17. FORENZA IN BASILICATA. Nel Regno di Napoli

24,00


Copertina posteriore

IL SINDACO FRANCESCO MASTRANDREA:

UN ALTRO TASSELLO ALLA STORIA DI FORENZA

Cresce la collana dei paesi che hanno fatto grande il Regno di Napoli.

1. Apice sull’Appia Antica
2. Torrioni di Benevento
3. Pietradefusi del Calore
4. Mercogliano sul Partenio
5. Statuti di Avella e Baiano
6. Casali della Montagna di Montefusco
7. Guardia nella Valle Telesina
8. Cassano dell’Alto Calore
9. L’Arcidiocesi di Conza della Campania
10. Pertosa del Cilento
11. Marzano di Nola
12. Cervinara in Valle Caudina
13. Carovigno in Terra d’Otranto
14. Maschito e il Vulture
15. Pannarano sul Partenio (in pubblicazione)
16. Durazzano nella Valle
17. Forenza in Basilicata

Nei momenti di grave crisi, come quelli che stiamo vivendo per la pandemia generata dal covid-19, si è portati a riscoprire le proprie origini, i luoghi dove si è nati e dove si vive. Con il passare degli anni si rischia di perdere la memoria storica e con essa le proprie origini. Il tempo sbiadisce i ricordi, il venir meno degli anziani svuota sempre di più il serbatoio delle nostre tradizioni.
Ecco allora che, volgere lo sguardo indietro serve a riappropriarsi di immagini e documenti da fissare su carta per rendere vivi i percorsi storici che hanno segnato la vita di un popolo. La riscoperta dei borghi come Forenza passa attraverso la riscoperta delle proprie origini, è questo il senso della presente pubblicazione che affidiamo a cittadini e visitatori. Nomi, luoghi, toponimi rappresentano un filo conduttore che dà quel senso di appartenenza ad una comunità a cui tutti a vario titolo siamo legati.
Avvertiamo l’esigenza, proprio quando tutto sembra che stia per finire, come a causa della pandemia, di ripescare pezzi del nostro passato raccogliendoli dalla nostra memoria. Se per i casi strani della vita dovessimo perdere “la memoria”, verrebbero meno le condizioni che giustificano perché viviamo in forme di vita associata.
Colui o colei che nasce in un luogo, in un tempo, si ritrova immesso o immessa, immediatamente, in una storia, in un ambiente che influenzano ciò che ciascuno o ciascuna di noi è. Non bisogna pensare all’identità, la natura della persona, come unicità, non bisogna pensarla come qualche cosa che possa essere astratta dalla vita reale che è sempre in un tempo e in un luogo, cioè non va considerata alla stregua di una specie di destino inesorabile.
E’ cresciuta in questi anni, la consapevolezza degli scambi e degli influssi che collegano tra loro le persone, i popoli, i beni prodotti, le idee, che sebbene distanti nello spazio, sembrano diventare così vicini. fino a parlare di ecumene globale. Le tecnologie mediatiche e i mezzi di trasporto sempre più rapidi, permettono scambi e relazioni con una facilità sconosciuta prima, anche se con modalità diseguali.
E’ un processo che sta annullando i tradizionali confini e che va sempre più modificando l’idea di vicino e lontano. Quello che noi definiamo “locale”, se mai lo è stato, non può più essere pensato come spazio definito e autonomo, relazione organica tra un territorio e la sua gente, ma va considerato come incrocio mutevole di influssi e condizionamenti che provengono anche da molto lontano, anche da persone con storie e culture diverse. Con questa prospettiva si può evitare la chiusura nel localismo, mantenendo ciò che del locale è il bene prezioso: la possibilità di farne esperienza diretta, di avere rapporti faccia a faccia con le persone che lo abitano, di osservare la vita quotidianità di essi, di osservare il territorio che è lo scenario e l’oggetto dello svolgimento delle storie, che si sono svolte nelle case, nei vicoli e nelle piazze.
È bello sentirsi parte di una storia che ci appartiene, che si respira ad ogni angolo del paese. Le nostre vie che riprendono forma e sostanza. La storia locale non è storia minore, è storia e costituisce il cammino di una comunità e di un luogo ben definito, il luogo che ci vede oggi protagonisti. Auspichiamo di contribuire a dare un impulso all’approfondimento delle nostre origini e del nostro splendido borgo.

Francesco Mastrandrea
Sindaco di Forenza (Pz)


LA FORTUNA DI ESSERE CITATA DA ORAZIO

di V.Iandiorio

Se Orazio non l’avesse citata nel lib. III delle Odi (4,16) non si sarebbe discusso di Forenza/Forentum come si è fatto per duemila anni. E’ una fortuna! In latino, però, il sostantivo fortuna può valere sia come sorte favorevole sia come avversa. Nel caso dei toponimi, conservare un nome antico vale prestigio e indice di nobiltà, si fa per dire; ma quando l’origine non è certa, si finisce col rischiare di essere accusati di appropriazione indebita.

texere, mirum quod foret omnibus
quicumque celsae nidum Aceruntiae
saltusque Bantinos et aruum
pingue tenent humilis Forenti,

Questo il verso del poeta di Venosa , che voleva raccontare come, quando era fanciullo, stanco nei boschi del Vulture si addormentò tranquillo protetto dalla mano celeste:

Me ancor fanciullo sul Vulture appulo,
Della nutrice Puglia oltre il termine,
Me stracco da’ giochi nel sonno
Portentose colombe covriro
Di nova fronde: tutti stupirono
Color che il lido sublime tengono
D’Acheronzia e i prati bantini
E il pian grasso dell’umil Forento.

