per jus patronato della Sig.Catarina Panaggio
7. La Cappella del Monte de Morti
8. La Chiesa Arcipretale sotto il titolo del Santissimo Salvatore

Tali istituti religiosi possedevano beni immobili a Castelpagano e riscuotevano fitti e decime dagli abitanti del luogo e tantissimi erano i castelpaganesi fittavoli delle proprietà delle cappelle o debitori di denaro da queste prestato a cenzo con tasso d’interesse, che variava a seconda dei contratti stipulati….

Description

I COGNOMI DELLE FAMIGLIE SVILUPPATE NEL TESTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BARONE (17) – Diffuso in tutta Italia, è la cognominizzazione del soprannome e poi nome di origine germanica Baro e Barone che, con molti alterati e derivati, già appare in iscrizioni latine del V e VI secolo (Baro) e quindi, dall’VIII al IX secolo, in documenti di varie regioni italiane. Il personale germanico Baro, di tradizione varia, forse già latina tarda o gotica, poi longobardica, franca e anche tedesca, ha alla base il sostantivo baro, da bara, “uomo libero” e “guerriero, combattente valoroso e coraggioso”, solo più tardi divenuto titolo e grado feudale che scarsamente ha influito sui nomi e cognomi italiani, del resto già affermati in età franca10.

BOZZUTO (11) – Tipico di Castelpagano e diffuso anche in Puglia a Foggia, San Marco La Catola, Lucera, San Severo e Serracapriola, deriverebbe dal soprannome bozzuto, “ricoperto di bozzi, di protuberanze sulla pelle”, oppure, ipotesi più valida, dal termine pozzo, quindi attribuito come soprannome ad un nucleo familiare che viveva accanto ad un pozzo. Ad avvalorare la seconda tesi è la variante cognominale Pozzuto, diffusa nelle vicinanze ed in particolare a Colle Sannita, dove in passato veniva spesso riportato nella forma Bozzuto per effetto del fenomeno del betacismo. Nel Catasto Onciario di Colle Sannita del 1742, infatti, si ritrova l’espressione Pozzuto seu Bozzuto, così come nei registri parrocchiali del medesimo paese11. Altre varianti i cognomi Iapozzuto, tipico di Colle Sannita, con l’aggiunta del rafforzativo prostetico Ia- come particella patronimica12, e Pezzuto, più diffuso nella stessa area geografica, ovvero nella zona di confine tra Contado di Molise e Capitanata, in passato.

CAJRELLA (1) – Tipico di Foglianise, attualmente è diffuso anche a Castelpagano ed è già attestato nel Catasto Onciario solo per la zitella Maria Cajrella figlia del quondam Carlo che viveva con il fratello Dionisio e la sorella Costanza, motivo per il quale si può facilmente dedurre che tutti i castelpaganesi attualmente con il cognome Cairella siano discendenti diretti del Dionisio citato. Il cognome potrebbe derivare dal personale femminile Cairella, variante del nome Cara.

CAROLLA (12) – Diffuso in Campania principalmente a Benevento, Pomigliano d’Arco, Castelpagano e San Giorgio del Sannio, in Puglia a Casalvecchio di Puglia e Casalnuovo della Daunia e in Molise a Riccia, Campobasso e Toro, sembrerebbe derivare, come il precedente, dal personale Cara, oppure da un soprannome legato alla pratica del canto e della danza, da caròla.

CARUSO (17) – Panitaliano, il cognome presenta picchi d’intensità di diffusione nelle regioni meridionali tirreniche (Campania, Calabria e Sicilia), dove con ogni probabilità si è formato nel corso dei secoli. La forma cognominale Caruso è originata dalla cognominizzazione del personale Caruso, a sua volta derivato dal sostantivo meridionale caruso o carusu, dal verbo “carosare” o carusare, voce dialettale adoperata per “tosare”. Con il termine “caruso” si designavano, in passato, i giovani garzoni impiegati nelle attività agricole e pastorali. Un’altra ipotesi propenderebbe nel ricondurre il cognome all’antico Carusius, noto per essere stato il nomen di Marcus Carusius, governatore della Britannia nel III secolo d. C., oppure al cognomen romano Carus (Caro), dall’aggettivo latino carus, col significato di “caro, diletto, amato, stimato” 13.

