Description
L’INCREDIBILE STORIA DEL PRINCIPE DI SALERNO
NELLA TERZA PARTE DEL MANOSCRITTO CHE DIVENNE «HISTORIA»

Libro III (1548 – 1551)
POSTFAZIONE
una narrazione pura di soli fatti
la verità storica è nei dettagli
La pubblicazione di questa terza parte della nostra collana dei Diari (1548-1551) rappresenta un traguardo editoriale e storiografico di eccezionale valore filologico (pp. 2, 7).
Questo volume, interamente incentrato sulle preziose memorie del notaio Antonino Castaldo tratte dal prezioso manoscritto del copista «D», restituisce finalmente una trascrizione fedele e integrale dei primi capitoli dell’opera (pp. 6-7). Il valore di questa operazione risiede nella capacità del testo di demistificare le cronache istituzionali dell’epoca, offrendo una narrazione viscerale, analitica e rigorosamente interna alle dinamiche di palazzo (pp. 8-9). La testimonianza del Castaldo si distingue per un crudo e documentato realismo, reso possibile dal suo osservatorio privilegiato (pp. 7, 17). In qualità di Segretario del Popolo e ufficiale della Vicaria, il notaio raccoglieva quotidianamente le confessioni dei detenuti; al contempo, come notaio personale del Principe di Salerno, custodiva i segreti più intimi della nobiltà (pp. 7, 9).
Questo duplice canale informativo gli ha permesso di svelare come i grandi mutamenti geopolitici del Regno fossero in realtà mossi da un intreccio distruttivo di passioni private, faide nobiliari, rancori personali e cospirazioni economiche (pp. 9, 16).
Nei capitoli qui raccolti, la cronaca del Castaldo scende nei dettagli più minuti delle cause che scatenarono la rivolta urbana e la successiva persecuzione dei dissidenti (pp. 9-10). Il notaio individua con precisione chirurgica la scintilla dei disordini nell’affissione pubblica degli editti inquisitoriali eseguita dai frati domenicani del convento di Santa Maria a Formello (pp. 10, 34). Di fronte al subbuglio popolare, Castaldo documenta la strategia della totale duplicità adottata dal Viceré Don Pietro di Toledo (p. 10).
Il governatore ricevette i cinque deputati della città con parole affabili e rassicuranti, fingendo un completo travisamento dei fatti (pp. 10, 34). Questa studiata messinscena aveva l’unico scopo di ingannare la rappresentanza cittadina per guadagnare il tempo necessario a far convergere a Napoli imponenti rinforzi militari, terrestri e navali, fatti reclutare d’urgenza da Genova, da Messina e dalle galee di Malta (pp. 10, 35). Il culmine della violenza vicereale viene registrato da Castaldo attraverso un episodio crudo e emblematico (p. 10): l’arresto del nobile del seggio di Portanova, Capua Cavallero, e di due giovani accusati di aver favorito la fuga di un prigioniero dalle mani dei conestabili (pp. 10, 35).
Il notaio svela un retroscena giudiziario di straordinaria gravità: il Viceré ordinò al Reggente del Vicariato, Don Geronimo Fonseca, di decapitare immediatamente i giovani sul posto per terrorizzare la città (pp. 10, 35). Di fronte al fermo rifiuto del magistrato di procedere a una condanna così sommaria e priva di un regolare processo formale, il Toledo aggirò l’ostacolo ordinando l’esecuzione clandestina nell’oscurità della sala superiore del castello, per mano di uno schiavo (pp. 10-11, 35). Fu proprio la denuncia di questo brutale atto di violenza, documentata da Castaldo, a spingere l’intera popolazione a serrare le botteghe e a riprendere le armi per la rivolta generalizzata (pp. 11, 35).
Infine, le trascrizioni dei manoscritti del Castaldo svelano i dettagli più occulti e prettamente economici legati al piano del Viceré per annientare Ferrante Sanseverino (pp. 13, 36).
Il Principe di Salerno, schiacciato dai debiti contratti per i fasti delle sue missioni diplomatiche a Madrid e privo di eredi diretti, cercò di sfruttare una reale profezia di una veggente di Civitade Chieti, la quale aveva predetto la gravidanza della Duchessa di Castrovillari, figlia del Viceré (pp. 13, 36).
Il Sanseverino sparse intenzionalmente la falsa notizia che la medesima veggente avesse profetizzato la gravidanza di sua moglie, la Principessa di Salerno (pp. 13, 36).
L’obiettivo occulto del Principe era indurre i propri vassalli a promettergli un’enorme sovvenzione pecuniaria al momento del parto, una fortuna che gli avrebbe permesso di radunare un esercito mercenario sul campo per armarsi contro le minacce vicereali (pp. 13, 36).