Il poeta di Venosa era un poco zuzzurellone, e sembra proprio che si sia divertito a trovare rompicapo per i posteri. Lo fa nell’Iter Brundisinum (1), la narrazione del viaggio fatto nella primavera del 37 a.C. accompagnando Mecenate e Cocceio Nerva a Brindisi, in missione diplomatica presso Antonio, quando cita l’ostello di Trivicum e “l’innominato” paese che per essere nome un poco troppo lungo non si adatta bene alla metrica. Voi pensate che in questi duemila anni, si è stabilito con certezza dove si trovasse Trivicum e come si chiamasse l’oppidulm “quod versu dicere non est”? Nemmeno per sogno! Ancora oggi gli studiosi non concordano, e ognuno tira l’acqua al mulino delle sue convinzioni filologiche, per non parlare di quelli in passato come al presente vorrebbero far coincidere questi luoghi con i propri, quelli di origine e di appartenenza.
Mi sa proprio che il poeta si sia divertito un sacco a creare dei rebus per le generazioni future.
Se Forentum è in basso non può essere il paese che oggi si chiama Forenza, perché questo è sulla collina. Ma nell’ Ode su riferita non è il poeta che vede le città di Acerenza (Acheruntia), Banzia (Bantia) e Forenza (Forentum), ma sono queste, o meglio gli abitanti di esse, che osservano lui bambino addormentato e si meravigliano come sia protetto dai pericoli del bosco del Vulture. Non solo, ma il bambino addormentato stringeva mirto e alloro, quasi a presagire la sua predestinazione ad essere grande poeta.
Stupirono quelli che tengono “Il pian grasso dell’umile Forento (et arvum/ pingue tenent humilis Forenti)” nel vedere il poeta tranquillamente addormentato. Per niente concordano gli studiosi nel far combaciare Forentum con l’attuale Forenza.
Marcella Chelotti (2) nel fare il punto sull’evergetismo degli amministratori locali, cioè le pratiche di beneficenza nei confronti della comunità cittadina, nel I sec. A. C., e anche nella metà del seguente, si sofferma in particolare su alcune cittadine:” I centri urbani presi in esame sono: Rubi, Ausculum, Canusium, Herdonia, Luceria, Teanum Apulum; inoltre l’iscrizione relativa ai coloni Firmani, come sopra ricordato. Dubbia l’identificazione del centro cui appartiene un magistrato duoviro iscritto alla tribu Galeria (Vibinum?).
Ancora, sono considerati: il centro dell’attuale Lavello, che, secondo un’ipotesi, è identificabile con l’antica Forentum (Torelli 1969, 15-16), Sipontum, Vibinum.- Russi 1992: RUSSI (A.), Alla ricerca di Forentum (in margine ad Hor. Carm. III, 4, 13-16). In: Miscellanea greca e romana, XVII. Roma. 1992, 145-157. Ipotesi comunemente accettata, ma cfr. Grelle 1993, 24 e nota 28 per alcune perplessità; anche Russi 1992 (3), che, riprendendo una ipotesi di Alvisi 1970, 105, identifica Forentum con l’attuale borgo di Gaudiano”.
Lucia Colangelo (4) trattando della romanizzazione dell’area venosina e del Vulture, scrive: ”La fase di romanizzazione significò per molte delle comunità indigene una progressiva contrazione a vantaggio di nuove forme di popolamento. Queste videro nei romani i nuovi colonizzatori con la deduzione coloniale della vicina Venosa (291 a.C.). Al 90 a.C., invece, risale la nomina a Municipium romano di Lavello, in cui oggi si identifica l’antica Forentum”. E più avanti la studiosa sottolinea:” Osservazioni sulla topografia di Forentum-Lavello alla luce dei più recenti rinvenimenti. Negli anni 2003-2005 la sempre crescente attività di trasformazione dei centri abitati e del territorio ha subito un particolare incremento a Lavello, importante centro posto alla confluenza tra le vallate del Bradano e dell’Ofanto e sede del noto centro antico di Forentum”.
Un altro studioso, Luigi Finocchietti (5), sostiene: ”L’identificazione dell’antica Forento è stata fatta in un primo momento con Forenza (bibliografia in Russi 1992, p. 149, nota 15) e poi con l’attuale centro di Lavello (entrambi in Basilicata), ipotesi quest’ultima che ha avuto molta fortuna grazie alla pubblicazione da parte di Mario Torelli di un’epigrafe, ritrovata a Lavello, contenente la menzione di un personaggio ‘Augustale’ a Forento: cfr. Torelli 1969, pp. 15-16, n 9, tav. III, 1; A.É. 1969-70,p. 43, n. 148… A proposito della posizione del centro antico in pianura, però, se da un lato esclude Forenza, dall’altro pone difficoltà anche ad un’eventuale identificazione con Lavello, in quanto posizionata su di una collina isolata (cfr. Russi 1992, p. 152)… non accettando per mancanza di prove la proposta di localizzazione di Forentum con l’area di Gaudiano, viene riproposta l’identificazione tradizionale con la valle prospiciente il centro di Forenza, considerando la posizione di altura del centro attuale come il frutto di uno spostamento in età medievale (castrum medievale documentato dall’XI secolo) in seguito all’abbandono della città in età antica, cfr. Silvestrini 2005, pp. 94-95″.
Come sempre accade in questi casi, diventa difficile stabilire con certezza la corrispondenza dell’antico centro di Ferentum con paesi dei nostri tempi. Sia l’ipotesi che Forenza attuale sia la discendente diretta dell’antica cittadina di Forentum, sia che questa vada posta nel territorio dell’attuale comune di Lavello, si prestano ad obiezioni che hanno una loro validità.
Vediamo come in ambito di ricerca non italiano, sia stata affrontata la questione. Il Dizionario inglese di geografia greco romana (6) così riporta il lemma Ferentum:
FERENTUM or FORENTUM (Diod.: Eth. Forentanus), a town of Apulia, about 10 miles S. of Venusia. The name is written Ferentum in most editions of Horace, though Orelli has substituted Forentum, which is the form found in Livy and Pliny; but the first form is supported by Diodorus. It is still called Forenzea; but from the expressions of Horace ( “arvum pingue humilis Ferenti,” Carm. 3.4, 16), to whom it was familiar from its proximity to Venusia, the ancient town appears to have been situated in a valley, while the modern one stands on the summit of a hill; and according to local writers, some remains of the ancient Ferentum may be found in a small plain 2 miles nearer Venosa. (Romanelli, vol. ii. p. 236.) Livy terms it a strong town, so that it was one of the few places in Apulia which offered any considerable resistance to the Roman arms, and was one of the last subdued. (Liv. 9.16, 20, but in the former of these passages it is probable that the true reading is “Frentani,” not “Forentani;” Diod. 19.65.) The Forentani are mentioned by Pliny (3.11. s. 16) among the municipal towns of Apulia; but we meet with no subsequent mention of it in any ancient author.
