10. COMUNE DI MONTEMILETTO NEL 1753 (AV) – I parte senza il Comune di Montaperto

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Copertina posteriore

S.ANNA, IL CATASTO, LE RUGHE, LE GROTTE DEL VINO GRECO

 

 

 

 

 

 

 

 

Era ricco, viveva del suo, e quindi nobilmente, il magnifico Biagio Tito Manzio che dichiara appena 1,24 once, e non produce reddito proprio perchè non fa nulla e vive di rendita. Lo stesso dicasi per un altro che viveva civilmente come il dottor Domenico Centrella possessore di bovi dati in società (151 once). Vive del suo il magnifico dottor Mennaco Centrella con i tre appartamenti della Casa palazziata al Borgo, nel cui giardino, per uso di delizie, ha fatto erigere la Cappella della Concezione (106 once).
Idem per il magnifico Alessandro Colella, il quale abita nel suo Palazzo sito alla Parrocchia di Santa Maria, alla stregua di Don Antonio Dugana, altro magnifico della ex Parrocchia di San Pietro, possedendo bovi aratori e quanto altro.
Magnifico anche il Notaio Crescenzo di Giacomantonio (120 once) con il palazzo più grande di tutti da 18 stanze in Piazza S.Pietro; seguito dal fratello, magnifico Notaio Domenico di Giacomantonio che abitava al Largo di Piazza San Pietro senza produrre ricchezza, essendo già ricco, e quindi dichiarando solo 0,9 once e mezza. Magnifico era il farmacista Carlo Colletti detto speziale di medicina (108 once) e magnifico era il regio giudice che raggiungeva le 100 once; e l’altro giudice magnifico Vincenzo Fusco della Piazza che dichiarava 291 once.
Un avvocato non poteva mancare, visto che il dottore in legge Don Leonardo Paladino, col suo Palazzo a Borgo ossia a Costa delle Pastene, dichiarava 532 once. Vive del suo anche Giovanni Russo nel Palazzo della Piazza e pieno di territori ereditati (588 once); ma più di tutti v’è il Notaio Baratta che fra Cappelle e Monti frumentari eretti nella Chiesa Parrocchiale, nonchè per la Cappella di S.Antonio, appare ricchissimo, arrivando a dichiarare 873 once, cifra raggiunta per la professione, ma anche quale frutto degli interessi sui soldi dati in prestito dal suo monte frumentario.
C’è da segnalare l’unico forestiero benestante abitante nella persona di Giuseppe Pagliuca di Montefalcione che possedeva territori a Pietra Molata, ossia l’Orno, che producono reddito da 242 once. Fra i forestieri non abitanti, si segnalano quelli di Lapio, il magnifico Iannino (131 once), Statuto (96 once) e la Camera Principale (96 once); un Todesca di Torre le Nocelle per il possesso delle querce di Chiocche (74 once); il dottore Uberti o Berti (241 once) di Taurasi per le rendite e il dottore Paladino (166 once) di Taurasi per le case di Borgo date a censo; per una casa di Fiego compare il magnifico Pascuccio di Montefusco (160 once).
Ovviamente, fra quelle di detti forestieri bonatenenti, mancano le rendite del Principe, che abbiamo riassunto insieme ai beni feudali nell’ultimo paragrafo.

Santa Maria Assunta è la Collegiale, anzi l’Insigne Collegio sotto il titolo di S.Maria Assunta in Cielo composto di dodeci canonici compresovi Arcipretura, a dignità a possedere cospicui beni, fra cui annue rendite di cenzi consegnativi ò redimebili, ed enfiteutici della V[enerabile] Cappella sotto il titolo di S.Maria delli Marteri, del SS.Corpo di Cristo, del Monte de’ Morti, del Olim Parocchia di San Pietro, e del Monte Calanna, e della SS.Annunciata. Il Collegio dei preti, infatti, esigeva interessi sui prestiti da diversi particulari di renditi cenzi à minuto sopra corpi di beni stabili e per Censi redimibili o siano consegnativi, a cui si aggiungevano le Rendite del Monte Calanna per le case date affitto a Borgo e Costa delle Pastane e per innumerevoli affitti di diversi territori. Idem per le Rendite della Venerabile Cappella della SS.Annunciata dovute da diverse selve e territori dati affitto e per le Rendite della dote della Sagrestia, cioè una casa data affitto alla Parrocchia di S.Maria e vari capitali dati in prestito, raggiungendo una dichiarazione complessiva da 1.761 once, pagando, come per legge dello stato, solo come se fossero la metà, cioè 886 once.
Povera di rendite era la V[enerabile] Cappella sotto il titolo di S.Maria delle Grazie eretta fuori l’abbitato nel luogo detto Le Frustelle per cui si dichiaravano 12 once. Idem per la V[enerabile] Cappella sotto il titolo di S.Maria del Carmine eretta dentro l’abbitato nel luogo detto La Croce che non possiede beni di sorta alcuna.

