33. MONTELLA IN DUCATO DEL PRINCIPATO CITRA Nella diocesi di Conza suffraganea di Salerno. Il feudo nato a Cassani Castellionem di Giffoni ISBN 9788872971642

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Copertina posteriore

MONTELLA IN DUCATO DELLA CONZA
di S.Herbert Middlesex, arcivescovo inglese
Nel suo Il Regno del Sole, John Julius Norwich, dice che durante il Regno di Guglielmo II vi fu un inglese, Umberto di Middlesex ad essere investito del titolo di arcivescovo di Conza. In realtà l’inglese è Herbert del Middlesex, come ricorda il Roccaro, nel rammentare anche Romualdo II Guarna ad arcivescovo di Salerno.
In ogni caso, cambiato il Re, dal Malo al Buono, sposo della figlia di Enrico II d’Inghilterra, nel 1178, un Erberto andò alla sua corte di Palermo. Secondo alcuni Erberto andò a Palermo per ottenere l’assenso regio all’edificazione dell’Episcopio di S.Maria di Conza, altri, dando tutto per già avvenuto, si riferiscono alla costruzione della chiesa di S.Maria Maggiore in Auletta; oppure solo perchè facente parte del Consiglio regio, la corte di cui si circondava il Re. Questo perchè il suo predecessore, Guglielmo Il Malo, nel 1156, si era accordato col papa a Benevento sul modo di nominare i vescovi feudatari: i chierici di ogni singola Cattedrale eleggevano il nome segreto e, anzichè il popolo, sarebbe stato il Re a ratificarlo con il regio assenso dopo essersi assicurato che non fosse un traditore; ne seguiva la consacrazione del papa (o la sua indicazione in caso di più nomi) che, nel caso si fosse trattato di metropolìa, avrebbe fornito anche il pallio.
In ogni caso chi andò a Palermo fu un’alta personalità ecclesiastica, ma il semplice vescovo, non il capo di una metropolìa, ma uno dei vari appartenenti alla Provincia Conzana, sebbene affermò il diritto al mantenimento dell’ordinamento ecclesiastico, come si evince dal vasto epistolario, e partecipò al Concilio Lateranense III del marzo 1179 indetto da Alessandro III, dopo l’accordo di Venezia fra papa e Imperatore (1177) sul nuovo ruolo della Chiesa, che aprì le porte al successore Innocenzo III.
E’ come se avessimo un consiglio di vescovi che si dicono in Provincia Compsana per definire sempre l’arcidiocesi appartenuta all’arcivescovo di Salerno in quanto, di quel consiglio, fanno parte solo vescovi.
Infatti, a dire del Mansi, del Sacrorum Conciliorum della Provinciae Compsanae, facevano parte e vi parteciparono i vescovi di Conza, S.Angelo dei Lombardi, Bisaccia, Lacedonia, Monteverde e Satriano. Quindi nessun arcivescovo, ma solo vescovi uguali fra loro: Herbertus compsanus episcopus, Johannes sancti Angeli de Lombardis episcopus, Richardus Bisaciensis episcopus, Angelus Laquedonensis episcopus, Nicolaus Montis Viridi episcopus, Petrus Satrianensis episcopus.
Sebbene egli parli di una provincia ecclesiastica, resta il fatto che la metropolìa ancora non fosse stata attuata, visto che lo stesso Erberto viene definito vescovo, restando Conza sempre soggetta all’arcivescovo di Salerno. Ciò non toglie nulla alla sua idea di dare autonomia agli ecclesiastici distaccandoli dalla politica, come quando intese richiamare i sacerdoti che accondiscendevano troppo a Ruggiero di Laviano, forse più in nome dell’indipendenza temporale che di quella religiosa. Di sicuro questo Erberto fu un primo vescovo “eletto”, come trascritto in un documento, nonostante che la sua nazionalità potrebbe essere sempre diversa, secondo quanto si leggeva dalle tavole episcopali della Cattedrale di Conza citate nel Martirologio dei Santi del 1500, dove l’estensore lo faceva nascere a Licopens in Suetia di Hispana natione. Le sue reliquie furono rinvenute nella stessa Cattedrale della città, dove sarebbe morto nel 1184 a causa di un violento terremoto, sebbene, secondo l’Anonimo Cassinese della Cronaca, nel 1184, a perire fu un vescovo chiamato Rufo.

