11. COMUNE DI TERRANOVA FOSSA CECA NEL 1753 (BN)

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Copertina posteriore

 Il Distretto della Chiesa parrocchiale o Distretto della Terra Corpo

In questi anni ogni paese è davvero uno stato a se, perdendo le chiese maggiori degli ex stati feudali la giurisdizione sulle parrocchiali dei suffeudi. Sarà sempre meglio quindi distinguere prima le chiese del Distretto parrocchiale, così come accaduto per altri luoghi, perchè una Parrocchia può restando vacante continuando ad esistere la Chiesa e, viceversa, cadere la Chiesa e aggregarsi il titolo anche ad una Cappella di un altro Distretto e funzionare solo amministrativamente.
E’ quanto accaduto a Pietrastornina ed è quanto sottolineato in altri studi, da Caserta a Mugnano del Cardinale. La confusione aumenta se si tiene conto che vanno sorgendo, all’interno delle stesse Chiese, Cappelle e Congregazioni di monti frumentari, rette da laici, talvolta unite fra loro e indicate con nomi uguali, con decine di ecclesiastici che ci girano intorno, per gestire i beni posseduti.
La parrocchiale del suo Distretto ha grandi poteri. Sulla Montagna di Montefusco e Torrioni, per esempio, la parrocchiale di S.Angelo possiede terreni fin dentro Tufo, di proprietà e non, in quanto alcuni risultano a censo ed appartenenti al Barone Piatti, titolare di due paesi inseriti in un solo stato feudale. Nessuna confusione, quindi, neppure con Toccanisi, dove la Parrocchiale, nel Catasto di quel paese, è intitolata a San Giovanni in Cotoli.4
Come abbiamo visto, un quadro completo sul ruolo delle Parrocchie nel 1700, lo si ha proprio dai Catasti, nella sezione relativa ai beni di Chiese, monisteri, Badie, Beneficij e Luoghi Pij.5
E’ grazie al Catasto che abbiamo avuto l’ufficializzazione della continuata esistenza delle antiche Cappelle. Purtroppo, data la complessità degli studi, non abbiamo potuto dilungarci sugli atti allegati. I Catasti sono infatti preceduti da una parte in cui sono raccolti gli atti preliminari, dove sono allegati i singoli atti di fede di ogni cittadino, cioè l’impegno scritto, a cui spesso si rimanda: giusta la fede… che è quella contenuta nella parte degli atti preliminari. Ed è partendo da queste dichiarazioni, cioè dalle rivele effettuate dai cittadini (definite spontanee ma ben controllate), che le commissioni poterono redigere i catasti in tempi brevi per l’epoca, benchè in alcuni casi furono terminati dopo molti anni.
Nel 1753 Terranova consegnò il tutto in un tomo che, al contrario di Caserta, per esempio, non ebbe bisogno neppure delle sezioni dei volumi catastali denominate Repertori. L’Onciario del nostro comune fu archiviato dalla Regia Camera della Sommaria e consegnato in Volume Numero 4766/ Principato Ulteriore, come recita il frontespizio.
Già dalle pagine a seguire cominciano i nomi dei capifamiglia: il bracciale Agostino Porcaro di Carlo di 28 anni che vive in casa propria al Casale de Preti nel luogo detto Li Porcari, il bracciale Angiolo Donisi di 35 anni che vive in casa propria con orto al Casale Arpaise, l’inabile e cieco Antonio Papa di 58 anni vive in casa propria al Casale Arpaise. Il tutto, come accadeva in genere, preceduto dalle dichiarazioni di Apprezzatori e Deputati alla redazione materiale del Catasto, con la variante degli Estimatori, come accaduto per Torrioni.6