Nella traduzione italiana: ”FERENTUM o FORENTUM (Diod.: Eth. Forentanus), cittadina della Puglia, a circa 10 miglia a sud di Venosa. Il nome è scritto Ferentum nella maggior parte delle edizioni di Orazio, sebbene Orelli abbia sostituito con Forentum, che è la forma che si trova in Livio e Plinio; ma la prima forma è sostenuta da Diodoro. Si chiama ancora Forenza; ma dai versi di Orazio (“arvum pingue humilis Ferenti”, Carm. III, 4, 16), al quale era familiare per la sua vicinanza a Venosa, l’antico paese sembra essere situato in una valle, mentre quello moderno sorge su la sommità di una collina; e secondo gli scrittori locali, alcuni resti dell’antica Forentum possono essere trovati in una piccola pianura, 2 miglia più vicino a Venosa. (Romanelli, vol. II. P. 236.) Livio la definisce una città forte, così che fu uno dei pochi luoghi in Puglia che offrì una notevole resistenza alle armi romane, e fu uno degli ultimi ad essere sottomessi. (Liv. 9.16, 20, ma nel primo di questi passaggi è probabile che la vera lettura sia “Frentani”, non “Forentani;” Dio. 19.65.) I Forentani sono menzionati da Plinio (3.11. S. 16) tra i comuni della Puglia; ma non ne troviamo menzione successiva in nessun autore antico.
A complicare le cose venne poi Tito Livio, che parlando della seconda guerra sannitica (326-304 a.C.), fa menzione di Forentum (7): Lib IX “M. Folius Flaccina inde et L. Plautius Venox consules facti. Eo anno ab frequentibus Samnitium populis de foedere renovando legati cum senatum humi strati movissent, reiecti ad populum haudquaquam tam efficaces habebant preces. Itaque de foedere negatum; indutiae biennii, cum per aliquot dies fatigassent singulos precibus, impetratae. Et ex Apulia Teanenses Canusinique populationibus fessi obsidibus L. Plautio consuli datis in deditionem venerunt. Eodem anno primum praefecti Capuam creari coepti legibus ab L. Furio praetore datis, cum utrumque ipsi pro remedio aegris rebus discordia intestina petissent; et duae Romae additae tribus, Ufentina ac Falerna.
Inclinatis semel in Apulia rebus Teates quoque Apuli ad novos consules, C. Iunium Bubulcum Q. Aemilium Barbulam, foedus petitum venerunt, pacis per omnem Apuliam praestandae populo Romano auctores. Id audacter spondendo impetravere ut foedus daretur neque ut aequo tamen foedere sed ut in dicione populi Romani essent. Apulia perdomita—nam Forento quoque, valido oppido, Iunius potitus erat—in Lucanos perrectum; inde repentino adventu Aemili consulis Nerulum vi captum. Et postquam res Capuae stabilitas Romana disciplina fama per socios volgavit, Antiatibus quoque, qui se sine legibus certis, sine magistratibus agere querebantur, dati ab senatu ad iura statuenda ipsius coloniae patroni; nec arma modo sed iura etiam Romana late pollebant”
[Traduzione: Furono fatti consoli M. Folio Flaccina e L. Plauzio Venoce. In quell’anno essendo venuti in Senato ambasciatori, che si prostrano a terra, mandati da parte di numerosi popoli dei Sanniti per rinnovare il trattato di alleanza, rinviati davanti al popolo le loro preghiere non risultarono molto efficaci. Perciò venne posto diniego al trattato. Avendo supplicato i singoli cittadini con preghiere per alcuni giorni, ottennero la tregua per due anni. E dalla Puglia i Teanesi e i Canusini stremati dalle devastazioni si arresero al console Lucio Plauzio dandogli ostaggi. Nello stesso anno per la prima volta si cominciò a nominare dei prefetti secondo quanto stabilito dal pretore Lucio Furio, avendolo chiesto entrambi per porre fine alle discordie interne. A Roma vennero aggiunte altre due tribù la Ufentina e la Falerna.
Decisa una volta per tutte la situazione in Apulia, anche i Teatini e gli Apuli vennero a chiedere un’alleanza ai nuovi consoli Caio Giunio Bubulco e Quanto Emilio Barbulo, fautori per tutta l’Apulia della pace col popolo Romano. Garantendo ciò spontaneamente ottennero che venisse concesso il trattato non con un’equa alleanza ma come in sovranità del popolo romano. Sottomessa l’Apulia, Giunio impadronitosi anche della stessa Forento oppido ben fortificato, si diresse verso i Lucani; lì per il repentino arrivo del console Emilio fu presa con la forza Nerulo. E dopo che si diffuse la notizia che a Capua le cose erano ritornate alla normalità grazie alla disciplina romana, anche gli Anziati, che si lamentavano che si governavano senza leggi sicure e senza magistrati, vennero loro dati dal Senato dei patroni per dare delle leggi alla stessa colonia Così si affermavano largamente non solo le armi ma anche le leggi romane].
“Livio dice che Roma conquistò Teano Apulo e Canosa nel 318 e Teate, Forento e la lucana Nerulo nel 317”(8). “La coincidenza cronologica con la data della conquista di Forentum da parte delle truppe romane è particolarmente suggestiva ma necessiterebbe, ovviamente, di ulteriori riscontri in altre zone del pianoro. L’area in questione, comunque, non viene successivamente più occupata. Il validum oppidum di Forentum avvenne, secondo Livio (9, 20), nel 318-7 a.C. ad opera di C. Iunius Bubulcus; secondo Diodoro (19, 65, 7) il sito fu strappato ai Sanniti nel 315-4 a.C.” (9)
Allora? Forenza è l’antica Forentum, o almeno ne conserva il toponimo? Sono questioni che difficilmente troveranno una soluzione, che metta tutti d’accordo. Fatto sta che in diverse parti del Mezzogiorno i nomi di luogo si conservano e si moltiplicano. Per quale motivo? Anche a questa domanda non è facile rispondere. Non vorrei che la disputa per Forentum possa generare contrasti accesi, come quelli avvenuti nei secoli passati tra città contermini che vantavano di derivare da una stessa antica città e di avere diritto a portarne il nome. Oggi Forenza si fregia del nome antico e anche se in futuro dovesse accertarsi che la città antica sorgeva da qualche altra parte, vicino o lontano dal paese attuale, non cambia i termini della questione. Perché i Forenzesi che vollero chiamarsi con il nome della città antica, lo fecero per custodire il ricordo di una cittadina che aveva avuto la fortuna di essere citata da Orazio. E questo non è poco. Perché chi ha voluto conservare il ricordo del passato merita tutto il nostro rispetto.

