04. Avellino nel 1745

30,00


Piazza Libertà, salotto elegante e cuore amministrativo di Avellino

Alla fine del V° secolo, i cittadini di Abellinum iniziarono ad abbandonare le case, per le scorrerie dei barbari e ladroni e si trasferirono più ad ovest, sulla collina “La Terra”, borgo che diverrà poi, con il passare dei secoli, il capoluogo Irpino.
La città ha visto nella sua storia il passaggio di diverse civiltà. Fu centro religioso importate sin dal VII° secolo, quando le venne assegnato il ruolo di sede vescovile, cioè sede del potere religioso e di quello temporale. Per tutto il lungo periodo del medioevo Avellino era rimasta arroccata intorno alla Cattedrale sull’amena collina “La Terra”, completamente delimitata da una cortina di vecchie casupole, alcune in pietra e la maggior parte in legno, cinta da solide mura, ove si rifugiavano i contadini in caso di guerra, circondata da campi coltivati e vigneti ad un altitudine di 350 metri sul livello del mare. Ai piedi della collina si ergeva un maestoso maniero, residenza dei vecchi feudatari. Verso l’8° secolo venne conquistata dai Longobardi di Benevento. Successivamente fu dei dell’Aquila, dei de Balzo e dei Filangieri.
Con l’avvento, nel 1589, della potentissima e ricca famiglia dei nuovi feudatari, i Caracciolo, iniziò un risveglio generale ed un fervore di iniziative, dovuto all’intraprendenza della popolazione che voleva uscire dalla vecchia miseria ed alla determinazione dei Caracciolo a modernizzare e rendere più vivibile la città. Tutto ciò fu agevolato anche dall’invidiabile posizione strategica del luogo, posto ala confluenza di due fiumi, il Rio Maggiore e il Rio Cupo, dall’esistenza di tre strade che controllavano il transito per Salerno, Napoli e Benevento, dalla vicinanza di grossi centri di consumo, come Napoli capitale del Regno.
La ristrutturazione, da parte degli Angioini nel 1560, della strada Regia delle Puglie, che divenne carrozzabile, agevolò di molto il commercio ed in particolare il trasporto del grano dalle Puglie alla Dogana di Avellino. Con l’esplosione della popolazione, subito dopo la peste del 1656, la città ebbe una forte crescita commerciale. Questo portò alla creazione di un esteso tessuto industriale che aprì la città a molti commercianti locali e internazionali, che venivano per acquistare panni di lana, all’epoca molto pregiati, grano alla Dogana, all’epoca una delle più importanti del Sud, e ferro lavorato nelle molte ferriere che i Caracciolo avevano aperto. Per non bloccare la ripresa economica in atto, per dare l’avvio ad un ulteriore sviluppo era necessario uno spazio libero e pianeggiante, perché il centro antico, densamente popolato, non reggeva più ai tempi.
C’era estremo bisogno di costruire nuove industrie artigiane, ampliare le vecchie, impiantare nuove botteghe, costruire nuove e più moderne abitazioni e nuove stalle e taverne per accogliere i molti commercianti che si recavano in città per i loro affari.
A conferma di quanto sopra esposto, trascrivo un documento del Ministero e Real Segreteria di Stato degli Affari Interni, tratto dall’Archivio di Stato di Avellino, Intendenza busta n°172, fascicolo 643.