COLACRAJ (9) – Attualmente registrato nella forma Colacrai, ma anche nelle varianti Coalcrai e Colagrai, deriva dall’unione del nome Cola, dall’aferetico di Nicola, e Crai, dal latino cras, ovvero “domani”. Tipico sannita, in Campania è diffuso solo a Castelpagano e Colle Sannita, in Puglia a San Severo, Alberona, Serracapriola e Casalvecchio di Puglia, mentre in Molise lo si ritrova nei Comuni di Montecilfone e Termoli.

COLASANTO (1) – Diffuso in Campania principalmente a Napoli e Baselice, in Molise a Campobasso e Termoli e registrato ampiamente in Puglia, in particolare a Terlizzi, Bari, Lucera, Foggia e Bitonto, deriva dalla cognominizzazione in senso patronimico del nome del capostipite Colasanto, derivato dalla fusione dei nomi Cola, Nicola, e Santo.

COLUCCIO (1) – Estinto a Castelpagano, è tipico di Baselice nella forma cognominale pluralizzata attualmente diffusa Colucci, cognome registrato anche nel resto della Campania. Deriva dalla cognominizzazione del nome del capostipite, appunto Coluccio, usato in epoca medievale. Si ricordi con questo nome, a titolo d’esempio, l’illustre letterato e politico Coluccio Salutati (1332-1406).

CORVINO (11) – Cognome ampiamente diffuso in area meridionale italiana, specialmente in Campania e Puglia, deriva dal nome di persona Corvo o Corvino, attestato come cognomen già in epoca romana nella forma Corbus14.

CRICCO (16) – Attualmente registrato a Castelpagano nella forma Cricca, deriverebbe dalla cognominizzazione in senso patronimico del nome di persona Cricco, attestato già in epoca medievale e a sua volta derivato dal latino Criscius. La forma cognominale Cricco è oggi più diffusa in Umbria, mentre Cricca in Romagna, con unico ceppo meridionale a Castelpagano.

D’AGOSTINO (2) – Panitaliano, ovvero ampiamente diffuso in tutto il territorio nazionale, è una forma cognominale patronimica con alla base il supernomen latino imperiale Augustus, diffusosi nel mondo romano per essere stato il titolo del primo imperatore Gaius Iulius Caesar Octavianus, nominato Augustus dal Senato nel 27 a.C. Il termine “Augusto” deriverebbe del verbo augeo, che ha in latino il significato di “accrescere”: dunque gli “Augusti”, gli imperatori, erano considerati come coloro che avevano il compito e la capacità di accrescere la ricchezza, il benessere, la floridezza dello Stato, grazie al potere che rivestivano. L’appellativo Augusto vuol dire anche “venerabile” e, soprattutto, “protetto dagli dei”, “consacrato agli àuguri, favorito da buoni auspici”, ricollegandosi all’aggettivo greco sebastòs, col significato di “venerabile”, utilizzato in Oriente per indicare le divinità o i sovrani più importanti, innalzati al grado di teòs dopo la morte. Una seconda ipotesi indurrebbe invece a far derivare il nome, e quindi anche il cognome, dal soprannome “Agosto” o “Agostino”, attribuito nei secoli passati agli infanti venuti alla luce nel mese di agosto. Il nome si diffuse poi nei primi secoli del Cristianesimo grazie al culto di Sant’Agostino (354-430), Padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, autore delle famose Confessioni. Nel Sannio, oltre ai D’Agostino di Pesco Sannita, è registrata una consistente presenza di ceppi familiari omonimi nei Comuni di Circello e Colle Sannita15, mentre persiste il ceppo di Castelpagano, già attestato nell’Onciario del 1743 ma originari di Pontelandolfo dove si conserva ancora anche la forma De Agostini.

DEL GROSSO (4) – Tipico sannita, ma diffuso a macchia di leopardo in tutto il territorio nazionale, deriva dalla cognominizzazione del soprannome e nome Grosso, dal latino grossus, con il duplice significato di “grosso, grossolano” o di “fico che non matura”, ma divenuto già in epoca medievale sinonimo di “grande, imponente”. Si registra, nel Sannio, l’importante famiglia dei del Grosso di Colle Sannita che ha dato i natali all’illustre poeta, abate, matematico ed astronomo Remigio del Grosso (Colle, 1813 – Napoli, 1876) 16. A Castelpagano, la forma cognominale del Grosso deriva da quella più antica Grosso, attestata nel Catasto Onciario.

