40. CAMPOSANO DI NOLA NEL 1754

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Copertina posteriore

Il paese oltre la Piazza e le vedove, coi braccianti lungo la via del fiume

Da quando era divenuto un paese autonomo, oltre all’amministrazione della Cosa pubblica, a Camposano si cercò anche di far nascere una economia locale. Impresa ardua se si pensa che la maggior parte degli abitanti risultano essere braccianti o bracciali, come allora si diceva, ancora legati al titolare del feudo o ai ricchi possessori. Solo una metà di essi infatti riuscivano ad avere una casa propria per vivere con la famiglia. Ma erano andati distinguendosi anche i primi mestieri. E quelli più in uso a Camposano sono legati al commercio dei prodotti della terra, attraverso i viandanti o vaticali, i quali effettuano anche piccoli viaggi portando in paese moneta liquida. Accanto ad essi i costruttori di carri o carrette, e i pollieri, come vengono definiti gli allevatori e venditori ambulanti di polli.
Grazie a loro il paese acquista forma non solo intorno alla Piazza e alla Parrocchia. Si vedono infatti spuntare altre case lungo il Fiume, dove vi sono anche gli orti coltivati, mentre nascono dei piccoli casali intorno alle antiche masserie, benchè gli stessi massari cominciano a prendere la via del borgo.
Altri luoghi invece scomparsi, di cui non si hanno precedenti notizie, diventano solo terreni da coltivare, come nel caso dell’area periferica della Badia, o della non meglio precisata località di San Galliero. Una ripartizione territoriale equa, quindi non solo legata al borgo, è data anche dalla presenza delle vedove abitanti in case proprie un po’ su tutto il territorio comunale. Discorso che non si può invece fare con le vergini in capillis, cioè la ragazze da marito quali Agata Cavallaro, Domenica De Stefano, Giovanna Galluccio, quasi sempre figlie di famiglia, nè con le bizzoche, le donne rimaste senza marito: Orsola Di Palma di dietro la Parrocchia, Crescenza Barbato sulla strada di San Gavino, Agnese Petrillo, Anna Petrillo. Quindi, agli abitanti con casa propria, oltre alle vedove senza specifica, quali Antonia Conte, Briggida De Lillo, Caterina Vetrano, Carolena De Palma e Giulia De Lisi, se ne possono aggiungere altre dieci rimaste senza marito abitanti sul territorio comunale.

Le altre 10 vedove o vidue sono:
Agnese Infante vedova abitante a La Parrocchia
Ancora Rosa Siciliano vedova di Benedetto Scotto
Vittoria Lombardo vedova di Nicola Pecoraro
Orsola Verdesca vedova del fu Nicola Guadagno
Giulia Scotto vedova di Domenico Liccardo
Domenica Petrillo vedova di Giovanni Siciliano
Giulia Buglione vedova di Stefano Siciliano
Domenica Imparato vedova di Vincenzo Imparato
Felicia Bianco vedova di Giovanni Barbato di La Piazza
Antonia Cavallaro vedova di Gennaro De Stefano.

 

