Description
RUGGIERO II E IL CALICE DI FORENTIA: IL VIAGGIO DEL RE NELL’ABBAZIA LUCANA E LE PERGAMENE DI SAN NICOLA DI FORENZA

PROLOGO
con venosa per vendere la lana
e poi con re ruggiero ii e i cavalieri
Tutto ciò che è riportato in questo volume è storicamente documentato, a partire dal diploma forentano di Ruggero II del 1133. Esso rappresenta la pietra angolare di un sistema giunto fino in Toscana e che, ancora due secoli dopo, restava saldamente sotto la gestione amministrativa dell’Ordine di Malta. Come abbiamo osservato nel corso di questa analisi, nel vasto mosaico di possedimenti distribuiti tra Puglia, Molise e Campania, la Basilicata non figura come una terra di semplici dipendenze: essa è l’assenza apparente di chi è, in realtà, il cuore pulsante e il baricentro logistico dell’intero impero delle Trinità salernitane.
Questa apparente lacuna si spiega con la complessa stratificazione delle dipendenze monastiche, che vedeva tali territori legati indissolubilmente all’abbazia della Trinità di Cava de’ Tirreni e, in una fase cronologica antecedente, alla prestigiosa abbazia della Trinità della Cava in Militiano (identificabile con il sito di San Felice presso Cimitile di Nola), la quale a sua volta traeva la propria legittimazione e radice storica dal nucleo primigenio della Trinità di Venosa.
In questo scenario, un ruolo di assoluto rilievo spetta agli abati venosini. Come vedremo dettagliatamente nei volumi di questa collana, essi godettero di una posizione di straordinario privilegio durante l’epoca della «gloriosa» stirpe degli Altavilla: quei formidabili condottieri normanni che, partendo dalle nebbie del Nord, giunsero a regnare come Re di Sicilia dalla splendida corte di Palermo. Prima ancora del consolidamento regio, la loro ascesa fu segnata da una parabola politica incessante che li vide affermarsi come Principi, Duchi e Conti di Puglia, sebbene impegnati in una perenne e fratricida lotta intestina, oltre che in costanti conflitti con altre casate di origine franca, come i Drengot di Capua e i Blosseville di Gaeta, e con i rami collaterali giunti dai Duchi di Calabria e altri esponenti della nobiltà normanna più ortodossa.
In questa prima sezione della ricerca, l’attenzione si sposta verso una propaggine settentrionale di questo immenso patrimonio: la proprietà fondiaria dell’Abate di Venosa a Carmignano, nel cuore del Montalbano pratese, a brevissima distanza dall’influenza di Firenze. Questa presenza fondiaria ebbe inizio nel XII secolo, in una fase di eccezionale vigore istituzionale per l’Abbazia di San Nicola di Forenza, assorbita dalla Santissima Trinità di Venosa, che viveva allora la sua massima stagione di espansione territoriale e politica sotto la duplice e potente protezione della dinastia degli Altavilla e del soglio pontificio.
La penetrazione dell’ordine venosino nel tessuto rurale toscano risale precisamente alla metà del 1100. In quel frangente storico, l’Abbazia di Venosa riuscì a ottenere il controllo della Chiesa di San Giovanni a Carmignano, alla quale era annesso un fondamentale “ospedale” destinato al ricovero e all’assistenza dei pellegrini. È importante sottolineare come tale acquisizione non rivestisse un carattere meramente spirituale o caritatevole: essa portò con sé una dote patrimoniale di altissimo profilo, costituita da terreni agricoli, oliveti d’altura e vigneti specializzati, donati con munificenza dalla nobiltà locale. Questi atti di liberalità rispondevano alla duplice necessità dei donatori di assicurarsi le preghiere d’intercessione dei monaci e di garantire un presidio di assistenza per i viandanti lungo le direttrici viarie del tempo.
La storiografia consolidata, incrociando sapientemente le vicende degli ordini cavallereschi con i dati tecnici derivanti dall’estimo del territorio pratese, conferma la solidità della presenza della Magione (o Mansio) di San Giovanni di Carmignano e la sua diretta dipendenza gerarchica dall’Abbazia della SS. Trinità di Venosa e da San Nicola di Forenza. Tale struttura non era un semplice oratorio, bensì una vera e propria mansio, configurandosi come una stazione di sosta strutturata per la gestione economica e la logistica agricola.
I documenti medievali superstiti citano infatti con frequenza l’Abate di Venosa quale legittimo proprietario di fondi «posti nel distretto di Carmignano», la cui amministrazione quotidiana era delegata a un rettore o amministratore locale, figura di raccordo che rispondeva del proprio operato direttamente alla casa madre situata in Basilicata. Un momento di rottura e trasformazione istituzionale si verificò nel 1297. In quell’anno, Papa Bonifacio VIII, prendendo atto dell’irreversibile declino del monachesimo benedettino nel sito di Venosa, decretò il trasferimento dell’intera abbazia e di tutte le sue ramificazioni territoriali, a partire da Forenza — compresi i preziosi beni toscani di Carmignano — all’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, i futuri Cavalieri di Malta. Da quel passaggio epocale, le terre carmignanesi cessarono di essere gestite direttamente dall’abate benedettino per confluire nel patrimonio di una Commenda dell’Ordine Melitense. Tuttavia, nonostante il mutamento della governance, il vincolo identitario e giuridico con l’origine venosina rimase così radicato nella memoria amministrativa che, ancora nei catasti descrittivi del XV e XVI secolo, quegli stessi appezzamenti continuavano a essere identificati ufficialmente come pertinenze della Trinità di Venosa, ma quasi del tutto in territorio di Forenza.
Questa continuità proprietaria si rivelò un fattore di sviluppo e stabilità di inestimabile valore per il territorio di Carmignano. Per secoli, infatti, la protezione internazionale e l’immunità di cui godevano gli ordini religiosi cavallereschi misero al riparo le colture locali, specialmente le pregiate produzioni di vino e olio, dalle devastazioni tipiche delle guerre di confine tra le potenze di Firenze e Pistoia.
La “Via della Lana” di Forenza non va dunque interpretata come una suggestione storica o una leggenda locale, bensì come un’entità giuridica e fiscale concreta, documentata nei minimi dettagli archivistici, in particolare per quanto concerne l’articolato sistema di riscossione dei canoni enfiteutici che legava la popolazione rurale del Montalbano alla lontana terra lucana.
Prima di allora c’è una lunga parentesi di autonomia regia, voluta da Re Ruggiero II, per premiare la fedeltà di Venosa, capitale del Regno di Sicilia per un mese, nel giugno del 1133, allorquando il sovrano, di stanza in San Nicola, debellò la ribellione del cognato e dei baroni pugliesi, donando alla cittadella regia il calice della pace.1
Sabato Cuttrera
Storico

