Description
AVELLINO prima della peste – 1349 – 1. ricostruzione storica
le otto torri del castrum sulla collina della terra
e il ponte levatoio per la dogana di piazza maggiore

PREAMBOLO
la collina della terra è un castrum:
una cittadella vescovile fortificata
Esiste un’Avellino che i secoli e i terremoti hanno nascosto, ma che non sono riusciti a cancellare del tutto.
Non è un’immagine frutto di congetture, ma una città definita con precisione notarile, che riemerge oggi attraverso i “registri di Introito ed Esito” della Reverenda Camera Apostolica e i faldoni della Mensa Arcivescovile.
Le fonti vaticane, risalenti agli anni tra il 1316 e il 1347, ci restituiscono la fotografia di una città che non è ancora stata ferita dalla “Clade” — la catastrofe — del 1348-1349.
È l’Avellino del Trecento: un’acropoli di pietra sospesa a monte della Valle del Sabato.
Prima della Peste Nera e del grande sisma del 9 settembre, la città non era un abitato diffuso, ma una “rocca verticale” dominata da una selva di torri.
Al vertice di questo sistema svettava “La Terra”, una cittadella inaccessibile dove il diritto divino e quello feudale si fondevano tra le navate monumentali della Cattedrale e le feritoie della Torre Quadrata dei Filangieri.
In queste pagine, seguiranno il cammino dei “Magistri” che riparavano i ponti levatoi, dei “Gabelloti” che pesavano la lana sotto il portico di San Giovanni e dei “Milites” che presidiavano le mura dalle loro case-fortezza. È un viaggio tra le pietre di spoglio romano e i boschi di quercia della Starza, dove ogni nome di luogo è un tassello di una macchina fiscale e difensiva perfetta, registrata dall’inchiostro dei notai che, sette secoli fa, credevano eterna questa solidità.
Adiacente alla sede episcopale sorgeva il Palazzo Vescovile (Palatium Episcopale), vero centro direzionale dove i notai papali redigevano i verbali di riscossione. Al suo interno, un immenso cellaio (cellarium magnum) era destinato allo stoccaggio delle decime in vino provenienti da tutta l’Irpinia, pronte per essere monetizzate per le casse del Papa ad Avignone.
L’assetto urbanistico del quartiere era caratterizzato da una densa edificazione in pietra, dove le Domus nobiliari — come la domus cum turri dei de Sancto Magno situata tra la Cattedrale e il Castello — si alternavano a strutture religiose minori e funzionali.
Lungo i vicoli che portavano alla Plateola, il pozzo pubblico (Puteus) garantiva l’autonomia idrica dell’acropoli.
All’estremità meridionale, il Castrum dei Filangieri costituiva il terminale sud-orientale del medesimo costone tufaceo: separato dall’abitato da un profondo fossato, il Castello dominava con la sua mole la sottostante Platea Maior e la Domus Cabelle (la Dogana).
In questo salto di quota si riassumeva il Medioevo avellinese: sopra, la pietra sicura delle torri e del diritto; sotto, in piano, il fango e il commercio del mercato extra-muros. L’immagine restituita dai documenti prima della clade del 1349 è quella di un centro urbano solido, dove le funzioni della preghiera e del controllo fiscale erano inscindibili dalla struttura difensiva.
E’ la mappatura scientifica delle Domus e delle Torri che costituivano l’ossatura civile e militare del quartiere alto de “La Terra”.
Questi dati derivano dai registri dei censi (RCA 353) e dalle pergamene della Mensa (ASBN, Busta XIV), che descrivono una città fortificata dove ogni casa era una potenziale difesa.Le Domus e le Torri del Quartiere “La Terra” (1316-1347)1. La Turris Principalis (Torre della Porta Beneventana)Era la torre più massiccia e alta dell’intera cinta muraria, situata all’estremità nord della collina. Fungeva da perno difensivo per la Porta Beneventana.
Nei documenti pre-sisma è descritta come il punto di osservazione privilegiato per controllare la strada che risaliva dal fiume Sabato verso la Dogana. Sotto la sua ombra si trovavano le abitazioni dei funzionari della Curia, protette dalla mole della torre stessa.
Fra tutte svetta la Domus Magna dei Sancto Magno. Questa dimora nobiliare occupava una posizione dominante tra la Cattedrale e il Castello. Definita nei documenti come Domus cum turri et curte, era una vera e propria casa-torre privata. La sua torre serviva a sorvegliare internamente il passaggio verso la Plateola (la piazzetta del pozzo) e esternamente il declivio meridionale. Il complesso comprendeva un cortile interno (curtis) e ampi locali al piano terra destinati allo stoccaggio delle derrate agricole provenienti dai feudi della famiglia.
Anche la Domus dei “Filangieri”, Palazzo Comitale, si è fatta largo alla residenza del Castello (lo Castro). E’ una Domus nobilis di rappresentanza situata proprio sul filo del costone che affacciava sulla Platea Maior. Questa casa permetteva al Conte di monitorare visivamente i traffici della Dogana sottostante senza lasciare la protezione delle mura alte. Era collegata al Castello da un passaggio fortificato lungo il costone.
La terza Domus è quella dei Canonici con le “Case a Schiera” lungo l’asse viario che univa le porte, dove si trovavano le case del Capitolo. Queste abitazioni, pur meno imponenti delle dimore nobiliari, erano costruite in muratura continua, formando una barriera compatta dietro le mura. Ogni domus era dotata di un solarium (piano superiore) e di piccole feritoie che guardavano verso l’esterno della città.
Seguono una sfilza di torri, almeno 8 tra grandi e piccole, compresa la Torre della Cattedrale: il campanile di Santa Maria non era solo una struttura religiosa. Data la sua altezza e la sua posizione sul punto più elevato del costone, veniva utilizzato come torre di avvistamento principale per le segnalazioni luminose o sonore verso i castelli di Mercogliano e Atripalda. Era una torre quadrata, massiccia, le cui fondamenta poggiavano direttamente sulla roccia viva del costone.
Altra Torre imponente era quella di Sant’Andrea (Porta Castello). Situata a protezione del fossato che separava la “Terra” dal Castello. Questa torre controllava il ponte di collegamento. Era il punto di dogana interno: chiunque volesse salire dal mercato (la piazza) verso la Cattedrale doveva passare sotto il controllo di questa torre, che fungeva da dogana d’ingresso per il quartiere nobile.Sintesi dell’assetto:Il quartiere era una foresta di torri in pietra che sorgevano direttamente sul costone. La visione per chi stava “sotto”, nella zona della Dogana, era quella di una muraglia inaccessibile sormontata dalle cime merlate di queste Domus fortificate.
Per procedere con rigore, bisogna ricostruire la “fisionomia intatta” di Avellino.
Iniziamo dal punto più alto e antico, il nucleo del potere religioso e civile: la collina de “La Terra”.
Nelle fonti vaticane (RCA, Vol. 353 e Collectoriae), questo quartiere è descritto attraverso la gestione della Mensa Vescovile.
Questo libro è un sisseguirsi di novità che vale la pena leggere e non farsele raccontare.
Sabato Cuttrera







Recensioni
Non ci sono ancora recensioni.
Only logged in customers who have purchased this product may leave a review.