L’unico vero piccolo proprietario terriero, fra l’altro inserito fra i forestieri abitanti, era era Domenico Maifeda che possedeva un territorio a Paduli. A Paduli sono quasi tutti i fondi coltivati dai contadini- Ma solo una metà dei 53 bracciali possiede un pezzo di terra o un animale da lavoro, ma non vi sono nè poverissimi e nè giornalieri.
Questo a dimostrazione che anche coloro che non avevano una casa ed erano legati alla terra che lavoravano riuscivano a vivere, benchè siano ancora 24 le famiglie di bracciali senza casa, senza terra e senza animali e almeno 6 quelli che possedevano solo un somaro o una somara come nel caso di: Antonio Petillo, Carlo Pecoraro, Giacomo Tozzola, Mattia Berardesca, Marco Antonio Sense, Nicola Berardesca. Quelli senza casa, terra e animali sono 24: Virgilio Barbato, Nicola Siciliano, Giuseppe Petrillo, Pascale Barbato, Pietro Siciliano, Pietro Loppa, Pietro Losca, Rocco Imparato, Saverio Siciliano, Sebastiano Siciliano, Giovanni Locca, Luca Siciliano, Angelo Nappo, Antonio Pecoraro, Antonio Petillo, Domenico Della Gatta, Domenico Ventalino, Domenico Vecchione, Domenico Barbato, Domenico Tratta, Emanuele Belluccio, Francesco Siciliano, Francesco Rocca, Giovanni Petillo. Sono invece 8 i bracciali con una casa e senza terre proprie che abitano in particolare lungo le vie, specialmente sulla Via Del Fiume, e due, Nicola Barbato e Nicola Belluccio, che hanno solo la terra chi a Li Verdicchi e chi a Paduli. Fra essi potremmo annoverare anche Santolo Baglione, che possiede una terra a Paduli, solo per assonanza di cognome con l’altro bracciante di nome Baglione, in quanto null’altro conosciamo di lui.
I restanti 14 hanno sicuramente una casa, e poi posseggono un animale o una terra oppure sia un somaro che la terra, specialmente nella località dei Paduli, benchè compaia una terra dal sapore antico definita Terra della Badia, cioè dell’abbazia. Si tratta di un possedimento appartenuto ad un’abbazia o degli orti che circondavano un’abbazia scomparsa? A questa domanda non c’è per ora risposta.
Gli 8 braccianti con una casa sono:
Nicola De Nisi che abita Dietro La Chiesa
Matteo Cavallaro alla Via Publica
Giovanni Siciliano sulla Via di Nola
Antonio Siciliano che abita lungo la Via del Fiume
Carmine Baglione che abita lungo la Via del Fiume
Domenico Piacente con casa a La Via del Fiume.
I restanti 14 sono:
Pietro Di Sarno che abita a Lo Legante con una somara
Pascale Trotta che abita a La Parrocchia con una terra nel luogo di Fabrica
Marzio De Sarno con due somari, la terra a La Badia e una in promisquità
Lorenzo Scotto che abita alla Via Publica e possiede una mula
Antonio Siciliano figlio di Francesco che abita nella Via di Nola
Antonio Petillo con la sua somara e una terra a Paduli
Aniello Barbato con una terra in Promisquità
Antonio De Sarno che abita a La Piazza con una somara
Aniello Belluccio che abita a La Piazza e possiede una terra a Paduli
Donato Siciliano con casa ai Maisi e una somara
Domenico Vetrano con una terra in promisquità
Decio Nappo sulla Via di Nola con una somara
Domenico Petillo in Casa Cavallaro con una terra a Paduli
Francesco Siciliano a La Via Nova con una terra a Paduli

Description

I mestieri: vaticali, cavalli, muli, matri carresi e pullieri

C’è una categoria che viene subito dopo quella dei braccianti e degli artigiani più poveri, è quella dei vaticali. Sono i possessori di un animale da trasporto, quasi sempre un mulo, che effettuano dei viaggi per conto dei privati. Rappresentano un po’ il riscatto dalla terra vera e propria perchè sono i contatto con le altre realtà durante i loro spostamenti.
Vedono borghi nuovi, comprano o vendono piccoli oggetti ai mercati, sebbene più per conto terzi che per conto proprio. Non hanno quasi mai una casa e anche fra di essi verrebbe da fare una distinzione fra chi possiede cavalli, somari o muli. Ma, pur essendo definiti vaticali perchè vi lavorano nel ramo, possono anche non possedere nulla come nel caso di otto di loro: Vincenzo Belluccio, Vito Petillo, Nicola Rino, Domenico Perillo, Giuseppe Petillo, Giovanni Martino, Guarino Petrillo, Marzio De Stefano. Ma non è escluso neppure che svolgessero il lavoro senza animali, cioè spingendo con la forza delle proprie braccia non un carro ma una carretta, casomai per vendere ortaggi nei mercati dei paesi vicini.
Oltre gli 8 senza possedere nulla, risultano Vaticali di Camposano altri 14 capifamiglia che posseggono cavalli, somari, muli, con case o terre di proprietà: – Felice Di Capua con cinque muli ed un cavallo; Felice Petrillo con un cavallo, un somaro ed un mulo; Ciro Scotto che possedeva un cavallo e 5 muli; Stefano Belluccio con una terra in promisquità; Nicola Scotto con una mula; Michele Petillo alla Via Publica; Donato Berardesca, Domenico Belluccio; Domenico De Capoa con un mulo; Aniello Petillo con 7 muli; Bonaventura Scotto che abita a La Via di Nola con 3 muli; Gavino Petillo con un somaro; Giuseppe Petrillo con casa a Paduli e un somaro; Giovanni Angelo Di Capua; Gavino Belluccio con 4 muli e due cavalli.
Su un gradino leggermente più basso potremmo porre alcuni artigiani che vanno sotto il nome di maestri Carresi, identificabili come i “meccanici” di carri e carrette o anche costruttori degli stessi.
Risultano iscritti sotto il titolo di Mastro Carrese (o Carnese o Cornese laddove la lettura è equivoca): – Antonio Quatrano lungo la Via Publica; Domenico Qualiano sulla Via del Fiume; Domenico Fiscaldo; Francesco Finaldo; Nicola Qualiano alla Via Pubblica; Michele Finaldo.
Non è poi ben chiaro il mestiere che svolgessero i pullieri. Secondo alcuni si tratterebbe di allevatori, trasportatori e venditori di polli e uova allo stesso tempo. Il più fortunato di essi possedeva una casa a San Galliero e una terra a La Trofica.
Risultano Pullieri: – Antonio Pecoraro con un somaro; Angelo Ruotolo con un somaro; Arcangelo Petillo; Carmine Verdesca; Carmine Petrillo con due muli; Felice Petrillo; Francesco De Risi con casa a San Galliero e una terra a La Trofica; Michele Verdesca; Stefano De Risi di La Croce.
Ma quello del polliero è un mestiere che si riscontra anche nei paesi vicini, come nel caso di Cicciano.