Ma a Terranova, come ad Apice o a Torrioni, la popolazione è rappresentata dalla massa di braccianti e da rari magnifici, compresi gli inabili (non lavoratori disabili e ultra sessantenni) e i minori (eredi senza lavoro), comunque lontani dai grandi numeri dei ricchi comuni del Salernitano o di Terra di Lavoro. Sebbene per Pietrastornina la situazione è diversa, un terzo di Atripalda, è di gran lunga superiore alle 6.000 once dichiarate da piccoli paesi come San Giorgio, San Nazzaro o Torrioni, dati dalla sommatoria di tutti i redditi imponibili, a cominciare da quelli del singolo capofamiglia. Segno che il paese vive un certo fermento. L’aggregazione ecclesiastica di Pietrastornina, del resto, è attiva al punto da superare quasi tutti gli altri comuni del circondario, con i sacerdoti che detengono il massimo potere sulla massa, stando ai loro beni. Fra i più ricchi, oltre il Collegio, la Rettoria e le Mense, compaiono in maniera chiara, così come accaduto altrove e disposto dalla legge.6
Pietrastornina si assomiglia in molte cose con Terranova di Arpaise ed Apice, anche nelle chiese con diverse case e territori a cenzo. Tutte rendite ecclesiastiche perchè relative a cittadini laici, singoli o riuniti in Congregazioni varie di ispirazione ecclesiastica. Vi sono anche beni e benefici sul territorio che appartengono a luoghi pii forestieri. Si tratta di beni posseduti da enti non sempre vicini (per effetto ereditario), di vendite o di permute, proprio come accaduto ad Apice, uno dei cui feudi, il Cubante, era appartenuto anch’esso a S.Sofia, dove una piccola sezione sottintesa è quella tutta dedicata ai Forastieri Abitanti Benitenenti Ecclesiastici Secolari e Laici di diversi paesi.7
C’è da dire che c’è un po’ di confusione nei testi settecenteschi quando si descrivono le chiese e i territori di Pietrastornina e Terranova in quanto non è stata mai sottolineata la differenza fra l’intero Stato feudale della Terra di Pietra Stornina (che comprende suffeudi oggi divenuti paesi) e l’Oppido di Pietra Stornina. L’insieme dei tanti feudi con diverse chiese parrocchiali raggruppati per esempio dal titolo di Principato di Pietrastornina ben si differenzia dalla sede amministrativa dell’Università comunale della Terra, dall’Oppido dove ha sede il Palazzo del feudatario e dalla Chiesa Maggiore Collegiata che riunisce tutti i Distretti parrocchiali (del feudo e dei suffeudi). A tal proposito va detto che essendo crollata (a quanto pare) l’Arcipretale Chiesa di Terranova e non essendoci più quindi un Distretto parrocchiale del feudo lo si nomina come Distretto della Terra Corpo, cioè del corpo feudale rappresentato dalle case entro le mura.
Questo tema, poco affrontato anche da noi, comporta degli errori storici che si possono commettere non tenendo presente lo sfaldamento degli stati feudali. Una chiesa citata nello stato feudale di Pietrastornina, per esempio, può benissimo non essere nell’Oppido, cioè nell’area del castello feudale, ma in un suo suffeudo poi diventato feudo autonomo con tanto di Università comunale. E’ accaduto per le chiese dell’ex suffeudo di Terranova di Arpaise che sembrano citate nei registri delle rendite della Chiesa Madre di Pietrastornina. Una cosa del genere ancora accadeva nell’anno 1706 quando nell’Inventario dell’Archivio Parrocchiale di Pietrastornina vengono raggruppati i verbali della Collegiata relativi alle visite vescovili alla S.Angeli ad Scalam, Terranova fossiececa, et Petra Sturnine; con la Chiesa di S.Maria delle Grazie ubicata in Petra Sturnine e S.Rochi in Oppidi Petra Sturnine, come pure l’adiacente Ospedale e la Chiesa di S.Maria de Juso (nella visita del 1708), “l’ecclesia S.Rochi oppidi e Ospedale domum oppidi”.
Differenza che, nelle precedenti visite e in due secoli, non s’era mai fatta.8
In ogni caso, nel 1753, a Terranova non c’era il classico Distretto parrocchiale della Chiesa di…, ma il Distretto della Terra del Corpo feudale, cioè delle case censite intorno al Castello e Sopra e Sotto l’Arcipretale, pare diruta, di cui non si nomina mai il nome….

