50. BELLIZZI NEL 1753

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Copertina posteriore

Bellizzi era un paese distaccato da Avellino

Alla fine del V° secolo, i cittadini di Abellinum iniziarono ad abbandonare le case, per le scorrerie dei barbari e ladroni e si trasferirono più ad ovest, sulla collina “La Terra”, borgo che diverrà poi, con il passare dei secoli, il capoluogo Irpino.
La città ha visto nella sua storia il passaggio di diverse civiltà. Fu centro religioso importate sin dal VII° secolo, quando le venne assegnato il ruolo di sede vescovile, cioè sede del potere religioso e di quello temporale. Per tutto il lungo periodo del medioevo Avellino era rimasta arroccata intorno alla Cattedrale sull’amena collina “La Terra”, completamente delimitata da una cortina di vecchie casupole, alcune in pietra e la maggior parte in legno, cinta da solide mura, ove si rifugiavano i contadini in caso di guerra, circondata da campi coltivati e vigneti ad un altitudine di 350 metri sul livello del mare. Ai piedi della collina si ergeva un maestoso maniero, residenza dei vecchi feudatari. Verso l’8° secolo venne conquistata dai Longobardi di Benevento. Successivamente fu dei dell’Aquila, dei de Balzo e dei Filangieri.
Con l’avvento, nel 1589, della potentissima e ricca famiglia dei nuovi feudatari, i Caracciolo, iniziò un risveglio generale ed un fervore di iniziative, dovuto all’intraprendenza della popolazione che voleva uscire dalla vecchia miseria ed alla determinazione dei Caracciolo a modernizzare e rendere più vivibile la città. Tutto ciò fu agevolato anche dall’invidiabile posizione strategica del luogo, posto ala confluenza di due fiumi, il Rio Maggiore e il Rio Cupo, dall’esistenza di tre strade che controllavano il transito per Salerno, Napoli e Benevento, dalla vicinanza di grossi centri di consumo, come Napoli capitale del Regno.
La ristrutturazione, da parte degli Angioini nel 1560, della strada Regia delle Puglie, che divenne carrozzabile, agevolò di molto il commercio ed in particolare il trasporto del grano dalle Puglie alla Dogana di Avellino. Con l’esplosione della popolazione, subito dopo la peste del 1656, la città ebbe una forte crescita commerciale. Questo portò alla creazione di un esteso tessuto industriale che aprì la città a molti commercianti locali e internazionali, che venivano per acquistare panni di lana, all’epoca molto pregiati, grano alla Dogana, all’epoca una delle più importanti del Sud, e ferro lavorato nelle molte ferriere che i Caracciolo avevano aperto. Per non bloccare la ripresa economica in atto, per dare l’avvio ad un ulteriore sviluppo era necessario uno spazio libero e pianeggiante, perché il centro antico, densamente popolato, non reggeva più ai tempi.
C’era estremo bisogno di costruire nuove industrie artigiane, ampliare le vecchie, impiantare nuove botteghe, costruire nuove e più moderne abitazioni e nuove stalle e taverne per accogliere i molti commercianti che si recavano in città per i loro affari.
A conferma di quanto sopra esposto, trascrivo un documento del Ministero e Real Segreteria di Stato degli Affari Interni, tratto dall’Archivio di Stato di Avellino, Intendenza busta n°172, fascicolo 643.
Napoli 12 Dicembre 1835, Signore a seconda di quanto ella ha esposto col suo rapporto segnato al 7 Ottobre, il quale mi è pervenuto al 9 Novembre ultimo, l’autorizzo a disporre che il progetto approvato con ministeriale del 26 Aprile 1834, per la costruzione di 15 botteghe dinanzi al palazzo dè Tribunali di questo capoluogo (accosto al Monastero di S. Francesco) colla spesa di ducati 4.196, già riformato nel modo da lei indicato, cioè che invece delle 15 botteghe se né formino dodici, che col risparmio che si otterrà da tale riduzione, e con qualche supplemento si costruirà a basolato calcario la copertura delle botteghe medesime, e non già a selciato come era stabilito nel primitivo progetto…. Bisogna quindi portarsi prestamente ad esecuzione tanto più che si trova anche approvata la spesa… Le osservo poi che riducendosi il numero da 15 a 12, e costruendosi più condizionatamente, né dovrebbe risultare conseguentemente per ciascuno un affitto oltre ducati 50 [F.to Santangelo].
Questo spazio libero e pianeggiante fu individuato verso porta Napoli, all’altezza dell’attuale Prefettura, lungo la strada Regia, che da Napoli portava ad Avellino raggiungendo Bisceglie.
Esso originariamente era chiamato largo dell’Annunziata, perché vi era il Convento della S.S. Annunziata dei P.P. Predicatori, successivamente Largo, piazza dei Tribunali ed oggi piazza Libertà.
Fino dall’inizio dell’Ottocento esso spazio segnò i limiti dell’espansione urbanistica. Lentamente, il cuore civile ed amministrativo della città si spostò verso questa nuova zona, anche in conseguenza dei due disastrosi terremoti che si susseguirono nel 1688 e nel 1702, che danneggiarono gravemente il centro storico. Questi eventi accelerarono il progetto di rinnovamento urbanistico e di modernizzazione della città elaborato da quella illuminata e ricca dinastia che furono i Caracciolo.
Nel 1710, iniziò la costruzione della nuova e più bella residenza dei Caracciolo in Piazza Libertà, seguita subito dopo dalla costruzione, da parte dei privati, di nuove e più moderne case.
Nel 1735, nel nuovo palazzo, i Caracciolo ricevettero Carlo III° di Borbone, evento che intendeva segnare un deciso spostamento del centro direzionale della Città. Con questo iniziò l’abbandono del vecchio borgo, con i gradoni, gli angiporti ed i piccoli violetti, bianchi di polvere e di pietre che avevano resistito per secoli.
Sono stati indispensabili, per concludere questa mia breve ricerca, lo studio della pianta del Largo del 1765, ritrovata nell’Archivio di Stato di Avellino, e del Catasto Onciario del 1745 (questo sistema sostituiva quello più antico dei fuochi o tassa focatica). Il catasto si è rilevato di grande interesse per conoscere notizie autentiche ed inedite in merito alla composizione familiare, al reddito, alla professione ecc. delle famiglie residenti nella piazza (nel 1765 la popolazione di Avellino era composta da 1.052 fuochi, con una popolazione di 8.700 abitanti).
Mentre la pianta del Largo, presenta uno spaccato vivo di come era la piazza nel 1765, viene allegata in calce, si riportano di seguito gli elementi del Catasto Onciario.