Napoli 12 Dicembre 1835, Signore a seconda di quanto ella ha esposto col suo rapporto segnato al 7 Ottobre, il quale mi è pervenuto al 9 Novembre ultimo, l’autorizzo a disporre che il progetto approvato con ministeriale del 26 Aprile 1834, per la costruzione di 15 botteghe dinanzi al palazzo dè Tribunali di questo capoluogo (accosto al Monastero di S. Francesco) colla spesa di ducati 4.196, già riformato nel modo da lei indicato, cioè che invece delle 15 botteghe se né formino dodici, che col risparmio che si otterrà da tale riduzione, e con qualche supplemento si costruirà a basolato calcario la copertura delle botteghe medesime, e non già a selciato come era stabilito nel primitivo progetto…. Bisogna quindi portarsi prestamente ad esecuzione tanto più che si trova anche approvata la spesa… Le osservo poi che riducendosi il numero da 15 a 12, e costruendosi più condizionatamente, né dovrebbe risultare conseguentemente per ciascuno un affitto oltre ducati 50 [F.to Santangelo].
Questo spazio libero e pianeggiante fu individuato verso porta Napoli, all’altezza dell’attuale Prefettura, lungo la strada Regia, che da Napoli portava ad Avellino raggiungendo Bisceglie.
Esso originariamente era chiamato largo dell’Annunziata, perché vi era il Convento della S.S. Annunziata dei P.P. Predicatori, successivamente Largo, piazza dei Tribunali ed oggi piazza Libertà.
Fino dall’inizio dell’Ottocento esso spazio segnò i limiti dell’espansione urbanistica. Lentamente, il cuore civile ed amministrativo della città si spostò verso questa nuova zona, anche in conseguenza dei due disastrosi terremoti che si susseguirono nel 1688 e nel 1702, che danneggiarono gravemente il centro storico. Questi eventi accelerarono il progetto di rinnovamento urbanistico e di modernizzazione della città elaborato da quella illuminata e ricca dinastia che furono i Caracciolo.
Nel 1710, iniziò la costruzione della nuova e più bella residenza dei Caracciolo in Piazza Libertà, seguita subito dopo dalla costruzione, da parte dei privati, di nuove e più moderne case.
Nel 1735, nel nuovo palazzo, i Caracciolo ricevettero Carlo III° di Borbone, evento che intendeva segnare un deciso spostamento del centro direzionale della Città. Con questo iniziò l’abbandono del vecchio borgo, con i gradoni, gli angiporti ed i piccoli violetti, bianchi di polvere e di pietre che avevano resistito per secoli.
Sono stati indispensabili, per concludere questa mia breve ricerca, lo studio della pianta del Largo del 1765, ritrovata nell’Archivio di Stato di Avellino, e del Catasto Onciario del 1745 (questo sistema sostituiva quello più antico dei fuochi o tassa focatica). Il catasto si è rilevato di grande interesse per conoscere notizie autentiche ed inedite in merito alla composizione familiare, al reddito, alla professione ecc. delle famiglie residenti nella piazza (nel 1765 la popolazione di Avellino era composta da 1.052 fuochi, con una popolazione di 8.700 abitanti).
Mentre la pianta del Largo, presenta uno spaccato vivo di come era la piazza nel 1765, viene allegata in calce, si riportano di seguito gli elementi del Catasto Onciario.