Description

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Il Castello di Terranova è il Palazzo della Leonessa già abbandonato

Terranova era un piccolo borgo, la metà di Pietrastornina, e Arpaise era solo un casale. Sono piccoli feudi nelle mani di pochi ricchi notai giunti al seguito del feudatario di turno o inviati dalla Curia beneventana, sebbene la maggior parte dei cittadini posseggano una casa (stanza) propria, mentre si affermano i primi mestieri divenuti man mano comuni in tutti i paesi del Regno, dai braccianti ai vaticali. Oltre alle nuove case coloniche dei vassalli (futuri casali) su singoli appezzamenti di terreno, nascono altre dimore al centro del paese appartenenti a quei professionisti che dichiarano di vivere della propria professione, cioè a chi vive del suo. Le zone abitate da questi magnifici omnibus continuano ad essere indicate come case Palazziate ma non abitano i Comprensori di case popolari, sebbene ne sono spesso proprietari sostituendosi man mano alla chiesa che sovrintendeva nel distretto parrocchiale di appartenenza.
Una casa Palazziata diventa Palazzo se appartiene al feudatario o se è possente. E’ il caso delle 60 stanze, camere o membri, del Palazzo del Principe Lottiero d’Aquino situato nella Piazza di Pietrastornina, appartenenti ad un solo proprietario, poi divise fra i discendenti del dottore de Luca, imparentatisi coi Campobasso, cedendo anche i sottani o fondachi per far bottega. Il raggruppamento di case a volte veniva già chiamato edificio oppure ospizio, se amministrato dalla chiesa che ospita i poveri per dormire, che diviene Ospedale se è di patronato dell’Università comunale.
Come è il caso del diruto Castello di Terranova trasformato in Palazzo baronale e poi abbandonato ugualmente dal nuovo feudatario. Così leggiamo a tergo dell’Onciario di Terranovafossaceca: L’Eccellentissimo Signor Don Giuseppe Maria della Leonessa Principe di Supino ed utile Principe di questa Terra possiede il Palazzo Baronale sito nel Distretto della Terra Corpo a modo di Castello quale sta diruto per l’antichità e alcuni territori e numerosi canoni. Cioè nel 1753 il paese era infeudato dal napoletano Principe di Sepino possessore del feudo e del Castello trasformato in Palazzo e sito nel Corpo della Terra, cioè nel cuore del feudo murato. Un Palazzo già decaduto dai tempi antichi, prima che Don Giuseppe Maria (San Martino, 1699 – Napoli, 1772), IV Principe di Sepino, poi anche IV Duca di San Martino e Barone di Roccabascerana (1730) e Patrizio Napoletano, sposasse in Napoli (1726), dove già si era trasferito, Donna Giovanna di Somma (1705-1747), figlia di Don Francesco Domenico VI Principe di Colle