2. I monumenti nella cartina di Piazza della Libertà
1) Palazzo Baronale sito e posto in detta Città nel luogo detto il Largo quale serve per uso proprio, nella parte antistante dalle rivele è detto Alloggio Baronale. quando dimora in questa Città. Possiede un basso per uso osteria sita alla Piazza detto il fosso, affittato a Nicola Baratta. Casa e bottega per uso ferriera sita alla Pontarola affittata a Giuseppe Vigilante. Una osteria per uso di tinteria sito nel luogo detto la Tinta, affittata al Magnifico Domenico Iannaccone.
2) Monistero di San Domenico dell’Ordine dei Padri Predicatori possiede una casa attaccata al medesimo monastero, un comprensorio di case al Largo, un’altra casa alle Cannelle e numerose rendite annue per un totale di 941,20 da diversi.
3) Il Venerabile Conservatorio di Monache et Educande sotto il titolo dell’Immacolata Concezione di Maria possiede un comprensorio di case alla piazza, due case allo Casale (in una abita una serva gratis), due botteghe site al Largo, due case al Conservatorio, un comprensorio al Cortile, tre botteghe alla strada della fontana, due magazzini con camera dietro la Dogana, due osterie e un sottano, oltre vari territori.
4) Il Venerabile Convento della S.S. Annunziata dei P.P. Predicatori possiede un comprensorio di case al Largo, due stanze di case per uso magazzini sotto il Convento, bassi di case alla strada delle Campane, due case alla Cupa, una casa alle tre Cannelle e una casa alle Carceri.
5) Il Venerabile Monistero di Donne Monache di clausura sotto il titolo di S. Maria del Carmine possiede casa allo Casale, una casa Palizzata alla Strada della Piazza più sottano per uso di bottega, una casa al Largo della Nunciata, tre botteghe alla strada della Piazza, due stalle alla Beneventana e dietro la Dogana, un cellaro a Rio Cupo, una casa alla Porta della Terra e vari terreni.
6) Il ferraro Adrea Saggese del fu Giacomo di anni 45, abita in casa affitto alla Strada del Largo e paga once 16. Vive con la moglie Giovanna Siniscalco di 40 anni e i figli Pasquale di 11 anni, Giacomo di 3 anni, Costantina vergine in capillis di 15 anni, (in età di matrimonio), Rosa di 12 anni, Giusepe di 8 anni e Fortunata di 6 anni.
7) Il mastro falegname Andrea Iandolo di 64 anni, abita nella casa propria e ne possiede un comprensorio al Largo, un basso affittato a Francesco Lepore, un soprano affittato, un cellaro e tre stanze affittate per totale di 157,10 once. Vive con la moglie Orsola Genovese di anni 40 e la figlia Carmina di 8 anni. Con lui anche i figli lavoranti falegname: Pietro di 23 anni, Agostino di 20 anni, Vincenzo di 4 anni, e le figlie in capillisi Petronilla e Giuseppa di 18 e 14 anni, Angiola e Carmina di 10 e 8 anni.
8) Il lavoratore di chiavettiero Antonio Falcetano, del fu Giovanni di 60, anni abita in casa affitto allo Largo e paga once 48. Vive con la moglie Vittoria Luciano di 58 anni e i figli Andrea di 30 anni lavorante di cortellaro con la moglie Atonia Tolinodi 23 anni, Domenico lavorante di chiavettiero di 22 anni e Geronimo lavorante cortellaro di 18 anni.
