01c. COMUNE DI PONTECAGNANO FAIANO CASALE DI SALERNO NEL 1755 (SA)

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Description

 

 

Il resti di S.Cirino e Quingesio, la Trinità a Torricella e Baccarizza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Si dice che in origine Fajano avesse ospitato i resti dei Santi Cirino e Quingesio, poi traslate a Salerno per ordine del Vescovo Bernardo. “Il vescovo Bernardo fu accompagnato da un folto clero e da numeroso popolo a Faiano, una località in territorio salernitano e non troppo lontano dalla città: vi erano i resti mortali dei beati vescovi e confessori Cirino e Quingesio. Il vescovo, dopo aver pregato con grande devozione, prese le sante reliquie e le raccolse in un candido lino. Furono poi collocate tra le braccia del vescovo quando era già seduto sul cavallo: fu allora che improvvisamente gli caddero a terra i calzari, quantunque fossero ancora ferme le chiusure. Tutti gridarono con letizia al miracolo. Quindi, clero e popolo, a piedi scalzi, anche loro, con lampade e ceri accesi, iniziarono in processione il ritorno a Salerno, dove giunsero con tanta gioia nel cuore. Le reliquie dei due santi furono deposte nell’altare della chiesa, dedicata al loro nome, nella quale, ancora oggi, nostro Signore, opera prodigi e miracoli”.1
In quale chiesa distrutta di Faiano fossero stati rinvenuti i resti non si sa. Sappiamo però dell’esistenza in zona di alcune Cappelle bizantine della Trinità o del Padreterno, sita nell’omonima località, del cuto di relativi santi venerati dai monaci greci della costa napoletana. I ruderi di una di esse furono visti dal Serfilippo non lontani dalla località Torricella, a monte dell’attuale Parrocchiale, dove si notavano tracce di affreschi raffiguranti il Cristo pantocratore fra due angeli adoranti.2

§ — S.Vincenzo alla Strada, grancia del monastero S.Giorgio (1008-80)

Appare un azzardo accostare le povere citazioni dei codici antichi con le località omonime dell’area di Pontecagnano-Montecorvino, è però giusto ricordare che era il toponimo di (858) Locum Faianum, quello dove furono rinvenuti i resti dei Santi Vescovi Cirino e Quingesio, ripetuto nel 1008, quando si scrive che esisteva anche un S.Vincenzo in locum faianum che era subiecto Monasterio Sancti Georgii de Salerno. Da accertare anche la ripetizione, nel 1080, della chiesa di S.Vincenzo sulla via Strada che si dice ubicata in locum Faianum …a suptus via strada.
Nè potremmo dimenticare la citazione del 1022 riferita a S.Tecla relativa ad un atto di fitto conservato presso l’Archivio Cavense di un certo Riso de locu Sancti Tecla che fitta metà della sua terra con casa salernitana da un certo Leo. E se fosse confermata anche l’autenticità del documento cavense del 1040 di locum Montecorvino relativamente ubi Baccarizze dicitur, saremmo in presenza di luoghi antichi dell’alto Medioevo citati decine di volte, specie Baccarizza, nei codici dell’episcopio di Civitate Troia, come frazioni di Troia, che videro le più sanguinarie battaglie della storia fra longobardi, greci-troiani col culto bizantino e tedeschi dell’Imperatore per la nascita dell’Urbe Troiana, capitale della Longobardia meridionale, quando vi giunse anche il famoso cavaliere Ebulo di Rouci.

§ — Baccarizza, un luogo dell’episcopio bizantino detto Civitate Troiana?

All’episcopio Troiano, cioè quello rifondato dal vescovo Troiano, il papa fece giungere le reliquie di 40 santi per la nascita delle chiese cristiane nella nuova diocesi, pietra miliare di una città che non vedeva mai la luce perchè continuamente distrutta da continui scontri, che terminarono dopo 100 anni, fino alla definitiva ubicazione normanna nell’attuale luogo di Troia di Puglia, nella cui diocesi sono finite quelle pergamene, che però si riferiscono a precedenti luoghi longobardi di una Civitate Troiana e ad altre località salernitane che hanno il medesimo nome dei paesi foggiani come Pietra Montecorvino, Fasano, Cagnano Varano, ed altri. In questo caso, accertato che le pergamene longobarde prima dell’anno 1150 circa non appartengono a quella cattedrale (non ancora costruita dai normanni), per dimostrare si riferiscono a questi luoghi, bisognerebbe trovare il tracciato antico della Via Appia, fatto di pietre pentagonali (se si volesse dimostrare l’origine romana dei toponimi). In alternativa basteranno i ruderi delle chiese longo-bizantine del Cristo pantocrato, solitamente dette della Trinità, costruite dai troiani (greci), elencate nel Codice Diplomatico di Bari dove sono finite le pergamene medioevali anche di luoghi salernitani e avellinesi solo perchè avevano il medesimo nome dei paesi della “nostra” Apulia che i normanni rifondarono nella “loro” Puglia.2 bis
Da approfondire anche i nomi delle località cinquecentesche di Spacca Pantano, Palma e Doroicato che potrebbero nascondere un’antichità toponomastica.

