6. I DIVI DELLA CANZONE COMICA, pag.438 – Offerta lancio 49 Euro – Esce il 1 Dicembre 2021!

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LE MACCHIETTE NELLA CANZONE

La massima parte delle “macchiette” del mio repertorio recano la firma di Vincenzo Valente. I suoi commenti musicali erano sempre appropriati, agili, garbati, ricchi di spirito, comprensivi. Poche volte, mi sono rivolto ad altri musicisti, anche se valorosissimi quali Di Capua, De Gregorio, Di Chiara, Gambardella, Calzelli, Galgani, Vagnetti, Mazzone, Ricciardi. Il grosso della produzione reca la firma di Vincenzo Valente; e le cento e più musiche di commento dovute al compianto insigne maestro sono tutte carine, tutte indovinate. Quando Vincenzo Valente si stabilì in Francia, a Marsiglia, stipulai con lui un regolare contratto per i commenti musicali alle macchiette, e spesso mi rivolsi al figliuolo degnissimo di lui, a Nicolino; e, siccome buon sangue non mente, fui sempre contentissimo anche del maestro Valente numero due».
In questo libro, sono stati raggruppati 36 cantanti che, dalla fine dell’Ottocento ad oggi (ovvero dalla nascita del disco), hanno intrapreso la strada della canzone comica per la quasi totalità della propria carriera. Per questo motivo, sono stati esclusi artisti che, nonostante il notevole apporto al genere (Roberto Murolo in primis) hanno avuto solo una breve parentesi discografica rispetto alla totalità della loro stessa discografia.
Seguendo la metodologia della discografia, sono stati inclusi i soli artisti di cui esistono i file sonori e che non fanno parte di gruppi, duo e trii, rimandati per un successivo approfondimento a nuova pubblicazione.
Come per i libri Almanacco della Canzone Napoletana Vol. 1 e 2 e Le dive del fonografo, tutti i titoli napoletani, sia di canzoni che di riviste e di commedie, sono stati copiati esattamente dagli spartiti o copioni originali o periodici dell’epoca, anche negli eventuali errori. Infine, solo per i teatri non napoletani, viene specificata la città.
Tra i cantanti inseriti in questo libro, sono presenti anche artisti che hanno avuto la prima parte della loro carriera nel varietà, come Raffaele Viviani, Totò, Adolfo Narciso, Gigi Pisano, Gianni Simioli e Arturo Gigliati, il cui contributo è stato prezioso alla canzone comica napoletana. Sono inseriti anche Gino Maringola (noto attore drammatico e brillante) e l’Anonimo Napoletano (popolare compositore e direttore d’orchestra) che, parallelamente alla loro attività principale, coltivarono la passione per la canzone comica. L’elenco continua con il gruppo dei primi cantautori (Armando Gill, Agostino Riccio, Vincenzo Scarpetta, Gaspare Castagna), con Gustavo De Marco, il comico che sostituì l’interpretazione teatrale della macchietta con quella delle movenze circensi, e con Berardo Cantalamessa che cantava le macchiette con voce baritonale, fino ad arrivare a Renato Carosone e Aurelio Fierro che riuscirono a portare la canzone napoletana ai primi posti delle hit parade di tutto il mondo. Una menzione particolare merita anche Enigma, la prima drag queen della canzone napoletana, le cui esibizioni, negli anni ’10 e ‘20, furono inserite nella categoria artistica delle Attrazioni Diverse e Comiche.
In definitiva, ognuno di loro ha dato per stile, carattere e verve un personalissimo contributo alla canzone comica e soprattutto all’industria del disco, elementi preziosi che li accomunano in questo libro.

