37. Castelfranci (Av), il Castelluccio di Baiano: dal feudo dei Franchi del milite Radulfo al borgo con la tela del Vigilante e i fabbricatori di organi / isbn 9788872971741 Ed lancio 1 maggio solo 29 EURO

In offerta!

39,00 29,00


Copertina posteriore

Presentazione

Bascetta si immerge nel profondo dei primi secoli dopo Cristo, fra vici e pagi delle colonie di Liguri Bebiani, disperse qua e là sulla dorsale dell’Appennino Napoletano.
Parte da questi primi insediamenti coloniali, fra cittadelle tardo romane, da Cerreto Sannita a Grumento di Lucania, e spazia alla ricerca di una corrispondenza logica fra le antiche e vicine Castello dei Franchi e Monte Mariano di Boiano dei Mariani e le nuove Castelfranci di Boiano e Monte Marano rifondate dai Lombardi nel 1093, che a volte sembrano combaciare, altre volte allontanarsi completamente nei secoli.
A suo dire dalla prima sarebbe nata l’altra, risalendo quei popoli il giume Calore dal Sannio Antico di Telese al Beneventano. Ecco ripresentarsi, una dietro l’altra, le vicende dei Franchi e dei Normanni. L’arrivo dei Mariani e la convivenza con culti in opposizione al Papa portò presto allo scontro, allontanando il Pontifex Giovanni, giunto da Bisanzio, in direzione di Sala Consilina, da dove presero a risalire i monti, rifondando Conza e la sua diocesi, sottomessa al Principato. Con “Castelfranci” Arturo Bascetta, da topo di biblioteca qual è, ci consente di accedere a importanti documenti del nostro passato dei quali si sentiva la mancanza. E, nel contempo, le sue ricerche sono una vera e propria miniera di notizie indirizzate alla conoscenza e alla comprensione dei nodi più complessi della vicenda umana e politica della verde Irpinia.
I Duchi guiscardiani, padre Rogero e figlio Viscardo, furono pronti a riorganizzare tutto in forma autonoma, liberandosi presto anche del viceré della Langobardia Minor, Ruggero I Altavilla, dopo il fallimento del Regno d’Italia del ribelle Re Corrado di Pavia.5
A Borsa, sloggiato il Doge, non restò che spostarsi di qualche metro, da Maiori a s.Lorenzo, e rifondare la nuova Amalfi su suolo cattolico per fare un favore al Papa, ottenendo in cambio il Principato di Aversa che tenne in associazione al figlio. Nasceva l’era della «Post Recuperazione» di cui parlano le pergamene per riannettere ad una sola urbe cattolica, Nova Amalfi, sia le chiese greche che quelle bizantine.
Fu così che Borsa si riprese dagli Altavilla e dai Sanseverino tutti i feudi strappati al Papa in nome dell’Imperatore, facendo tornare dalla sua parte sia il nuovo Principato neaheapolitano di Sala col Ducato vecchio sul fiume Malfia del Cilento, sia quello di «Nova» di rito evangelico che egli stesso aveva fondato in Atrani, corrodendo l’orto Santo appartenuto ai Magni.
Fondò cioè un solo Granducato in cui far rientrare gli stati con chiese di rito greco e bizantino per annullarle e cancellarle, ricostruendo solo chiese in nome di San Pietro e della Genitrice di Dio e non più in nome dei martiri di San Paolo e dei santi bizantini di S.Maria degli imperiali di Costantinopoli. La diocesi di Conza del Principato Citra di Sala Consilina resterà per dieci anni sottomessa a Novas, l’urbe del Principato e Ducato di Amalfi che durerà dal 1101 al 1111, lasciando il passo poi a Salerno. Ma questo accadrà solo quando Borsa sarà assassinato perché s’era messo in testa di fare il vicario di Dio, in un regno che sarà solo del figlio dell’uomo che lui aveva ucciso: Ruggero II Altavilla.7
Il libro analizza meticolosamente le condizioni della vita feudale dei Franchi di Radulfo e dei Gesualdo, dal cui ceppo si distaccò Elia, quando padrone della Terra era un solo signore che darà origine alla lunga dinastia feudale.
Rivive quindi in queste pagine il Ducato diocesano di Civitate Conza annesso al Principato regio di Sala Consilina, sottomesso al Marchionato lombardo di Nova Salerno. Sembra di vederli i feudi di Castellutium Franci et Bayranum, come nel Catalogo dei Baroni del 1096, ora sottomessi al Tribunale dei Lombardi fondato a S.Angelo per demanializzare la Diocesi di Conza: nasceva la Baronia da Bisaccia e M.Marano a Gesualdo.
Castelfranci fu quindi unita a Nusco sotto i Franchi di Radulfo, quando nasce San Giovanni in Gualdo donato a Cava, grazie a Simone Tiville che dona a Cava i beni di S.Iohanne e a Montemarano il feudo di Bayrano.
Simone dona anche gli uomini di Vicosolofra e altri beni del priorato di S.Giovanni all’abate di Cava, diverso da Fontigliano che il figlio rende soggetto a Nusco.
Il pezzo forte feudale resta quello di Bayrano, precedente e vicina a Castelfranci di Bojano, che ha a che fare con Elia dei Balbano, quando Bayrano fu disabitata con la distruzione di Giffoni.
E rieccoci in Demanio Regio, nella Contea di M.Marano del Comes Elia Gesualdo di Bayrano, lontano dalla Contea arianese del Conte Giordano, con la produzione della seta fra S.Magno Alter di Pietra Pizzuta e Pinna Sancti Menna.
Ora ci sono i Balbano, da Apice a Calabritto, poi riparte la Contea a Conza, fino al sequestro dei feudi di Castelfranci all’arrivo degli Svevi, quando Baiano era degli imperiali di Giffoni.
Mancava un exursus su Angioini, la tassa del Focolare e il Bajuolo del comune per la via Saba Major di Cassano, e sulle tasse minori per la coniazione di moneta, adoha, stipendio per i lupari, per l’addizionale e la guerra.
Questa, sembra voler dire Bascetta, è la storia di Castelfranci, Baiano, Bagnoli e Mons Maranus, che ricompaiono fra le terre del Rescritto Angioino, non è una favola, non è una passeggiata banale descritta dai viaggiatori occasionali.
Questo scritto è un impegno serio, nello Stato dei Della Marra con sede a Serino, insieme a Volturara, fino a quando Castelfranci e Baiano tornano nello Stato di Montemarano, sotto i Naccarelli, e poi con i Marchesi di Mirabella, fra il 1600 e il 1700.
Il volume termina con un passaggio sull’Ottocento, con la vita politica e amministrativa, le professioni, i mestieri, e i primi elettori, scelti fra commercianti e artigiani del nuovo borgo.
E’, questa, la vera storia di Castelfranci, un piccolo borgo con l’immenso quadro del Vigilante, le chiese e gli organi musicali costruiti dai migliori maestri di tutto il Regno.