2. I monumenti nella cartina di Piazza della Libertà
1) Palazzo Baronale sito e posto in detta Città nel luogo detto il Largo quale serve per uso proprio, nella parte antistante dalle rivele è detto Alloggio Baronale. quando dimora in questa Città. Possiede un basso per uso osteria sita alla Piazza detto il fosso, affittato a Nicola Baratta. Casa e bottega per uso ferriera sita alla Pontarola affittata a Giuseppe Vigilante. Una osteria per uso di tinteria sito nel luogo detto la Tinta, affittata al Magnifico Domenico Iannaccone.
2) Monistero di San Domenico dell’Ordine dei Padri Predicatori possiede una casa attaccata al medesimo monastero, un comprensorio di case al Largo, un’altra casa alle Cannelle e numerose rendite annue per un totale di 941,20 da diversi.
3) Il Venerabile Conservatorio di Monache et Educande sotto il titolo dell’Immacolata Concezione di Maria possiede un comprensorio di case alla piazza, due case allo Casale (in una abita una serva gratis), due botteghe site al Largo, due case al Conservatorio, un comprensorio al Cortile, tre botteghe alla strada della fontana, due magazzini con camera dietro la Dogana, due osterie e un sottano, oltre vari territori.
4) Il Venerabile Convento della S.S. Annunziata dei P.P. Predicatori possiede un comprensorio di case al Largo, due stanze di case per uso magazzini sotto il Convento, bassi di case alla strada delle Campane, due case alla Cupa, una casa alle tre Cannelle e una casa alle Carceri.
5) Il Venerabile Monistero di Donne Monache di clausura sotto il titolo di S. Maria del Carmine possiede casa allo Casale, una casa Palizzata alla Strada della Piazza più sottano per uso di bottega, una casa al Largo della Nunciata, tre botteghe alla strada della Piazza, due stalle alla Beneventana e dietro la Dogana, un cellaro a Rio Cupo, una casa alla Porta della Terra e vari terreni.
6) Il ferraro Adrea Saggese del fu Giacomo di anni 45, abita in casa affitto alla Strada del Largo e paga once 16. Vive con la moglie Giovanna Siniscalco di 40 anni e i figli Pasquale di 11 anni, Giacomo di 3 anni, Costantina vergine in capillis di 15 anni, (in età di matrimonio), Rosa di 12 anni, Giusepe di 8 anni e Fortunata di 6 anni.
7) Il mastro falegname Andrea Iandolo di 64 anni, abita nella casa propria e ne possiede un comprensorio al Largo, un basso affittato a Francesco Lepore, un soprano affittato, un cellaro e tre stanze affittate per totale di 157,10 once. Vive con la moglie Orsola Genovese di anni 40 e la figlia Carmina di 8 anni. Con lui anche i figli lavoranti falegname: Pietro di 23 anni, Agostino di 20 anni, Vincenzo di 4 anni, e le figlie in capillisi Petronilla e Giuseppa di 18 e 14 anni, Angiola e Carmina di 10 e 8 anni.
8) Il lavoratore di chiavettiero Antonio Falcetano, del fu Giovanni di 60, anni abita in casa affitto allo Largo e paga once 48. Vive con la moglie Vittoria Luciano di 58 anni e i figli Andrea di 30 anni lavorante di cortellaro con la moglie Atonia Tolinodi 23 anni, Domenico lavorante di chiavettiero di 22 anni e Geronimo lavorante cortellaro di 18 anni.
