1. AVELLINO PRIMA DELLA PESTE DEL 1349 ( I parte) – ISBN 9788872973226

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AVELLINO
Le 8 Torri del castrum e il Ponte Levatoio sulla Dogana

Prologo
La collina della terra è un castrum: una cittadella vescovile fortificata

Capitolo I.
il quartiere della cattedrale:
duomo, tribunale e carcere

1. S.Maria Maior: Cattedrale, cellare e vino
2. L’amministrazione episcopale e il fisco
3. La vita del Capitolo: forni e mulini
4. Il libro dei suffragi di nobili: vita da canonici
5. Scontri di Giurisdizione con Montevergine
6. La Giustizia e i carcerati della Cattedrale

Capitolo II.
palazzo vescovile e s.bartolomeo
la domus di s.magno coi cavalieri

1. Il Palazzo vescovile su tufo e ferro di Amalfi
2. Domus e Torre Magna dei militi dei S. Magno
3. La Magna nel quartiere di S.Bartolomeo
4. Il ‘cavallaggio’ dei Cavalieri di S.Bartolomeo
5. Servienti (scudieri e armigeri) e guarnigione
6. Armi, armature e armieri a S.Bartolomeo
7. I milites minori e la piccola nobiltà di rione
8. La devozione dei pauperes milites
9. Magistri muratori e artigiani: oltre i militi
Capitolo III.

torre quadra e mura del castrum
la rocca del quartiere s.salvatore

1. La Torre del Castro (rocca) con S.Salvatore
2. La fabbrica delle mura tra le torri
3. Custodi di Torre Principale, porte e ponte
4. I militi laici al servizio della Curia

Capitolo IV.

un città murata tra le porte
s.antonio, s.giovanni, beneventana

1. Porta Grande di S.Antonino chiusa a chiave
2. Porta Beneventana alla Torre Principale
3. S.Giovanni in Portico e il Pons de ligno
4. Sbarra e catene amalfitane al Ponte levatoio
5. Pusterola, la Porta Posteriore (degli orti)

Capitolo V.

otto torri delle mura sulle ripe
ponte a piazza maggiore: la dogana

1. Le torri castellari sulla Collina della Terra
2. Torre a Ripe Tofare coi conciatori di Solofra
3. Ripa Maggiore: Dogana, gabellotti e pesatori
4. Torre Principale di Porta Beneventana
5. La Torre S.Andrea di Porta S.Antuono
6. Torre S.Magno e il presidio S.Bartolomeo
7. La Torre campanaria della Cattedrale
Capitolo VI.

da portico di s.giovanni a dogana
la chiesa adibita a domus cabelle

1. La chiesa di San Giovanni de Platea
2. Il Portico diviso in due edifici sul Piano
3. Le due strutture divise da un muro
4. Le maestranze per la manutenzione
5. Nella Piazza sotto la Ripa del «Castello»

Capitolo VII.

MAESTRANZE, FABBRI E CALZOLAI
E GLI ORTI NELLA VALLE DI ATRIPALDA

1. Le corporazioni dei magistri delle arti
2. Orti a Ripa di Borgo S.Giovanni
3. Il clivo che degradava chiamato La Pennina

Note integrative ai capitoli
Sintesi archivistica
Indice dei luoghi
Indice dei nomi
Altre fonti documentali

Description

AVELLINO prima della peste – 1349 – 1. ricostruzione storica
le otto torri del castrum sulla collina della terra
e il ponte levatoio per la dogana di piazza maggiore