Description


PROLOGO DELL’AUTORE

La canzone napoletana è ricca di tanti generi musicali che l’hanno caratterizzata fin dalla sua nascita. Questo studio si occupa della macchietta, un genere che, fin dal periodo dell’industrializzazione della canzone napoletana e dell’avvento del mercato discografico, ha resistito al passare del tempo arrivando fino a noi, anche se con tecniche di scrittura e di composizione completamente diverse. Infatti, nel corso degli anni ha subito una evoluzione a partire dagli anni ‘30 del Novecento quando, grazie ai contributi di Giuseppe Cioffi, la musica diventa protagonista al pari del testo. In questo modo, non sono solo le parole a suscitare ilarità, ma lo è anche la musica spesso più spiritosa del testo stesso. Canzoni quali Dove sta Zazà, Fresca fresca, Isotta, No tu mi ‘a fa fa, ‘Nu poco ‘e sentimento, N’accordo in fa, ‘A casciaforte o Agata ne sono degli esempi.
Un secondo mutamento, che stravolgerà la stessa definizione di macchietta, avviene negli anni ’50; questa volta il cambiamento è nel testo. Mutano i protagonisti che non sono più soggetti caricaturali con mille difetti fisici o con quella bonarietà di carattere spesso confusa con la stupidità (Ciccio Formaggio, Rea confessa, M’aggia curà, In vino veritas), bensì personaggi comuni, semplici uomini e donne, ma con delle idee strambe che divertono per l’eccentricità delle loro trovate e per le loro aspirazioni. Ecco allora che nascono canzoni quali ‘A sunnambula con la bella Carmela che s’inventa di essere sonnambula per raggiungere il suo fidanzato, o Tu vuò fa’ l’americano con il giovane scugnizzo napoletano che si atteggia a yankee, o ancora Cummare e ccummarelle con il casanova del quartiere che, adulato da tante donne, viene fregato da Stella che invece sceglie il convento, o ancora Torero con Don Ciccio il toreador napoletano dall’aria trasandata e dal fisico caduto. Questo tipo di canzone arriva fino ai tempi più recenti con il giovane innamorato di Fortuna Robustelli che diventa il Braccio di Ferro dei poveri, o con il marito assonnato di Federico Salvatore che detesta il suo neonato che non lo lascia dormire in Ninna nanna.
Queste canzoni, molto allegre, dal ritmo orecchiabile e spesso travolgente, proprio perché non fanno più ridere sbeffeggiando come nelle macchiette, ma procurarono semplici sorrisi o comunque il buon umore, sono state definite “canzoni umoristiche”, definizione lanciata da Roberto Murolo quando, nel 1971, incise il doppio album L’umorismo della canzone napoletana moderna. Il popolare cantante-chitarrista raccolse in un disco canzoni comiche dal 1930 al 1948 e, nell’altro, brani dal 1951 al 1965. Quest’operazione, molto valida, col tempo è diventata un po’ fuorviante in quanto farebbe intendere che esiste un confine tra le canzoni di Ferdinando Russo o di Pasquale Cinquegrana e quelle di Gigi Pisano o di Arturo Gigliati che delimita due generi, quello della macchietta e quello della canzone umoristica.
Ma se fosse così, allora il genere della canzone umoristica sarebbe nato, più o meno, nello stesso periodo della macchietta perché le canzoni di Armando Gill (E allora?, Beatrice, La donna al volante, Villeggiatura a Capri), soprattutto nel testo, rientrerebbero nelle canzoni umoristiche, in quanto i protagonisti non sono degli imbruttiti, ridicoli, analfabeti o goffi, bensì personaggi comuni dalle idee strampalate, identici a quelli cantati da Carosone, da Marsiglia o da Fierro.
In conclusione, la canzone umoristica non è altro che l’evoluzione della macchietta ed entrambe appartengono all’unico genere che è quello della canzone comica napoletana.
Una valida definizione della macchietta la offre Ettore De Mura nella sua Enciclopedia della Canzone Napoletana. Secondo lo storico la macchietta s’inquadra nel genere comico, ove sentimenti e atteggiamenti sono presentati di volta in volta, con spunti umoristici, satirici, ridicoli, ironici, grotteschi, arguti e scherzosi. Il suo scopo è di provocare il riso, o almeno un sorriso. La macchietta mette in primo piano un tipo (personaggio) e cerca il più possibile di ritrarne, deformandoli, i lati apparentemente comici, così come il vero artista della matita da un solo tratto caratteristico della figura che ha preso in oggetto, ricava una ben riuscita caricatura alterando, in piccolo o in grande, i punti che più sollecitamente lo hanno colpito.
La musica della macchietta non ha un ritmo particolare perché la sua funzione è di far da sottofondo alla mimica del macchiettista.