INDICE

Presentazione di Angelo Cillo + pag. 5

Capitolo Primo

Montella in Ducato diocesano di Conza
nel Catalogo dei Baroni del 1096 pag. 9

1. Montella feudo semplice dei nuovi padroni
2. Herbert Middlesex, arcivescovo inglese a Conza
3. Medania e Re Tancredi (1189-1193) invasi da Enrico VI
4. Enrico occupa Salerno e vi lascia Costanza
5. Ruggiero di Avellino via: i Balbano di Re Enrico
6. Guglielmo Svevo Principe e Duca (1194)
7. Conza al prelato-domino Pantaleone di Federico II
8. Provincia inglese in Comitato del Giustiziariato?
9. Provincia di Conza: 50 feudi sotto l’arcivescovo
10. Balbano da Apice a Calabritto, poi Conte a Conza
11. Laviano Conti di Conza (1239), Giacomo arcivescovo
12. Un Principato che finisce a Melfi e Lagopesole

Capitolo Secondo

Dal Procuratore svevo al sindaco
Generale Sovvenzione e Bajulo pag. 47

1.
Il Casale di Cassano assoggettato a Montella: nasce il Castellione di Cassano sotto i Normanni (1164)
2.
Il Milite normanno Davide de Montella assoggettò gli uomini di Ursone Maraldi di Serra Campi e Maionis in Cassani divenuto Casale di San Giovanni del Gualdo nel 1164
3.
Sotto gli Svevi Cassano, Montella ed altri feudi diventano Università, amministrazioni comunali autonome affidate a singoli procuratori, ricadenti nella giurisdizione del Castello Imperiale di Giffoni (Sa)
4.
La tassa sui 24 Fuochi dell’Università Comunale di Cassano pagata al Procuratore del Castello imperiale di Giffoni
5.
Sotto gli Angioini alla tassa del Fucularibus sulla famiglia, che cambia nome in tassa per la Spesa di Generale Sovvenzione dello Stato, si aggiunge il Bajuolo pagato dall’Università per la vigilanza a protezione della Via antica romana Saba Major sul Ponte di Cassano
6.
L’Università Comunale obbligata ad omaggiare il feudatario sceglie il sindaco e si dota di un giudice, un mastrogiurato ed un notaio
7.
Le tasse minori: coniazione di moneta, adoha, lo stipendio per i lupari, l’addizionale sulla Generale Sovvenzione, la guerra
8.
Il suffeudo di Casalis Cassani inglobato nell’antica Contea Acerrana, appartenne all’Alta Signoria del Principe di Tarento e fu esentato da diverse tasse (demanio), mentre il l Castello restava del Conte di Sant’Angelo e le chiese in diocesi di Nusco
9.
Le scappatoie per sfuggire con la donazione ai chierici, la Bona Burgensatica per i beni posseduti in altri feudi, l’esenzione regia dalla Gabella sul terzo di agosto, la franchigia per chi aveva 12 figli
10.
L’immunità dei nobili al pagamento delle tasse già nel 1500

Capitolo Terzo

Le tasse con sistema a Gabella
riscossione ai privati, comune o Barone pag. 61

1.
Il Catasto Antico con il sistema a gabella e le Capitolazioni di Cassano del 1607
2.
I servi del feudo del Signore diventano naturali dell’Università sostenuta dalla Chiesa: la gestione dell’enfiteusi dal feudatario alla Corte Baronale si scontra con i diritti regi conquistati dai cittadini
3.
La cessione delle rendite baronali all’Università o a pochi privati ricchi
4.
L’aumento della povertà nonostante gualchiera, ferriera e fabbrica di canne da moschetto, e la guerra fra Università e barone su Bagniva, Fida e Pannizzaro
5.
In caso di morte senza eredi i corpi feudali del signore tornavano alla Regia Corte
6.
I Magnifici Omnibus della Corte Baronale: governatore delle cause, il consultore della Corte, l’Agente Generale, l’Erario loco feudi, gli Esattori, l’Armiggero, il Guardiano della Terra, il Guardiano del Palazzo, il Custode; la Camera Riservata di Cassano
7.
I primi grandi debiti dell’Università di Cassano con il ricco Cesare Palatucci di Montella e dei feudatari che si liberarono del feudo finito in pochi anni dai Gallucci e Masucci di Volturara ai Giaquinto