9) Il cardalana Carlo del Gaizo del fu Andrea di 54 anni abita in affitto à Largo e paga once 18. Vive con la moglie Angiola Battista di 60 anni, la figlia Teresa in capillis di 20 anni e il nipote cardalana Grillo di 17 anni.
10) Il bracciale Francesco Festa fu Giuseppe di 50 anni abita in casa propria al Largo e possiede alcuni terreni pagando once 91. Vive con la moglie Teresa della Bruna di 45 anni e i figli: Chiara in capillis di 15 anni, Santella di 12 anni, Domenico fratello bracciale di 35 anni sposato con Chiara di Argento di 45 anni dalla quale ha avuto: Giuseppe, Pasquale, Angiolo e Nicola di 15,13, 11, 9 anni.
11) Il cuciniere Francesco Lepore fu Carmine di 22 anni abita in casa affitto al Largo e viene tassato per un reddito di 44,20 ance. Vive con il fratello Pasquale lavorante scarparo di 20 anni, la sorella in capillis Alessandra di 18 anni e la madre Teresa Soreca di 40 anni.
12) Il professore delle leggi magnifico Francesco Antonio del Gaudio fu Nicola di 20 anni abita in casa propria al Largo, possiede casa alla strada della Ferriera, terreni e selve a lo Bosco, li Gregari e lo Bagnulo. Viene tassato su un totale di 111,20 once che dichiara. Vive con la sorella suor Maria Candida bizzoca di 34 anni, la sorella bizzoca suor Maria Scolastica di 32 anni, lo zio inabile Domenico di 70 anni, il fratello canonico Don Marco Antonio di 42 anni, la madre magnifica Teresa Laviello di 67 anni, la bizzoca domestica suor Colomba Todisco di 33 anni, i servitori Filippo Parziale di 17 anni e Alessandro Marena di 14 anni, e il garzone Catiello dè Manzi di 24 anni.
13) Il bracciale Gennaro Luciano fu Flaviano di 42 anni abita in casa d’affitto a Largo e possiede due territori e selve allo Bosco pagando once 62. Vive con la moglie Angiola Noviello di 45 anni e i figli: bracciali Francesco Antonio e Pasquale di 18 e 16 anni. Vincenzo Michele di 9 anni e Maria Rosa di 6 anni.
14) L’armigero caporale Giuseppe Troisi fu Domenico Antonio di 55 anni abita in casa di affitto a Largo e paga per 15 once. Vive con la moglie Caterina Imbimbo di 55 anni e i figli: lo scolaro Francesco Antonio di 17 anni, Domenico di 10 anni, il diacono Don Simone di 23 anni.
15) Il fabbricatore Lorenzo Visconti fu Felice di 60 anni abita in casa propria al Largo e paga per 18 once. Vive con la moglie Teresa Cesa di 50 anni e il figlio Vitantonio manipolo di 14 anni.
16) Il solapianielli Luca Todesco fu Carlo di 50 anni abita in casa d’affitto à Largo e paga 29,20 once. Vive con la moglie Antonia della Bruna di 49 anni e i figli: Carlantonio di 12 anni, Rosa e Angiola in capillis di 18 e 16. Giuseppa di 9 anni, Gelsomina di anni 3, il cognato bracciale Giacinto della Bruna di 22 anni, la suocera Angiola Pugliese di 70 anni e la zia vedova Catarina Pugliese di 65 anni.
17) Il fornaio Modestino Bellabona del fu alias di Panto di 66 anni abita in casa affitto al Largo compra e industria nocelle pagando per 59,20 once. Vive con la moglie Orsola Luciano di 66 anni, suor Agnese Luciano cognata bizzoca, Domenica di 70 anni, la nipote Rosa Santucci di 20 anni col marito Luca Cocco sartore di 29 anni con la madre Orsola Latino di 65 anni.