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COME CAMBIA IL TERRITORIO: FORENZA E IL FEUDO RUSTICO DI SAN GIULIANO

E’ buona norma nello studiare la storia di un paese, anche quando si hanno altri elementi documentali a disposizione, di fare riferimenti a quella voluminosa enciclopedia storico- geografica di Lorenzo Giustiniani (1761-1824), il quale agli inizi del XIX secolo compose un Dizionario di tutti i paesi del Regno di Napoli, riportando una quantità di notizie attinte a documentazione che doveva avere sottomano.
“FORENZA, terra in provincia di Basilicata , in diocesi di Venosa, distante da Matera miglia 42, e dal mare di Barletta miglia 36, E’ situata in luogo montuoso, e quasi nel mezzo del suo territorio confinante da oriente con quelli di Palazzo , Gensano [oggi Genzano di Lucania] , ed Acerenza ; da mezzogiorno con quello della distrutta Terra di Casalaspro, e coll’altro di Lagopesole, da occidente col bosco della Terra di Ripacandida, e verso tramontana col territorio di Venosa .
La maggior parte di questo territorio è tutto montuoso, e sonovi quattro boschi denominati Sangiuliano, che si appartiene alla mensa vescovile di Venosa , il Bosco grande, la difesa di Sanmartino, e l’altra detta delle Scimie, ed abbondano di querce, e cerri, Ne’ medesimi trovasi della caccia di caprj, volpi, melogne (1), lepri, e di più altre specie di quadrupedi, e di volatili, e rettili velenosi.
Le produzioni consistono in grano, granone , vino, legumi, che sopravanzano il bisogno della popolazione, composta di circa 4700 individui , addetti all’agricoltura, ed alla pastorizia, Commerciano ancora di salami, e di legnami con altre popolazioni della provincia e fuori, ed hanno introdotta pure la piantagioni degli olivi, che certamente recherà loro molto vantaggio.
Vi passano due fiumi il Bradano e la Fiumarella, che producono anguille, ed altri pesci, La tassa del 1532 fu di fuochi 325, del 1545 di 412, del 1561 di 600, del 1595 di 717 , del 1648 dello stesso numero, e del 1669 di 388.
Questa terra fu compresa nel principato di Melfi, che fu posseduto dalla famiglia Caracciolo per la cui ribellione, l’Imperador Carlo V, nel 1531 donò, e concede ad Andrea Doria, il quale con permesso dello stesso Imperadore donò poi a Marcantonio d’Oria del Carretto suo figliuolo in contemplazione del matrimonio contratto con Giovanna di Leyva figlia di Antonio Leyva , principe di Ascoli”. (2)
Un altro autore, Francesco Sacco, pubblicò un suo Dizionario, nel novembre del 1795, anticipando di qualche anno quello del Giustiniani. Tra l’abate Francesco Sacco, professore di storia e di geografia nel Regio Convitto del Salvatore, e il Giustiniani scoppierà una accesa polemica, sia sulla qualità del dizionario, sia a causa della richiesta del Sacco di ottenere “un privilegio di dieci anni sull’argomento”. La polemica si risolse in tribunale a favore del Giustiniani, che iniziò la pubblicazione del suo Dizionario nel 1797, terminandola nel 1816 (3).
“l’Illustre Autore (Francesco Sacco) va descrivendo tutte le Città, le Terre, i Casali, i Fiumi, i Laghi, i Monti, le Isole ecc. con una diligenza incomparabile. Oltre a ciò v’indica in qual Provincia, e Diocesi è posto ciascun luogo; se è situato sopra un monte o in pianura […]. Inoltre vi si narra la fida Storia della fondazione della maggior parte di tutti i luoghi del Regno; vi si marcano con esattezza in ciascun luogo il numero delle Chiese Collegiali, delle Parrocchie, delle Confraternite, de’ Monisteri, de’ Seminarj, degli Ospedali, de’ Monti di Pietà, delle Fabbriche di Manifatture, delle produzioni, della popolazione, e soprattutto della Patria de’ Sommi Letterati, che son fioriti in ogni tempo (4)”.
Leggiamo perciò, con una certa fiducia, quello che l’abate Sacco scrive di Forenza nella sua enciclopedia geografica del Regno:
“Forenza. Terra nella provincia di Matera, ed in diocesi di Venosa, situata sopra una collina degli Appennini, d’aria salubre, e pe la distanza d’ otto miglia dalla città di Venosa, e di quarantadue dalla città di Matera, che si appartiene in feudo alla Famiglia Doria, Principe di Melfi. Sono da marcarsi in questa Terra due Chiese Parrocchiali sotto i titoli di San Niccola, e di Santa Maria de’ Longobardi, un Convento de’ Padri Riformati, ed otto Confraternite laicali sotto l’invocazione del Santissimo, del Rosario, del Purgatorio, dell’Annunciata, di Santa Caterina, di San Carlo, di Sant’Antonio da Padova, e del Rosario. Le produzioni poi del suo territorio sono grani, granidindia, legumi, frutti, vini, oli, ghiande ed erbaggi per pascolo di greggi. La sua popolazione finalmente ascende a quattromila novecento trentasette sotto la cura spirituale d’un Arciprete Curato, e d’un Rettore”…
Virgilio Iandiorio, nel suo pregevole lavoro su Forenza, ha cominciato da qui.
n che cosa si distingue un Feudo Rustico dagli altri Feudi. La differenza con altri tipi di feudi è rimarcata da un autore del XVI secolo, Niccolò Intriglioli, il quale nel suo Trattato dei Feudi chiarisce che: Una ventunesima differenza esiste, perché si dice Feudo Quaternato [cioè iscritto nel Registro, libro di contabilità del sovrano], soggetto al re, ovvero piano, piuttosto che sotto il barone, infatti in potere del re non può essere il Feudo rustico (9).
Facciamo subito qualche considerazione su alcune notizie riportate nella descrizione di Forenza fatta dalla sinodo. Il Feudo Rustico di S. Giuliano, non era di piccole dimensioni; la sua estensione era di diverse miglia quadrate, avendo una circonferenza di circa trenta km, ed era destinato in prevalenza al pascolo.
C’è un riferimento anche al numero degli abitanti. Se pensiamo che le parrocchie avevano un registro della popolazione, detto lo Stato delle Anime, perché numeravano annualmente in occasione della Pasqua le persone, di entrambi i sessi, che si comunicavano, si comprende come il numero, approssimato quanto si voglia, derivava da accertamenti fatti dal parroco. In genere si attribuisce un numero di cinque componenti per ogni fuoco, (elenco delle persone dimoranti stabilmente in un paese e tenute al pagamento dell’imposta personale), nel nostro caso per ogni famiglia della parrocchia, per cui la popolazione di Forenza nel 1728 andava dalle 1.500 alle 2.000 anime. Il numero degli abitanti giustifica anche l’esistenza di due parrocchie, di San Nicola e di Santa Maria dei Longobardi, e di altre chiese, che motivano anche una serie di festività proprie del paese, che la Sinodo del 1728 enumerò suddividendole per i mesi dell’anno. Non per curiosità antiquaria, ma ho lasciato il termine “oppidum” con cui viene indicata nella descrizione della Sinodo il paese di Forenza. “In genere le città più importanti e quelle della costa (pugliese) erano dotate di castelli, per lo più di origine normanna cui si erano aggiunte strutture difensive in epoca angioina, ed erano protette anche da mura di cinta. I centri abitati minori invece potevano essere fortificati o no: nel primo caso erano denominati castrum, nel secondo terra o casale. Solitamente i documenti sono abbastanza precisi nel distinguere tali categorie e risulta spesso che le località chiamate terra e casale erano le più piccole, ma potevano comunque possedere un’opera fortificata come una torre o un piccolo castello” (11). Va detto, però, che alla data della Sinodo, si tende a considerare “oppidum” equivalente di “terra”, come viene indicata Forenza nella precedente sinodo tenuta dal vescovo di Venosa Andrea Perbenedetti nel 1614 (12).
Differenzia e distingue le comunità anche il calendario delle festività religiose. Così la Sinodo del 1614 indica dettagliatamente le feste religiose che riguardano la comunità di Forenza e che si vanno a sommare a quelle dell’intera diocesi. Come si può vedere sono culti derivanti da eventi particolari o da voti fatti da privati cittadini o dalla comunità (penso al culto dei santi Sebastiano e Fabiano, protettori contro le pestilenze). La devozione viene manifestata intus o extra dalla chiesa; l’avverbio “intus” è il contrario di “foris”, “extra” e richiama il verso dell’Eneide “tali intus templo” (13).
“Festività che per devozione o per voto si celebrano nella Terra di Forenza, oltre a quelle che sono celebrate nella città e nella Diocesi di Venosa, e che sono riportate nella prima tavola delle feste” (14).