I monaci di Sant’Anna vivevano di cospicue rendite, per essere dei religiosi residenti in un piccolo centro. Si tratta del V[enerabile] Convento de’ Reverendi Padri Domenicani sotto il titolo di S.Anna che possedeva una casa e territorio a Lo Giardino e le case a La Scola, alla Ruga di S.Antonio Abbate e alla Parocchia di S.Maria, nonchè un diritto concesso, lo Jus delle banche nella Fiera di S.Anna il si suole affitto di ducati 14 dai quali, dedotti 4 ducati per fattura chiodi, legne, tavole e fune, ne restavano 10 ducati annui. Ma i domenicani riuscivano in totale a dichiarare, soprattutto grazie ai proventi degli affitti di vari territori e di numerosissimi capitali dati in prestito, ben 1.239 once, dichiarandone, come per legge, solo la metà pari a 619 once.
Se la passavano bene anche i due ricchi bonatenenti ecclesiatici non residenti,cioè due dei Bonatenenti Esteri Ecclesiastici [non abitanti] Secolari costituiti in sacris, che si distinguono. Si tratta del Reverendo Canonico Don Felippo de Martino di Fragnito l’Abbate, per un capitale dato in prestito (108), e del Reverendo Don Domenico Freda di Acerno, per numerosi capitali prestati (330). Sono da considerarsi forestieri, anzi Chiese, Monisteri, Conventi, Capitoli, Collegi[ia]te o’ altri luoghi pij Forastieri Bonatenenti, molti istituti della zona che beneficiavano di rendite o altro in Montemiletto. Fra essi si distinguono solo l’Insigne Collegio della Pietra de Fusi sotto il titolo di Santa Maria dell’Arco che dichiara 135 once, pagando per la metà come per legge (67) e l’Insigne Collegio sotto il titolo di San Giovanni di Monte Fusco da 59 once (pari alla metà di 29 once), il Venerabile Monistero di S.Caterina de Siena di Monte Fusco (62=31), ma fa incetta il Venerabile Convento dei PP Minori Conventuali di San Francesco di Monte Fusco con 193 once.
Nulla da dichiarare, perchè i pesi fiscali pareggiavano con le entrate, per altri corpi religiosi, compresi quelli residenti in Montemiletto, come la Menza Arcipretale del paese, che possedeva: territorio a Cavi e Fontana, cenzi enfiteotici per territori a Fiume, Macchia Casale e Fontana della Spina, cenzi consegnati e miserativi per diversi capitali. Idem per il Pio Ospedale per censi consegnativi per numerosi capitali annui e per censi enfiteutici per selva a Fiume, festola, Casale dell’Indolfi e territori con casa a l’Olim Piazza di S.Pietro.

