03. COMUNE DI MINORI NEL 1754 (SA)

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Abitanti, vedove, vergini e forestieri

Non tutti i cittadini, dunque, pagavano le tasse. I forestieri che già dichiaravano il possesso dei beni nel paese di origine, per esempio, erano esenti da altro pagamento, se non la tassa sui beni, se sono solo bonatenenti, e lo jus habitationis di 15 carlini se vi abitano, venendo esentati dai contributi comunali e dai servizi locali. Non erano tenuti a versare nulla neppure i capifamiglia con oltre sessant’anni e le vedove, individuate in un elenco a parte, insieme alle vergini in capillis, cioè da matrimonio, e alle bizzoche (monache), tenuti a pagare solo la tassa sui beni se supera i 6 ducati. Questo per avere un quadro completo anche delle doti che, quasi sempre si riducono ad una casa patrimoniale, se l’eredità è appartenuta a ricchi, oppure ad una casa dotale. Rispetto alle poche vergini e bizzoche delle grandi città la situazione di Torrioni muta leggermente, facendo, i compilatori del Catasto, una differenza netta con gli appartenenti a questa categoria, stralciandone la posizione e indicandola in maniera distinta. C’è da dire che si può incorrere nella solita confusione in quanto la mano del compilatore in una sezione del Catasto tira solo le somme delle once da pagare sui beni di Vidue, vergini in capillis, e bizzoche che li posseggono. In un’altra sezione, invece, vengono in genere trascritte le Vidue, vergini in capillis e bizzoche e loro conviventi, cioè come capifamiglia di vedove, vergini e bizzoche che non contano ai fini fiscali. In compenso è stato rinvenuto l’elenco di tutti i debitori della Chiesa.
A Minori v’erano anche dei privilegiati, completamente esentati, e i padri onusti, genitori di dodici figli, poveri o ricchi, come accaduto per una manciata di famiglie nel casertano o a Mugnano del Cardinale.6
I redattori effettuano un rigoroso controllo sui forestieri bonatenenti, che posseggono cioè beni in loco, e sulle stesse vedove e zitelle, oltre che sui capifamiglia. A questa analisi finale non scappano quindi i forestieri, ma neanche le istituzioni forestiere, cioè i bonatententi religiosi. Si tratta di quelli che vengono definiti ecclesiastici residenti. Altri sacerdoti posseggono benefici con diritto di patronato. Minori, come Pietrastornina, Apice o altri feudi dei Principati, è la rappresentazione del piccolo borgo così come lo immaginiamo sfogliando le pagine di storia, dove la gente si preoccupa del necessario come in altri piccoli paesi.7
Le vedove e le vergini bonatenenti non abitanti si contano sulle dita di una mano e non sempre i piccoli proprietari di sono del posto, né sono rintracciabili per rivela (la dichiarazione formale del diretto interessato per fare il riscontro fra le proprietà possedute e quelle dichiarate), atto pressoché impossibile per quei bracciali che, pur possedendo territori a Minori, non vi abitano, essendo residenti soprattutto a Ravello o in altri paesi del circondario. Si tratta di contadini che posseggono, per la maggior parte, territori di confine. Questi forastieri bonatenenti, quali non hanno fatto rivela, sono riportati uno per uno nel Catasto Onciario.8
A chiudere la lista di chi non ha fatto rivela sono i forestieri abitanti, per la precisione ecclesiastici, cioè sacerdoti secolari in quanto il loro nome è seguito da un Sace. Si tratta degli ecclesiastici del paese col titolo di Don.9
I. I Catasti Onciari rappresentano il tentativo di calcolare la ricchezza del Regno e di effettuare il censimento della sua popolazione. ASSA, Catasto Onciario di Minori in Principato Citra – pubblicato nel 1754. Distretto di Salerno, Mensa vescovile di Minori. Volume sulla Città di Minori, pagg.1-192, copia microfilmata in bobina. [Rubrica dei Capifamiglia in ordine di nome]: Il maccaronaro Andrea Pepe di 40 anni abita in casa propria a capo di Piazza e si incegno da far maccaroni co’ suoi ordigni; in più possiede magazzeno per il mestiere. Vive con la moglie Trofimena Palumbo di 40 anni e i figli: Giuseppe di 16 anni applicato alla scuola, Gennaro di 14 anni lavorante di maccaroni, Gaetano di 12 anni applicato alla scuola, Filippo di 11 anni, Matteo di 2 anni, Fortunata in capillis di 18 anni, Arcangela di 3 anni, il fratello Pietrantonio lavorante di maccaroni di 27 anni e la sorella Giuditta vergine in capillis di 50 anni….