Sabato Cuttrera

Description

LA VERA STORIA DA castelfranco e castelfranci IN baiano:

Le origini dai liguri in 3 agri del sannio

Indice del testo

1. Le Colonie sannitiche dei deportati Liguri
Prima di Montemarano nell’agro di Picentia

2. Le Colonie di Liguri sono altrove: Apuani (Campi Flegrei),
Bebiani (Tammarense) e Corneliani (Alifano)

3. I Liguri da Pozzuoli a Circello, gli Irpini a Benevento,
i Picentini nell’Alta Irpinia del I Secolo

4. A Circello (Bn) la tavola alimentaria del I Secolo d.C.
che comprende i fondi fino all’Alta Irpinia e a Picentia

5. L’altra tavola di bronzo del I Secolo a.C.
ritrovata a Veleya Romana, sui Colli Piacentini

6. Prima i Lucani del periodo Sannita, poi i Romani

7. Il fondo romano della riforma dei Gracchi
sul cippo si Lioni e il cippo di Lioni-Caposele

8.I quattro fondi romani di Lioni-Caposele
erano stati distaccati da un grande fondo Galliciano

9. Il fondo Lolliano è Fontigliano di Nusco:
la lapide di Lollia(no)

10. Lapidi a Cassano di Corneli della gens Cornelia,
non la Colonia Ligure di P.Cornelio

11. La lapide di Cassano che cita i fratelli Avilli
riguarda il fondo del I Secolo chiamato Cassianum

12. Monte Mariano non è Monte Marano:
il monastero della Beata Santa Maria in Loco Sano
è la Basilica di San Felice in M.Mariano del 750 d.C.