L’ultima dichiarazione riportata nel Catasto di Montemiletto è quella del suo possessore, cioè dell’Illustre Possessore di questa Terra di Monte Miletto Don Leonardo Tocco Patrizio Napolitano abitante con sua famiglia nella fedelissima Città di Napoli dove i Corpi giurisdizionali di M[ast]rodattia fonzioni fiscali ed altri giussi, possiede l’infra[scri]tti beni feudali.
Ma vediamo cosa possedeva questo Principe Leonardo V dei Tocco:
– la Taverna, ò sia Osteria a la Piazza fittata a Marco Lombardo;
– il Molino da macinare vettuvaglie situato sù il fiume Calore;
– il Trappeto da macinare olive nel luogo detto Borgo;
– il territorio co’ massaria a La Festola;
– il Bosco per commodo di legne a Bosco, il frutto del quale quando se ne produce si divide trà detto Illustre Possessore e l’Insigne Colleggio;
– territori più l’orto adiacente allo Palazzo Baronale.
Per tutti questi beni il Principe Don Leonardo dichiarava 1.415,17 e 1/2 once. A questi numeri ne vanno aggiunti altri essendo, il nostro Principe, anche uno dei Forastieri Bonatenenti [non abitanti secolari] di diversi paesi della fedelissima Città di Napoli], in quanto compare pure in quest’altra sezione del Catasto. Quindi, l’Illustre Don Leonardo Tocco Principe di questa Terra possiede anche i seguenti borgensatici, cioè: Palazzo baronale edificato da suo antecessore nel luogo detto il Palazzo consistente in più e diverse stanze ed appartamenti, con giardino contiguo di t[utt]ouno feudale per uso proprio allorchè suole venire a velleggiare dalla fedelissima Città di Napoli in questa di Monte Miletto, o per altro affare; territorio a Fontanafranci (83 once), territorio a Pastane (466 once), territorio giusta li beni di Ciriaco Petrillo (21 once), territorio a Cisterna (80), territorio a Le Macchie della Corte (50), raggiungendo quindi altre 701 once.
Inoltre, l’Illustre Don Leonardo Tocco Principe di questa Terra possiede li seguenti] cenzi enfiteutici: da diversi particolari cittadini di cenzo enfiteutico delli territori dello Feudo delli Cutilli (annui ducati 136); territori affittati a diversi cittadini a selve a Pastenelle, Monte Caprio, Forte Piccolo, Ficarola, Carbonaro, Grottoni, Nocella, Macchia alla Fornace, Fiume; case a Costa delle Pastane, Fontana; case affittate a La Casa allo Giardino e cantina vecchia, sei stanze allo Palazzotto, due botteghe, Casino allo Fiego, due case allo Palazzotto, cantina con 4 botti da tener vino, stanza a la guardiola. Il totale dichiarato è pari a 1.438.27 e 1/2 once.
E ancora, l’Illustre Don Leonardo Tocco Principe di questa Terra] esigge da diversi cenzi consegnativi di cui gode l’immunità per essere Napolitano della terza specie. Ha fine quindi il Catasto Onciario di Montemiletto con la sezione finale della Collettiva Generale dell’Oncie, in cui vengono sommate le Oncie de Cittadini (16.169), le once di Vedue, e Vergini, e Zite in capillis (71), le once di Ecclesiastici Cittadini Secolari (349), le once di Chiese, Monisteri, ed altri Luoghi pij del paese [tassati] per la metà dell’oncie (1.524), le once di Forastieri abbitanti laici (287), le once di Forastieri non abbitanti laici (5.867), le once di Forastieri non abitanti Ecclesiatici Secolari (492) e le once di Chiese, Monisteri, ed altri Luoghi Pij Forastieri per la metà dell’oncie (329), che con i resti decimali danno una dichiarazione totale da 25.090,27 once.
Il lettore troverà in Appendice un sunto sui circa 1.500 abitanti dell’epoca. Alcuni toponimi, frasi o altro sono stati lasciati nella forma originale del linguaggio utilizzato dai compilatori catastali.
Sembra strano, ma è così. Quello che non abbiamo rinvenuti in altri Catasti viene fuori a Montemiletto. Parliamo della qualità del vino, anzi delle uve. Abbiamo detto delle cantine, dei depositi di Prata. Ma fino ad ora non era venuto fuori in nessun comune un vitigno particolare, nominato all’interno dell’Onciario. Si tratta della coltivazione che si teneva ai Grottoni. Qui, fra i vari territori coltivati, v’era quello del bracciale Alessandro Fiadone di 30 anni, il quale, non appare affatto essere un benestante. Nè lo citiano per la sua abitazione, che è una semplice casa propria sita alla Ruga delli Cubelli, dove vive con la moglie Caterina de Vergilio di 40 anni e le figle Antonia ed Anna di 10 e 3 anni.
Questo contadino, che fra l’altro dichiara un reddito di appena 24 once, lo ricordiamo proprio perchè è l’unico che pare possedere un territorio coltivato con diverse vite latine. Queste viti dovevano rappresentare una qualità particolare di uva. Per cui, se a Tufo vi fu il vino Greco di Tufo che diventerà famoso in tutto il mondo, ci è sembrato bello ricordare che a Montemiletto vi fu il “vino latino” dei Grottoni che, hainoi!, evidentemente, ebbe minor fortuna…

Description

La nuova Piazza S.Maria Assunta e la vecchia Piazza di San Pietro

 

 

 

 

 

 