Nel Catasto seguono quindi luoghi e chiese, ma è possibile soprattutto riscontrare i nomi di tutti i cittadini dell’epoca, delle vedove e delle vergini in capillis (fanciulle da matrimonio), degli ecclesiastici, dei forestieri abitanti e non, e di tutte le altre presenze, oltre l’effettivo contributo pagato allo stato per il possesso dei beni e per i servizi (macellazioni, vendite al dettaglio, etc).4
Il Catasto di Terranova, come altri della provincia di Principato Ultra (più o meno le attuali province di Avellino e Benevento insieme), è stato riprodotto su nastro fotografico. Per ovviare a qualche imprecisione riscontrate nelle fotocopie, in questo caso, si è preferito trascrivere i dati direttamente dal tomo originale, riducendo al minimo il margine di errore. Il librone si conserva in maniera egregia presso l’Archivio di Stato di Napoli, benchè copia di esso doveva esistere anche presso il Comune di Arpaise.
Gli originali delle Università finirono nel Grande Archivio Napoletano perchè erano in possesso della Regia Camera della Sommaria (da dove pervennero), ufficio del Regno incaricato a partire dal 1741 alla riscossione diretta delle tasse. Altre informazioni si ricavano sui componenti dei nuclei familiari, indicandosene il numero, l’età, l’attività svolta e il rapporto di parentela con il capofamiglia. Curiosità che aiutano a capire la vita condotta in paese mentre veniva redatto questo grande inventario (che resterà in vita fino ad essere sostituito da quello napoleonico imposto con la dominazione francese dopo il 1806) consegnato 12 anni dopo l’entrata in vigore della legge. Per le grandi città del Regno fu necessario dividere il Catasto in più tomi, uno per ogni quartiere in quanto le schede erano voluminose: il Catasto Generale della Città di Caserta diviso in sei Quartieri fu stilato in sette tomi e consegnato nel 1745; quello di Santa Maria C.V. nel 1754 e risulta di un migliaio di pagine; ben oltre le mille risultano solo le famiglie di Salerno. I nostri comuni sono invece piccoli, a cominciare dalla stessa Avellino e per finire con Torrioni, il cui Onciario fu fatto in soli pochi mesi dall’emanazione della legge nel 1741. Quello di Terranovafossaceca fu inglobato in un solo tomo che sarà consegnato nel 1753, come si legge sul frontespizio originale, redatto dai deputati eletti dall’assemblea comunale dei cittadini chiamata “a parlamento”: Catasto dell’Università della terra di Terranovafossaceca / Provincia di Principato Ultra / formato a tenore delle Regal Istruzioni in questo anno 1753 coll’assistenza de’ Magnifici Deputati Tommaso Covino, Tommaso Cafasso, Felice Rosso, Francesco Rosso del fu Lorenzo, Giambattista Forno e Giovanni Porcaro, e dagli estimatori cioè Giovanni Rosso e Carmino Rosso del fu Vincenzo Cittadini e Donato Cafasso e Giacomo Forte della Terra della Pietra Stornina eletti in Pubblico Parlamento.
Il Catasto di una città, in genere, è enorme, perciò viene classificato a volumi: Ecclesiastici (beni di chiesa, nomi dei religiosi, cappelle e congregazioni, benefici); Bonatenenti forastieri; Vedove e zitelle (monache bizzoche e vergini in capillis); Fuochi e figli de’ fuochi [che] abitano altrove (nomi dei capifamiglia e loro congiunti residenti e momentaneamente assenti); Bonatenenti ecclesiastici forastieri (con i nomi dei possessori religiosi forestieri, uomini e istituzioni, che hanno beni in loco); Bonatenenti laici (forestieri ricchi possessori laici); Ecclesiastici bonatenenti forestieri (uomini di chiesa ed istituti religiosi forestieri che avevano beni in loco). Per Terranova come per Pietrastornina o Montemiletto, Apice o Montaperto, bastò dividere i tomi in sezioni, sempre con lo stesso sistema, dagli Ecclesiastici ai Forestieri, a cura delle commissioni scelte dagli eletti dell’Università, cioè dei deputati alla trascrizione delle rivele fatte dai cittadini, dopo aver accertato la veridicità del dichiarato, e perciò chiamati deputati et estimatori. Lo stesso sistema fu utilizzato per città grandi come Caserta, dove i deputati erano otto, fra ricchi, possessori di pecore, braccianti, e massari benestanti, che danno il buon esempio stilando per primi le proprie dichiarazioni.5

 

Dettagli

EAN

9788872970829

ISBN

8872970822

Pagine

96

Autore

Bascetta,

Cuttrera

Editore

ABE Napoli

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Editorial Review

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le Cappelle di S.Rocco, S.Sebastiano e del Rosario come a Pietrastornina