18) Il Passasemola Modestino Gagliardo fu Onofrio di 50 anni abita in casa affitto al Largo e paga 30 once. Vive con la moglie Dianora Galasso di 52 anni e i figli : il lavoratore semmolaro Giuseppe di 14 anni, il lavorante semmolaro Pasquale di 18 anni, Teresa e Rosa di 18 e 16 anni, Carmena di 10 anni e la madre vedova Anna Vitello di 80 anni.
19) il piperniero Nicola Guerriero fu Andrea di 45 anni abita in casa propria al Largo, venendo tassato per un reddito imponibile di 45,20 once. Vive con la moglie Teresa d’Offeria di 40 anni e i figli: pipernieri Pasquale e Michele di 20 e 18 anni, Antonio di 13 anni, Andrea di 8 anni, Modestino di 2 anni, Agnese di 15 anni, Isabella di 10 anni, Lucia di un anno. Con lui la madre di 86 anni.
20) Il mastro d’ascia Nicola Saggese fu Giacomo di 50 anni abita in casa affitto allo Largo e viene tassato per 27,20 once. Vive con la moglie Giovanni Tulimieri di 78 anni.
21) Il dottore magnifico Don Pasquale Testa di Alessandro di 32 anni abita in del fratello reverendo e possiede casa al Largo della Nunciata e numerosi moggi di territorio pagando per 83 once. Vive con il fratello reverendo Don Nicola primicenio cantore di 45 anni la madre Vittoria del Gaizo di 75 anni, la cognata vedova Antonia Carpentiero di 50 anni, il nipote Domenico Testa di 12 anni e la zia vedova Cecilia del Gaizo di 55 anni.
22) Il portarobbe Pietro Berlingiero fu Geronomo di 48 anni abita in casa affitto al Largo pagando 12 once. Vive con la moglie Rosa Luciano di 40 anni, il disabile Geronimo di 14 anni, Pasquale di 10 e Teresa di 2 anni.
23) Isabella Mascolino di 60 anni, vedova di Felice Pellecchia abita in casa affitto al Largo insieme alla nuora Mattia Peluso di 40 anni, moglie di Giuseppe Pellecchia, forgiudicato [fuori giurisdizione]. Con loro abitano i figli di Mattia: Alessio, Nicola, Rosa in capillis, Carmena e Fortunata di 13,8, 17, 10 e 5.
24) Il bracciale Gennaro Luciano fu Flaviano di 42 anni abita in casa affitto à Largo e possiede due territori e selve allo Bosco pagando 62 once. Vive con la moglie Angiola Novello di 45 anni e i figli: i bracciali Francesco Antonio e Pasquale di 18 e l6 anni. Vincenzo Michele di 9 anni e Maria Rosa di 6 anni.
25) Domenico Marica, di Serino, di 55 anni, abita in casa affitto del magnifico Martino Russo sita al Largo, insieme alla moglie Maria Iandolo di 60 anni e al figlio Donato di 28 anni sposato con Atonia Ziccardo di 29 anni.
26) Gaetano Samuele, Napoletano (cioè della città di Napoli), di 40 anni abita in casa affitto del Canonico di S. Giovanni di Dio sita al Largo. Vive con la moglie Giuditta Picaro di 35 anni e i figli: Donato,Marco e Rosa di 13,7 e 10 anni.
27) Modestino Gamberino, di Norcia, di 45 anni abita in casa affitto allo Largo con la moglie Teresa Baldassarre di 50 anni.
28) Il Fornaio Nicola Spagnolo fu Carlo di anni 54 abita in casa propria al largo venendo tassato per 48,10 once . Vive con la moglie Rosa Carpentieri di 52 anni e i figli: Lorenzo di 14 anni, Giuseppa di 19 anni,Geronima di 18 anni, e la nipote Maria Agostina di 5 anni.
29) Giuseppe Rossi di… anni, tiene in affitto al Largo, angolo strada pubblica, che si dice alla Ferriera, a Michele Baratta, una Osteria con cucina, taverna, con stanze e loggette ed altre comodità.