 

Fra gli abitanti di Camposano vanno indicati a parte quei cittadini forestieri, provenienti cioè da altri paesi del Regno, soprattutto del circondario, che non possedevano beni, a cominciare dai 24 bracciali. Si tratta dei bracciali: Angelo Giuliano di Quadrelle, Aniello Parrotta di Cimiano, Andrea Napolitano di Sirignano, Antonio Vecchione di Napoli, Clemente Vecchione di Casamarciano, Bendetto Verga del Casale di Napoli,Carlo Cerqua di Vignola, Carmine Librera di Arienzo, Domenico Napolitano di Sirignano, Domenico Gallo di Rocca Rajnola, Francesco Conte di Cicciano, Felice di Lauro di Viggiaro, Ferrante d’Oviano di Sirignano, Felice Librera d’Arienzo, Francesco Pinto di Casa…, Lorenzo Cerqua di Vignola, Michele Siciliano di Cicciano, Natale Guadagno di Cimitile, Nicola Perrotta fu Giovanni Marino di Cicciano, Pasquale Vecchione di Casamarciano, Saverio Nappo di Comignano (=Comiziano). Ai quali si aggiungono gli altri bracciali fra cui il calabrese Sabato Calò, Sabato Esposito di Antonio, il mr bracciale Francesco Russo di Nola, il bracciale dell’A.G.P. Antonilo Escalito di Napoli. Ma vi sono anche altri forestieri che non posseggono beni fra cui l’unico sarto presente in paese, 3 vaticali, 2 falegnami, 2 manatori di bando e altri 7 non meglio identificati.
Altri forestieri che non posseggono beni sono: il sartore Ambroggio Ferraro di Cimiano, i 3 vaticali Cesare di Stefano di Cicciano, Francesco Esposito, Melchiorre Napolitano fu Esposito, Carmine Napolitano di Sirignano, i 2 falegnami Giovanni Marino di Nola e Giovanni Santaniello di Nola, lo scarparo dell’A.G.P. Tomaso Esposito, i 2 menatori di banni Paolino Canfora fu Giovanni di Arienzo e Pietro d’Isernia di Palma, e, per finire, Gaetano Vecchione di Casamarciano, Giuseppe Riccardo di Fajbano, Giovanni Guadagno di Cimitile, Giovanni Scotto fu Feliciano di Casamarciano, Francesco Lombardo di Cimitile, Angelo Natale di Casapullo e Bartolomeo Costa del fu Francesco di Morcone.