Description

 Il borgo di maestri d’arte e professionisti

 

 

 

 

 

 

 

Si tengono lontano da Minori i ricchi forestieri e gli abili maestri di particolari arti, come il tintore di panni, per tingere le stoffe dei lanieri, come accadeva a Palena, in Abruzzo, descritto nella cronaca del Bindi, dove si obbligavano i vassalli a tingere i panni nella tintoria del Duca.10
Lì il livello non era neppure competitivo con l’Europa in quanto necessitava acquistare per la migliorazione delle tinturiere, qualche ottimo tintore, straniero onde sulle di costui istruzioni ed insegnamenti d’intelligenza co’ migliori de’ nostri chimici si possa stabilire e distendere nelle fabriche tutte del Regno il buon gusto, la delicatezza e la perfezione delle tinte.11
Resta inteso che, anche in comuni non lontani, come Piedimonte d’Alife, esisteva una tintoria privata, con 13 tintori, e la Tinta grande, dietro il Mercato.12
Diciamo che il paese è molto legato alle tradizioni popolari. Siamo in pieno periodo di scoperta del corpo umano, grazie agli speziali per gli unguenti medicamentosi, e ai ricercatori di cosmetici, ciarlatani e non, che propongono prodotti di bellezza tratti da piante naturali. La rosa di Gerico si apre tra le undici e mezzanotte, si espone alla rugiada e si mette sui capelli: il tal modo si è liberi dal mal di testa e crescono i capelli. Si va quindi alla ricerca del rimedio naturale, della cura per forza, del prodotto che liberi da piccoli fastidi e da dolori tormentosi. Addirittura si utilizzano gli stessi medicamenti nella magia popolare, volendo anche per tenere lontani i fulmini e altre calamità dalla casa in cui essa è custodita.13
E’ un secolo in cui ci si impone il rimedio attraverso libri, vademecum e consigli. Decine di manoscritti diffusi in tutta europa, fra cui il più antico del 1200, oggi ad Oxford alla Bodeleian Library, poi riuniti nel Thesaurus Pauperum, una raccolta di ricette per ogni specie di malattia o di disturbo, ordinate a capite usque ad pedas secondo la visione della scuola salernitana nella quale confluivano la tradizione medica greca, latina, araba e giudaica. Il Thesaurus rappresenta un significativo manuale di medicina medievale scritto soprattutto per beneficio degli studenti poveri che non potevano permettersi molti libri. Si tratta di raccolte di ricette, fra il Viaticus di Costantino l’Africano e il Thesaurus del 1250 circa, secondo l’ordine della medicina salernitana, dalla caduta dei capelli, de casu capillorum, alle malattie dei piedi, de gutta arthetica et podagra, rinvenute nell’edizione siciliana.14
Forse sono quelli letti dai nostri speziali che spadroneggiano un po’ ovunque. I nobili hanno per abitudine quella di mandare i loro figli a divenire speziali manuali in una delle tante botteghe, fra le piazze e le viuzze, quasi fosse un praticantato degli scolari per diventare studenti.15
Medicina popolare che si incontra con il folclore, sebbene le annotazioni demo-antropologiche sono spesso dimenticate da storici locali animati da vuoto campanilismo, in Campania come in Terra di Lavoro.16
Aspetti di cultura agro-pastorale spesso impossibili da ricostruire per quella maledetta voglia, per dirla con Lutzenkirchen, di rimuovere, di proposito e in tempi molto brevi, quanto potesse ricordare una epoca pur non lontanissima di disagi, di difficoltà e di miseria. Così, al tempo stesso, si è inteso (soprattutto dall’alto) cancellare la coscienza delle proprie origini, nella prospettiva di una vita soltanto economicamente migliore.17
La crescita di grandi paesi è dovuta anche alla presenza di uno stampatore, cioè una stamperia nei capoluoghi,18 purtroppo assenti in provincia, sebbene sia discreta la presenza di diverse cartiere a Minori, che potrebbe farci incorrere in sviste.19
Resta il fatto che nel Regno vive una gran massa di ignoranti ed è dal lontano 1456 che, in Germania, uscì dalla bottega dell’artigiano Johan Gutenberg, per la prima volta, un libro a stampa, non più scritto a mano. Un’invenzione che ebbe un travolgente successo e permise agli stampatori di raggiungere negli anni altri luoghi, cioè i più fiorenti centri di commercio del continente europeo, che offrivano le migliori prospettive di guadagno. Va considerato quindi che in ogni Provincia del Regno ci potessero essere una media di cinque stamperie, comprese quelle statali.37
Sono piccoli elementi che contribuiscono allo sviluppo di tanti paesi, che vedranno più sviluppati i paesi del Principato Citra rispetto a quelli della Montagna di Montefusco del Principato Ultra che chiedevano di essere collegati fra loro con nuove strade sempre meno impervie.20
Dall’Unione delle once, ultima sezione del Catasto di solito chiamata Collettiva Generale delle once, cioè del reddito imponibile dei contribuenti si ricava il reddito proveniente da attività lavorativa, cioè l’industria, unito al reddito sui beni.21 Elenchi di nomi e numeri concentrati nel librone del Catasto Onciario di Minori: centinaia di pagine che abbiamo riassunto fedelmente in questa pubblicazione dopo averle lette, interpretate e trascritte al solo scopo di renderle fruibili…