Capitolo Quarto

soprusi dei Signori: crimini e litigi
dai Guarniero ai Giaquinto pag. 89

1.
I delitti del barone Francesco Giaquinto arrestato nel 1681 e le dispute con il vescovo di Nusco
2.
L’Università del sindaco e i deputati nel 1700 comprano dal feudatario il diritto di riscossione delle tasse storiche
3.
Le molestie dei baroni di Cassano Francesco Giaquinto e suo nipote Tommaso Guarnieri del patriziato di Campagna d’Eboli ereditario del feudo, che assumerà il titolo di Marchese Tommaso Guarniero Giaquinto

Appendice

Montella nell’onciario di Cassano
Le dispute feudali sulle terre di confine pag. 111

I.
Carlo I Borbone e la provincia di Principato Ultra nel Regno di Napoli

II. Il Catasto per scalfire la proprietà feudale facendo nascere contemporaneamente la borghesia agraria e una prima scolarizzazione

III. La nececessità dell’accatastamento dei beni sia dei Feudi dei Castelli che delle Università delle Terre e Città

IV. Le differenze fra Catasto Antico e Catasto Onciario redatto solo a partire dal 1742

V. Le tasse catastali colpivano tutti, anche il feudatario se considerato residente già dal 1699 o forestiero

VI. Chi redige il Catasto: i deputati dell’Università e i deputati ecclesiastici scelti dal vescovo

VII. Che c’è nel Catasto: cittadini laici ed ecclesiatici, forestieri, chiese locali e beni di chiese forestiere

VIII.Le tasse dei capifamiglia o capofuoco residenti: sul fuoco o testatico, sul lavoro o industria e sui beni posseduti

IX. Le tasse degli ecclesiastici: chierici minori e sacerdoti pagavano se superavano un minimale di rendita; le chiese solo sul 50% del patrimonio posseduto fino ad allora, i sacerdoti forestieri la regolare bonatenenza come in non residenti

X. I Deputati alla redazione del Catasto Onciario del 1743

XI. I Cassannesi dislocati fra Fundaco, Pe(o)nzone, Serra, P(r)etariello, Cittadella e Chiesa, oltre a Ripa, Ponte, Tufoluongo e Cortiglia

XII. Le tasse calcolate nel Catasto

XIII. I nomi più in uso: Amato, Antonio, Angiolo, Bartolomeo, e Carmine, Francesco e Giuseppe

XIV. Luoghi coltivati a castagneti, seminati e vigneti, e le terre in genere

XV.Tori neri, buoi aratori, vitelli e vacche nelle mani di due massari, pecore e asinelli in quelle di pochi bracciali

XVI. Le chiese entro il perimetro della Terra di Cassano: San Bartolomeo e San Rocco

XVII.Le Chiese site fuori le mura dell’abitato della Terra di Cassano: Santa Maria La Longa e Santa Maria del Carmine

XVIII.Santa Maria delle Grazie

XIX. Le classi sociali: illustri (marchesi), magnifici privilegiati (notai, giudici), borghesi benestanti (massari padroni di greggi, industriali armentizi), borghesi commercianti e artigiani (speziali, negozianti, baticali e impiegati, molinari, mannesi, sartori, vaticali, macellai, muratori), industrianti (bracciali), poveri proletari (inabili, ciechi, storpi)

XX. Le vedove e le abbandonate dai mariti

XXI. Gli uomini di chiesa: sacerdoti e suddiaconi

XXII. Cassano possedeva 258 fuochi più i forestieri: i 1211 abitanti salgono a 1253 per i “falsi” residenti sui confini con Montella

Fonti, Bibliografia, Giornali, Riviste e Internet pag. 151
[Le note sono inserite direttamente nel testo]

INDICE

INDICE

Presentazione di Angelo Cillo + pag. 5

Capitolo Primo

Montella in Ducato diocesano di Conza
nel Catalogo dei Baroni del 1096 pag. 9

1. Montella feudo semplice dei nuovi padroni
2. Herbert Middlesex, arcivescovo inglese a Conza
3. Medania e Re Tancredi (1189-1193) invasi da Enrico VI
4. Enrico occupa Salerno e vi lascia Costanza
5. Ruggiero di Avellino via: i Balbano di Re Enrico
6. Guglielmo Svevo Principe e Duca (1194)
7. Conza al prelato-domino Pantaleone di Federico II
8. Provincia inglese in Comitato del Giustiziariato?
9. Provincia di Conza: 50 feudi sotto l’arcivescovo
10. Balbano da Apice a Calabritto, poi Conte a Conza
11. Laviano Conti di Conza (1239), Giacomo arcivescovo
12. Un Principato che finisce a Melfi e Lagopesole