DE MARIA/DI MARIA (4) – Tipico di Santa Croce del Sannio, deriva dalla cognominizzazione in senso matronimico del nome Maria, di evidente tradizione cristiana. Nel Catasto Onciario di Castelpagano sono riportate le rivele dei capifamiglia Pietro di Maria, pastore di 44 anni, Nicola de Maria, pastore di 33 anni, Tomaso de Maria, bracciale di 43 anni e di Palma Panaggio vedova del quondam Giovanni Battista de Maria. Attualmente, a Castelpagano è attestata la forma Di Maria.

DE MATTHEIS (2) – Forma latinizzata del cognome Matteo, è attualmente registrato come De Mattheis solo nel Lazio ed in Abruzzo. A Castelpagano deriva chiaramente dal cognome Matteo, ben più diffuso all’epoca del Catasto Onciario, nobilitato nella forma latina, ed è stato tramandato nella variante De Matteis, tutt’oggi esistente mentre è del tutto scomparso il cognome originario Matteo. La derivazione è, dunque, dalla cognominizzazione in senso patronimico del nome del capostipite Matteo.

DE STEFANO (8) – Cognome panitaliano, ovvero ampiamente diffuso in tutta Italia, ad eccezione di Sicilia e Sardegna, è originato dalla cognominizzazione in senso patronimico del nome del capostipite Stefano, nome diffusosi per effetto del culto di Santo Stefano, protomartire in quanto primo cristiano ad aver dato la vita, nell’anno 36, per testimoniare la propria fede in Cristo. Attualmente a Castelpagano è rimasta la forma cognominale Di Stefano.

DI FIORE/DE FIORE/DE FIORA (10) – Attualmente registrato a Castelpagano nell’unica forma Fiore, deriva dalla cognominizzazione del nome Fiore, dal latino flos, con il significato di “fiore” 17. Il nome, poi cognominizzato in Fiore, e le sue varianti, si diffusero a partire dall’epoca medievale grazie al mito pagano della dea Flora che proteggeva la vegetazione, all’epica cavalleresca francese che introdusse in Italia il personale Florus che metteva in risalto il senso e sentimento di purezza e di bellezza, e al culto di santi cristiani come San Fiore martire a Catania, San Fiore vescovo di Pola e Santa Fiora martire a Roma. Da non escludere, infine, l’ipotesi di origine del cognome da attività legate alla coltivazione, produzione e commercio floreale18. Discendente di questo ceppo è il maestro Salvatore Fiore (Castelpagano, 15/3/1969), noto pittore, incisore, scultore e ceramista.

DI LAURA (1) – Cognome estinto a Castelpagano, è attualmente registrato in Campania nella zona settentrionale della provincia di Napoli e nell’area aversana ed in Puglia a Grottaglie, Monopoli e San Severo, mentre in Molise risulta scomparso. Deriva dalla cognominizzazione in senso matronimico del personale Laura, che deriva dal latino laurus, “lauro, alloro”. Il nome si diffuse in epoca medievale per effetto del culto di Santa Laura di Cordova, martire del IX secolo.

DI LORENZO (1) – Patronimico, è la cognominizzazione del nome del capostipite del ceppo familiare, appunto Lorenzo. Estinto a Castelpagano, è attualmente ampiamente diffuso in Campania, specialmente nel Napoletano, nelle forme Di Lorenzo, De Lorenzo, De Laurentis e De Laurentiis. Il nome Lorenzo si è diffuso in epoca medievale grazie al culto di San Lorenzo, martire a Roma nell’anno 258.

DI PINTO (8) – Ancora presente a Castelpagano, deriva dalla cognominizzazione del nome del capostipite, Pinto. Il nome, dal latino pictus e pinctus, “dipinto, colorato, abbellito”, dal verbo pingere, è già attestato in epoca medievale come soprannome fisico-anatomico: di pelle o carnagione come pinta o dipinta di scuro e anche macchiettata19.

DI ROLLO/ DE ROLLO (4) – Estinto a Castelpagano, ma ancora molto diffuso in Campania e Puglia nella forma Rollo, deriverebbe dalla cognominizzazione in senso patronimico del personale medievale Rollo, forma alterata del nome Rolando o Rollando, documentato in Italia a partire dal IX secolo nelle forme Rodolandus, Rodelandus o Rodilandus e dal X e dall’XI secolo in quelle Rolandus e Rollandus. Il nome fu introdotto in Italia dai Franchi e si è diffuso ed affermato nel XII secolo con l’epica carolingica francese, e in particolare con la Chanson de Roland, per il prestigio e la notorietà dell’eroe principale Roland, il primo paladino di Carlo Magno. Dal punto di vista etimologico, è originato dai termini hroth, “fama, gloria”, e nanthaz, “audace, ardito” col significato, dunque, di “glorioso per il suo ardimento” o “che ha fama di ardito” 20.