 

 

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Editorial Review

Presentazione di Angelo Cillo

Università comune: Terra di Pietrastornina
I problemi feudali del XVIII Secolo di Arturo Bascetta

1. Distretto di Avellino, provincia di Principato Ultra, Regno di Napoli
2. La struttura feudale della Camera Baronale fra ‘600 e ‘700
3. La peste del 1656 e i terribili terremoti che distrussero le Terre
4. Popolazioni in rivolta per le tasse, riassetto per le Università
5. Piccole curiosità dal Palazzo feudale del Principe
6. Re Carlo di Borbone sostituisce il vecchio Catasto austriaco
7. La complessa elaborazione catastale: Pietrastornina consegna nel 1749
8. Dal Catasto del 1749: quattro chiese e un ospedale dell’Università

Note Università comune

Chiese: Terra di Pietrastornina e Oppido della Pietra
Cappelle dirute, Arcipreture di S.Rocco e S.Maria de Juso di Arturo Bascetta

1. La Cappella di San Bartolomeo diruta e unita alla vicina S.Giovanni (1595)
2. La Chiesa e l’Ospedale di San Rocco al Rione San Sebastiano
3. Le visite del Cardinale Orsini alla “fabbrica” di San Rocco
4. Il titolo di Parrocchia resta alla Chiesa degli Apostoli
5. Le nuove San Rocco, Ospedale, S.Maria de Juso in Oppido di Pietra Sturnine
6. La nuova S.Maria de Juso dalle ceneri dell’Abbazia di S.Maria de Juso
7. Rione Terra di San Sebastiano muta nome in Rione San Rocco (1701)
8. L’Inventario “avulso” datato 1708, ma ricopiato nel 1793
9. Il Rione dei Ciardiello, coloni dell’Arcipretura ‘SS.Apostoli’ nel 1755
10. La Chiesa dei SS.Giovanni e Bartolomeo e San Rocco
11. Aumentano da 20 a 28, ma le case del Rione S.Rocco sono le stesse
12. 1800: il Rione si estende dal Palazzo del Principe alla nuova S.Rocco
13. Il raddoppio delle case della Parrocchia di S.Rocco nei registri del 1825
14. Lo Stato delle anime del 1842 dell’ex Parrocchia sofiana

Note Chiese

Borgo: Alienazione dei beni col ‘permesso’ del Principe
Proprietà, debiti e terziaria sulle compravendite di Sabato Cuttrera

1. I cittadini più ricchi sono i Signori e Principi Lottiero d’Aquino
2. Per vedove, vergini e forestieri solo la tassa sui beni
3. Il borgo di maestri d’arte e professionisti
4. Rinasce il clero con la Collegiata nella Chiesa di S.Maria de Juso (1737)
5. Oratorio Venerabilij Cappelle SS.Corporj Chirsti de “intus” (1737)
6. Momenti di moda nelle doti delle donne di Apice e Pietrastornina
7. L’obbligo della terziaria al Principe della Pietra per vendere i beni
8. Anche l’Abate di Montevergine è feudatario dell’Isca e della Menza

Note Borgo

Appendice
L’albero genealogico delle famiglie del Rione S.Rocco