Capitolo Secondo

Dal Procuratore svevo al sindaco
Generale Sovvenzione e Bajulo pag. 47

1.
Il Casale di Cassano assoggettato a Montella: nasce il Castellione di Cassano sotto i Normanni (1164)
2.
Il Milite normanno Davide de Montella assoggettò gli uomini di Ursone Maraldi di Serra Campi e Maionis in Cassani divenuto Casale di San Giovanni del Gualdo nel 1164
3.
Sotto gli Svevi Cassano, Montella ed altri feudi diventano Università, amministrazioni comunali autonome affidate a singoli procuratori, ricadenti nella giurisdizione del Castello Imperiale di Giffoni (Sa)
4.
La tassa sui 24 Fuochi dell’Università Comunale di Cassano pagata al Procuratore del Castello imperiale di Giffoni
5.
Sotto gli Angioini alla tassa del Fucularibus sulla famiglia, che cambia nome in tassa per la Spesa di Generale Sovvenzione dello Stato, si aggiunge il Bajuolo pagato dall’Università per la vigilanza a protezione della Via antica romana Saba Major sul Ponte di Cassano
6.
L’Università Comunale obbligata ad omaggiare il feudatario sceglie il sindaco e si dota di un giudice, un mastrogiurato ed un notaio
7.
Le tasse minori: coniazione di moneta, adoha, lo stipendio per i lupari, l’addizionale sulla Generale Sovvenzione, la guerra
8.
Il suffeudo di Casalis Cassani inglobato nell’antica Contea Acerrana, appartenne all’Alta Signoria del Principe di Tarento e fu esentato da diverse tasse (demanio), mentre il l Castello restava del Conte di Sant’Angelo e le chiese in diocesi di Nusco
9.
Le scappatoie per sfuggire con la donazione ai chierici, la Bona Burgensatica per i beni posseduti in altri feudi, l’esenzione regia dalla Gabella sul terzo di agosto, la franchigia per chi aveva 12 figli
10.
L’immunità dei nobili al pagamento delle tasse già nel 1500

Capitolo Terzo

Le tasse con sistema a Gabella
riscossione ai privati, comune o Barone pag. 61

1.
Il Catasto Antico con il sistema a gabella e le Capitolazioni di Cassano del 1607
2.
I servi del feudo del Signore diventano naturali dell’Università sostenuta dalla Chiesa: la gestione dell’enfiteusi dal feudatario alla Corte Baronale si scontra con i diritti regi conquistati dai cittadini
3.
La cessione delle rendite baronali all’Università o a pochi privati ricchi
4.
L’aumento della povertà nonostante gualchiera, ferriera e fabbrica di canne da moschetto, e la guerra fra Università e barone su Bagniva, Fida e Pannizzaro
5.
In caso di morte senza eredi i corpi feudali del signore tornavano alla Regia Corte
6.
I Magnifici Omnibus della Corte Baronale: governatore delle cause, il consultore della Corte, l’Agente Generale, l’Erario loco feudi, gli Esattori, l’Armiggero, il Guardiano della Terra, il Guardiano del Palazzo, il Custode; la Camera Riservata di Cassano
7.
I primi grandi debiti dell’Università di Cassano con il ricco Cesare Palatucci di Montella e dei feudatari che si liberarono del feudo finito in pochi anni dai Gallucci e Masucci di Volturara ai Giaquinto

Capitolo Quarto

soprusi dei Signori: crimini e litigi
dai Guarniero ai Giaquinto pag. 89

1.
I delitti del barone Francesco Giaquinto arrestato nel 1681 e le dispute con il vescovo di Nusco
2.
L’Università del sindaco e i deputati nel 1700 comprano dal feudatario il diritto di riscossione delle tasse storiche
3.
Le molestie dei baroni di Cassano Francesco Giaquinto e suo nipote Tommaso Guarnieri del patriziato di Campagna d’Eboli ereditario del feudo, che assumerà il titolo di Marchese Tommaso Guarniero Giaquinto

Appendice

Montella nell’onciario di Cassano
Le dispute feudali sulle terre di confine pag. 111

I.
Carlo I Borbone e la provincia di Principato Ultra nel Regno di Napoli

II. Il Catasto per scalfire la proprietà feudale facendo nascere contemporaneamente la borghesia agraria e una prima scolarizzazione