EMANUELE/MANUELE (4) – Registrato attualmente a Castelpagano solo nella forma cognominale Manuele, ha alla base il nome Emanuele, o Manuele con l’aferesi della “E” iniziale, già comune in documenti toscani del XIII secolo nelle forme Hemanuellus, Manuellus o Manovellus. Il nome, israelitico ma anche cristiano, risale, attraverso l’adattamento latino Emmanuel, dal greco biblico Emmanuç’l, all’ebraico ‘Immânû’çl, che ha il significato di “Dio è con noi”, ed è il titolo con cui il profeta Isaia denomina il futuro Messia21. Un ramo della famiglia Emanuele/Manuele si trasferisce a Cercemaggiore con Giovanni Manuele figlio di Domenico Emmanuele e Caterina Rampone (Grampone) coniugi di Castelpagano, nato intorno al 1651, il quale nell’anno 1686 risulta casato con Porzia Venditto di Giuseppe22.
Un Tomaso Emanuele in qualità di vaccaro risulta tra i laici a servizio del monastero nel Catasto Onciario di Cercemaggiore, redatto negli anni 1741-1748. Sempre a Cercemaggiore, l’Onciario di quel paese individua due capifamiglia con il cognome Manuele, ovvero il bracciale Filippo e il sartore Tommaso23.

FERRONE (3) – Estinto a Castelpagano ma ampiamente diffuso in area centro-meridionale, tra Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Lucania, ha alla base il nome Ferro, derivato da un soprannome legato ad un mestiere (ferraro, ferraiolo). Il personale Ferro si trova già registrato in epoca medievale24. Infatti, il cognome de Ferrone è attestato già nelle carte del XI secolo dell’abbazia di Chiaravalle di Fiastra, nelle Marche25.
Se ne conserva memoria storica nella toponomastica locale con la località denominata “Termine Ferrone” fra Castelpagano e Cercemaggiore.

FINOJA (4) – Cognome attestato in passato anche a Colle Sannita, dove si è estinto, deriva dalla cognominizzazione in senso matronimico del nome di persona Finoia. Nell’Archivio parrocchiale della chiesa arcipretale di San Giorgio Martire di Colle, infatti, si individua una Finoja di Finoja vissuta tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo e nello stesso Catasto Onciario di Castelpagano, tra i forastieri abitanti laici, è registrata una Finoja del Grosso di 72 anni, madre del tavernaro Tomaso Cocca proveniente dalla Terra del Colle, segno evidente dell’uso del nome protratto fino al XVIII secolo.

GIANNINO (1) – Il Ricchetti li dice originari di Vitulano, mentre una famiglia Giannino era presente a Cercemaggiore già dalla fine del XVI secolo, dove ha lasciato traccia nel toponimo di “Fonte Giannina”. Estinto a Castelpagano, ma diffuso a macchia di leopardo in tutta Italia con maggiore concentrazione nel Napoletano, deriva dalla cognominizzazione in senso patronimico del nome Gianni, ipocoristico sincopato di Giovanni, nella sua forma diminutiva Giannino. La forma pluralizzata Giannini è panitaliana.

GRAMPONE (11) – Cognome raro, attualmente più diffuso nella forma aferetica Rampone in Campania e in Piemonte, è la cognominizzazione in senso patronimico del personale Rampone o Grampone, attestato già in epoca medievale, di possibile origine toponimica: un Ubertino da Grampo, ad esempio, fu podestà in Lombardia nel 139126. Nel Catasto Onciario del 1743, Grampone è tra i cognomi più diffusi a Castelpagano, segno di antichità del patronimico nel luogo medesimo.

GRANIERO (1) – Tipico di Castelpagano, ma diffuso anche nel Napoletano e nel Casertano, potrebbe derivare dalla cognominizzazione del nome del capostipite Raniero. Anche il ceppo dei Graniero di Colle Sannita ha origine castelpaganese, in quanto la famiglia giunge nella Terra del Colle nella seconda metà del Seicento con Tomaso Raniero di Castelpagano, nato intorno al 1647, figlio di mastro Achille e Beatrice Pezzuto, che sposò Angelella di mastro Ettore Franza di Colle27.