Alla superba definizione di Ettore De Mura, si associa quelle dei suoi massimi esponenti del genere musicale, ossia Nicola Maldacea e Ferdinando Russo. Entrambi, infatti, in periodi diversi, ne hanno parlato, ricordando il tempo e il modo di come sia nata e di come abbia trionfato in tutti i teatri della Penisola.
Ferdinando Russo, autore di tantissime celebri macchiette, parla di questo genere musicale in un articolo intitolato Piedigrotta di Oggi, pubblicato sul quotidiano La Tribuna di martedì 18 agosto 1925:
— «Or sono molti anni, dall’inizio della sua carriera di dicitore, Nicola Maldacea canticchiava con singolare espressione, le canzoni del tempo, “Lariulà”, “Oilì-Oilà” ed altre; ma non tutte, per mancanza quasi assoluta d’un volume – e direi meglio: d’un volumetto – di voce, poteva egli rendere con quella mirabile efficacia che lo ha fatto diventare celebre.
– Le canzoni, sia pure bene scelte e adattate alla vostra piccola voce, non sono per voi, gli dicevo una sera, dopo il suo debutto, che fu nondimento una rivelazione, al “Salone Margherita”, voi avete bisogno di un repertorio speciale, fatto di cose che non siano la vera e propria canzone.
– E gli spiegai in che cosa consistesse questo repertorio; e per la prima volta gli parlai della “macchietta”. La “macchietta” era, per me che l’avevo ideata, una canzonetta appena cantata e un po’ sussurrata, che serbando tutto il carattere napoletano, doveva delineare tipi, non sospirare d’amore; e questi tipi, curiosi, comici, o grotteschi, dovevano essere scrupolosamente interpretati.
Maldacea questo poteva farlo prodigiosamente. Ed avrebbe così dato un nuovo genere di composizione, più importante della canzone perché di contenuto psicologico, e appena bisognevole di un tenue commento musicale che non superasse il suono della voce, sì da lasciare emergere, in tutta la espressione più efficace e sostanziale, la qualità singolare del dicitore, cioè la incarnazione, presentata al pubblico, di un tipo della vita.
– E chi me le farebbe queste macchiette?
– Io.
Così sorsero le primissime macchiette: “L’Elegante”, “Pozzo fa ’o prevete? “, “Il Cantastorie”, “Il Madro”, “Il Pompiere del teatro”, “Il Cicerone” e tante altre. E il nuovo genere fu subito imitato perché accolto ed accettato, come una rivelazione, con entusiasmo indimenticabile. E durò un bel pezzo; poi, caduto in mano dei soliti guastamestieri, si andò deformando, senza logica, fino a degenerare in isconcezze e volgarità che non avevano alcuna ragione di essere».
Nicola Maldacea parla di questo genere musicale nel 14° capitolo del libro Memorie di Maldacea, intitolato La macchietta:
— «Più che un vero e proprio canzonettista, io ero un attore che cantava, e alla mia qualità di attore tenevo moltissimo. Invece di cantare, invece di accentuare il motivo, consideravo la musica un accompagnamento alle parole, un commento; e mi preoccupavo di dire, colorire, rendendo il “tipo” il meglio che potessi.
Non a caso ho adoperato la parola “colorire”. Come il pittore, come il disegnatore, come un artista figurativo, mi ripromettevo di dare al mio pubblico una impressione immediata, schizzando il tipo, segnandolo rapidamente, rendendone i tratti salienti. Da ciò l’origine della parola “macchietta”, che è propria dell’arte figurativa: schizzo frettoloso, che renda con poche pennellate un luogo o una persona, in modo da darne una impressione efficace, con la massima spontaneità.
Con la macchietta satirica volli io portare sulle scene del teatro di varietà una specie di impressionismo artistico, che aveva avuto origine tra le quinte del teatro di prosa. Al fianco di Gennaro Pantalena, maestro insigne, io m’ero già adoperato a dare risalto a taluna figuretta, tentando di renderne il carattere. La garbata musica di accompagnamento, per ciò, non mi dava fastidio, poi che non sorvechiava le parole. Era anzi un opportuno commento, utile a colorire le intenzioni del poeta; non motivi per i versi, ma garbate argute caricature musicali che si aggiungevano alle caricature del poeta. Io, attore, mi avvalevo per le mie interpretazioni dell’opera del poeta e di quella del musicista; e davo ad essi il mio personale contributo perché la fusione artistica fosse completa, possibilmente perfetta.
Ho il dovere di dichiarare che i primi a darmi valido aiuto furono Ferdinando Russo e Vincenzo Valente, quello poeta arguto facile e spontaneo, questo perfetto musicista-commentatore, dalla vena sempre felice….
L’Autore