III. La nececessità dell’accatastamento dei beni sia dei Feudi dei Castelli che delle Università delle Terre e Città

IV. Le differenze fra Catasto Antico e Catasto Onciario redatto solo a partire dal 1742

V. Le tasse catastali colpivano tutti, anche il feudatario se considerato residente già dal 1699 o forestiero

VI. Chi redige il Catasto: i deputati dell’Università e i deputati ecclesiastici scelti dal vescovo

VII. Che c’è nel Catasto: cittadini laici ed ecclesiatici, forestieri, chiese locali e beni di chiese forestiere

VIII.Le tasse dei capifamiglia o capofuoco residenti: sul fuoco o testatico, sul lavoro o industria e sui beni posseduti

IX. Le tasse degli ecclesiastici: chierici minori e sacerdoti pagavano se superavano un minimale di rendita; le chiese solo sul 50% del patrimonio posseduto fino ad allora, i sacerdoti forestieri la regolare bonatenenza come in non residenti

X. I Deputati alla redazione del Catasto Onciario del 1743

XI. I Cassannesi dislocati fra Fundaco, Pe(o)nzone, Serra, P(r)etariello, Cittadella e Chiesa, oltre a Ripa, Ponte, Tufoluongo e Cortiglia

XII. Le tasse calcolate nel Catasto

XIII. I nomi più in uso: Amato, Antonio, Angiolo, Bartolomeo, e Carmine, Francesco e Giuseppe

XIV. Luoghi coltivati a castagneti, seminati e vigneti, e le terre in genere

XV.Tori neri, buoi aratori, vitelli e vacche nelle mani di due massari, pecore e asinelli in quelle di pochi bracciali

XVI. Le chiese entro il perimetro della Terra di Cassano: San Bartolomeo e San Rocco

XVII.Le Chiese site fuori le mura dell’abitato della Terra di Cassano: Santa Maria La Longa e Santa Maria del Carmine

XVIII.Santa Maria delle Grazie

XIX. Le classi sociali: illustri (marchesi), magnifici privilegiati (notai, giudici), borghesi benestanti (massari padroni di greggi, industriali armentizi), borghesi commercianti e artigiani (speziali, negozianti, baticali e impiegati, molinari, mannesi, sartori, vaticali, macellai, muratori), industrianti (bracciali), poveri proletari (inabili, ciechi, storpi)

XX. Le vedove e le abbandonate dai mariti

XXI. Gli uomini di chiesa: sacerdoti e suddiaconi

XXII. Cassano possedeva 258 fuochi più i forestieri: i 1211 abitanti salgono a 1253 per i “falsi” residenti sui confini con Montella

Fonti, Bibliografia, Giornali, Riviste e Internet pag. 151
[Le note sono inserite direttamente nel testo]

Description

QUESTO LIBRO MONTELLA METTE IN DISCUSSIONE TESI DI SCANDONE

Con “Montella” Arturo Bascetta, da topo di biblioteca qual è, ci consente di accedere a importanti documenti del nostro passato dei quali si sentiva la mancanza. E, nel contempo, le sue ricerche sono una vera e propria miniera di notizie indirizzate alla conoscenza e alla comprensione dei nodi più complessi della vicenda umana e politica della nostra verde Irpinia.
Questo succoso libretto analizza meticolosamente le condizioni della vita feudale, quando padrone del feudo era un solo signore. Se non l’unica proprietà del territorio di una o più università, era la più estesa. Pochi, infatti, erano i beni ecclesiastici. Poche le piccole proprietà libere. Il contratto (la “fede”), legava, con giuramento solenne, al Signore i contadini che ricevevano la terra in enfiteusi. L’enfiteusi, che si poteva anche comprare, era un diritto reale del contadino sul fondo del Signore. Secondo tale diritto il titolare (l’enfiteuta) godeva del dominio sul fondo ed era obbligato a pagare nel giorno di Natale al feudatario un canone in denaro spesso sotto forma di derrate. L’enfiteuta era inoltre obbligato a migliorare, disboscare, rendere fertile il feudo. In più doveva piantare alberi dei quali non diventava mai proprietario e provvedere ad ogni genere di migliorie, necessarie e opportune per l’aumento della produzione. Come compenso l’enfiteuta percepiva la terza parte del valore dell’appezzamento di terreno.
L’appendice sul “Catasto Onciario” di Cassano delle informazioni che riguardano Montella ci fornisce notizie anche inedite su costumi, attività e vita di istituzioni, persone e società del tempo. In estrema sintesi si tratta di uno strumento concreto di conoscenza della vita realmente vissuta della gente Irpina del 1700. Bascetta, con certosina capacità investigativa, ci descrive anche le varie e furbastre manovre escogitate da Baroni, Conti, Marchesi, Vescovi e Arcivescovi, per pagare meno tasse o, per usare il linguaggio moderno, per frodare il fisco. Un antico vizio italiano portato in auge nella nostra età contemporanea da moderni furboni e duro a morire.
Lor Signori ricorrevano a vari sotterfugi. Il principale dei quali consisteva nel dividere un feudo in due o nell’accorpare due o tre feudi in uno, a seconda delle convenienze del momento. La frode fiscale veniva perpetrata a danno del Re a cui il feudatario doveva versare le tasse in proporzione ai suoi averi. Eppure le condizioni del feudatario erano floride in quanto riceveva cospicue entrate, non solo dagli enfiteutici, ma anche dai cittadini della sua Università, i quali pagavano tasse come maestri artigiani, per capre, pecore, bovini ed equini. L’Università poi acquistava derrate dal feudatario che rivendeva ai cittadini.
Arturo Bascetta, con questa sua opera, dà legittimazione e validità storica alla realtà di allora. Una ricerca, quella del Nostro, che ci fornisce una conoscenza, diretta e più vera, di momenti della storia irpina, non sempre esplorati con sistematicità e metodologie aggiornate e accurate. Si segnala il libro come fresco e stimolante.
AC