Castaldo racconta con precisione come il Toledo, scoperto lo stratagemma, inviò una folta delegazione di ministri e nobili a Salerno con il compito reale di smascherare pubblicamente la menzogna della gravidanza, costringendo il Principe a dilapidare le sue ultime risorse finanziarie per ospitarli, lasciandolo politicamente umiliato e privo dei mezzi economici per sostenere i suoi disegni di rivolta (pp. 14, 36).Attraverso la pubblicazione di queste pagine, restituiamo alla storia la cronaca più autentica e documentata di quei drammatici anni, confermando Antonino Castaldo come il cronista più affidabile e profondo del Cinquecento napoletano (pp. 7-8).
L’Editore
Libro III (1548 – 1551)
introduzione
IL NOTAIO CASTALDO FONTE SU RE CARLO V,
UNA STORIA DIVERSA DALLA CRONACA DI MICCIO
di sabato cuttrera
premessa storica
l’odio del vicerè verso sanseverino
il principe di salerno sfida don pedro
da scipione miccio
1. Estate 1547, Napoletani contro Spagnoli a rua Catalana
2. L’accordo del 12 Agosto tra amministratori e Viceré
3. Il Principe di Salerno trattenuto dall’Imperatore
4. La promessa del 1549: cause d’Eresia, senza Inquisizione
5. Presto la guerra d’Africa: soldi all’Imperatore
6. Sequestro di beni e pallottole per il Principe ribelle
prologo
NIENTE RIVOLTA, MA STOP ALL’INQUISIZIONE
I REATI DI ERESIA NON ALLARMANO I NOBILI
Antonino Castaldo, Vita, inserto in spagnolo, in: Ms., De Progressi,
et successi nella Città, e Regno di Napoli, Napoli 1650
il primo capitolo
IL POPOLO SI ARRENDE E GETTA LE ARMI
IL RE PERDONA TUTTI, MA PROCESSA I POCHI
Ms., De Progressi, et successi nella Città, e Regno di Napoli.
Di Notar Antonino Castaldo
— La Città contro i nobili vendutisi al Viceré
— Il Priore di Bari fa gettare le armi in San Lorenzo
— I Consiglieri cittadini chiedono perdono: l’indulto
— Licenziati gli ufficiali, tranne Castaldo segretario
il secondo capitolo
IL RE SALVA TOLEDO, FRENA SANSEVERINO
VENDETTE PERSONALI AL RITORNO A NAPOLI
Ms., De Progressi, et successi nella Città, e Regno di Napoli.
— Ambasciatori dal Re per riferire sul massacro di Toledo
— Don Pedro si riprende i poteri e sostituisce le cariche
— Carlo V dileggia i delegati Caracciolo e Pino
— Santillo alla sbarra, Carafa portò ‘Masaniello’ sul cavallo
— Di Sangro continuamente carcerato per inimicizia
il terzo capitolo
ORA VA FERMATO IL PRINCIPE DI SALERNO
IL VICERE’ ATTIVA LE SPIE PER ARRESTARLO
Ms., De Progressi, et successi nella Città, e Regno di Napoli.
— L’Imperatore rilascia il Principe: obbedisci al Viceré!
— Sanseverino va dal Toledo solo la settimana dopo
— L’erede delle Spagne a Milano snobba i Napoletani
— La Principessa fa finta di essere incinta? la distrazione
il quarto capitolo
SANSEVERINO SNOBBA GLI ORDINI REGI
RITORNO CON PIGNORAMENTO E ATTENTATO
Ms., De Progressi, et successi nella Città, e Regno di Napoli.
— Amanti di notte: Brancaccio giustiziato, Poderico salvo
— Il Marchese di Vico tende una trappola al Principe
— Il Principe si burla del Marchese in Parlamento
— Donativo per la guerra in Africa: il Re vuole i soldi
— Don Ferrante ferito alla Molina di Vietri: l’agguato
il quinto capitolo
L’ATTENTATO DI CAVA ORDITO A PALAZZO?
L’ACCUSA DI SODOMIA E LA FUGA A VENEZIA
Ms., De Progressi, et successi nella Città, e Regno di Napoli.
— Cava consegna Perseo che accusa il fratello complice
— I reati del Principe perseguitato: ribellione e sodomia
— S.Severino riercato fugge a Venezia: così fece il padre
— Prima di scappare racconta la verità al Castaldo
postfazione
una narrazione pura di soli fatti: la verità storica è nei dettagli
note bibliografiche
ricapitolazione
ricapitolazione
Il «Libro III» dell’Historia del notaio Antonino Castaldo, analizzato in questo volume per gli anni compresi tra il 1548 e il 1551, mette in luce una profonda frattura storiografica con la cronaca ufficiale e filogovernativa. Esso analizza la complessa trama politica, giudiziaria e militare del Regno di Napoli, offrendo una ricostruzione ravvicinata delle dinamiche di potere della macchina vicereale spagnola.