Sfogliando le pagine dei residenti di Montemiletto del 1753, senza ovviamente considerare Montaperto, feudo a parte (come da Catasto a parte), saltano fuori personaggi e luoghi interessanti, a cominciare dalla nuova Piazza, chiamata Piazza, senza aggiungervi almeno un toponimo, se non quando viene citata prima l’adiacente Cappella di S.Antonio Abate costruita dal ricchissimo Baratta, e poi S.Maria Assunta.
Presumibilmente fu quindi davanti alla Collegiale, quell’Assunta che aveva incamerato i beni della dismessa Parrocchia di San Pietro, situata nella ex Piazza San Pietro, perchè prima del 1753, cioè una volta, olim, si chiamava S.Pietro.
San Pietro era la vecchia Chiesa parrocchiale i cui beni, insieme a quelli di alcune Cappelle e Monti frumentari, erano passati al Collegio di S.Maria Assunta in Cielo, composto da dodici canonici, con dignità di Arcipretura.
Nel luogo della ex Parrocchia di San Pietro ancora esistevano le case date in fitto ai bracciali, ma appartenute stranamente solo all’Università Comune di Montaperto.
Sappiamo però che, avanti il largo di Piazza San Pietro, s’affacciava un antico Palazzo, la casa palazziata del Notaio di Giacomantonio. Era un palazzo di ben 18 stanze, con un sottano e più botteghe date in affitto, a seguire di poco la casa Palazziata dei Russo, poco discosto anche dalle case dei de Donato, dei Petrillo, dei Sacco, dei Benedetto, dei Cenzale, dei de Simone, degli Scopa, dei Vitiello.
In Piazza sporgeva la casa locanda della Camera Principale che fungeva anche da esattoria del feudo del Principe, perchè possedeva le case fatte costruire dal Principe e date in fitto, cioè camere o anche stanze date a locanda (fitto), come quelle di Guardiola date a Giardiello.
Della Camera Principale doveva far parte il serviente del Principe, Carlo di Luca, abitante anch’egli in Piazza San Pietro, insieme al figlio sarto, non lontano dalla bottega con orticello del fabbricatore Ciriaco Scopa. Qui anche le case dei Peluso, i cui figli avevano già preso la strada di Napoli, quelle dei Giacomantonio, dei Lombardo.
La Parrocchia di Santa Maria era proprio alla Torricella. La nuova Piazza, infatti, che pare identificabile con lo spazio antistante la nuova chiesa parrocchiale, era sita in una zona nova antistante la Parrocchia di Santa Maria, dove sporgevano il palazzo settecentesco, cioè la Casa palazziata del notaio Alessandro Colella, e la casa palazziata del reverendo Freda. Ma se a S.Maria v’erano le case affittate dal Convento di S.Anna e vi abitavano i Sacco, proprio al Largo di S.Maria, v’erano i Lombardo. S.Maria era così vicina alla Torricella, al punto di essere confusa con lo stesso luogo dove abitavano i Paone, i Cassese, Scaloja, Carpenito. Era questa la Parrocchia di S.Maria seu Torricella, ove stavano le case di Francesco Iervolino di Torre [le Nocelle] e dei Perillo, date in affitto ai braccianti.
Ruderi a parte di Sotto le mura, alla Costa delle Pastene, riconoscibile dal giardino murato con la casa del reverendo Peloso e dal Palazzo del dottore Paladino, v’era un vero e proprio Borgo.
E’ il Borgo di Costa delle Pastene, o dei Pastani, dove abitavano il ferraro Musto, in casa del dottor Paladino di Taurasi, e il campese dello Iacono, con numerosi parenti divisi fra tre case.
Il Borgo era ubicato in un luogo ben preciso, con le case dei Florio, ma vi spadroneggiava soprattutto il Collegio dei preti, che aveva affittato delle stanze al massaro Leone, per il negozio della compravendita del grano. Altra locanda, quella del dottor Domenico Paladino di Taurasi, era sempre alla Costa delle Pastene, dove aveva casa e bottega lo speziale di medicina, cioè il farmacista Colletti, padre del canonico. Qui abitavano i della Grotta e v’era la casa palazziata dei Peluso. Sempre a Borgo v’erano i Lanzillo, i Coscia, ancora i Paladino di Taurasi, gli Annecchiarico, i Brogna. E sempre al Borgo, fatta erigere dal magnifico Centrella, v’era il suo enorme Palazzo composto da tre appartamenti, con tanto di giardino per uso di delizie, in cui era stata eretta una Cappella dedicata alla SS.Concezione al Borgo. Ma il bello di questa antica Montemiletto, in primo luogo, contrariamente ad altri paesi, è nell’identificare le strade come “rughe”, a testimonianza di un vero e proprio centro altomedioevale ben organizzato. In tutto erano dodici:
– la Ruga dei Calanna, con la bottega dei Colella, le case dei Buonopane ed altri;
– la Ruga dei Cubelli, coi di Fronzo ed altri;
– la Ruga dell’Annunziata, dove fra gli altri abitavano il regio giudice garante dei contratti fatti ai braccianti per le terre date a censo, i Brogna, i de Fina;
– la Ruga dei Colella, dov’erano la locanda di mastro Mattio Aversano originario di Benevento, i Paone;
– la Ruga delli Amori, dove abitavano il possidente Biagio Tito Manzio, i Russo o Rossi, i Capone ed altri;
– la Ruga delli Sacchi, con una casa del ricco Biagio Tito Manzio, il quale riusciva a mandare a scuola ben due figli, essendo scolari di 9 e 5 anni, per la gioia della nonna materna, una ricca Giacomantonio ed altri.
– la Ruga dei Lanzilli, dove erano le case date in fitto dal proprietario Alessandro Colella, Scavone ed altri;
– la Ruga dei Capobianchi dove fra gli altri abitavano lo scarparo Fiore in casa affitto, gli Scafuri ma soprattutto v’era il Palazzo del reverendo Capobianco;
– la Ruga dei Francilli con i parenti superstiti di tale famiglia ed altri;
– la Ruga dei Francuccio coi Francuccio, con le case di Fierimonte che teneva bottega anche in Piazza, il fabbro Musto che possedeva un negozio di grano;
– la Ruga degli Ameli con la casa del dottore Centrella, i Brogna, il barbiere Pisaturo ed altri;
– la Ruga di S.Antonio Abbate, con alcuni Capone, i d’Auria. E’ la via della costruenda Cappella di S.Antonio Abate di patronato dei Baratta, situata davanti alla Piazza, dov’era lo stesso Palazo dei ricchi Baratta che possedevano anche la Cappella di S.Maria decor di Montis Militu eretta dentro la Chiesa della Terra, oltre ad un monte frumentario. Qui erano molte case appartenute al convento di S.Anna.
Sono tantissimi i luoghi dove si andavano a coltivare i propri o gli altrui territori sparsi sul grande territorio di Montemiletto. Fra gli altri, abbiamo letto: Cavi, Fontana, Fiume, Funicella, Acqua Calda, Canale, Zanfreda, Piesco, S.Iacomo, Menza, Monte Falco, S.Eusebio seu Macchia, Macchia della Corte, Macchia di S.Pietro, Macchia dello Molino, Pastenella o Fongara dello Monaco, Calvacatuio, Curti, Iardino, lo Pigno, Monte Capro, Cerignano o Cirignano con la masseria dei Capobianco, San Bartolomeo, Campo Marino, Fontana Franci, Bosco, Grottoni, Venieri, Puzzillo, Meta, Costa, Valli Pantone, Federico Lupo Grosso, Pietra Molata seu Orno, Chiocche, Piesco, San Giovanni, Campomarino, S.Andrea, Fiume, Fiego, Tauzi, Parmolito.
Il resto della popolazione delle campagne che non viveva in pieno centro, stava sparsa in piccoli luoghi come a La Scola, con le case di Carpenito, Paladino, dei ricchi Mazza e quelle appartenute al convento di S.Anna; i pagliai abitati dai Torella fuori al Canale; il Carbonaro dove fittava case Baldasarre Capone, con un sarto e i Carpenito; Parmolito, con case date in affitto dal dottor Giulio Gualtieri.
Chi non abitava nè a centro, nè in case sparse, era concentrato fra i cinque Casali di cui si ha certa menzione:
– il Casale di Fontana con diverse famiglie come i Cenzale, i Capone, i Paone;
– il Casale di S.Angiolo, che doveva essere molto vicino ad un territorio chiamato Romano seu S.Angelo di Ciariaco Capone, con un Ambrosio, i Pisaturo, i Sacco ed altri;
– il Casale di S.Nicola, dove abitavano alcuni forestieri nelle case dei Colella, alcuni Capone, i Vitiello, un Ambrosio, i Francuccio;
– il Casale di Festola abitato dai Lanzillo ed altri;
– il Casale dei L’Andolfi, Andolfi o Indolfi, dove abitavano Ciriaco Francesco di Vincenzo, un Ambrosio, i Coscia.