GRECO (3) – Tipico dell’Italia meridionale, ma ampiamente diffuso anche nell’area nord-occidentale della Penisola, deriva dal soprannome o nome medievale Greco, che, assieme alle varianti Grecco, Crecco, Grego e Grieco, assume un chiaro valore etnico, indicando la provenienza del capostipite del ceppo familiare oppure un epiteto a costui attribuito. Il cognome è attestato nel Salernitano fin dal XII secolo, come risulta dallo studio dei documenti tramandati grazie al Codex diplomaticus Cavensis, raccolta ottocentesca del corpus diplomatico e documentario custodito nell’archivio dell’abbazia di Cava de’ Tirreni (Sa)28.

GROSSO (15) – Estinto a Castelpagano, in quanto trasformatosi nella forma patronimica attuale Del Grosso (cfr. supra, Grosso).

IACHIARA (5) – Estinto a Castelpagano, e scomparso anche nel resto dell’Italia, è la cognominizzazione in senso matrominico del personale Chiara, attualmente facilmente rintracciabile nelle forme cognominali De Chiara e Di Chiara. Vi è, infatti, l’utilizzo del rafforzativo Ia- come semplice prostesi, intendendo con questo termine lo sviluppo, all’inizio di un cognome, di un elemento – per lo più vocalico – non etimologico, come particella patronimica o matronimica. Verrebbe in tal caso da interrogarsi sul perché dell’uso costante nei secoli scorsi, in un’area geografica così circoscritta fra Molise, Sannio e Capitanata, dello stesso rafforzativo prostatico Ia- a dispetto di altri prefissi vocalici per tantissimi cognomi (infatti, in medesime aree sono registrate duplici forme cognominali: Marino e Iamarino, Forte e Iaforte, Pozzuto e Iapozzuto, Pezzuto e Iapezzuto, Grosso e Iagrosso, Muccio e Iamuccio, Cocca e Iacocca, Pinto e Iapinto, Masi e Iamaso o Iamasi, Marco e Iamarco, Frate e Iafrate, Fetto e Iafetto, Rossi e Iarossi, Russo e Iarusso, Di/De Francesco e Iafrancesco, Di/De Martino e Iamartino, etc.)29.

LONGO (1) – Deriva dal termine longo con il significato di “lungo, alto” e già adoperato in epoca antica come testimoniato dal nome del celebre grammatico latino Velius Longus, attivo nel periodo adrianeo (117-138 d.C.) 30. Il cognome potrebbe derivare anche da un etnico, e quindi dal troncamento di “Longobardo”. Il cognome Longo è panitaliano, ossia è ampiamente diffuso in tutta Italia, mentre la sua variante Luongo è tipicamente campana.

LUCIANO (1) – Ancora presente a Castelpagano, è un cognome tipicamente campano e deriva dalla cognominizzazione in senso patronimico del nome del capostipite del ceppo familiare, Luciano. Il personale è già attestato in epoca romana, come nomen, nelle forme Lucius e Lucianus. La forma pluralizzata Luciani è più diffusa in area centro-settentrionale.

LUPO (1) – Antico cognome di Castelpagano, dove tutt’oggi è registrato, è originato dalla cognominizzazione del nome Lupo, diffusosi in epoca medievale per effetto del culto di San Lupo di Troyes (383-478). Il Vannozzi, nel suo volume Nomi e cognomi. Le famiglie di Cercemaggiore nei secoli, riporta l’attestazione della presenza a Cercemaggiore nel 1576 di un Donato Lupo e nell’anno successivo, 1577, di un Marino Lupo, entrambi Castelpaganesi, come pure di una Roberta de Antino Lupo nel 162131.
Nel corso del XVIII secolo, un’altra famiglia Lupo, ma proveniente da Castelvetere in Val Fortore, si è insediata in Castelpagano.

MAJELLO (2) – Estinto a Castelpagano, è attualmente tipico del Napoletano e del Casertano, deriva dalla cognominizzazione in senso patronimico del nome Maio o Maiello, attribuito in epoca medievale ai bambini nati nel mese di maggio (dal latino maius, “maggio”). Il nome è già attestato in Irpinia nel 1015 con un Maio filio Domnelli 32.

MAJORANO (1) – Scomparso a Castelpagano e presente a Circello, ma tipico della Campania e della Puglia, deriva dall’etnico Maiorano, ossia originario della cittadina di Maiori nel Salernitano, oppure dal nome medievale Maior, con il significato di “grande, maggiore”.

