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CASALI E FEUDI DELL’ENCLAVE DI BENEVENTOA

Attraverso la documentazione d’Archivio e di Biblioteca ora abbiamo un motivo in più per vantarci del nostro passato.
Torrioni ha aderito volentieri all’iniziativa editoriale sui 119 paesi dell’Irpinia, riscoprendo la nostra storia, le radici, i mestieri dei nostri nonni.
Bascetta ci permette di apprezzare il borgo natio ma, soprattutto, ci fa sentire ancora più orgogliosi dopo aver letto queste pagine. Non a caso il lavoro presenta una documentazione sui regolamenti comunali di ieri e di oggi; è insomma uno spaccato di vita che conferma la crescita del Comune ed apre la strada agli anni del Giubileo.
Oggi sappiamo qualcosa in più sui nostri bisnonni, sulla vita quotidiana che conducevano nel secolo scorso, sui loro mestieri. E’ un piccolo ricordo per chi c’è, e vive la vita di paese, e per chi non c’è più, che portiamo sempre nei nostri cuori.
Le famiglie di Sabato Oliviero e Antonio Cennerazzo abitano fra la Cupa e di Fronte alla Chiesa, che è la Chiesa Parrocchiale, dietro della quale posseggono anche gli orticelli. Ma non solo. Gli stessi Oliviero e Cennerazzo sono coltivatori e possessori dei medesimi territori, gli unici che la Parrocchia possiede, a La Pagana.
Le terre di Pagana della Chiesa Parrocchiale, a loro volta, erano state affidate a censo al Parroco pro tempore dal Marchese Piatti.
Il fondo della Pagana ricadeva verso il territorio di Tufo. Infatti esso era, per la maggior parte, del Marchese Piatti il quale lo aveva affidato quasi del tutto ai torrionesi. Quando il fondo si divise fra la Giurisdizione di Torrioni e Tufo, a seguito dei debiti contratti dalla famiglia del Tufo, la parte di Torrioni fu data a censo al Parroco della Parrocchia di Torrioni.12
La parte della Pagana di Tufo fu data dal Marchese all’Arciprete e alla Chiesa Arcipretale, con suo diritto di eleggere l’Arciprete e di avere il Patronato sulla Chiesa Arcipretale di Tufo.
Cosa che Piatti non fece con Torrioni. Perchè? Evidentemente il Patronato sulla Chiesa Arcipretale di Torrioni era rimasto, da tempo immemore, ai del Tufo. Il feudo, a suo tempo, era posseduto da Donna Ippolita Del Tufo, poi riscattato da Donna Giulia del Tufo, la quale fece instanza per intestarsi la Terra del Tufo con il suo Casale chiamato Torrione del Tufo per reputa, e donatione fattali da D.Hipolita del Tufo sua sorella. Tutto il territorio di Torrioni e Tufo, infatti, nella seconda metà del 1600, era in un solo Stato feudale in cui la Chiesa era quella Arcipretale il cui patronato era del feudatario in quanto feudi et sebfeudi raggione de Patronato de Chiesa, et de presentare in quello et con la potestà de’ reintegrare et intiero stato, et dell’istesso modo, et forma suì come essa D.Hipolita, et suoi Predecessori detta Terra, e Casale meglio et pienamente hanno havuto, tenuto, et posseduto in beneficio di D.Giulia del Tufo sua sorella prossima, et immediata succedettrice, non riservandoli cosa alcuna sopra detta Terra e Casale……..
Anzitutto dobbiamo dire che per la Chiesa Parrocchiale c’era l’anziano sacerdote Don Pietro Ferraro (n.1706) il quale era di Torrioni ed abitava a Cima Casale, coadiuvato da Don Ciriaco Zoina benchè incapace di amministrare i sacramenti. Tutti gli altri preti che abbiamo incontrato sono forestieri e vengono a Torrioni solo a celebrare messa. Ma allora che ci faceva, in Torrioni, il prete Don Luca Morano (n.1706), che sappiamo essere un Sacerdote forestiero, se, alla morte di Don Pietro, la Parrocchia sarà del Rettore Don Giacomo de Leo fino alla sua morte avvenuta nel 1670?
Vabbè che anche Don Pietro Ferraro abitava in Cima Casale, ma la maggior parte di quel quartiere, ricordiamolo, pagavano censo non alla Camera Marchesale di Piatti, ma a quella Baronale dei Camilli, mentre, da sacerdote secolare cittadino che abita in una casa propria di Cima Casale, assegnatacela dal fu Luigi suo padre, confinante con Alesio Ferraro e la via pubblica, e possedendo ad titulum patrimonii terreni a Piano, Bosco e Strada, oltre l’arbustato e vitato confinanti con Ciriaco Papa, a conti fatti, dedottonsi il peso del suddetto patrimonio di ducati 30, secondo la tassa diocesana, la tassa assorbe la rendita e non paga nulla….
Così i Ferraro, per la casa propria con orto, pagavano il censo enfiteutico alla Camera Baronale de Camilli e alla Chiesa Arcipretale. Alla stessa Camera de Camilli pagava censo per il seminato di Tuoro e per le terre alla Chiesa, per il boscoso e il seminato di la Strada, mentre, contemporaneamente, alla Camera…







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