 

Fra i cittadini di Camposano che risultano bonatenenti, cioè benestanti, si annoverano diversi nomi altisonanti. Si tratta dell’Illustre Conte di Roccarajnola, cevile signore di Camposano e patrizio napoletano. V’è poi l’altro patrizio napoletano nella persona dell’illustre magnifico Duca Don Francesco di Costanzo e dell’Illustre Duca di Sirignano, il Signore Vincenzo Caraccioli, e l’Illustre Duca di Cimitile, Giuseppe Albertini.
Fra i ricchi possessori si annoverano anche Antonio e Francesco Ruotolo di Cicciano con terreni a Ponteca, Andrea Vecchiono di Cicciano, Caterina Cavallaro vedova del fu Domenico Cavallaro di Cicciano, Giocondella Petrillo del fu Giacomo Capolongo di Cicciano, Giuseppe Capariello di Cicciano, Michele Capolongo di Cicciano, Don Bartolomeo Siciliano delli Gargani della Rocca, il magnifico Giuseppe Richili della Rocca Rajnola, eredi del fu Bartolomeo Magnotti di Quadrelle, Adriana Pascale di Monteforte.
Sono questi gli ultimi nomi del Catasto Onciario redatto dalla Commissione che lo sottoscrive di cui fecero parte i deputati Domenico Della Gatta, Antonio Di Sarno, Pietro Di Sarno, Giuseppe Di Lillo, Giuseppe Siciliani e l’eletto di S.M.E. Francesco De Risi.

Dettagli

EAN

9788898817511

ISBN

8898817517

Pagine

112

Autore

Bascetta,

Cuttrera

Editore

ABE Napoli

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Editorial Review

La nuova Piazza con il negozio di Petillo e Palazzo Scotto a S.Croce

Con la nascita della nuova parrocchia di San Gavino si ha anche una diversa distribuzione della residenzialità abitativa. Dalla tenuta di campagna si è spostato il massaro Felice Petrillo. Ma in Piazza abita anche la famiglia di Martino Petrillo, accanto al nome del quale non compare alcun lavoro. Nè stupisce il fatto che solo due dei 53 braccianti, Antonio De Sarno e Aniello Belluccio, abbiano la possibilità di risiedere in Piazza, e forse solo in qualche casa ricavata nelle stesse Case Palazziate di proprietà dei benestanti.
Il viavai in Piazza si era creato anche grazie al primo negozio di cui si ha notizia, presumibilmente sito nella stessa casa che abita, di cui però non conosciamo la specifica. Risulta infatti negoziante, pur non essendo un magnifico che vive del suo un certo Giuseppe Petillo, presumibilmente legato al commercio di granaglie.
Che il borgo fosse piccolissimo perchè appena rinato dopo l’acquisita autonomia lo si vede anche dal fatto che in paese risulta operante un solo barbiere, Giuseppe De Lillo, e solo due sarti, chiamati sartori dislocati lungo la via Publica, nelle persone di Aniello Finaldo e Francesco Di Palma. Fra i mestieri più poveri, come quello del barbiere e del sartore, bisogna annoverare il calzolaio. A Camposano ve n’erano due, meglio definiti calzolari: Bartolomeo Vetrano e Michele Scotto. Contrariamente a Cicciano, paese con 700 abitanti in più, a Camposano si svilupparono più mestieri intesi come servizi che come attività fisse vere e proprie.
La popolazione si addensava soprattutto nella zona dei Venti e nel luogo detto Marenna, dove prevaleva la categoria dei bracciali e dei massari. Evidentemente, queste dovevano essere le zone più adatte ad un tipo di lavoro agricolo, o per lo meno più vicine alle unità lavorative, riducendosi in tal modo le distanze percorribili eventualmente a piedi, con gli attrezzi e i prodotti del lavoro.
A rendere la struttura sociale più varia in queste zone contribuiva il 66% dei sartori e dei numerosi vaticali, questi ultimi per la verità presenti un po’ dappertutto. Molto più articolata e ricca di elementi appare la casa palazziata, fornita quasi sempre di cortile, di giardino e di altri elementi tipici che concorrono a dare l’idea di un’architettura più accurata, quali la loggia e il giardiniello di delizia. Essa era la dimora tipica di quei rappresentanti che oggi diremmo dell’alta borghesia.
Queste strutture non si trovavano concentrate in zone particolari, ma sparse nelle varie contrade come la Palmentella o la Via della Crocella, e, in particolare, nella zona dei Venti e in quella detta Marenna, a stretto contatto, quindi, con le famiglie più umili. Ciò porta a supporre che siamo ancora lontani da un’evoluzione in senso urbanistico del centro considerato; non c’è una divisione dello spazio per caratteristiche sociali o concentrazioni di quartieri in base al lavoro; non compaiono neppure strade che possano ricordare dei mestieri. Le denominazioni, invece, indicavano spesso luoghi in prossimità di Chiese come quello della Via del Corpo di Cristo, quello di S. Antonio, di S. Sebastiano, come non mancavano toponimi quali la Strada dell’Olmo o la Strada delle Paludi. Inoltre, la cosa singolare da sottolineare è che i civil-viventi abitavano e avevano tutte le proprietà nelle aree sopracitate e non nella Piazza, zona che farebbe pensare ad uno dei siti del paese più ambito come residenziale per le classi sociali più elevate. Meno articolata della casa palazziata era il comprensorio di case, una struttura che nasceva dall’accorpamento di più case. Caratterizzata da cortile, giardino, cellare, e in due casi munita di pozzo, questo tipo di costruzione risultava posseduta soprattutto dai civil-viventi e dai massari. Anche in questo caso, tali abitazioni erano disseminate in varie zone trovandosi così a stretto contatto con le costruzioni più malmesse.7
In piazza abitava anche il forastiero Giovanni Battista Ianniello che aveva preso a stanziarsi in paese, senza avere però un mestiere ben preciso.