Stando alle rivele fatte verbalmente ai compilatori del Catasto, considerato anche che i veri signori non pagavano tasse e quindi possono essersi confusi fra altri nomi, compare sicuramente qualche signorotto di cui si fa menzione nelle dichiarazioni. Producevano alto reddito, stando alla quantificazione delle once, il bracciante De Virgilio (108 once) con due case alla Ruga della Nunziata, bovi aratori, porci ed altri animali; il massaro di campo Aniello Capone che abitava fuori centro e possedeva beni a Carbonaro, fra bovi aratori, percore dette mosciali (una qualità di lana), capre e somari (189 once); il campese Vitiello (100 once) con i soliti bovi aratori; il bracciale Petrillo che abita al Borgo (126 once); il bracciale dello Iacono con beni fra Fornace, Festole e Frustelle ed abita a Borgo (103 once).
A questi vanno aggiunti: il campese Ciriaco dello Iacono con 50 pecore gentili e 140 pecore mosciali (149 once); il vecchio Carmine Sacco, ormai decrepito, della Parrocchia di S.Maria fra bovi e somaro (139 once); il massaro Fiorentino (135 once); il massaro di campo Fierrimonte fra porci, somaro e bovi (264 once); il massaro di campo Leone (99 once); il massaro Donato Capone con i suoi bovi in società (194); il massaro di campo Giuseppe Lanzillo di Casale Festola con terre ovunque (165); il bracciale Francuccio che abita alla ruga che porta il suo nome (91 once); il viaticale Annecchiarico, pare l’unico di tal nome, che abitava al Borgo (93 once), il bracciale Pisaturo (89 once).
E ancora: il massaro di campo Lembo con 4 bovi, 30 pecore e 20 capre (226 once); il massaro di campo Giacinto Colella (114 once) che abitava in casa patrimoniale del parente prete; il bracciale Cenzale detto Zappello (94 once); il bracciante Ferraro (92 once); il massaro Nunziante Brogna (109 once); il bracciante Nicola Paladino (111 once), il bracciante Nicola de Ianna (96 once); il massaro di campi Nunziante Lanzillo di Festola (225 once) con il possesso di bovi e ben 10 neri (tori da monta); il massaro di campo Pietro Fiorentino di Indolfi (230 once); il massaro di campo Pietro Peluso alla Ruga degli Amori (180 once); il decrepito massaro de Fronzo con 50 pecore; il bracciante Tommaso Capone con terre e un somaro (118 once); il massaro de Pierro al Borgo (162 once).
La lista termina con il più ricco produttore residente di Montemiletto che già aveva lasciato governare da altri le sue masserie. E’ un massaro di campo, vale a dire Giacomo Brogna, il quale possiede svariati comprensori di case, cioè gli appartamenti che ha fatto costruire al Borgo (424 once).