INDICE
Nota sull’Autore di Gianni Race †
Introduzione del Sindaco Francesco Mastrandrea
Prologo dello Storico
con venosa per vendere la lana
e poi con re ruggiero ii e i cavalieri
premessa storica
LE pergamene imperiali
di carmignano del monte albano
1. La prima citazione di Carmignano tra Arno, Ombrone e Montealbano
2. La donazione fondativa del 1145 del vescovo di Pistoia all’Abate
3. Carmignano della Tuscia dipendenza della Trinità lucana
4. La gestione agricola di S.Nicola di Forenza nel XII Secolo
capitolo i
le mani dell’abate della trinità
su montealbano e forenza
1. Il Diploma di Papa Alessandro III
2. La pergamena di Guglielmo Altavilla Duca di Calabria, Italia e Sicilia
3. Le analogie con Santa Maria Buffaniana nella pergamena di Pistoia
4. Il sigillo di piombo sui diplomi di Forenza: la firma di Re Ruggiero II
capitolo ii
SAN FELICE A CIMITILE E S.NICOLA DI FORENZA
DIPENDENZE DELLA TRINITà DI VENOSA
1.San Felice di Venosa, Cimitile e Tuscia
2. Cimitile era di Nola o di Venosa? Re Ruggiero II derime la contesa
3. La Reggia della Trinità ex capitale degli avi degli Altavilla di Sicilia
4. La maledizione di San Nicola di Forenza per i nemici della Corona
capitolo iii
IL VIAGGIO DELLA LANA PER LA TUSCIA
E IL RITORNO A FORENZA CON LE VITI
1. L’atto di Papa Bonifacio: S. Nicolai de Forentia
2. Il Commendatore di Malta subentra al rettore di S.Nicola
3. L’itinerario: Forenza – Venosa – Cimitile – Carmignano
capitolo iv
la lana della domus murata
esportata da forenza a pistoia
1. Da grancia della Trinità a Domus dei Templari
2. Re Ruggiero II a Forenza contro i baroni unitisi al cognato ribelle
3. La punizione dei ribelli e la «Pace di Forenza»
4. La donazione d’oro e il destino dei traditori
5. L’inventario segreto del tesoro confiscato
6. Il nemico «estirpato dalla terra dei viventi»
7. Il donativo dell’ultimo banchetto: il calice offerto a San Nicola
capitolo v
TORRE E SAN NICOLA patrimonio della trinità
TRASFERITI ALL’ORDINE DI MALTA
1. La chiesa benedettina di Forenza con la Domus, la Torre e i magazzini
2. La lana del Mastro dei Templari in partenza per Prato
3. San Nicola sottomessa ai verginiani con la solita maledizione
4. La lite dei nuovi padroni di Montevergine con Rapolla
5. L’inventario gerosolimitano redatto per la consegna del 1227
6. La consistenza economica delle tre sedi
7. Nomi e toponimi nei verbali di Fra’ Leonardo di Napoli
capitolo vi
lo scontro tra forenza e rapolla
e la «domus con turri» di san nicola
1. Il tenimento di Forenza nel forziere dei Cavalieri di Malta
2. La difesa forentana e lo scontro con Rapolla
3. I Registri del censo: i libri dei conti della Lucania
Note Bibliografiche







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