9) Il cardalana Carlo del Gaizo del fu Andrea di 54 anni abita in affitto à Largo e paga once 18. Vive con la moglie Angiola Battista di 60 anni, la figlia Teresa in capillis di 20 anni e il nipote cardalana Grillo di 17 anni.
10) Il bracciale Francesco Festa fu Giuseppe di 50 anni abita in casa propria al Largo e possiede alcuni terreni pagando once 91. Vive con la moglie Teresa della Bruna di 45 anni e i figli: Chiara in capillis di 15 anni, Santella di 12 anni, Domenico fratello bracciale di 35 anni sposato con Chiara di Argento di 45 anni dalla quale ha avuto: Giuseppe, Pasquale, Angiolo e Nicola di 15,13, 11, 9 anni.
11) Il cuciniere Francesco Lepore fu Carmine di 22 anni abita in casa affitto al Largo e viene tassato per un reddito di 44,20 ance. Vive con il fratello Pasquale lavorante scarparo di 20 anni, la sorella in capillis Alessandra di 18 anni e la madre Teresa Soreca di 40 anni.
12) Il professore delle leggi magnifico Francesco Antonio del Gaudio fu Nicola di 20 anni abita in casa propria al Largo, possiede casa alla strada della Ferriera, terreni e selve a lo Bosco, li Gregari e lo Bagnulo. Viene tassato su un totale di 111,20 once che dichiara. Vive con la sorella suor Maria Candida bizzoca di 34 anni, la sorella bizzoca suor Maria Scolastica di 32 anni, lo zio inabile Domenico di 70 anni, il fratello canonico Don Marco Antonio di 42 anni, la madre magnifica Teresa Laviello di 67 anni, la bizzoca domestica suor Colomba Todisco di 33 anni, i servitori Filippo Parziale di 17 anni e Alessandro Marena di 14 anni, e il garzone Catiello dè Manzi di 24 anni.
13) Il bracciale Gennaro Luciano fu Flaviano di 42 anni abita in casa d’affitto a Largo e possiede due territori e selve allo Bosco pagando once 62. Vive con la moglie Angiola Noviello di 45 anni e i figli: bracciali Francesco Antonio e Pasquale di 18 e 16 anni. Vincenzo Michele di 9 anni e Maria Rosa di 6 anni.
14) L’armigero caporale Giuseppe Troisi fu Domenico Antonio di 55 anni abita in casa di affitto a Largo e paga per 15 once. Vive con la moglie Caterina Imbimbo di 55 anni e i figli: lo scolaro Francesco Antonio di 17 anni, Domenico di 10 anni, il diacono Don Simone di 23 anni.
15) Il fabbricatore Lorenzo Visconti fu Felice di 60 anni abita in casa propria al Largo e paga per 18 once. Vive con la moglie Teresa Cesa di 50 anni e il figlio Vitantonio manipolo di 14 anni.
16) Il solapianielli Luca Todesco fu Carlo di 50 anni abita in casa d’affitto à Largo e paga 29,20 once. Vive con la moglie Antonia della Bruna di 49 anni e i figli: Carlantonio di 12 anni, Rosa e Angiola in capillis di 18 e 16. Giuseppa di 9 anni, Gelsomina di anni 3, il cognato bracciale Giacinto della Bruna di 22 anni, la suocera Angiola Pugliese di 70 anni e la zia vedova Catarina Pugliese di 65 anni.
17) Il fornaio Modestino Bellabona del fu alias di Panto di 66 anni abita in casa affitto al Largo compra e industria nocelle pagando per 59,20 once. Vive con la moglie Orsola Luciano di 66 anni, suor Agnese Luciano cognata bizzoca, Domenica di 70 anni, la nipote Rosa Santucci di 20 anni col marito Luca Cocco sartore di 29 anni con la madre Orsola Latino di 65 anni.