2. La Badia grancia del monastero salernitano di S.Benedetto
Ma è alla costruzione dell’Abbazia, grancia del Convento di San Benedetto di Salerno, che risale un’organizzazione monastica e amministrativa di più cospicua portata dei monaci che utilizzavano il lavoro del Casale dove abitava una manciata di famiglie di vassalli ivi tradotti per lo sfruttamento del feudo di Faiano di proprietà dell’Abbazia fin dal 1138 quando si legge in una bolla papale che era proprietaria del feudo cum casalis et pertinentinensi suis.3
L’Abbazia del feudo di Faiano, presso Montecorvino, nel 1163, fu quella che Guglielmo II donò con tutti i territori e pertinenze a Romualdo II per se e successori, come da sua richiesta. Anche qui sono primarie supposizioni in quanto il Feudo di Faiano sarebbe quindi rientrato nello Stato feudale di Montecorvino, mentre il Casale dell’Abbazia di Faiano era di proprietà del monastero di S.Bendetto di Salerno.

§ — L’Abate di S.Benedetto di Salerno ucciso dal priore di Faiano

A tal proposito, nel Chronicon salernitano si ricorda che, nel 1178, l’Abate Matteo di Salerno, odiato da Amato, priore in San Benedetto in Salerno e da Pietro, priore in Faiano, fu ucciso dai vassalli di quest’ultimo.4

§ — La Chiesa di San Giuliano accanto a San Benedetto di Faiano

Fu in questo periodo che nacque inoltre, nel 1458, l’Abbazia di San Giuliano sita accanto al monastero di S.Benedetto.
Nel 1482, dunque, Re Ferdinando I restituì il possesso del Feudo di Faiano ponendovi un beneficio in favore del figlio, il Cardinale Giovanni, in qualità di Commendatario della Badia, per sè e suoi eredi e successori in perpetuo, avviando alla decadenza S.Benedetto. L’abate era un proprietario a tutti gli effetti e quindi, da feudatario, esercitava anche l’amministrazione della giustizia con le cause civili, criminali e mista. Esigeva inoltre la decima dai possessori di territori coltivati per conto dei benestanti.
Nel 1509, Ferdinando il Cattolico, come da diploma spedito da Valladolid, confermò i titoli concessi alle 23 famiglie nel 1494 da Alfonso II con otto grazie speciali.

§ — La riscossione delle tasse contesa fra Abate e S.Tecla-Castelpagano

Nel 1515 scattò la “controversia tra gli Abati e i possessori dei terreni del Feudo di Faiano in relazione alle prestazioni e alle decime. La maggiore controversia, fu tra il Cardinale Anconitano, Abate Commendatario e i possessori dei terreni, cittadini tutti di Santa Tecla e Castelpagano”. Intervenne anche il Re di Francia trasferendo la vertenza al giudizio dei tre Reggenti del Collaterale Consiglio, al Presidente del Sacro Collegio ed al Luogotenente della Regia Camera.
Nel 1521 “fu presentato per risolvere la controversia, il Laudo, che stabiliva doversi corrispondere tutte le decime e le prestazioni alla Badia. Il Laudo fu accettato dal Sommo Pontefice Leone X e da novantuno Naturali dei casali di S.Tecla e Castelpagano che avevano scatenato la controversia.
Nel 1550 il Feudo dì Faiano è un feudo de per se, quindi indipendente da Montecorvino Pugliano, ma dipendente dall’Abate del monastero di San Benedetto di Salerno che possedeva Faiano.
Qualche anno prima, nel 1544, fu redatta la Platea, la piantina altimetrica del Feudo di Faiano esteso per 6.121 moggi di terreno (ogni moggio equivaleva a milleduecento passi quadrati). Secondo la piantina, il vasto territorio di Faiano era attraversato dalla strada Regia che da Salerno portava ad Eboli, fra il Ponte di Cagnano, che è sul fiume Vicentino, e l’altro ponte, che è sul fiume Asa.8

4. La Platea di Faiano del 1544 descritta dal Serfilippo
Una prima pianta planimetrica del feudo di Faiano è la Platea del 1544. Fu redatta per censire le proprietà amministrate entro i propri confini. Appartenevano al feudo il Bosco Foresta e le sue acque, il Molino del Grano, le Mortelle, il Palazzo con le vicine Lamie, la Chiesa di S.Giuliano, vari ruderi di chiese, il Molino per la macina delle mortelle, i territori seminatori.
Il Serfilippo ne descrive i confini.
Verso settentrione, come acqua pende verso il mare, esso confinava con tre montagne: la Montagna della Maddalena (con una chiesa diruta), Monte Caruso e la Montagna della Foresta.
Verso est confinava coi patrimoni di S.Tecla all’altezza della montagna della Foresta, da cui scendeva un Vallone che lo separava dai beni del fu Francesco Tirone, poi col Vallone dell’Asa fino al mare.
A ponente confinava cominciando dalla detta montagna della Maddalena scendendo verso Giffoni fino alla Fontana del salice presso i beni di Santo Spirito al vallone esistente fra detti beni e Serrone Mundo, quindi da questo a un altro vallone nominato Siscaritolo (in direzione del Casale Capitignano di Giffoni) fino a scendere a mare.

§ — Faiano diviso: a sud fra i Ponti e Cagnano, a nord con le Chiese

Il territorio del Feudo era quindi diviso dalla Strada Regia che da Salerno portava ad Eboli: la parte inferiore fra il Ponte di Cagnano e il Ponte sul fiume Asa con le case rurali dei poveri, la parte superiore con il Palazzo dell’Abbazia e la Chiesa di S.Giuliano. E ancora: “a piede del Monte Caruso sorgeva un’acqua chiamata l’acqua della Frestola, la quale quasi subito che alla sorgiva si divide in due corsi: il primo animava il mulino della Badia posto poco al di sopra delle Lamie e dopo un lungo cammino si versava in quel vallone dove scorreva l’acqua della Fontana del Salice e quel vallone scorrendo passava sorto al Ponte del Siscaritolo e si congiungeva al fiume…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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