Gennaio
Giorno 17. S. Antonij Abbatis ex deuotione intus,& extra.
Giorno 18. Cathedra S.Petri intus ex devotione.
Giorno 20. Sanctorum Fabiani, et Sebastiani, intus, et extra ex devotione.
Giorno 25. Conversio S.Pauli Apost. intus ex deuotione

Febbraio
Giorno 22. Cathedra S.Petri Anthiochiæ ex devotione intus.
Marzo
Giorno 7. S.Thomæ de Aquino ex devotione intus.
Giorno 12. S. Gregorij Papæ confessoris et Ecclesiæ Doctoris ex devotione intus.
Giorno 19. S. Iosephi confessoris .ex devotione intus.
Giorno 20. Consecrationis Reverendissimi Episcopi nostri de mane [di mattina] tantum intus.

Aprile
Nella Settimana Santa. Il giorno della Cena del Signore (In Cæna Domini). Giorno della Parasceve (Venerdì Santo), e del Sabato Santo almeno di mattina, mentre all’interno avvengono le funzioni.

Maggio
Giorno 6. S. Ioannis ante Portam Latinam [S. Giovanni a Porta Latina, chiesa di Roma] ex devotione intus.
Giorno 8. Apparitio S. Michaelis Archang.ex devotione intus.
Giorno 10. S. Carhaldi Episcopi confessoris ex deuotione extra moenia, intus tantum [solamente].

Giugno
Giorno 11. S.Barnabæ Apostoli ex devotione. Intus et extra.
Giorno 13. S. Antonij de Padua confessoris ex devotione intus, et extra
Giorno 15. Sanctorum Viti, Modesti, et Crescentiæ martirum ex devotione intus.

Luglio
Giorno 2. Visitatio B. Mariæ Virginis intus et extra.
Giorno 22. S. Maria Magdalenæ ex devotione intus, et extra.
Giorno 26. S. Annæ Matris B. Mariæ ex devotione intus.

Agosto
Giorno 1. S. Petri ad Vincula ex devotione intus.
Giorno 4. S. Dominici Confessoris ex devotione intus.
Giorno 5. S. Mariæ ad Nives ex devotione intus.
Giorno 6. Transfigurationis Domini ex devotione intus.
Giorno 28. S. Augustini Episcopi,et Confessoris et Ecclesiæ Doctoris ex devotione intus.

Settembre
Giorno 14. Exaltatio S. Crucis ex devotione intus et extra.
Giorno 30. S. Hieronymi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris ex devotione intus.

Ottobre
Giorno 4. S. Francisci Confessoris ex devotione intus.

Novembre
Giorno 2. Commemorationis omnium fidelium defunctorum de mane tantum [al mattino soltanto] intus.
Giorno 4. San Carlo Borromeo vescovo e confessore, intus et extra, da voto fatto in grazia della benedizione apostolica ottenuta dal santissimo Papa Paolo V nel mese di settembre dell’anno 1612.