13. S.Felice Magno in Loco Sano sul fiume Calore,
presso Quintodecimo e S.Agata distrutte dai Saraceni

14. Le distruzioni dei Saraceni durano per un secolo,
fino all’arrivo di Ottone II: siamo nelle Valli di Sora
e di Cominio nel 981: la fuga sull’Alto Calore

15. Cassano e Luogosano, confuse con Lo Cossano,
cioè Lo(cu) Cusano (Mutri)

Capitolo Primo
la marca di salerno annessa
a URBE neapulia DaI LOMBARDI DI PAVIA

1. Ruggero Borsa fu Guiscardo
rifonda il Principato in S.Felice di Heapula

2. Serra Veteri di Loco Sepi a Cerasulo in Mitiliano
fra Tora e Apudmonte, extra Salerno a Capodacqua

3. Il Duca diventa Marchio del Papa
e dona S.Lorenzo (Cava?) a Rocca San Felice

4. Spunta una Trinità a Cava sede imperiale
alle spalle della Marca regionale di Salerno

5. Muore Re Corrado, No del Papa a Borsa console:
uccide Ruggero I e spunta il figliastro S.Severino

6. Un Principato Regio per i Magni di Bisanzio:
Doge Giovanni a Heapula, Tancredi a Neapulia

7. Arcidiaconia di Neapulia dell’isola Minor
fondata dal Principe Tancredi a Vico Irculano

8. Il Principato di Tancredi a Neapulia di Ircolanio:
l’urbe della frontale Torre Minor di Partenope

9. Borsa accetta l’archiepiscopio di Neapulia
contro Re, Altavilla, Loritello e Sanseverino

10. Rogero I «Il Nipote», di Adelizia II fu Ruggero I,
fu Enrico II fu Adelizia I che risposa Ruggero I

11. Borsa dona Salerno all’archiepiscopio Neapulia:
S.Maria è la Basilica greca in Principato di Sala

12. Il Principe Marchisio parte per le Crociate

Capitolo Secondo
TRIBUNALE DA ATENA A CAMEROTA
IN VICEREGNO DEI LOMBARDI DI PAVIA

1. Inventario dei feudi del Principato «de Rex»

2. Altavilla e Sanseverino da Cava scippano Salerno
e il Principato de Rex assorbe Nova Salernitana

3. Annessione della Diaconia di Hea al tribunale
di Camerota che dona tutto al Principato di Sala

4. Tancredi Altavilla rifonda il Ducato di Olevano
in Granducato di Atena e scippa il Principato di Sala

5. La disfatta della Contea di Fasanella:
l’instituzione dei tribunali di Atena e Camerota

Capitolo Terzo
i ducati assorbiti da neapulia
sede del principato «DE REX» di pavia

1. Il Principato Neapulia «de Rex» di Pavia
annette il Ducato di Heapula a Laureto di Sala

2.Il Ducato di Civitate Laurenti in Padula di Sala
e il Principato di Urbe Teano del Vallo di Teano
riuniti nel Marchionato di Nova Salerno

3. L’area dell’ex Principato del Vallo di Diano
andava da Eboli e Campagna fino a Muro

Capitolo Quarto
«castellutium franci eT bayranum»
IN ducato di conza DEL principato CITRA

1. Il Ducato diocesano di Civitate Conza
annesso al Principato regio di Sala Consilina
sottomesso al Marchionato lombardo di Nova Salerno

2. I feudi di Castellutium Franci et Bayranum
nel Catalogo dei Baroni del 1096

3. Il Tribunale dei Lombardi fondato a S.Angelo
per demanializzare la Diocesi di Conza:
la Baronia da Bisaccia e M.Marano a Gesualdo

Capitolo Quinto
radulfo de tiville e il figlio simone
donano s.giovanni in gualdo a cava

3. Castelfranci e Nusco ai Franchi di Radulfo
e nasce San Giovanni in Gualdo donato a Cava

2. Simone Tiville dona a Cava i beni di S.Iohanne
e a Montemarano il feudo di Bayrano

3. Simone dona gli uomini di Vicosolofra e altri beni del priorato di S.Giovanni all’abate di Cava,
diverso da Fontigliano che il figlio rende soggetto a Nusco

Capitolo Sesto
In Demanio Regio del Comes Elia Gesualdo
La nascita della Contea di Montemarano

1. Bayrano prima e vicina a Castelfranci
e Bojano prima ma lontana di Montemarano

2. Il feudo autonomo della Comestabulia militare
di Roberto in Quaglietta e la Contea di Filippo Balbano

3. Il Comitato sovrintendeva sulle tre Comestabulie
di Lampo, Roberto e Gilberto dei conti delle tre Contee
insediatisi in Fasanella (Sa), Quaglietta e Conza (Av)