18) Il Passasemola Modestino Gagliardo fu Onofrio di 50 anni abita in casa affitto al Largo e paga 30 once. Vive con la moglie Dianora Galasso di 52 anni e i figli : il lavoratore semmolaro Giuseppe di 14 anni, il lavorante semmolaro Pasquale di 18 anni, Teresa e Rosa di 18 e 16 anni, Carmena di 10 anni e la madre vedova Anna Vitello di 80 anni.
19) il piperniero Nicola Guerriero fu Andrea di 45 anni abita in casa propria al Largo, venendo tassato per un reddito imponibile di 45,20 once. Vive con la moglie Teresa d’Offeria di 40 anni e i figli: pipernieri Pasquale e Michele di 20 e 18 anni, Antonio di 13 anni, Andrea di 8 anni, Modestino di 2 anni, Agnese di 15 anni, Isabella di 10 anni, Lucia di un anno. Con lui la madre di 86 anni.
20) Il mastro d’ascia Nicola Saggese fu Giacomo di 50 anni abita in casa affitto allo Largo e viene tassato per 27,20 once. Vive con la moglie Giovanni Tulimieri di 78 anni.
21) Il dottore magnifico Don Pasquale Testa di Alessandro di 32 anni abita in del fratello reverendo e possiede casa al Largo della Nunciata e numerosi moggi di territorio pagando per 83 once. Vive con il fratello reverendo Don Nicola primicenio cantore di 45 anni la madre Vittoria del Gaizo di 75 anni, la cognata vedova Antonia Carpentiero di 50 anni, il nipote Domenico Testa di 12 anni e la zia vedova Cecilia del Gaizo di 55 anni.
22) Il portarobbe Pietro Berlingiero fu Geronomo di 48 anni abita in casa affitto al Largo pagando 12 once. Vive con la moglie Rosa Luciano di 40 anni, il disabile Geronimo di 14 anni, Pasquale di 10 e Teresa di 2 anni.
23) Isabella Mascolino di 60 anni, vedova di Felice Pellecchia abita in casa affitto al Largo insieme alla nuora Mattia Peluso di 40 anni, moglie di Giuseppe Pellecchia, forgiudicato [fuori giurisdizione]. Con loro abitano i figli di Mattia: Alessio, Nicola, Rosa in capillis, Carmena e Fortunata di 13,8, 17, 10 e 5.
24) Il bracciale Gennaro Luciano fu Flaviano di 42 anni abita in casa affitto à Largo e possiede due territori e selve allo Bosco pagando 62 once. Vive con la moglie Angiola Novello di 45 anni e i figli: i bracciali Francesco Antonio e Pasquale di 18 e l6 anni. Vincenzo Michele di 9 anni e Maria Rosa di 6 anni.
25) Domenico Marica, di Serino, di 55 anni, abita in casa affitto del magnifico Martino Russo sita al Largo, insieme alla moglie Maria Iandolo di 60 anni e al figlio Donato di 28 anni sposato con Atonia Ziccardo di 29 anni.
26) Gaetano Samuele, Napoletano (cioè della città di Napoli), di 40 anni abita in casa affitto del Canonico di S. Giovanni di Dio sita al Largo. Vive con la moglie Giuditta Picaro di 35 anni e i figli: Donato,Marco e Rosa di 13,7 e 10 anni.
27) Modestino Gamberino, di Norcia, di 45 anni abita in casa affitto allo Largo con la moglie Teresa Baldassarre di 50 anni.
28) Il Fornaio Nicola Spagnolo fu Carlo di anni 54 abita in casa propria al largo venendo tassato per 48,10 once . Vive con la moglie Rosa Carpentieri di 52 anni e i figli: Lorenzo di 14 anni, Giuseppa di 19 anni,Geronima di 18 anni, e la nipote Maria Agostina di 5 anni.
29) Giuseppe Rossi di… anni, tiene in affitto al Largo, angolo strada pubblica, che si dice alla Ferriera, a Michele Baratta, una Osteria con cucina, taverna, con stanze e loggette ed altre comodità……….