Description

Gli abitanti della Piazza

Ecco il Censimento dei residenti in piazza: da 0 a 10 anni n° 27- da 11 a 20 n°43- da 21 a 30 n° 11- da 31 a 40 n° 13- da 41 a 50 n° 20- da 51 a 60 n° 14- da 61 a 70 n° 9- oltre i 71 anni n° 4.- Il totale dei residenti in piazza nel 1745 è di 143 unità, esclusi monaci e suore dei monasteri. La popolazione residente risulta molto giovane, nonostante ciò, sono segnalati solo due studenti. Vi sono molti braccianti ed artigiani e qualche professionista.
Si trascrivono di seguito le notizie riportate sulla pianta della piazza.
Pianta del Largo di questa città di Avellino che sta davanti il Palazzo di S.E. il Signor Principe . A due agosto 1765.
Si conchiude colla presente pianta, che avendo luogo la prelazione de P.P. Conventuali altro non possono appropriarsi per Suo, se non quello spazio di Terra, che viene circoscritto dalla figura, A,B,C,D,E,F,G; restando dominio dell’Università intieramente: tutto il restante spazio; cioè tutto apparisce da pubbliche scritture, che chiamano detti termini: sebbene però da detti P.P. non si sia sinora prodotto istrumento di concessione, o altra scrittura, in cui l’Università dichiara aver concesso detto spazio A, B, C, D, E, F, G.
In essa si trovano elencati, senza alcun commento, anche gli edifici esistenti intorno al Largo.
1. Casa del Sig. Don Francesco Cotone
2. Casa e Belvedere delle Signore Monache del Conservatorio
3. Casa del Dr Don Nicola Imbimbo, che si tengono in affitto
4. Affacciata della Casa dove abita il detto Don Nicola Imbimbo.
5. Casa del suddetto Don Nicola Imbimbo, che si tengono in affitto per uso..
6. Case di Gennaro Festa.
7. Strada pubblica, o sia vico, che porta alla Trinità.
8. Case de P.P.Domenicani, che tengono in affitto a più particolari.
9. Palazzo di S.E. il Sig. Principe (costruito su una vecchia proprietà dei Domenicani agli inizi del 1700, dopo che il Castello, vecchia residenza dei Caracciolo, fu reso inagibile dai terremoti del 1688 e del 1702. Tutto il territorio alle spalle del palazzo e della chiesa del Rosario faceva parte del parco-giardino dei Caracciolo. Il Principe Francesco Maria fu l’ultimo feudatario fino al 2 Agosto 1086, giorno in cui fu emanata la legge di soppressione della Feudalità ed immediatamente dopo Avellino diventò capoluogo di provincia ed ebbe come primo intendente Giacomo Mazas. Finì così un’epoca con i Caracciolo, durata più di due secoli, molto interessante per la storia di Avellino).
10. Chiesa di San Domenico, col Campanile (poi chiesa del S.S. Rosario. Faceva parte del Monastero dei Domenicani, costruita intorno alla metà del XVI° secolo per interessamento della Contessa Maria de Cardona. Abbattuta nel 1939 e ricostruita al Corso Vittorio Emanuele).
11. Monastero di S. Domenico (costruito intorno alla metà del XVI° secolo per interessamento della Contessa Maria de Cardona; fini di esistere come monastero nel 1806, in conseguenza della legge di soppressione della feudalità. Ristrutturato, fu sede dell’Intendenza).
12. Girdini dè P.P. Domenicani.
13. Porta, per la quale si va a Napoli (Porta Napoli, eretta da Marino II° Caracciolo, nel 1620, abbattuta nel 1810 per ordine del Principe Caracciolo, per snellire il traffico).