Dicembre
Giorno 6. S. Nicolai Episcopi et Confessoris intus, et extra ex consuetudine.
Giorno 7. S. Ambrosij Episcopi, et Confessoris ex devotione intus.
Giorno 8. Conceptionis B. Mariæ Virginis ex devotione intus.
Giorno 13. S. Luciæ Virginis et martiris ex devotione intus.
Giorno 28. Sanctorum Innocentium martirum ex devotione intus et extra.’
Giorno 3 1. S. Silvestri Papæ,et Confessoris ex devotione intus, et extra.
Negli atti della Sinodo venosina del 1728 viene ricordata la solenne consacrazione avvenuta proprio in quell’anno della chiesa della Madonna della Stella, sede allora dell’Ordine dei Minori Riformati. Non solo viene riportata l’intera epigrafe che venne apposta sulla facciata della chiesa, ma anche l’atto ufficiale in cui vengono indicati i nomi di tutti i religiosi presenti alla solenne celebrazione:
Questa chiesa che da poco abbiamo con solenne rito consacrato, come si può rilevare dal seguente atto pubblico, e da questa epigrafe che viene apposta.

D. O. M.
Questo tempio alla Madre di Dio Maria sempre Vergine
Immacolata, col titolo di Stella
E
Patrona vera delle stelle splendida stella ai devoti
E inoltre
L’altare maggiore del SS. Salvatore col nostro Crocifisso
Che risplende da ogni parte di miracoli, può dire
Dove
Le sacre reliquie delle Sante Vergini e Martiri Cristina e Candida
Sono custodite
L’Ill. e rev. Don Pietro Antonio Corsignani
Patrizio della Marsica in Apruzo cittadino romano
Per grazia di Dio
E della Santa Sede Vescovo venosino
Del famoso serafico Ordine in questa Provincia
Conservatore privilegiato
il giorno X del mese di ottobre dell’anno 1728
Con solenne rito ha consacrato
Alla presenza dei rev. P. Guardiano convento e chiesa
Del divino Francesco Ordine dei Riformati
E altri padri provinciali qualificati
Inoltre
Nel giorno anniversario di questa consacrazione quaranta
Giorni di vera indulgenza nella forma consueta della chiesa
Ha concesso.
In nome di Nostro Signore Gesù Cristo Amen. Nell’anno dalla sua Circoncisione mille settecento ventotto, sesta indizione, nella Terra di Forenza, diocesi di Venosa, nel giorno di domenica il decimo di ottobre, regnante il nostro santissimo signore Benedetto XIII Pontefice Massimo, nell’anno quinto del suo pontificato. Amen
Illustrissimo e reverendissimo in Cristo Padre e Signore D. Pietro Antonio Corsignani Patrizio Marsicano in Apruzo, e nobile cittadino romano; per grazia di Dio e della Santa Sede Apostolica, vescovo della chiesa di Venosa, felicemente nel secondo anno del suo episcopato. Amen. Pontificalmente sedendo nella chiesa del Convento dei Reverendi Padri dei Riformati di San Francesco, posta fuori le mura della predetta Terra sotto l’antico titolo di S. Maria della Stella, ora invece del Santissimo Crocifisso, prestando attenzione e considerando che non il luogo è solito santificare l’uomo, ma l’uomo con le sue buone opere a santificare il luogo; alla presenza e a richiesta del Reverendo Frate Padre Andrea da Cancellara Guardiano di questo Convento e Lettore di sacra teologia, inoltre il reverendo Padre Didaco da Cancellara ex Provinciale, il Reverendo Padre Alessio da Cancellara attuale Custode della Provincia, e Lettore di sacra teologia, il Reverendo Padre Francesco da Genzano Lettore di sacra teologia, e attuale Definitore, il reverendo Padre Antonio da Cancellara Lettore di sacra teologia e attuale Vicario del Convento, Confessore dell’illustrissimo e reverendissimo signore Vescovo, il reverendo Padre Francesco da Cancellara Lettore di sacra teologia e Definitore, il reverendo Padre Benigno da Salandra Teologo, e Missionario apostolico nei paesi degli infedeli, il reverendo Padre Serafino da Cancellara Lettore e panegirista, il reverendo Padre Geronimo da Cancellara Lettore e panegirista, il reverendo Padre Lorenzo da Avigliano Lettore di sacra teologia, il reverendo Padre Arcangelo da Bernaudo (Bernalda) Lettore di sacra teologia, e altri Padri e Frati, e dall’illustrissimo e reverendo Dottore in utroque iure Nicola Raniero Arciprete della chiesa cattedrale di Venosa, avvocato fiscale, il reverendo Don Crisostomo Aniballo uno dei Prefetti delle cerimonie e altri Ministri della stessa cattedrale, di entrambi i reverendi capitoli di San Nicola e di S. Maria di questa Terra, e io sottoscritto, a lode e gloria e onore del sommo e onnipotente Dio e della gloriosissima Vergine Maria Madre sua e del beato serafico Padre S. Francesco, per grazia e suffragio di essi, avendo misericordi tutti implorato secondo il diritto, la via, la modalità, la causa e la forma, e con questi intervenuti, per quanto meglio si è potuto fare e potrebbe essere, in tutte, in singole e qualsivoglia solennità, tanto di diritto quanto di fatto, anche sostanzialmente in simili di diritto e di consuetudine opportunamente con aspersione dell’acqua benedetta e con incenso, con l’applicazione della sacra unzione nella consueta forma della chiesa, e a tenore e norma del pontificale romano, con solenne rito la suddetta chiesa e altare maggiore del santissimo Salvatore Nostro Crocifisso, in essa esistente, e ha proceduto alla consacrazione e alla intitolazione, per ciò con effetto quella e questo ha consacrato, e ha dedicato; le reliquie delle Sante Martiri Cristina e Candida ha chiuso nello stesso altare. A testimonianza di questo lo stesso illustrissimo e reverendissimo signor Vescovo ha incaricato me Cancelliere della Curia Episcopale, e il suddetto reverendo Padre Guardiano ha chiesto a me cancelliere, di redigere atto pubblico della consacrazione e dedicazione predette e istrumento a futura memoria dell’evento, io ho redatto e in fede e alla presenza anche del magnifico Dottore Fisico Pietro Antonio Cristiano, Giulio Frangione, del Notaio Ottavio Quinante e Matteo Cannalonga testimoni invitati, chiamati e richiesti etc.
E così è. Don Giuseppe canonico li Santi Cancelliere Episcopale ha redatto. Nel predetto Oppido, i Vescovi venosini in tempo d’estate soggiornano alquanto tempo per la salubrità dell’aria.
Negli atti delle due sinodo, del 1614 e del 1728, viene riportato l’elenco completo del clero e dei chierici di Forenza. Agli occhi nostri, il loro numero può sembrare eccessivo, rispetto al numero degli abitanti della parrocchia.
“I Cherici – è detto nella sinodo- sono per gl’uomini in stato Chericale dedicati a Dio, a cui debbono offerire i loro corpi , come ostia vivente; e i Monaci significano quelli, che sono alienati dal Mondo, applicati solo alla Contemplazione, ed alla solitudine. Altri sono i semplici Cherici, altri i Suddiaconi, altri i Diaconi, altri i Preti , altri con varie Dignità appellati, altri Vescovi , altri Arcivescovi, Primati, Patriarchi, e Metropolitani, e sopra tutti questi è il Sommo Pontefice capo visibile della Chiesa Cattolica Romana… Tra suddetti Cherici vi sono l’ Arcidiaconi , e gl’ Arcipreti, i Primicerj, Tesorieri, Cantori, ed altri che hanno varj onori, e obblighi nella Chiesa di Dio. Vi sono li Salmisti, che cantano i salmi nel Coro, che alcune volte sono gl’istessi Cantori. Vi sono l’Ostiari, i quali debbono aver cura delle porte de’ Templi, i Lettori, che debbano leggere in Chiesa. Gli Esorcisti , i quali in nome del Signore discacciano gl’impuri spiriti da corpi stessi, e invocano Giesù a pro degl’Energumeni. Gli Acoliti , e Ceroferari, che preparano i lumi de’ sacri Templi, come faceva Aronne co’ suoi figli ad onor dell’Altissimo. Vi sono i Suddiaconi, i Diaconi, e i Sacerdoti sudetti, de’ quali ogn’uno sa l’obligo, e l’onore (15).