Description

La piccola università comunale dei baroni Bellizzi e la contrada Alipergo

Secondo il professore Francesco Scandone, la contrada rurale, che attualmente comprende la frazione di Bellizzi, durante il Medioevo veniva chiamata “Alipergo” (o nelle varianti Ipergo, Ripergo, Alabergo).
Questo strano toponimo potrebbe derivare dalla fusione di: Albarus,Albulus= piobbo bianco + Berg = monte, colle (voce germanica), ed avere quindi il significato di “Colle di betulle”.
In realtà, i diversi documenti medioevali, che citano la località Alipergo, non consentono di identificare con certezza il sito. Probabilmente l’ipotesi dello storico irpino era basata su di un documento del 1100, nel quale si cita un territorio sito nella località “Alipergo” e confinante con la “ via pubblica Salernitana “1.
Questa via pubblica, muovendo dalla Porta Maggiore della città di Avellino, dopo aver attraversato la fondovalle del Fenestrelle e la collina di S. Tommaso, in prossimità di Aiello, si innestava sulla “Via antica Salernitana” che collegava l’Abellinum romana (civita di Atripalda) con Salerno . E’ interessante notare che uno degli ultimi documenti in cui viene citata la “Contrada Alabergo” risale al 1568 ,cioè ad un periodo in cui già si era affermato il toponimo “Bellizzi”. Il documento, comunque , lascia intendere che la “contrada” era posta ai confini tra le pertinenze dell’attuale Bellizzi e Atripalda 2.
In conclusione ci sembra ragionevole supporre che la località “Alipergo” fosse nel Medioevo una zona molto vicina all’attuale contrada Bellizzi.