14. Case di Domenico Iannaccone, che si tengono in affitto da Don Pasquale Rossi.
15. Case dove abita detto Iannaccone.
16. Case del Magnifico Ciriaco Festa, che si tengono in affitto da Matteo.
17. Case dell’eredi di Antonio Tulimieri.
18. Case dell’eredi di Antonio Matarazzo.
19. Beni del Magnifico Ciriaco Festa
20. Case dell’Università dove un tempo si faceva la scola pubblica.
21. Chiesa di S. Giovanni di Dio, col Campanile.
22. Monistero dè P.P. S. Giovanni di Dio (fu anche sede di un ospedale intitolato a S. Oronzio, gestito dai frati della Congregazione del Beato Giovanni di Dio, successivamente col il nome di Fatebene Fratelli).
23. Oratorio dè Fratelli sotto il titolo di S. Antonio.
24. Giardino de P.P. di S. Giovanni di Dio.
25. Porta piccola della Chiesa di S. Francesco.
26. Case nuove fatte dove stava il Cimitero de P.P. Conventuali.
27. Affacciata della Chiesa di S. Francesco col Campanile e monastero (Chiesa e monastero sono di origine duecentesca. Furono entrambi ricostruiti dopo il terremoto del 1688 e nel tempo il convento, fu quartiere per i soldati del presidio. Detti edifici furono abbattuti nel 1939 e sull’aria fu costruito il palazzo dell’INA.
28. Portaria del monistero dei P.P. conventuali (ha in proprietà un comprensorio di case confinante con la piazza).
29. Porta carrese del monistero suddetto.
30. Giardino dè P.P. Francescani.
31. Casa del Notaio Don Salvatore Galasso.
32. Casa degl’eredi del fu Dr Don Francesco Antonio del Gaudio.
33. Casa degl’eredi di Solimene.
34. Strada che porta al Monistero della clausura sotto il titolo del Carmine.
35. Palazzo Vescovile. (nell’area dell’attuale palazzo Vescovile sorgeva il seminario diocesano, fatto costruire dal Vescovo di Avellino Ascanio Albertini. Ristrutturato nel 1793, venne adibito di nuovo a palazzo Vescovile della città.
36. Strada Regia, che cala alla piazza, passa per mezzo tutta la città, e porta nelle Puglie (nel 1560 gli Angioini ristrutturarono la strada rendendola carrozzabile).
37. Strada che passa per avanti la Chiesa delle Signore Monache del Conservatorio.
38) La Piramide della Croce, che si controverte se sia, ò nò termine della giurisdizione de padri Conventuali (lo spazio riservato ai P.P. Conventuali è circoscritto da una linea di puntini sulla mappa).
Piazza Libertà, prima dell’insediamento dei vari ordini monastici, era già definita nella sua forma e grandezza. In essa si svolgeva un mercato, e fino al 1870 era illuminata ancora con lumi ad olio, e non ancora lastricata. La polvere la faceva da padrona nei mesi estivi e la pioggia la ricopriva di fango nei mesi invernali. Dopo i lavori di pavimentazione, illuminazione e ristrutturazioni varie, era considerata una delle piazze più belle e caratteristiche dell’Irpinia. Per gli Avellinesi era il salotto, luogo di socializzazione e di manifestazione di ogni genere, oltre ad avere il vanto che da essa partirono i moti che portarono alla libertà ed all’unità d’Italia, ma era anche luogo delle esecuzioni e piazza d’armi.
Questa mia modesta ricerca vuole essere un cammino a ritroso nel tempo, la ricostruzione documentata di fatti ed eventi del passato, per dare ai cittadini la possibilità di “conoscere” se stessi e le proprie radici.