Catalogo delle Dignità e Canonici nell’anno 1728
Della Terra di Forenza

Precisamente Rev. D. Franciscus Magnelli Archipresbyter Curatus Matricis Ecclesiæ Sancti Nicolai.
Rev. D. Horontius Giugni Cantor, et Abbas S. Dominici , et S. Maria Stellarum.
Rev. D. Vitus Schiavo Rector Sanctæ Mariæ Longobardorum.
Rev. D.Jacobus Quinante Beneficiatus S. Catharinae.
Rev. D. Joannes Pozzarelli.
ReD. Franciscus Antonius Quinante Vicecuratus Matricis Ecclesiæ Sancti Nicolai.
Rev. D. Joseph Cjanci.
Rev. D. Thomas Canfora Beneficiatus S. Mariae Gratiarum.
Rev. D. Franciscus Iasius.
Rev. D. Dominicus Francione Beneficiatus S. Iacobi.
Rev. D. Franciscus Albano.
Rev. D. Vitus Antonius Schiavo.
Rev. D. Justinianus Pacifico.
Rev. D. Prosperus la Monaca,
Rev. D. Antonius Tarantina.
Rev. D. Marcus Rendina.
Rev, D. Vitus Savoja.
Rev. D. Nicolaus Rendina Doctor Physicus
Rev. D. Nicolaus Briola.
Rev. D. Ambrosius Quinante:
Rev. D. Ferdinandus Pinto.
Rev. D. Andreas Palumbo.
Rev. D. Nicolaus la Monica
Rev. D. Nicolaus Jasius.
Rev. D. Nicolaus Veltrj Vicarius Foraneus
Rev. D. Canion Pepe.
Rey, D. Nicolaus Cancellara.

DIACONI
Diaconus Joseph Quinante.
Diaconus Ioannes Baptista Santoliquido:

SUB DIACONI
Subdiaconus Michael Angelus Masaniello
Subdiaconus Nicolaus Mondoja.

CL E R I CI
Clericus Canion Laurenzana.
Clericus Canion la Monica.
Clericus Dominicus Ruccillo.
Clericus Thomas Rendina.
Clericus Canion Santoliquido.
Clericus Vitus Maretta.
Clericus Franciscus Maria la Monica.
Clericus Franciscus Veltri.
Clericus Jerardus Veltri.
Clericus Dominicus Giannattasio.
Clericus Michael Angelus Giannattasio.
Clericus Joseph Garzillo.
Clericus Joseph Abrutius:
Clericus Joseph Vitus Rendina,
Clericus Jerardus Savoja.
Clericus Michael Angelus Cancellara.
Clericus Canion Mastro Pietro.
Clericus Joseph Nicolaus Cancellara.
Clericus Franciscus Canfora.
Clericus Franciscus Antonius Garziello:
Clericus Franciscus Scarpiello.
Clericus Hieronymus Quinante.
Clericus Dominicus Mazzola .
Clericus Atthanasius Santoliquido.

E nella sinodo precedente del 1614 si legge l’elenco completo dei chierici di Forenza, che a quella data assistevano religiosamente i propri parrocchiani.

Chierici della Terra di Forenza
Precisamente R.D.Caesar Benevenutus Archipresbyter Matricis Ecclesiae S. Nicolai
R.D (reverendo signore). Tulius Berilus Cantor
R.D. Io.Paulus Gorrisius Rector Ecclesiae Sanctae Mariæ Longobardorum.
R.D. Io. Sabbatus Lictimus V.I.D. Vicarius foraneus.
R.D. Iustinus Quinantis.
R.D. Virgillus Caraciolus.
R.D. Matthæus Cinellus.
R:D. Franciscus Francionus.
R.D. Ioannes Ciccolus.
R.D. Vincentius Risuccius.
R. D. Donatus de Magistro Cirullo.
R. D. Marcus Antonius Dianus.
R.D Antonello de Provenzana.
R.D. Virgilius Cuciarella.
R.D. Lucius de Sanza.
R. D. Hortensius Benvenutus,
R.D. Manilius Francullus.
R. D. Ioannes Dominicus Quinantis.
R. D. Marcus Aurelius Brunus.
R.D. Leonardus Centomani.
R.D.Simon Cagianus.
R. D. loannes Ferdinandus de Franco.
R.D. Natalis Maglianus.
R.D. Ioannes Travaglinus.
R.D. Ioannes Baptista de Lauria.
R.D. Lucas Cerra.
R.D. Mattheus Veltrus.
R.D. Stephanus Guglielmellus.
R.D. Romanus de Romanis
R.D. Dominicus Candilis.
Non ci sono Diaconi.