Non meno “strano” è il toponimo “Bellizzi”, che , secondo gli storici del passato, era sinonimo di “luogo di piaceri, di bellezze, di diporto etc..” .
Essi ipotizzarono l’esistenza di antiche ville dove risiedeva la “nobiltà avellinese”. In realtà non esiste alcuna documentazione o testimonianza archeologica che possa fare da supporto a queste ipotesi. 3 Meno misteriosa è invece la nascita del “Casale di Bellizzi”, avvenuta a metà del secolo XVI. L’insediamento fu voluto dalla nobildonna italo-spagnola Maria de Cardona, feudataria di Avellino, per favorire lo sviluppo agricolo di quelle zone 4. Il progetto venne realizzato con l’immigrazione di 16 nuclei familiari, provenienti da Aiello, e tutti appartenenti alla famiglia “Iannaccone”.
Nella numerazione dei Fuochi del 1561, il casale di Bellizzi risultava essere di 18 fuochi (famiglie), per un totale di circa 90 persone 5

Non trascorsero molti anni dalla sua “fondazione”, che il casale venne elevato al rango di “Universitas” . Infatti già nel 1578 è documentata la “parvula Universitas” di Bellizzi. In quell’anno gli amministratori del piccolo centro rurale furono costretti ad aprire un contenzioso con il Portolano di Avellino, che pretendeva una contribuzione troppo onerosa per le modeste finanze della comunità 6.
Nel 1581, la città di Avellino con il casale “delle Bellezze”, veniva acquistato da Marino Caracciolo, a nome di sua moglie Crisostoma Carafa 7.
Agli inizi del ‘600, la “Baronia” venne concessa dal principe al conte veneziano Maiolino Bisaccioni, un personaggio di spicco della Corte dei Caracciolo: cavaliere, poeta, letterato, storico, animatore di rappresentazioni teatrali, eseguite nella suggestiva cornice del castello avellinese, ormai ristrutturato in palazzo rinascimentale.
Nel 1626, con l’assenso del principe, la “Baronia” venne venduta al magnifico Giovanni Balzarano di Sarno 8.Questa famiglia conservò la “baronia” per più di un secolo: infatti ancora nel 1740 è documentato, come barone di Bellizzi, l’illustrissimo Signor 9 Giovanni Balzarano (junior), il quale, già da tempo trasferito a Napoli, in previsione di cedere la baronia, mise in vendita cospicui beni fondiari 10. Nel corso degli anni ’40, “Bellizzi” venne ceduta all’ Ill.mo Dott. Sig. D. Giuseppe Antonio Brescia11 ed a questa famiglia rimase fino all’eversione della feudalità………

Dettagli

EAN

9788872970492

ISBN

8872970490

Pagine

112

Autore

Bascetta

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Editorial Review

La Chiesa di S. M. Di Costantinopoli e il Palazzo

 

 

 

 

 

Fin dalla fondazione del casale, la “cura delle anime” era stata affidata al parroco di Aiello, il quale estendeva la propria giurisdizione anche sulla piccola comunità di Ospedale, sita nelle pertinenze di Contrada, allora casale di Forino (appartenente all’arcidiocesi di Salerno) 1212 Da una visita apostolica del 1630 (ASV, fondo “Visite Apostoliche n.132,f. 199v) , ricaviamo queste interessanti notizie :
Clero di Aiello e Bellizzi
D. Vincenzo Buonanno, Curato

Sacerdoti: D. Giovanni Criscillo-D. Giulio Urciuolo- D. Giacomo Galluccio - D. Lorenzo Galluccio - D. Ferdinando Parisi.