Del resto è facile incorrere nell’errore a causa dell’omonimia delle chiese pietrastorninesi. Infatti parliamo di Pietrastornina quando leggiamo in quei registri parrocchiali della Grancia di Montevergine: il Monte dei Fratelli del SS.Rosario eretto nella Chiesa di S.Maria delle Grazie, Grancia di Monte Vergine possiede un territorio a Cervarola e produce un reddito imponibile pari a 55.17 once e 1/2. Chiesa che si differenzia dalla Cappella del SS.Rosario che è costruita in essa e che produce reddito a parte: la Cappella del SS.Rosario eretta nella Chiesa di S.Maria delle Grazie Grancia di Monte Vergine possiede selva a Selva Rogiero pari a once 50.13; appartiene al comune, invece, ma non è una chiesa pur essendo un luogo pio, il Pio Ospedale di questa Terra sotto il titolo di S.Rocco, jus Padronato dell’Università, con case all’Isca e territori e Selva d’Apollo e molti altri.10
A seguire i relatori del Catasto di Pietrastornina passano alla rendicontazione diretta degli ecclesiastici.11
A questo punto seguono i luoghi pii forestieri fra cui un non meglio precisato Beneficio di S.Antonio eretto nella Collegiata Chiesa (di?) che possiede territori a Iardino, Polverizzo, Bosco di S.Antonio (once 37.18).12
Tutti redditi imponibili che si sommano a quelli dei cittadini alla fine del librone nella sezione chiamata Collettiva Generale pari a 15.431 once.13
C’è quindi una differenza sottile fra le chiese di Terranova e Pietrastornina. Infatti, tornando alla nuova Terra di Terranovafossaceca, sappiamo che all’epoca del Catasto del 1753 esistevano tre Cappelle su tutto il territorio comunale.
La prima era la Venerabile Cappella del SS.Rosario che dava case a censo e possedeva diversi territori, molti, ma di modesta resa (47,7 once).
La seconda era la Cappella de SS.Rocco e Sebastiano del Casale di Arpaise che possedeva il solo territorio a S.Rocco e, tanta era la povertà, da non produrre reddito in quanto i pesi fiscali assorbivano la rendita.
Idem per la terza Cappella di S.Maria delle Grazie sita al Casale de Preti che possedeva due soli territori a Li Polzoni e a Lo Pantano.
Vecchie chiese quindi non c’erano.
Tanti però erano i luoghi appartenenti a chiese forastiere, specie a quelle di Altavilla, cioè: alla Venerabile Cappella o sia Chiesa della SS.Annunciata di Altavilla, al Collegio de Reverendi Canonici di Altavilla, al Monastero sotto il titolo di S.Pietro e Paolo della Terra di Altavilla.
A quelle di Rocca: alla Cappella del SS.Rosario di Rocca Bascerana, alla Venerabile Chiesa Arcipretale di Rocca Bascerana, alla Venerabile Chiesa sotto il titolo di Monte Carmelo del Casale di Sguigliani di Rocca Bascerana.
E veniamo ai beni appartenuti ai Beneventani: al Monastero sotto il titolo di San Modesto di Benevento, alla Badia di S.Maria a Ferarra di Benevento, all’Insigne Collegio de Signori Manzionari di Benevento.
Seguono quelli di proprietà della Cappella di S.Antonio di Montesarchio, della Badia sotto il titolo di San Lorenzo d’Apice, della Cappella sotto il titolo di S.Antonio della Terra di Ceppaloni, del Venerabile Monastero sotto il titolo di San Gabriele dei PP.Olivetani della Terra d’Airola.

Tre Cappelle, ma dov’è l’Arcipretale [di S.Maria o S.Sebastiano]? Dunque nel Catasto di Terranova si elencano solo tre fondazioni religiose, le tre Cappelle: del SS.Rosario, de SS.Rocco e Sebastiano del Casale di Arpaise, di S.Maria delle Grazie sita al Casale de Preti.
La stranezza è tutta qui: la Collegiale di Pietrastornina non possiede più neppure un metro in Terranova e si ritrova con due arcipretali e diverse sovrapposizioni di titoli fra Chiese in continua ricostruzione (S.Maria, S.Rocco, S.Bartolomeo), due Cappelle del Rosario in due diverse Chiese, la Cappella diruta dei SS.Cosma e Damiano, etc.).
Viceversa, nel Catasto di Terranova, non compare nemmeno una Chiesa, benchè vi sia l’omonimo titolo dei SS.Rocco e Sebastiano in una piccola Cappella nel Casale di Arpaise.
Frughiamo meglio nelle righe del Catasto, fra i luoghi dove abitano alcuni cittadini:
- La Camera Baronale della Terra possiede casa Davanti la Chiesa Arcipretale.
- L’inabile Salvadore Rosso di 63 anni abita in casa propria Dietro la Chiesa.
- L’inabile Giacomantonio Romagnolo abita Dietro la Chiesa Arcipretale.
- Il bracciale Bartolomeo Rosso fu Giovanni vive in casa Dietro la Chiesa.
- Il bracciale Domenico Tirri abita in casa in affitto Sopra La Chiesa.
- Il bracciale Ciriaco Rainone di 50 anni vive in casa propria Sopra la Chiesa.
- Il bracciale Tommaso di Leucio di 46 anni possiede casa Sotto l’Arcipretale
Non v’è proprio dubbio. Le sette case citate sono esattamente davanti, dietro, sopra e sotto la medesima Chiesa Arcipretale sita in un luogo ben preciso nel Corpo della Terra di Terranova.
Anzi, scorrendo l’elenco dei preti abitanti, c’è da aggiungere che è retta dall’Arciprete di San Martino Sacerdote e Cittadino Don Ferdinando Capone che, forse, non la occupa solo perchè è crollata. Come si chiamasse non si sa. Presumibilmente S.Maria o San Sebastiano, da cui il probabile accorpamento del titolo alla Cappella di San Rocco in Arpaise.
Questo a prescindere se vi siano stati sul territorio anche altri luoghi pii intitolati a San Massimo, San Petito (Vracco) e Sant’Adiutore (Aitoro) citati con tal nome nel medesimo Catasto.
In ogni caso resta la “troppa” omonimia coi beni citati nei documenti pietrastorninesi posseduti dall’abate di una diruta abbazia forse detta di S.Maria (dov’era?! Al Campanaro di Ciardelli che i vecchi chiamavano Civitate Santi Paolo? O a Pertecheta?) esistente quando Pietrastornina e Terranova erano unite nel feudo delle due Torri.