4. Furono i Siciliani degli Altavilla
a far rinascere Montemarano

5. Elia dei Balbano era di Bayrano?
Bayrano fu disabitata con la distruzione di Giffoni?

6. A Demanio Regio nella Contea di M.Marano
del Comes Elia Gesualdo di Bayrano

7. Lontano dalla Contea
del Conte Giordano

8. La produzione della seta fra S.Magno Alter
di Pietra Pizzuta e Pinna Sancti Menna

9. Balbano da Apice a Calabritto,
poi parte la Contea a Conza

Capitolo Sesto

arrivano gli svevi e l’alta irpinia
torna con il castello imperiale di giffoni

1. Il sequestro dei feudi di Castelfranci all’arrivo degli Svevi
quando Baiano era degli imperiali di Giffoni

2. Gli Angioini, la tassa del Focolare e il Bajuolo del comune
per la via Saba Major di Cassano

3. Tasse minori furono per la coniazione di moneta, adoha,
lo stipendio per i lupari, l’addizionale, la guerra

Capitolo Settimo

gli stati feudali locali
dopo gli angioini

1. Castelfranci, Baiano, Bagnoli e Mons Maranus
fra le terre del Rescritto Angioino

2. Nello Stato dei Della Marra con sede a Serino
insieme a Volturara

3. Castelfranci e Baiano tornano
nello Stato di Montemarano

4. Dai Della Marra ai Naccarelli:
con i Marchesi di Mirabella fra il 1600 e il 1700

Capitolo Ottavo

la rinascita di castelfranci
gli ultimi feudatari, i primi borghesi

1. La vita politica e amministrativa del 1800

2. Professionisti, commercianti ed artigiani

note bibliografiche

Dettagli

EAN

9788872970829

ISBN

8872970822

Pagine

96

Autore

Bascetta

Recensioni

Recensioni

Non ci sono ancora recensioni.

Only logged in customers who have purchased this product may leave a review.

Editorial Review

 Presentazione

 