5. I ricchi che vivevano di rendita: il notaio Baratta e i Giacomantonio

Era ricco, viveva del suo, e quindi nobilmente, il magnifico Biagio Tito Manzio che dichiara appena 1,24 once, e non produce reddito proprio perchè non fa nulla e vive di rendita. Lo stesso dicasi per un altro che viveva civilmente come il dottor Domenico Centrella possessore di bovi dati in società (151 once). Vive del suo il magnifico dottor Mennaco Centrella con i tre appartamenti della Casa palazziata al Borgo, nel cui giardino, per uso di delizie, ha fatto erigere la Cappella della Concezione (106 once)

Idem per il magnifico Alessandro Colella, il quale abita nel suo Palazzo sito alla Parrocchia di Santa Maria, alla stregua di Don Antonio Dugana, altro magnifico della ex Parrocchia di San Pietro, possedendo bovi aratori e quanto altro

Magnifico anche il Notaio Crescenzo di Giacomantonio (120 once) con il palazzo più grande di tutti da 18 stanze in Piazza S.Pietro; seguito dal fratello, magnifico Notaio Domenico di Giacomantonio che abitava al Largo di Piazza San Pietro senza produrre ricchezza, essendo già ricco, e quindi dichiarando solo 0,9 once e mezza. Magnifico era il farmacista Carlo Colletti detto speziale di medicina (108 once) e magnifico era il regio giudice che raggiungeva le 100 once; e l’altro giudice magnifico Vincenzo Fusco della Piazza che dichiarava 291 once

Un avvocato non poteva mancare, visto che il dottore in legge Don Leonardo Paladino, col suo Palazzo a Borgo ossia a Costa delle Pastene, dichiarava 532 once. Vive del suo anche Giovanni Russo nel Palazzo della Piazza e pieno di territori ereditati (588 once); ma più di tutti v’è il Notaio Baratta che fra Cappelle e Monti frumentari eretti nella Chiesa Parrocchiale, nonchè per la Cappella di S.Antonio, appare ricchissimo, arrivando a dichiarare 873 once, cifra raggiunta per la professione, ma anche quale frutto degli interessi sui soldi dati in prestito dal suo monte frumentario

C’è da segnalare l’unico forestiero benestante abitante nella persona di Giuseppe Pagliuca di Montefalcione che possedeva territori a Pietra Molata, ossia l’Orno, che producono reddito da 242 once. Fra i forestieri non abitanti, si segnalano quelli di Lapio, il magnifico Iannino (131 once), Statuto (96 once) e la Camera Principale (96 once); un Todesca di Torre le Nocelle per il possesso delle querce di Chiocche (74 once); il dottore Uberti o Berti (241 once) di Taurasi per le rendite e il dottore Paladino (166 once) di Taurasi per le case di Borgo date a censo; per una casa di Fiego compare il magnifico Pascuccio di Montefusco (160 once)

Ovviamente, fra quelle di detti forestieri bonatenenti, mancano le rendite del Principe, che abbiamo riassunto insieme ai beni feudali nell’ultimo paragraf………..

Dettagli

EAN

9788872970829

ISBN

8872970822

Pagine

96

Autore

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Editorial Review

UN LIBRO CON TUTTI I NOMI DEGLI ABITANTI, I MESTIERI, LE STRADE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C'è tutto in questo libro, vediamo ad esempio chi erano gli ecclesiastici:

1. Reverendo canonico Don Antonio Capobianco, 48 anni, vive gratis in casa del sacerdote Don Tomaso suo fratello e possiede una casa e territorio................./
2. Il Sacerdote Don Baldassarre Colella, di 32 anni, abita gratis in casa di suo padre.................................../
3. Il Reverendo Sacerdote Bernardo Rossi, di 28 anni, abita in casa del fratello e possiede un casino e territorio a Frustelle.....................................................82
4. Il Reverendo Canonico Don Ciriaco Colella, di 64 anni, abita gratis in casa del Reverendo sacerdote Don Francesco Lanzillo, suo nipote............................./
5. Il Reverendo sacerdote Ciriaco Colella di Giacinto, 27 anni, casa e terra a Casale della Festola.../
6. Il Reverendo Decano Don Donato Freda, di 61 anni, abita con le sorelle zite in capillis Magnifiche Rosa e Beatrice, di 45 e 43 anni, nella casa Palaziata a La Parocchia di S.Maria e possiede territori a S.Antonio, Frustelle, Puzzillo, Fiume e uno con due massarie a Lo Giardino e tiene diverse stanze fittate........................201
7. Il Reverendo Canonico Don Domenico dello Iacono, di 52 anni, abita gratis in casa dello zio............/
8. Il Reverendo Canonico Don Domenico Colletti, di 29 anni, abita in casa del padre gratis, ordinato ad titolu Beneficij assegnatoli dall’Illustre Possessore di questa Terra nella Terra di Fontanarosa......................7.3
9. Il Reverendo Sacerdote Don Domenico Baratta, di 30 anni, abita in casa del fratello gratis, il suo patrimonio è in pertinenza della Torre, delle Nocelle.../
10. Il Reverendo Primicerio, Don Francesco di Giacomantonio, di 58 anni, abita in casa di suo fratello gratis e possiede un territorio con Casino a Fontana della Festola e vari altri.......................................55.10
11. Il Reverendo Canonico Don Francesco Peloso, di 44 anni, abita in casa propria Palaziata con giardino murato a costa delle Pastene e possiede varie rendite..../
12. Il Reverendo sacerdote Don Francesco Lanzillo, di 36 anni, abita in casa con orto adiacente a La Costa delle Pastane, e possiede due case all’Olim Parocchia di S.Pietro..................................................../
13. Il Reverendo Proposito Don Geronimo Calanna, di 70 anni, abita in casa propria Palaziata a La Piazza e possiede numerosi territori e case date in affitto e una giumenta. Vive con il servitore Giovanni Franza di 31 anni........................................................./
14. Il Reverendo canonico Don Giuseppe Fusco, di 55 anni, abita in casa propria, parte patrimoniale e parte del Magnifico Fusco con chi coabita, e possiede casa e territorio con acqua sorgiva a Lo Pigno............................................................................/
15. Il Reverendo sacerdote Don Giovanni Fierrimonte, di 38 anni, abita in casa del fratello gratis a La Costa delle Pastene con altra casa......................../
16. Il Sotto Diacono Don Nicola Centrella, di 22 anni, abita in casa del padre con chi coabita a Borgo........................................................................nihil
17. Il Reverendo canonico Don Pascale di Luca, di 23 anni, abita casa paterna a l’olim Piazza di S.Pietro./
18. Il Reverendo sacerdote Don Pascale di Giacomantonio, di 29 anni, abita in casa del padre a l’olim Piazza di San Pietro.........................................../
19. Il Sottodiacono Don Pascale Scaglione, di 27 anni, abita in casa dello zio all’olim di Piazza di San Pietro.........................................................................../
20. Il Sacerdote Don Tomaso Capobianco, di 43 anni, abita in casa Palaziata a La Ruga delli Capobianchi, con la magnifica sorella Zenobia, vidua del fu Carmine Chioccarello, di 45 anni, e con il fratello Rever. canonico Don Antonio Capobianco di 48 anni../
21. L’Insigne Collegio sotto il titolo di S.Maria Assunta in Cielo composto di dodeci canonici compresovi Arcipretura, a dignità possiede li seguenti beni, annue rendite di cenzi consegnativi ò redimebili, ed enfiteutici della V[enerabile] Cappella sotto il titolo di S.Maria delli Marteri, del SS.Corpo di Cristo, del Monte de’ Morti, del Olim Parocchia di San Pietro, e del Monte Calanna, e della SS.Annunciata:
- Da diversi particulari di renditi cenzi à minuto sopra corpi di beni stabeli annui docati 64 e carlini 3. Sono oncie............................................................214.10
- Censi redimibili o siano consegnativi: innumerevoli capitali
- Rendite del Monte Calanna: numerosi capitoli e case date affitto a Borgo e Costa delle Pastane; innumerevoli affitti di diversi territori
- Rendite della Venerabile Cappella della SS.Annunciata: diverse selve e territori dati affitto
- Rendite della dote della Sagrestia: casa data affitto a la Parocchia di S.Maria e vari capitali.........................
[Sono]....................................Oncie 1761.24 e 1/2
[Detassandone la metà] Sono once.....886.27 e 1/2
22. La V[enerabile] Cappella sotto il titolo di S.Maria delle Grazie eretta fuori l’abbitato nel luogo detto Le Frustelle...................................................12.15
23. La V[enerabile] Cappella sotto il titolo di S.Maria del Carmine eretta dentro l’abbitato nel luogo detto La Croce non possiede beni di sorta alcuna........./
24. Il V[enerabile] Convento de’ Reverendi Padri Domenicani sotto il titolo di S.Anna:
- casa e territorio a Lo Giardino
- case a La Scola
La Ruga di S.Antonio Abbate
La Parocchia di S.Maria