 

Sfogliando l’Onciario saltano all’occhio solo tre abitanti fissi di Camposano che vivono una vita agiata. Ma questo non tanto perchè siano possidenti, quanto per il fatto di essere di per sè ricchi. In particolare vive nobilmente del suo il Magnifico Giuseppe Siciliano della S.Croce con una terra alla Via del Fiume, dove abitava il forestiero Francesco Quadrano di Cimitile, vedovo di Caterina Perillo. Il luogo di S.Croce di presenta quindi come un posto residenziale che non è di proprietà del Siciliano, ma è il luogo dove abita, presumibilmente in una Casa Palazziata, mentre le sue terre, benchè ristrette solo ad un solo grande appezzamento, sono distanti, cioè nel luogo dove si ritrovano le altre terre più coltivabili, cioè lungo il fiume.
Come vedremo, a Santa Croce o La Croce, vi sono solo altre due famiglie. Le indicazioni su una di queste, quella di Stefano De Nisi ci sono giunte senza ultriori specifiche, mentre si ha la certezza che l’altra sia quella di un ricco negoziante che va sotto il nome di Magnifico Bartolomeo Scotto, il quale possiede anche una terra alla località Ponteca. Ma è evidente che il negozio sia più il frutto della sua ricchezza e non l’inverso che, cioè si sia arricchito con il negozio. Nel luogo della Croce sarebbero quindi nate due case palazziate, quella di Siciliano e di Scotto, oppure entrambi residenti in un solo complesso del Palazzo Scotti.
L’altro benestante di Camposano perchè vive solo del suo è Nicola dell’Anno il quale abita nel luogo detto La Massaria. In questo caso il Dell’Anno appare come un continuatore del potere sui braccianti in quanto proprietario, ereditiero o acquisito, del luogo dove abita, cioè la Mas.........................venire fuori almeno altre due case palazziate, forse più antiche: Casa Cavallari e Casaderecca.