La sezione iniziale introduce l’esame critico dei testi manoscritti e fissa le coordinate storiche dello scontro tra il viceré Don Pedro di Toledo e il Principe di Salerno, Ferrante Sanseverino.
I sei punti della premessa ricostruiscono i momenti chiave della crisi: i sanguinosi scontri tra napoletani e spagnoli a rua Catalana nell’estate del 1547, i successivi accordi amministrativi di agosto, la temporanea ritenzione del Principe presso l’Imperatore, la gestione dei reati di eresia senza l’introduzione del formale tribunale inquisitoriale, il pesante drenaggio finanziario per sostenere la guerra d’Africa e, infine, l’inizio dei sequestri patrimoniali ai danni del Sanseverino, ormai dichiarato ribelle.
Il prologo mette in chiaro la reale natura delle sommosse cittadine del 1547, evidenziando che l’obiettivo della nobiltà e della plebe non era l’insurrezione contro la Corona, ma il blocco intransigente dell’Inquisizione spagnola, confermando che i reati di eresia ordinaria non destavano particolare allarme tra le classi dirigenti napoletane.
Il primo capitolo descrive il crollo della resistenza e la resa della città, divisa tra la popolazione e i nobili che si erano piegati ai voleri del viceré. Sotto la mediazione del Priore di Bari, il popolo depone le armi nel complesso di San Lorenzo e i consiglieri ottengono l’indulto imperiale, ma Toledo avvia un’epurazione radicale degli uffici pubblici, licenziando l’intero corpo dei funzionari civici a eccezione del segretario Castaldo, confermato per la sua riconosciuta imparzialità.
Il secondo capitolo approfondisce la sistematica repressione attuata al rientro del viceré a Napoli, blindato dal sostegno di Carlo V che dileggia apertamente i delegati della città Caracciolo e Pino. Toledo riprende pienamente le redini del governo e avvia feroci processi e persecuzioni personali per inimicizia politica: vengono colpiti esponenti di primo piano come Santillo, Carafa — accusato di aver scortato a cavallo il capo rivoltoso Tomase Aniello Sorrentino — e Di Sangro, continuamente incarcerato per puro rancore personale del governante.
Il terzo capitolo si focalizza sulle manovre per isolare e colpire il Principe di Salerno, rilasciato dall’Imperatore con l’obbligo di sottomettersi al viceré. Il Sanseverino esaspera i rapporti rinviando l’udienza con Toledo di una settimana, mentre la delegazione napoletana viene snobbata a Milano dall’erede al trono spagnolo. In questo clima di spionaggio e sospetti, il Principe tenta di raccogliere fondi dai suoi vassalli orchestrando lo stratagemma finanziario della falsa gravidanza della Principessa, un espediente utile a distrarre gli avversari ma prontamente intercettato dal viceré.
Il quarto capitolo delinea l’inasprimento delle misure giudiziarie e fiscali ordite dal Palazzo, che si muovono parallelamente alle condanne capitali esemplari come quella del Brancaccio. Il Marchese di Vico tenta di incastrare il Principe in Parlamento, ma ne viene pubblicamente beffato, mentre la Corona esige il pagamento di un ingente donativo militare per la spedizione d’Africa contro Dragut Rais. La tensione sfocia nell’azione violenta alla Molina di Vietri, dove il Principe cade in un agguato e viene ferito al ginocchio da un colpo di archibugio.
Il quinto capitolo svela i dettagli del complotto di Stato dietro l’attentato di Cava, dove il sicario Perseo di Ruggiero viene catturato e confessa il coinvolgimento del fratello e dei vertici vicereali. Per neutralizzare la difesa del Sanseverino, Toledo gli sottrae la giurisdizione del processo e avvia una durissima persecuzione giudiziaria basata sulle accuse di ribellione e sodomia. Braccato e conscio della totale parzialità della giustizia ordinaria, il Principe confida la verità storica a Castaldo prima di intraprendere la fuga verso Venezia per mettersi al sicuro e formalizzare la sua protesta contro i soprusi subiti.
La postfazione e le note bibliografiche chiudono il volume riassumendo il valore di questa narrazione analitica, in cui la ricostruzione dei fatti storici si fonda non sulle dichiarazioni ufficiali delle autorità, ma sul recupero e sulla ricapitolazione scientifica dei minuti dettagli d’archivio scritti dai testimoni diretti dell’epoca.







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