Diacono: Alfonso Buonanno (napoletano)

Suddiacono: Francesco di Gaeta........

Clerici: Giacomo Parisi, Giacomo Antonio Urciuoli, Modestino de Ciuccio, francesco Urciuoli, Angelillo de Ruggiero, Placido Preziosi, Blasio di Gaeta, Santo Galluccio.

Visita Pastorale:

Il giorno 17 settembre 1630 , comparve dinanzi al Visitatore apostolico il Rev. D. Vincenzo Buonanno , curato della chiesa parrocchiale di S. Maria di Aiello, di anni 25.

Per il conforto spirtuale degli abitanti del casale era stata eretta una chiesetta sotto il titolo di S. Maria di Costantinopoli. Non conosciamo l’anno esatto della sua fondazione , tuttavia riteniamo che , agli inizi del Seicento, essa doveva già esistere. Infatti nell’atto di acquisto del “baronato” da parte della famiglia Balzarano, stipulato nel 1626, troviamo questa interessante notizia:” (..) personaliter nos (il notaio) accessimus ad maiorem Ecclesiam dicti Casalis “13. Comunque, per avere una documentazione più esauriente, bisogna risalire al 1655, quando il vescovo di Avellino Monsignor Pollicini dava il suo assenso all’elezione di D. Arcangelo Iannaccone come cappellano dell’altare di S. Spirito, eretto nella chiesa di S. Maria di Costantinopoli, di Bellizzi..14

.............
Il casale di Bellizzi, dalla fine del ‘500 alla prima metà del ‘600, ebbe una costante crescita demografica. Dai 18 fuochi (famiglie) nel 1561 si passò a 28 nel 1595 e a 33 nel 1648. Purtroppo la peste del 1656 bloccò questa fase positiva, per cui nel 1669 venivano registrati solo 25 fuochi.
Trascorsa l’emergenza della peste, la piccola Università si ripopolava, per cui si rese sempre più necessaria la presenza di una autonoma parrocchia . Per un certo periodo di tempo venne anche assegnato alle comunità di Bellizzi ed Ospedale un sacerdote che svolgeva funzioni “parrocchiali”, ma, giuridicamente, il casale apparteneva ancora alla parrocchia di Aiello. La precarietà di questa condizione spinse gli amministratori di Bellizzi a chiedere nel 1680 il regio assenso per l’istituzione di una parrocchia autonoma. Finalmente nel 1682, il vescovo di Avellino Francesco Scannagatta “benediva” l’arcipretura curata di Bellizzi. Ad essa venivano assegnati 11 ducati “ in beneficio del parroco eligendo ...ed anco duc. 4 alli economi “ 15.
Il primo parroco fu il Reverendo D. Leonardo de Surdis di Montrone (BA), il quale, nel 1690, insieme ad altri amministratori del casale, al fine di ottenere sgravi fiscali, denunciava il grave stato di povertà in cui versava la comunità:” (...) il medesimo casale se ritrova in stato di povertà grande,et di miseria, a segno tale che porta pericolo di restare dishabitato, tanto più che molti fuochi sono estinti, et si sono assentati nella città di Benevento, et altri luochi lontani del Regno, et non si possono astringere al pagamento di pesi ordinarij et extraordinarij che deveno pagare,di modo che van (si allontanano), dovendo molta quantità d’attrasso per causa de fiscali, et li cittadini di detto Casale stanno ridotti all’ultimo delle miserie, mancando loro il necessario, et molti per la loro povertà non tengono ne meno uno saccone dove dormire, dormendono sopra le tavole et ne li pagliari”.
Molto probabilmente, comunque, tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, grazie anche alla fattiva collaborazione del parroco, il casale lentamente si potette riprendere. Difatti, nel 1705, il casale avevano raggiunto le 185 unità (ca. 37 fuochi), che diedero vita anche ad una confraternita laicale sotto il titolo del “Purgatorio”.............