Bascetta si immerge nel profondo dei primi secoli dopo Cristo, fra vici e pagi delle colonie di Liguri Bebiani, disperse qua e là sulla dorsale dell’Appennino Napoletano.
Parte da questi primi insediamenti coloniali, fra cittadelle tardo romane, da Cerreto Sannita a Grumento di Lucania, e spazia alla ricerca di una corrispondenza logica fra le antiche e vicine Castello dei Franchi e Monte Mariano di Boiano dei Mariani e le nuove Castelfranci di Boiano e Monte Marano rifondate dai Lombardi nel 1093, che a volte sembrano combaciare, altre volte allontanarsi completamente nei secoli.
A suo dire dalla prima sarebbe nata l’altra, risalendo quei popoli il giume Calore dal Sannio Antico di Telese al Beneventano. Ecco ripresentarsi, una dietro l’altra, le vicende dei Franchi e dei Normanni. L’arrivo dei Mariani e la convivenza con culti in opposizione al Papa portò presto allo scontro, allontanando il Pontifex Giovanni, giunto da Bisanzio, in direzione di Sala Consilina, da dove presero a risalire i monti, rifondando Conza e la sua diocesi, sottomessa al Principato. Con “Castelfranci” Arturo Bascetta, da topo di biblioteca qual è, ci consente di accedere a importanti documenti del nostro passato dei quali si sentiva la mancanza. E, nel contempo, le sue ricerche sono una vera e propria miniera di notizie indirizzate alla conoscenza e alla comprensione dei nodi più complessi della vicenda umana e politica della verde Irpinia.
I Duchi guiscardiani, padre Rogero e figlio Viscardo, furono pronti a riorganizzare tutto in forma autonoma, liberandosi presto anche del viceré della Langobardia Minor, Ruggero I Altavilla, dopo il fallimento del Regno d’Italia del ribelle Re Corrado di Pavia.5
A Borsa, sloggiato il Doge, non restò che spostarsi di qualche metro, da Maiori a s.Lorenzo, e rifondare la nuova Amalfi su suolo cattolico per fare un favore al Papa, ottenendo in cambio il Principato di Aversa che tenne in associazione al figlio. Nasceva l’era della «Post Recuperazione» di cui parlano le pergamene per riannettere ad una sola urbe cattolica, Nova Amalfi, sia le chiese greche che quelle bizantine.
Fu così che Borsa si riprese dagli Altavilla e dai Sanseverino tutti i feudi strappati al Papa in nome dell’Imperatore, facendo tornare dalla sua parte sia il nuovo Principato neaheapolitano di Sala col Ducato vecchio sul fiume Malfia del Cilento, sia quello di «Nova» di rito evangelico che egli stesso aveva fondato in Atrani, corrodendo l’orto Santo appartenuto ai Magni.
Fondò cioè un solo Granducato in cui far rientrare gli stati con chiese di rito greco e bizantino per annullarle e cancellarle, ricostruendo solo chiese in nome di San Pietro e della Genitrice di Dio e non più in nome dei martiri di San Paolo e dei santi bizantini di S.Maria degli imperiali di Costantinopoli. La diocesi di Conza del Principato Citra di Sala Consilina resterà per dieci anni sottomessa a Novas, l’urbe del Principato e Ducato di Amalfi che durerà dal 1101 al 1111, lasciando il passo poi a Salerno. Ma questo accadrà solo quando Borsa sarà assassinato perché s’era messo in testa di fare il vicario di Dio, in un regno che sarà solo del figlio dell’uomo che lui aveva ucciso: Ruggero II Altavilla.7
Il libro analizza meticolosamente le condizioni della vita feudale dei Franchi di Radulfo e dei Gesualdo, dal cui ceppo si distaccò Elia, quando padrone della Terra era un solo signore che darà origine alla lunga dinastia feudale.
Rivive quindi in queste pagine il Ducato diocesano di Civitate Conza annesso al Principato regio di Sala Consilina, sottomesso al Marchionato lombardo di Nova Salerno. Sembra di vederli i feudi di Castellutium Franci et Bayranum, come nel Catalogo dei Baroni del 1096, ora sottomessi al Tribunale dei Lombardi fondato a S.Angelo per demanializzare la Diocesi di Conza: nasceva la Baronia da Bisaccia e M.Marano a Gesualdo.
Castelfranci fu quindi unita a Nusco sotto i Franchi di Radulfo, quando nasce San Giovanni in Gualdo donato a Cava, grazie a Simone Tiville che dona a Cava i beni di S.Iohanne e a Montemarano il feudo di Bayrano.
Simone dona anche gli uomini di Vicosolofra e altri beni del priorato di S.Giovanni all’abate di Cava, diverso da Fontigliano che il figlio rende soggetto a Nusco.
Il pezzo forte feudale resta quello di Bayrano, precedente e vicina a Castelfranci di Bojano, che ha a che fare con Elia dei Balbano, quando Bayrano fu disabitata con la distruzione di Giffoni.
E rieccoci in Demanio Regio, nella Contea di M.Marano del Comes Elia Gesualdo di Bayrano, lontano dalla Contea arianese del Conte Giordano, con la produzione della seta fra S.Magno Alter di Pietra Pizzuta e Pinna Sancti Menna.
Ora ci sono i Balbano, da Apice a Calabritto, poi riparte la Contea a Conza, fino al sequestro dei feudi di Castelfranci all’arrivo degli Svevi, quando Baiano era degli imperiali di Giffoni.
Mancava un exursus su Angioini, la tassa del Focolare e il Bajuolo del comune per la via Saba Major di Cassano, e sulle tasse minori per la coniazione di moneta, adoha, stipendio per i lupari, per l’addizionale e la guerra.
Questa, sembra voler dire Bascetta, è la storia di Castelfranci, Baiano, Bagnoli e Mons Maranus, che ricompaiono fra le terre del Rescritto Angioino, non è una favola, non è una passeggiata banale descritta dai viaggiatori occasionali.
Questo scritto è un impegno serio, nello Stato dei Della Marra con sede a Serino, insieme a Volturara, fino a quando Castelfranci e Baiano tornano nello Stato di Montemarano, sotto i Naccarelli, e poi con i Marchesi di Mirabella, fra il 1600 e il 1700.
Il volume termina con un passaggio sull’Ottocento, con la vita politica e amministrativa, le professioni, i mestieri, e i primi elettori, scelti fra commercianti e artigiani del nuovo borgo.
E’, questa, la vera storia di Castelfranci, un piccolo borgo con l’immenso quadro del Vigilante, le chiese e gli organi musicali costruiti dai migliori maestri di tutto il Regno.

Sabato Cuttrera