Dettagli

EAN

9788872970492

ISBN

8872970490

Pagine

112

Autore

Bascetta,

Del Bufalo

Editore

ABE Napoli

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Editorial Review

IL PRIMO DEI DUE CATASTI ONCIARI DI AVELLINO

La formazione del Catasto Onciario, molto elaborata e complessa, avviene attraverso una sequenza di atti prescritti nelle Prammatiche emanate dalla Regia Camera. Le disposizioni emanate con la Prammatica I sono sono le prime istruzioni del 17 marzo del 1741 e riguardano gli atti preliminari a farsi spettanti alle Università: atti, apprezzi e rivele che una volta portati a termine, dovevano essere inviati all’autorità centrale a cui spettava la formazione dell’Onciario, cioè la determinazione del censo da pagare. A poca distanza di tempo, nel mese di giugno dello stesso anno, Carlo III, nella sua lotta contro il potere ecclesiastico, giungeva al concordato con la S. Sede e la Regia Camera integrò le prime istruzioni con disposizioni che vanno sotto il nome di Avvertimenti che, il 23 di agosto, stabilì di inviare a tutte le Università del Regno con l’ordine di immediata esecuzione delle stesse ed in più decretò di affidare il compito alle stesse Università per la formazione dell’onciario. Secondo il Cedrone fu una decisione molto criticata da giuristi ed economisti in quanto, rimettendo il tutto ad una commissione eletta dal Parlamento cittadino veniva a mancare l’obiettività reale dell’operazione. Queste seconde istruzioni furono inviate alle Università il 28 settembre del 1742, concedendo quattro mesi di tempo per il completamento delle operazioni. Il librone dell’Onciario doveva essere redatto in doppio esemplare, uno destinato alla stessa Università, l’altro, corredato da tutti gli annessi (preliminari, apprezzo, rivele, atti), doveva essere inviato al grande Archivio della Camera della Sommaria di Napoli.55
Nei catasti si possono scovare curiosità che accomunano perfino i centri abitati più lontani. Per esempio nel Catasto Onciario di Alessandria del Carretto del 1742, denominato Catasto Onciario di Alessandria di Calabria Citra, vi scopriamo il magnifico Pasquale Chidichimo che faceva il bandieraro, cioè l’alfiere del Battaglione a piedi della Città di Avellino.56
La Città di Avellino è nelle mani di pochi ricchi non sempre professionisti, mentre si affermano i primi mestieri divenuti man mano comuni in tutti i paesi del Regno, dai braccianti ai vaticali (nel Catasto di Avellino chiamati viaticali) oltre alle nuove case del singolo possessore che vive del suo costruite sul proprio appezzamento di terreno, nascono anche altre dimore fra i luoghi dei paesi e delle città. Le zone abitate dai vassalli continuano ad essere indicate con il nome di Case palaziate, a volte citate come palazzi, per la grandezza della stessa casa divenuta complesso di “case” intese come singole stanze, membri o camere appartenenti ad un solo proprietario. Il raggruppamento di case, cioè l’insieme delle camere dove abita il popolo, viene generalmente chiamato edificio oppure ospizio se viene dato un posto per dormire e per mangiare, o anche comprensorio, fittandosi i bassi divenuti botteghe.
Nel Catasto è quindi possibile riscontrare i nomi di tutti i cittadini dell’epoca, delle vedove e delle vergini in capillis (fanciulle o zitelle da matrimonio), degli ecclesiastici, dei forestieri abitanti e non, e di tutte le altre presenze, oltre l’effettivo contributo pagato per il possesso dei beni e per i servizi (macellazioni, vendite al dettaglio, etc).57
Il Catasto di Avellino, come pochi altri del Principato Ultra, fortuna ha voluto, è stato riprodotto su nastro fotografico e si conserva in maniera egregia presso l’Archivio di Napoli, benchè copia di esso doveva esistere anche presso il rispettivo Comune di Avellino (una riproduzione in fotocopia, purtroppo scarsamente leggibile, si trova anche presso l’Archivio di Stato di Avellino). Gli originali delle Università finirono presso l’Archivio di Stato di Napoli perchè erano in possesso della Regia Camera della Sommaria (da dove pervennero), ufficio del Regno incaricato a partire dal 1741 alla riscossione diretta delle tasse. Altre informazioni si ricavano sui componenti dei nuclei familiari, indicandosi il numero, la loro età, l’attività svolta ed il rapporto di parentela con il capofamiglia.
Curiosità che aiutano a capire la ‘vita del borgo’ condotta ad Avellino mentre veniva effettuata questa mega raccolta di ‘dichiarazioni’ di redditi e di beni o, se vogliamo, questo mastodontico inventario (che resterà in vita fino ad essere sostituito da quello napoleonico imposto con la dominazione francese dopo il 1806) consegnato l’anno dopo l’entrata in vigore della legge.
Per esempio, mentre il Catasto Generale della Città di Caserta diviso in sei Quartieri fu stilato in sette tomi e consegnato nel 1749, e quello di Santa Maria C.V. nel 1754 (benchè risulti di ‘appena’ un migliaio di pagine), il Catasto di Avellino fu fatto in appena pochi mesi dall’emanazione della legge nel 1742.
Decine di capitoli divisi fra: Ecclesiastici (beni di chiesa, nomi dei religiosi, cappelle e congregazioni, benefici); Bonatenenti forastieri; Vedove e zitelle (monache bizzoche e vergini in capillis); Fuochi e figli de’ fuochi [che] abitano altrove (nomi dei capifamiglia e loro congiunti residenti e momentaneamente assenti); Bonatenenti ecclesiastici forastieri (con i nomi dei possessori religiosi forestieri, uomini e istituzioni, che hanno beni in loco); Bonatenenti laici (forestieri ricchi possessori laici); Ecclesiastici bonatenenti forestieri (uomini di chiesa ed istituti religiosi forestieri che avevano beni in loco).
Un solo grande volume, redatto dalla commissione scelta dagli eletti dell’Università, cioè deputati alla trascrizione delle rivele fatte dai cittadini, dopo aver accertato la veridicità del dichiarato, in alcuni casi chiamati deputati et estimatori,58 così come accaduto in verità per città come Caserta, dove i deputati erano otto, fra ricchi, possessori di pecore, braccianti, e massari benestanti, che danno il buon esempio stilando per primi le proprie dichiarazioni.59