Recensioni

1 review for 6. I DIVI DELLA CANZONE COMICA, pag.438 – Offerta lancio 49 Euro – Esce il 1 Dicembre 2021!

  1. Sabato Cuttrera

    I DIVI DELLA CANZONE COMICA 1900 2000

    Dedicato all’indimenticabile Franco Fedele

    INDICE

    1. Leo Brandi
    2. Berardo Cantalamessa
    3. Renato Carosone
    4. Gaspare Castagna
    5. Gustavo De Marco
    6. Gegè Di Giacomo
    7. Enigma
    8. Farfariello
    9. Mimì Ferrari
    10. Aurelio Fierro
    11. Pietro Fioravanti
    12. Fregolino
    13. Arturo Gigliati
    14. Armando Gill
    15. Ciro Gino
    16. Beniamino Maggio
    17. Nicola Maldacea
    18. Gino Maringola
    19. Vittorio Marsiglia
    20. Carmine Mazza
    21. Anonimo Napoletano
    22. Adolfo Narciso
    23. Gigi Pisano
    24. Agostino Riccio
    25. Federico Salvatore
    26. Vincenzo Scarpetta
    27. Alberto Selly
    28. Gianni Simioli
    29. Tony Tammaro
    30. Aldo Tarantino
    31. Nino Taranto
    32. Frank Tellina
    33. Totò
    34. Peppino Villani
    35. Bob Vinci
    36. Raffaele Viviani

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Editorial Review

I DIVI DELLA CANZONE COMICA 1900 2000

Dedicato all'indimenticabile Franco Fedele

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDICE

1. Leo Brandi
2. Berardo Cantalamessa
3. Renato Carosone
4. Gaspare Castagna
5. Gustavo De Marco
6. Gegè Di Giacomo
7. Enigma
8. Farfariello
9. Mimì Ferrari
10. Aurelio Fierro
11. Pietro Fioravanti
12. Fregolino
13. Arturo Gigliati
14. Armando Gill
15. Ciro Gino
16. Beniamino Maggio
17. Nicola Maldacea
18. Gino Maringola
19. Vittorio Marsiglia
20. Carmine Mazza
21. Anonimo Napoletano
22. Adolfo Narciso
23. Gigi Pisano
24. Agostino Riccio
25. Federico Salvatore
26. Vincenzo Scarpetta
27. Alberto Selly
28. Gianni Simioli
29. Tony Tammaro
30. Aldo Tarantino
31. Nino Taranto
32. Frank Tellina
33. Totò
34. Peppino Villani
35. Bob Vinci
36. Raffaele Viviani