PREAMBOLO

la collina della terra è un castrum:
una cittadella vescovile fortificata

Esiste un’Avellino che i secoli e i terremoti hanno nascosto, ma che non sono riusciti a cancellare del tutto.
Non è un’immagine frutto di congetture, ma una città definita con precisione notarile, che riemerge oggi attraverso i “registri di Introito ed Esito” della Reverenda Camera Apostolica e i faldoni della Mensa Arcivescovile.
Le fonti vaticane, risalenti agli anni tra il 1316 e il 1347, ci restituiscono la fotografia di una città che non è ancora stata ferita dalla “Clade” — la catastrofe — del 1348-1349.
È l’Avellino del Trecento: un’acropoli di pietra sospesa a monte della Valle del Sabato.
Prima della Peste Nera e del grande sisma del 9 settembre, la città non era un abitato diffuso, ma una “rocca verticale” dominata da una selva di torri.
Al vertice di questo sistema svettava “La Terra”, una cittadella inaccessibile dove il diritto divino e quello feudale si fondevano tra le navate monumentali della Cattedrale e le feritoie della Torre Quadrata dei Filangieri.
In queste pagine, seguiranno il cammino dei “Magistri” che riparavano i ponti levatoi, dei “Gabelloti” che pesavano la lana sotto il portico di San Giovanni e dei “Milites” che presidiavano le mura dalle loro case-fortezza. È un viaggio tra le pietre di spoglio romano e i boschi di quercia della Starza, dove ogni nome di luogo è un tassello di una macchina fiscale e difensiva perfetta, registrata dall’inchiostro dei notai che, sette secoli fa, credevano eterna questa solidità.
Adiacente alla sede episcopale sorgeva il Palazzo Vescovile (Palatium Episcopale), vero centro direzionale dove i notai papali redigevano i verbali di riscossione. Al suo interno, un immenso cellaio (cellarium magnum) era destinato allo stoccaggio delle decime in vino provenienti da tutta l’Irpinia, pronte per essere monetizzate per le casse del Papa ad Avignone.
L’assetto urbanistico del quartiere era caratterizzato da una densa edificazione in pietra, dove le Domus nobiliari — come la domus cum turri dei de Sancto Magno situata tra la Cattedrale e il Castello — si alternavano a strutture religiose minori e funzionali.
Lungo i vicoli che portavano alla Plateola, il pozzo pubblico (Puteus) garantiva l’autonomia idrica dell’acropoli.
All’estremità meridionale, il Castrum dei Filangieri costituiva il terminale sud-orientale del medesimo costone tufaceo: separato dall’abitato da un profondo fossato, il Castello dominava con la sua mole la sottostante Platea Maior e la Domus Cabelle (la Dogana).
In questo salto di quota si riassumeva il Medioevo avellinese: sopra, la pietra sicura delle torri e del diritto; sotto, in piano, il fango e il commercio del mercato extra-muros. L’immagine restituita dai documenti prima della clade del 1349 è quella di un centro urbano solido, dove le funzioni della preghiera e del controllo fiscale erano inscindibili dalla struttura difensiva.
E’ la mappatura scientifica delle Domus e delle Torri che costituivano l’ossatura civile e militare del quartiere alto de “La Terra”.
Questi dati derivano dai registri dei censi (RCA 353) e dalle pergamene della Mensa (ASBN, Busta XIV), che descrivono una città fortificata dove ogni casa era una potenziale difesa.Le Domus e le Torri del Quartiere “La Terra” (1316-1347)1. La Turris Principalis (Torre della Porta Beneventana)Era la torre più massiccia e alta dell’intera cinta muraria, situata all’estremità nord della collina. Fungeva da perno difensivo per la Porta Beneventana.
Nei documenti pre-sisma è descritta come il punto di osservazione privilegiato per controllare la strada che risaliva dal fiume Sabato verso la Dogana. Sotto la sua ombra si trovavano le abitazioni dei funzionari della Curia, protette dalla mole della torre stessa.
Fra tutte svetta la Domus Magna dei Sancto Magno. Questa dimora nobiliare occupava una posizione dominante tra la Cattedrale e il Castello. Definita nei documenti come Domus cum turri et curte, era una vera e propria casa-torre privata. La sua torre serviva a sorvegliare internamente il passaggio verso la Plateola (la piazzetta del pozzo) e esternamente il declivio meridionale. Il complesso comprendeva un cortile interno (curtis) e ampi locali al piano terra destinati allo stoccaggio delle derrate agricole provenienti dai feudi della famiglia.
Anche la Domus dei “Filangieri”, Palazzo Comitale, si è fatta largo alla residenza del Castello (lo Castro). E’ una Domus nobilis di rappresentanza situata proprio sul filo del costone che affacciava sulla Platea Maior. Questa casa permetteva al Conte di monitorare visivamente i traffici della Dogana sottostante senza lasciare la protezione delle mura alte. Era collegata al Castello da un passaggio fortificato lungo il costone.
La terza Domus è quella dei Canonici con le “Case a Schiera” lungo l’asse viario che univa le porte, dove si trovavano le case del Capitolo. Queste abitazioni, pur meno imponenti delle dimore nobiliari, erano costruite in muratura continua, formando una barriera compatta dietro le mura. Ogni domus era dotata di un solarium (piano superiore) e di piccole feritoie che guardavano verso l’esterno della città.
Seguono una sfilza di torri, almeno 8 tra grandi e piccole, compresa la Torre della Cattedrale: il campanile di Santa Maria non era solo una struttura religiosa. Data la sua altezza e la sua posizione sul punto più elevato del costone, veniva utilizzato come torre di avvistamento principale per le segnalazioni luminose o sonore verso i castelli di Mercogliano e Atripalda. Era una torre quadrata, massiccia, le cui fondamenta poggiavano direttamente sulla roccia viva del costone.
Altra Torre imponente era quella di Sant’Andrea (Porta Castello). Situata a protezione del fossato che separava la “Terra” dal Castello. Questa torre controllava il ponte di collegamento. Era il punto di dogana interno: chiunque volesse salire dal mercato (la piazza) verso la Cattedrale doveva passare sotto il controllo di questa torre, che fungeva da dogana d’ingresso per il quartiere nobile.Sintesi dell’assetto:Il quartiere era una foresta di torri in pietra che sorgevano direttamente sul costone. La visione per chi stava “sotto”, nella zona della Dogana, era quella di una muraglia inaccessibile sormontata dalle cime merlate di queste Domus fortificate.
Per procedere con rigore, bisogna ricostruire la “fisionomia intatta” di Avellino.
Iniziamo dal punto più alto e antico, il nucleo del potere religioso e civile: la collina de “La Terra”.
Nelle fonti vaticane (RCA, Vol. 353 e Collectoriae), questo quartiere è descritto attraverso la gestione della Mensa Vescovile.
Questo libro è un sisseguirsi di novità che vale la pena leggere e non farsele raccontare.
Sabato Cuttrera

Dettagli

EAN

9788898817511

ISBN

8898817517

Pagine

112

Autore

Bascetta

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