MARCONE (1) – Estinto a Castelpagano, è diffuso a macchia di leopardo in tutto il territorio nazionale nella forma singolare Marcone, mentre quella pluralizzata Marconi è tipica dell’area centro-settentrionale. Deriva dalla cognominizzazione del nome del capostipite Marco o Marcone o, per corruzione, dal toponimo Morcone, nel Sannio beneventano.

MARRUCHELLI (1) – Famiglia notabile al tempo del Catasto Onciario ed attualmente estinta a Castelpagano, era rappresentata dal regio notare Domenico Marruchelli e dal fratello Pietro, professore in legge e procuratore nella Città di Napoli. Dal punto di vista etimologico, il cognome potrebbe derivare da un soprannome legato alla marruca o al marrobio, tipi di erba, il secondo in latino marrubium, o come seconda ipotesi da Marruvius, antica città dei Marsi sul lago Fucino. Il cognome è oggi rarissimo, registrato solo nel Lazio a Roma e Cassino, mentre la forma Marruchella sopravvive a San Bartolomeo in Galdo, a Lecce in Puglia e a Tirano presso Sondrio, in Lombardia.

MASELLO (4) – Attualmente registrato nella forma pluralizzata Maselli, è diffuso a macchia di leopardo in Italia e si individuano almeno tre ceppi, in Puglia, nel Lazio ed in Emilia. Il cognome dovrebbe derivare dall’aferesi del nome Tommasello, Tomaselli (come annota anche il Ricchetti), Masello e Maselli. Diffuso attraverso il culto di San Tommaso, il nome deriva dal termine ebraico-aramaico tomà, che significa “gemello”33.

MATTEO (12) – Estinto in questa forma cognominale, si è trasformato in De Matteis (cfr. supra, de Mattheis).

MIDEO (1) – Tipico di Castelpagano, è oggi registrato anche a Fragneto Monforte e Santa Croce del Sannio. Il cognome deriva dalla cognominizzazione del nome del capostipite Mideo, aferetico di Amedeo. Lo stesso personale si è diffuso in epoca medievale per effetto del culto di Sant’Amedeo di Losanna, vissuto nel XII secolo.
MINICUCCIO (5) – Ancora presente a Castelpagano, registrato nella forma pluralizzata Minicucci, e registrato in Campania a Teano e Caianello nel Casertano e nel Napoletano, è originato dalla cognominizzazione del personale Minicuccio, diminutivo di Domenico.

MIRAGLIA (4) – Cognome ancora presente a Castelpagano e diffuso in gran parte della Campania, specialmente nel Casertano e nel Napoletano, deriverebbe dall’aferetico del soprannome Ammiraglia, divenuto Miraglia. La forma cognominale è attestata già nel XIII secolo in area subalpina con un Berengario de Miraglia che, il quale compare in una pergamena datata 12 gennaio 1287 a Rocca delle Donne, nell’attuale provincia di Alessandria34.

MORRONE (20) – Diffuso in Molise, con particolare rilevanza a Riccia e in tutta la Campania, ha alla base il toponimo Morra o Morrone, inteso come “sasso tagliente, roccia”, dal latino murex o murix35, da cui anche l’origine del toponimo di Morrone del Sannio (CB). Il cognome è ampiamente diffuso in Campania, specialmente nel Napoletano, nel Salernitano e nel Casertano.

NISTA (17) – Tipico sannita, è originario del Comune di Castelpagano, anche se attualmente il ceppo più consistente risulta oggi radicato a Colle Sannita, dove le prime famiglie Nista registrate risultano essere quelle originate dai mastri artigiani Domenico Nista del quondam Tommaso e Nicola Nista, entrambi provenienti da Castelpagano. I nominativi dei primi componenti di questo ceppo familiare ad essere trascritti nei registri dei battesimi di Colle sono quasi tutti figli magistri Dominici de Nista et Beatricis de Panaggio eius uxoris a Castello Pagano: Catarina, battezzata il 1° settembre 1663; Marco, il 24 aprile 1665; Rosa Maria, l’11 agosto 1667; Laura Antonia, il 9 luglio 1671; Laura, il 28 ottobre 1672; Giovanni Anselmo, il 20 febbraio 1678; e Giovanni Nicola, il 5 dicembre 1679. Appartengono invece a un altro nucleo familiare i fratelli Giovanni Camillo, nato e battezzato l’8 novembre 1671, Francesco, nato nel 1675 circa, e Cristina, tenuta al sacro fonte il 26 agosto 1679, figli magistri Nicolai Nista et Catarinae Grosso. Tutte le famiglie Nista attualmente residenti a Colle Sannita discendono dai citati artigiani Domenico e Nicola Nista di Castelpagano, trasferitisi a Colle nel Seicento36. Il cognome, dal punto di vista etimologico, potrebbe derivare dall’aferetico del soprannome legato al mestiere di bannista, o banditore.