Dettagli

EAN

9788872970416

ISBN

8872970415

Pagine

112

Autore

Bascetta

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Editorial Review

MONTELLA IN DUCATO DELLA CONZA

di S.Herbert Middlesex, arcivescovo inglese

Nel suo Il Regno del Sole, John Julius Norwich, dice che durante il Regno di Guglielmo II vi fu un inglese, Umberto di Middlesex ad essere investito del titolo di arcivescovo di Conza. In realtà l’inglese è Herbert del Middlesex, come ricorda il Roccaro, nel rammentare anche Romualdo II Guarna ad arcivescovo di Salerno.
In ogni caso, cambiato il Re, dal Malo al Buono, sposo della figlia di Enrico II d’Inghilterra, nel 1178, un Erberto andò alla sua corte di Palermo. Secondo alcuni Erberto andò a Palermo per ottenere l’assenso regio all’edificazione dell’Episcopio di S.Maria di Conza, altri, dando tutto per già avvenuto, si riferiscono alla costruzione della chiesa di S.Maria Maggiore in Auletta; oppure solo perchè facente parte del Consiglio regio, la corte di cui si circondava il Re. Questo perchè il suo predecessore, Guglielmo Il Malo, nel 1156, si era accordato col papa a Benevento sul modo di nominare i vescovi feudatari: i chierici di ogni singola Cattedrale eleggevano il nome segreto e, anzichè il popolo, sarebbe stato il Re a ratificarlo con il regio assenso dopo essersi assicurato che non fosse un traditore; ne seguiva la consacrazione del papa (o la sua indicazione in caso di più nomi) che, nel caso si fosse trattato di metropolìa, avrebbe fornito anche il pallio.
In ogni caso chi andò a Palermo fu un’alta personalità ecclesiastica, ma il semplice vescovo, non il capo di una metropolìa, ma uno dei vari appartenenti alla Provincia Conzana, sebbene affermò il diritto al mantenimento dell’ordinamento ecclesiastico, come si evince dal vasto epistolario, e partecipò al Concilio Lateranense III del marzo 1179 indetto da Alessandro III, dopo l’accordo di Venezia fra papa e Imperatore (1177) sul nuovo ruolo della Chiesa, che aprì le porte al successore Innocenzo III.
E’ come se avessimo un consiglio di vescovi che si dicono in Provincia Compsana per definire sempre l’arcidiocesi appartenuta all’arcivescovo di Salerno in quanto, di quel consiglio, fanno parte solo vescovi.
Infatti, a dire del Mansi, del Sacrorum Conciliorum della Provinciae Compsanae, facevano parte e vi parteciparono i vescovi di Conza, S.Angelo dei Lombardi, Bisaccia, Lacedonia, Monteverde e Satriano. Quindi nessun arcivescovo, ma solo vescovi uguali fra loro: Herbertus compsanus episcopus, Johannes sancti Angeli de Lombardis episcopus, Richardus Bisaciensis episcopus, Angelus Laquedonensis episcopus, Nicolaus Montis Viridi episcopus, Petrus Satrianensis episcopus.
Sebbene egli parli di una provincia ecclesiastica, resta il fatto che la metropolìa ancora non fosse stata attuata, visto che lo stesso Erberto viene definito vescovo, restando Conza sempre soggetta all’arcivescovo di Salerno. Ciò non toglie nulla alla sua idea di dare autonomia agli ecclesiastici distaccandoli dalla politica, come quando intese richiamare i sacerdoti che accondiscendevano troppo a Ruggiero di Laviano, forse più in nome dell’indipendenza temporale che di quella religiosa. Di sicuro questo Erberto fu un primo vescovo “eletto”, come trascritto in un documento, nonostante che la sua nazionalità potrebbe essere sempre diversa, secondo quanto si leggeva dalle tavole episcopali della Cattedrale di Conza citate nel Martirologio dei Santi del 1500, dove l’estensore lo faceva nascere a Licopens in Suetia di Hispana natione. Le sue reliquie furono rinvenute nella stessa Cattedrale della città, dove sarebbe morto nel 1184 a causa di un violento terremoto, sebbene, secondo l’Anonimo Cassinese della Cronaca, nel 1184, a perire fu un vescovo chiamato Rufo.