Casa Cavallari è quella di Nicola Cavallari, nel suo luogo propriamente detto di Li Cavallari, che possiede una terra sulla Via per Cutignano. Ed è molto sospetto il fatto che, accanto al nome di Giuseppe Cavallari, non vi sia alcun lavoro. Casadrecca è quella dove abita Gennaro Siciliano che possiede una terra in territorio promiscuo. Spesso nella zona siamo in presenza di vassalli provenienti anche da lontano assoggettati agli originari feudatari di Nola o, come nel caso di Mugnano, provenienti da Cardito alle dipendenze della Casa dell’Annunziata di Napoli, una sorta di associazione feudale che acquistava feudi a basso costo, specie quelli sottoposti a commende, trasferendosi negli ex casali nolani e avellani (ma non solo) con l’intera famiglia e i braccianti al seguito per far coltivare e amministrare le terre assegnate in affitto e ricevute in beneficio feudale. Le Case Palazziate divennero quindi dei veri e propri luoghi, in quanto leggermente distanti dai quartieri storici, ma anche perchè, data la loro grandezza, furono abitate da massari e artigiani giunti al seguito degli stessi vassalli chiamati a governare il popolo dei braccianti, allora chiamati bracciali, a loro assegnati per contratto da un giudice designato, nel caso di Mugnano, dalla Casa madre dell’Annunziata, sempre proprietaria indiscussa del feudo.
Ma non solo le Case Palazziate rappresentano il “potere” amministrativo in un comune. Dalle nostre parte anche i massari, in assenza di feudatari e vassalli di essi, si ritrovarno nelle mani interi territori da far coltivare ed amministrare.
Altri Massari di Camposano sono Tomaso Petillo con una terra a Paduli, Tomaso Cavaliero a La Via del Fiume, Vincenzo Desanno, Aniello Siciliano con una terra nel luogo La Badia, Francesco Sanseverino, Felice Petrillo di La Piazza e Giuseppe Di Sarno. Ad essi va aggiunto il forastiero abitante Giacomo di Sarno che aveva la massaria alla località terriera di Srafico.
Ciò significa che uno di essi, Felice Petrillo, aveva preso ad abitare il luogo de La Piazza che appare un posto nuovo, moderno, dove si vanno concentrando le famiglie del nuovo ceto agiato.

......................razione della Cosa pubblica, Camposano cercava di mantenere alta la sua autonomia. Spesso gli stessi confini venivano mutati dalla furia degli eventi naturali, specie lungo il fiume e alla località delle Paludi. Qui, in particolare, come abbiamo visto, si concentravano la maggior parte delle terre coltivabili. L’allagamento delle terre grazie alla concentrazione naturale delle acque permetteva infatti di ottenere il massimo dai raccolti. Una buona occasione non solo per Camposano. Lungo il fiume e verso le paludi si concentravano infatti anche i terreni agricoli di Cicciano.

Nè Camposano mancherà di essere interessato dallo straripamento del fiume, come già accaduto anche per il torrente del Gaudo, al punto che qualche anno dopo (1795) saranno livellate le ripe di confine con Cicciano a causa dell’arbitrio del Parroco di Sasso che ne aveva divertite le acque dall’antico corso provocano la caduta delle piccole case, minacce alle case grandi, allagamento ai cortili e alle cantine dove le botticelle piene di vino vanno a galla. Da qui il sopralluogo dell’ingegnere Pollio per i lavori da eseguirsi nei territori interessati di Passariello del Signor Don Francesco De Luca, quelli di proprietà di Ravelli, Martiniello, Villega, Commenda di Malta e Don Nicola Gallo. Si suggerisce, al riguardo, di ridurre le due ripe laterali dalla parte di Camposano e di Cicciano ad una eguale grossezza ed altezza. Lavori che fecero nascere diverse vertenze fra il Duca di Marigliano, Mastrilli Giovanni Mastrilli fu Mario e il Commendatore Don Francesco Beccadelli di Bologna, attraverso il suo procuratore, il Magnifico Don Gennaro Maietta, opponendosi al pagamento, al punto che dovette intervenire il subalterno di Campagna, cioè il Magnifico Marchese Giuseppe Buotempi.
Un vero acquedotto si costruirà infatti solo nel 1893, quando sarà costituito il Consorzio fra i Comuni di Camposano e Cicciano, ai tempi del futuro sindaco l’avvocato Stefano Siciliano fu Vincenzo nel 1910. Per consentire alla popolazione di Cicciano di beneficiare dell’acqua potabile del Serino, occorsero ben diciassette anni, tante istanze e petizioni e, infine, la costituzione di un Consorzio con il Comune di Camposano, senza trascurare una lunghissima corrispondenza tra tutti gli Enti interessati e la Prefettura di Caserta e la Sotto Prefettura di Nola. La questione inizierà nel 1893, quando i Comuni di Nola e Saviano stipulano i relativi contratti con la Società del Serino e con il Municipio di Napoli, rispettivamente per la costruzione della conduttura e per la concessione dell’acqua. Dopo due anni di lavori, l’acquedotto entrò in esercizio nel 1895, mentre ne sentivano il bisogno anche i Comuni di Cicciano, Cimitile e Camposano, da qui il Consorzio fra i Comuni di Cicciano e Camposano.8.....................