PAGLIUCA (5) – Famiglia originaria di Lucera, è un cognome attualmente diffuso soprattutto nel Casertano, nel Napoletano e nell’Avellinese, deriverebbe dal soprannome Pagliuca, legato al termine “paglia” (chi lavorava la paglia, chi viveva in un pagliaio).

PALLADINO (1) – Originario di Pontelandolfo, è diffuso in tutta Italia nella duplice forma Paladino e Palladino, con più alta frequenza al Sud per Palladino, ha alla base il nome Paladino, già documentato nel XII secolo (Genova 1163 e Bari 1273, Palladinus; Bari 1270, Paladinus), formato da “paladino”, denominazione irradiatasi in Italia a partire dal XII secolo con l’epica francese carolingica come denominazione di ognuno dei dodici cavalieri che vivevano e combattevano accanto a Carlo Magno37. Il cognome risulta attualmente estinto a Castelpagano, ma ampiamente diffuso tra le province di Benevento e Campobasso.

PANAGGIO (9) – Anticamente diffuso sia a Castelpagano che a Colle Sannita, dove oggi risulta estinto, sopravvive nel Sannio con il ceppo di Castelvetere in Val Fortore. Il cognome deriverebbe da un soprannome legato al pane, e dunque al mestiere di panificatore. Il cognome è attestato già in epoca medievale con il nome Panagio.

PENNA (6) – Diffuso nel Sud, può avere alla base sia originari soprannomi di varia motivazione formati da “penna” che i toponimi del tipo Penna frequenti nell’Italia centro-meridionale38. Il cognome è ancora presente a Castelpagano.

PILLA (3) – Tipico dell’area sannita tra Campania, Molise e Puglia, con altri tre ceppi in Veneto, Lombardia e Piemonte, deriverebbe dalla cognominizzazione in senso matronimico del personale Pilla, già diffuso in epoca medievale e cognominizzato già tra XIII e XIV secolo nella forma de Pilla, come dimostra una pergamena datata 2 ottobre 130739.

RICCHETTO (5) – Attualmente registrato a Castelpagano nella forma pluralizzata Ricchetti, ha alla base il nome augurale Ricco, formato da “ricco”, già documentato in Toscana dall’XI secolo. Un Bartolo del Riccho e un Salvi de la Riccha sono ricordati pure nel Libro di Montaperti del 1260, il cognome potrebbe avere alla base anche l’ipocoristico germanico Rikko, abbreviazione di nomi composti con rico (es, Federico) o Rico, da rikaja, “potente, signore”, attraverso il longobardico rihhi, “ricco” 40.

ROBORTONE (7) – Tipico di Castelpagano ed attualmente registrato nella forma cognominale Rubortone, ma anche Rubertone, deriva dalla cognominizzazione del nome del capostipite Robortone o Robertone, dal personale Roberto. Il nome si è diffuso in epoca medievale grazie al culto di San Roberto di Newminster, abate cistercense vissuto nell’XI secolo.

SACCONE (1) – Diffuso a macchia di leopardo in Italia, presenta due ceppi principali in Campania ed in Sicilia. Ha alla base soprannomi e nomi di mestiere formati da “sacco”, contenitore di canapa, iuta o tela, riferiti dunque a chi fabbricava e vendeva sacchi, o a chi caricava, scaricava e trasportava sacchi di merci e prodotti vari. In alcuni casi, potrebbe derivare dall’ipocoristico aferetico del nome Isacco, di tradizione sia israelitica che cattolica, da Yishaq, che propriamente significa “Dio sorride” o “possa Dio sorridere” 41.

SCRIZZA (1) – Cognome estinto in tutt’Italia, sopravvive nella forma pluralizzata Scrizzi, rarissima. Dal punto di vista etimologico, potrebbe derivare da un soprannome Scrizzo, dal verbo “scrizzare”, con il significato di “scrosciare, sgretolare”, che denota lo strepitio che si fa masticando una vivanda.