 

INDICE

Presentazione di Angelo Cillo + pag. 5

Capitolo Primo

Montella in Ducato diocesano di Conza
nel Catalogo dei Baroni del 1096 pag. 9

1. Montella feudo semplice dei nuovi padroni
2. Herbert Middlesex, arcivescovo inglese a Conza
3. Medania e Re Tancredi (1189-1193) invasi da Enrico VI
4. Enrico occupa Salerno e vi lascia Costanza
5. Ruggiero di Avellino via: i Balbano di Re Enrico
6. Guglielmo Svevo Principe e Duca (1194)
7. Conza al prelato-domino Pantaleone di Federico II
8. Provincia inglese in Comitato del Giustiziariato?
9. Provincia di Conza: 50 feudi sotto l’arcivescovo
10. Balbano da Apice a Calabritto, poi Conte a Conza
11. Laviano Conti di Conza (1239), Giacomo arcivescovo
12. Un Principato che finisce a Melfi e Lagopesole

Capitolo Secondo

Dal Procuratore svevo al sindaco
Generale Sovvenzione e Bajulo pag. 47

1.
Il Casale di Cassano assoggettato a Montella: nasce il Castellione di Cassano sotto i Normanni (1164)
2.
Il Milite normanno Davide de Montella assoggettò gli uomini di Ursone Maraldi di Serra Campi e Maionis in Cassani divenuto Casale di San Giovanni del Gualdo nel 1164
3.
Sotto gli Svevi Cassano, Montella ed altri feudi diventano Università, amministrazioni comunali autonome affidate a singoli procuratori, ricadenti nella giurisdizione del Castello Imperiale di Giffoni (Sa)
4.
La tassa sui 24 Fuochi dell’Università Comunale di Cassano pagata al Procuratore del Castello imperiale di Giffoni
5.
Sotto gli Angioini alla tassa del Fucularibus sulla famiglia, che cambia nome in tassa per la Spesa di Generale Sovvenzione dello Stato, si aggiunge il Bajuolo pagato dall’Università per la vigilanza a protezione della Via antica romana Saba Major sul Ponte di Cassano
6.
L’Università Comunale obbligata ad omaggiare il feudatario sceglie il sindaco e si dota di un giudice, un mastrogiurato ed un notaio
7.
Le tasse minori: coniazione di moneta, adoha, lo stipendio per i lupari, l’addizionale sulla Generale Sovvenzione, la guerra
8.
Il suffeudo di Casalis Cassani inglobato nell’antica Contea Acerrana, appartenne all’Alta Signoria del Principe di Tarento e fu esentato da diverse tasse (demanio), mentre il l Castello restava del Conte di Sant’Angelo e le chiese in diocesi di Nusco
9.
Le scappatoie per sfuggire con la donazione ai chierici, la Bona Burgensatica per i beni posseduti in altri feudi, l’esenzione regia dalla Gabella sul terzo di agosto, la franchigia per chi aveva 12 figli
10.
L’immunità dei nobili al pagamento delle tasse già nel 1500