- Jus delle banche nella Fiera di S.Anna il si suole affitto Ducati 14 da quali dedottone Ducati 4 per fattura chiodi, legne, tavole e fune, annui Ducati 10
- vari territori e numerosissimi capitali
[Sono]...........................................Oncie 1239.10
[In totale sono once]................................619.20
V. ASNA, Archivio della Regia Camera della Sommaria, Serie Catasti Onciari, Volume cartaceo n.4658, Provincia di Principato Ulteriore, Distretto di Avellino. Sezione: Forastieri abbitanti laici, Catasto Onciario di Montemiletto, pag.349, Elenco per nome: lettere A- Z
1. Carmine Sceola di Avellino, di anni 61, abita in casa affitto alla Ruga delli Ameli. Abita con il figlio maccaronaro Domenico di 30 anni sposato con Anna Ambrosino di 23 anni dalla quale ha avuto Francesco Saverio di 7 anni, Felippo di 6 anni e Giovanna di 1 anno............................................................................./
2. Carmine Meoli di Monte Aperto, di 35 anni, abita in locanda a La Ruga di S.Antonio Abbate. Vive con la moglie Antonia de Cunto di 26 anni e i figli: Giuseppe e Angela di 4 e 1 anno...................................../
3. Francesco Festa di Torre delle Nocelle, di 44 anni, abita in casa locanda a La Piazza.........................../
4. Il Serviente di questa Uni[versi]tà Giuseppe Fusco di Monte Falgione, di 70 anni, abita in casa affitto alla Piazza........................................................../
5. Giuseppe Vicario di Lapio, di 28 anni, abita in casa locanda all’olim Piazza di San Pietro con la moglie Catarina Matteucci di 26 anni e il figlio Antonio di 3 anni.............................................................................../
6. Giuseppe d’Angelis della Torre, di 60 anni, abita in casa campestre a Festola e ha territorio a Grotoni. Vive con la moglie Brigida Gaudino di 60 anni e la figlia Saveria zita in capillis di 15 anni.
7. Giuseppe Pagliuca di Monte Falcione, 47 anni, abita in casa campestre con territorio a La Pietra Molata seu Orno e possiede territorio a Lo Bosco della Griffa. Vive con la moglie Teresa Cataldo di 40 anni e i figli: Anna zita in capillis di 13 anni, Carmine di 10 anni, Catarina di 8 anni. Inoltre vive col fratello Matteo di 40 anni sposato con Alessandra Cataldo di 36 anni dalla quale ha avuto Vittoria di 9 ani, Crescenzo di 4 anni e Luca di 2 anni; e con l’altro fratello Bartolomeo di 35 anni sposato con Anna Fiorentino di 26 anni dalla quale ha avuto Giacomo di 4 anni, Gaetana di 2 anni e Rosa di 1 anno................................................................242.10
8. Michele Amendola di Avellino, 46 anni, abita in casa locanda con orto a La Costa delle Pastene. Vive con la moglie Chiara Musto di 40 anni e i figli Anna e Nicoletta di 6 e 4 anni................................................./
9. Marciano Camuso di Torasi, 45 anni, abita in casa affitto a l’Olim Piazza di San Pietro con la moglie Anna de Leone di 45 anni.............................................2
10. Nicola Rotondo di Monte Sarchio, 30 anni, abita con la moglie Catarina Vicario di 26 anni, la figlia Anna di 3 anni e la madre Angela Palermo di 46 anni vedova del fu Andrea nella casa locanda a l’Olim Parrocchia di S.Pietro................................................../
11. Nicola Laira di Lauri, 47 anni, abita in casa locanda a La Ruga delli Calanna con la moglie Regina de Fronzo di 50 anni..................................................../
12. Nicola d’Amato di Calvanico, 19 anni, abita in casa affitto a La Ruga delli Cubelli, con la madre Francesca Saggese di 52 anni vidua del fu Alessio...../
13. Nicola Ragno di Napoli, 48 anni, abita in casa locanda a La Ruga delli Cubelli con la moglie Gaetana de Sarro di 42 anni e i figli: Rosolia di 18, Vincenzo di 12 anni, Francesco Saverio di 8 anni, Giuseppe e Muzio di 6 e 3 anni................................................................./
14. Pascale Carpenito di S.Paolina, 33 anni, abita in casa propria a Carbonaro con la moglie Orsola Cenzale di 33 anni e Rosa di 2 anni............................/
15. Pascale Cosimo di Torasi, 22 anni, abita in casa locanda a Casale dell’Indolfi con la moglie Chiara de Leone di 30 anni e la figlia Laura di 2 anni..............8
16. Pietro Antonio de Santis di Torre, 38 anni, abita in casa propria a l’Olim Piazza di San Pietro e possiede un somarro. Vive con la moglie Anna Maria di Benedetto di 37 anni e i figli: Giuseppe e Vincenzo di 12 e 9 anni..............................................................7.10
17. Simone Santoro di Benevento, 62 anni, abita in casa locanda a l’Olim Piazza di S.Pietro dove vive con il figlio Saverio di 27 anni sposato con Teodora Speniello di 32 anni dalla quale ha avuto Gaetana di 2 anni, la figlia Angela Santoro di 28 anni zita in capillis e Agata di 17 anni........................................................./
18. Il Magnifico Sabino Titomaglio di Atripalda, 40 anni, abita in casa affitto all’Olim Piazza di San Pietro con la moglie Magnifica Anna di Giacomantonio di 30 anni, coi figli: Simone, Angela Maria, Antonia e Rosa di 10, 11, 4 e 3 anni..........12.10
19. Tomaso Curcio di Monte Fusco, 34 anni, abita in casa affitto a La Scola con la moglie Rosa Pisano di 33 anni e i figli: Casimira di 9, Nicola di 7, Alvina di 5.................................................................................../
20. Tomaso Cerillo di Fiummo, 50 anni, abita con la moglie Catarina Cenzale di 45 anni e i figli: Angela in capillis di 15 anni, Giuseppe di 13, Ciriaco di 11, Antonio di 6 e Gaetano di 2.................................15.12