SPALLONE (1) – Tipico dell’area campana e molisana, è diffuso principalmente a San Bartolomeo in Galdo in Campania e a Campobasso e Riccia in Molise. Deriverebbe dalla cognominizzazione in senso patronimico del nome medievale Spallone.

STEFANUCCIO (2) – Attualmente registrato solo a Bitonto nella forma Stefanuccio, mentre quella pluralizzata Stefanucci è diffusa a macchia di leopardo in Italia centrale, è originato dalla cognominizzazione in senso patronimico di Stefanuccio, nome del capostipite del ceppo familiare.

TARTAGLIA (6) – Estinto a Castelpagano, ma anticamente tra i cognomi più frequenti in loco, deriverebbe dal soprannome Tartaglia, attribuito al balbuziente. Il cognome è diffuso oggi a macchia di leopardo in Italia.

VISCIO (1) – Tipico sannita e diffuso a Castelpagano, Circello, Colle Sannita e Reino, ma presente anche ad Ariano Irpino nell’Avellinese, deriverebbe da un toponimo legato al termine latino vicia, ossia “veccia” (pianta leguminosa), che ha dato luogo a molteplici toponimi italiani come Vessa, frazione di Bagno di Romagna presso Forlì, Vezza d’Oglio (Bs) e Vezza d’Alba (Cn)42.

ZURLO (1) – Cognome estinto a Castelpagano, dove era stato introdotto dal contiguo centro di Cercemaggiore, è attualmente diffuso a macchia di leopardo in Italia, con picchi d’intensità tra Campania, Puglia e Molise. Di difficile interpretazione etimologica, dovrebbe derivare dal personale Giulio, divenuto Zullo e Zurlo per corruzione43.
Interessanti annotazioni sulla storia di alcune famiglie di Castelpagano sono contenute nei protocolli notarili antichi. In un atto rogato dal notaio regio e apostolico Salvatore Maria Paolucci di Colle, datato 9 agosto 1729, si legge: Personalmente si sono costituiti nella nostra presenza il Dottore Fisico Pasquale Basile, e mastro Giuseppe di Ruccia di detta Terra del Colle, li quali spontaneamente, e non per forza o’ dolo ma con giuramento pro ut testis scripturis dicono, attestano, e depongono, qualmente esso Signor Pasquale depone, e sa’ benissimo da molti Cittadini di detta Terra del Colle, ed altri avver inteso vociferare da circa anni trenta esser capitato in detta Terra del Colle il quondam Dottore Fisico Signor Emilio Panaggio della Terra di Castelpagano una con tutti i suoi figli, e moglie, come altresi il Signor Giovanni Nista, mastro Domenico Nista, e mastro Nicolò Nista, e molti altri rifugiati, e fuggiti nelle convicine Terre, ciò è nella Città di Sansiviero di Puglia alcuni di Casa Panaggio, nella Terra di Cercia Maggiore altri di Casa Panaggio, nella Terra di Castelvetere altri di Casa Panaggio, e nella Terra di San Marco de Cavoti altri di Casa Panaggio, e gli suddetti per essersi inteso dire, che se ne fussero fuggiti dalla Terra suddetta di Castelpagano nelle antedette Terre, atteso s’erano disgustati col Padrone di detta Terra. Detto mastro Giuseppe depone, e testifica anche per avver udito che detto quondam Fisico Emilio Panaggio capitò fuggiasco in detta Terra del Colle con detti suoi figli, e moglie, atteso non potevasi ripadriare nella detta Terra di Castelpagano, con occasione venivano alcuni Cittadini di detta Terra di Castelpagano a’ zappare in detta Terra del Colle, li medemi dicevano, che ‘l suddetto Signor Emilio non poteva ripadriare nella sua Padria per i dissapori, malevolenze, e disgusti pusava con detto Illustre Barone Padrone, come altresi dicevano ancora, che li nomati di sovra rifugiati in dette Terre, anche non potevano ripadriare, atteso stavano disgustati con detto Illustre Padrone, e questo lo sa’ per esser uomo di settanta cinque anni, da circa anni cinquanta sei che – et sic in testimonium veritatis – Iuraverunt…………

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Paolucci,

Vannozzi

Editore

ABE Napoli

Recensioni

Recensioni

Non ci sono ancora recensioni.

Only logged in customers who have purchased this product may leave a review.