Capitolo Terzo

Le tasse con sistema a Gabella
riscossione ai privati, comune o Barone pag. 61

1.
Il Catasto Antico con il sistema a gabella e le Capitolazioni di Cassano del 1607
2.
I servi del feudo del Signore diventano naturali dell’Università sostenuta dalla Chiesa: la gestione dell’enfiteusi dal feudatario alla Corte Baronale si scontra con i diritti regi conquistati dai cittadini
3.
La cessione delle rendite baronali all’Università o a pochi privati ricchi
4.
L’aumento della povertà nonostante gualchiera, ferriera e fabbrica di canne da moschetto, e la guerra fra Università e barone su Bagniva, Fida e Pannizzaro
5.
In caso di morte senza eredi i corpi feudali del signore tornavano alla Regia Corte
6.
I Magnifici Omnibus della Corte Baronale: governatore delle cause, il consultore della Corte, l’Agente Generale, l’Erario loco feudi, gli Esattori, l’Armiggero, il Guardiano della Terra, il Guardiano del Palazzo, il Custode; la Camera Riservata di Cassano
7.
I primi grandi debiti dell’Università di Cassano con il ricco Cesare Palatucci di Montella e dei feudatari che si liberarono del feudo finito in pochi anni dai Gallucci e Masucci di Volturara ai Giaquinto

Capitolo Quarto

soprusi dei Signori: crimini e litigi
dai Guarniero ai Giaquinto pag. 89

1.
I delitti del barone Francesco Giaquinto arrestato nel 1681 e le dispute con il vescovo di Nusco
2.
L’Università del sindaco e i deputati nel 1700 comprano dal feudatario il diritto di riscossione delle tasse storiche
3.
Le molestie dei baroni di Cassano Francesco Giaquinto e suo nipote Tommaso Guarnieri del patriziato di Campagna d’Eboli ereditario del feudo, che assumerà il titolo di Marchese Tommaso Guarniero Giaquinto

Appendice

Montella nell’onciario di Cassano
Le dispute feudali sulle terre di confine pag. 111

I.
Carlo I Borbone e la provincia di Principato Ultra nel Regno di Napoli

II. Il Catasto per scalfire la proprietà feudale facendo nascere contemporaneamente la borghesia agraria e una prima scolarizzazione

III. La nececessità dell’accatastamento dei beni sia dei Feudi dei Castelli che delle Università delle Terre e Città

IV. Le differenze fra Catasto Antico e Catasto Onciario redatto solo a partire dal 1742

V. Le tasse catastali colpivano tutti, anche il feudatario se considerato residente già dal 1699 o forestiero

VI. Chi redige il Catasto: i deputati dell’Università e i deputati ecclesiastici scelti dal vescovo

VII. Che c’è nel Catasto: cittadini laici ed ecclesiatici, forestieri, chiese locali e beni di chiese forestiere

VIII.Le tasse dei capifamiglia o capofuoco residenti: sul fuoco o testatico, sul lavoro o industria e sui beni posseduti

IX. Le tasse degli ecclesiastici: chierici minori e sacerdoti pagavano se superavano un minimale di rendita; le chiese solo sul 50% del patrimonio posseduto fino ad allora, i sacerdoti forestieri la regolare bonatenenza come in non residenti

X. I Deputati alla redazione del Catasto Onciario del 1743

XI. I Cassannesi dislocati fra Fundaco, Pe(o)nzone, Serra, P(r)etariello, Cittadella e Chiesa, oltre a Ripa, Ponte, Tufoluongo e Cortiglia

XII. Le tasse calcolate nel Catasto

XIII. I nomi più in uso: Amato, Antonio, Angiolo, Bartolomeo, e Carmine, Francesco e Giuseppe

XIV. Luoghi coltivati a castagneti, seminati e vigneti, e le terre in genere

XV.Tori neri, buoi aratori, vitelli e vacche nelle mani di due massari, pecore e asinelli in quelle di pochi bracciali

XVI. Le chiese entro il perimetro della Terra di Cassano: San Bartolomeo e San Rocco

XVII.Le Chiese site fuori le mura dell’abitato della Terra di Cassano: Santa Maria La Longa e Santa Maria del Carmine

XVIII.Santa Maria delle Grazie

XIX. Le classi sociali: illustri (marchesi), magnifici privilegiati (notai, giudici), borghesi benestanti (massari padroni di greggi, industriali armentizi), borghesi commercianti e artigiani (speziali, negozianti, baticali e impiegati, molinari, mannesi, sartori, vaticali, macellai, muratori), industrianti (bracciali), poveri proletari (inabili, ciechi, storpi)

XX. Le vedove e le abbandonate dai mariti

XXI. Gli uomini di chiesa: sacerdoti e suddiaconi

XXII. Cassano possedeva 258 fuochi più i forestieri: i 1211 abitanti salgono a 1253 per i “falsi” residenti sui confini con Montella

Fonti, Bibliografia, Giornali, Riviste e Internet pag. 151
[Le note sono inserite direttamente nel testo]