Suddiaconi
Subdiaconus Ioannes Hieronymus Brunus
Subdiaconus Angelillus Ceranna
Subd. Antonius de Balio
Subd. Ioannes Donatus Cangius
Subd, Simeon Cinellus

Chierici
Cler. Iulius Caesar Aprutinus
C. Leonardus d’Oppido
C. Ioannes Antonius Manella
C. Ioannes Baptista Guglielmellus
C. Franciscus Antonius Vielis
C. Bartholomeus Pulverinus
C. Donatus Antonius Ciccolus
C. Ioannes Baptista de Colla.
C. Feus de Feo.
C. Horatius Ciranna.
C. Alexander Maglianus.
C. Angelus de Francho.
C. lacobus Quinantis.
C. Marcus Angelus Pivinus.
C. Dominicus Capua.
C. Nicolaus Ambrosius Cafarchia
C. loannes Franciscus Venusinus
C. Donatus Antonius Brunus
C. Donatus Mansullus.
C. Iulius de lulijs.
C. Ioannes Franciscus Scavus
C. Felix Antonius Rainisius.
C. Antonius Grossus.
C. Bartholomeus Beneventanus.
C. Ioannes Hieronymus Monica,
C. Ioannes Baptista de Fiore.
C. Vincentius Quinantis.
C. Andreas Cafarchia.
C. loannes Franciscus de Motteres.

Dettagli

EAN

9788872970416

ISBN

8872970415

Pagine

112

Autore

Iandiorio

Editore

ABE Napoli

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Editorial Review

IL SINDACO FRANCESCO MASTRANDREA:

UN ALTRO TASSELLO ALLA STORIA DI FORENZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cresce la collana dei paesi che hanno fatto grande il Regno di Napoli.

1. Apice sull’Appia Antica
2. Torrioni di Benevento
3. Pietradefusi del Calore
4. Mercogliano sul Partenio
5. Statuti di Avella e Baiano
6. Casali della Montagna di Montefusco
7. Guardia nella Valle Telesina
8. Cassano dell’Alto Calore
9. L’Arcidiocesi di Conza della Campania
10. Pertosa del Cilento
11. Marzano di Nola
12. Cervinara in Valle Caudina
13. Carovigno in Terra d’Otranto
14. Maschito e il Vulture
15. Pannarano sul Partenio (in pubblicazione)
16. Durazzano nella Valle
17. Forenza in Basilicata

 

Nei momenti di grave crisi, come quelli che stiamo vivendo per la pandemia generata dal covid-19, si è portati a riscoprire le proprie origini, i luoghi dove si è nati e dove si vive. Con il passare degli anni si rischia di perdere la memoria storica e con essa le proprie origini. Il tempo sbiadisce i ricordi, il venir meno degli anziani svuota sempre di più il serbatoio delle nostre tradizioni.
Ecco allora che, volgere lo sguardo indietro serve a riappropriarsi di immagini e documenti da fissare su carta per rendere vivi i percorsi storici che hanno segnato la vita di un popolo. La riscoperta dei borghi come Forenza passa attraverso la riscoperta delle proprie origini, è questo il senso della presente pubblicazione che affidiamo a cittadini e visitatori. Nomi, luoghi, toponimi rappresentano un filo conduttore che dà quel senso di appartenenza ad una comunità a cui tutti a vario titolo siamo legati.
Avvertiamo l’esigenza, proprio quando tutto sembra che stia per finire, come a causa della pandemia, di ripescare pezzi del nostro passato raccogliendoli dalla nostra memoria. Se per i casi strani della vita dovessimo perdere “la memoria”, verrebbero meno le condizioni che giustificano perché viviamo in forme di vita associata.
Colui o colei che nasce in un luogo, in un tempo, si ritrova immesso o immessa, immediatamente, in una storia, in un ambiente che influenzano ciò che ciascuno o ciascuna di noi è. Non bisogna pensare all’identità, la natura della persona, come unicità, non bisogna pensarla come qualche cosa che possa essere astratta dalla vita reale che è sempre in un tempo e in un luogo, cioè non va considerata alla stregua di una specie di destino inesorabile.
E’ cresciuta in questi anni, la consapevolezza degli scambi e degli influssi che collegano tra loro le persone, i popoli, i beni prodotti, le idee, che sebbene distanti nello spazio, sembrano diventare così vicini. fino a parlare di ecumene globale. Le tecnologie mediatiche e i mezzi di trasporto sempre più rapidi, permettono scambi e relazioni con una facilità sconosciuta prima, anche se con modalità diseguali.
E’ un processo che sta annullando i tradizionali confini e che va sempre più modificando l’idea di vicino e lontano. Quello che noi definiamo “locale”, se mai lo è stato, non può più essere pensato come spazio definito e autonomo, relazione organica tra un territorio e la sua gente, ma va considerato come incrocio mutevole di influssi e condizionamenti che provengono anche da molto lontano, anche da persone con storie e culture diverse. Con questa prospettiva si può evitare la chiusura nel localismo, mantenendo ciò che del locale è il bene prezioso: la possibilità di farne esperienza diretta, di avere rapporti faccia a faccia con le persone che lo abitano, di osservare la vita quotidianità di essi, di osservare il territorio che è lo scenario e l’oggetto dello svolgimento delle storie, che si sono svolte nelle case, nei vicoli e nelle piazze.
È bello sentirsi parte di una storia che ci appartiene, che si respira ad ogni angolo del paese. Le nostre vie che riprendono forma e sostanza. La storia locale non è storia minore, è storia e costituisce il cammino di una comunità e di un luogo ben definito, il luogo che ci vede oggi protagonisti. Auspichiamo di contribuire a dare un impulso all’approfondimento delle nostre origini e del nostro splendido borgo.

Francesco Mastrandrea
Sindaco di Forenza (Pz)