L’Abbazia prima della Collegiale di S.Maria da cui dipese Terranova. La nuova chiesa, detta Arcipretale di Pietrastornina di Santa Maria de Juso, fu consacrata nel 1694. Essa differisce dalla precedente fondazione badiale, riportata nei medesimi inventari parrocchiali, chiamata Magior Chiesa della Pietra, come si attesta nel I Inventario dell’Archivio Parrocchiale di Pietrastornina.
Questa primaria costruzione, sebbene fosse stata ugualmente intitolata a S.Maria de Juso, era riconoscibile dalla Cappella di S.Lucia e dalla Cappella dei SS.Cosma e Damiano citate nei documenti parrocchiali fra il 1542 e il 1572. A cui si aggiunse forse anche un altare di S.Antonio, se questa non fu una Cappella campestre come quella di San Vitaliano e non si confonde con quella sita nell’Abbazia di S.Angelo a Scala.
Nelle platee antiche, precedenti alla fondazione della nuova chiesa, venivano infatti annotati i beni della omonima Abbazia fittati, oppure dati in enfiteusi o a censo perpetuo ad alcune famiglie. Compaiono i nomi (1595) di un Carlo Iermano fu Nicola per selve e terre a Rosola, San Nicola, Estrata; di Don Federico, per la selva sita all’Arco venduta da Giantommaso Margiotta all’Incoronata di S.Angelo a Scala per 45 Ducati per atto del notaio Giannandrea d’Alessandro il 30 agosto 1595; di Giovanni Battista Ferraro che aveva in fitto il Campo del Trabucco [a Campetelle] che portava rendita a S.Antonio e S.Maria de Juso; del Signor Antonio de Huliy al Molicello che doveva la rendita alla Cappella dei SS.Cosmo e Damiano dentro la Maggiore Chiesa; di chi possedeva a censo la Silva del Gaudo (1572) della Cappella di San Vitaliano.
Nella Chiesa Maggiore, quindi, vi furono per certo solo la Cappella di S.Lucia e la Cappella dei SS.Cosma e Damiano e gli altari delle Cappelle laiche riunite dalle congregazioni del SS.Corpo di Cristo e del SS.Rosario (a cui apparteva la Selva di Calci nel 1542), e perciò detta Cappella del Sacramento e del Rosario.
Abbiamo già detto che questa S.Maria fosse un’abbazia probabilmente costruita anche lontano dal centro di Pietrastornina, anche ai confini, fra Terranova, Pertecheta, Starza, chissà. Senza forzature, sarà meglio precisare, allo stato delle ricerche, che si trattò di chiesa retta da un Abate, il cui titolo potrebbe invece riferirsi ad una diversa abbazia diruta. A tal proposito giova l’esempio di Sant’Angelo a Scala dove il Rettore di San Giacomo fosse anche Abate di San Marco e San Silvestro...