L’incredibile viaggio della giornalista statunitense Deborah Zara Kobylt alla riscoperta dei nonni emigrati da Manocalzati

Un ponte culturale tra Los Angeles e San Barbato

Provate ad immaginare che cosa sarebbe la nostra esistenza se fossimo sprovvisti di memoria. I nostri sentimenti, i pensieri, il passato svanirebbero, condannandoci a vivere in un eterno e alienante presente. È proprio per sfuggire a questo oblio che la memoria si fa genere letterario, trasformandosi in una narrazione viva capace di gettare ponti impensabili attraverso l’oceano. Questo legame profondo e identitario oggi si fa concreto grazie alla collaborazione e alla sinergia tra due autori apparentemente distanti: il professore irpino Virgilio Iandiorio e la nota giornalista e conduttrice statunitense Deborah Zara Kobylt. Insieme, unendo rigore documentaristico e memoria del sangue, hanno firmato il volume “Il Monte dei Maritaggi di Luca Giannone – la dote delle fanciulle in San Barbato di Manocalzati”, pubblicato da ABE Napoli.
Ci sono ricordi troppo preziosi per essere cancellati dal tempo. Basta un piccolo indizio, come il rumore dei passi sul selciato di un vicolo o il sapore di un piatto tradizionale, per far riaffiorare un’intera epoca. Questo filo invisibile ha riportato Deborah Zara Kobylt da Los Angeles direttamente nel borgo di San Barbato, frazione di Manocalzati, per riabbracciare i parenti e riscoprire le profonde radici che i suoi antenati avevano piantato nel territorio nei secoli passati. Se per il pubblico italiano la sua presenza rappresenta il ritorno di una figlia della diaspora irpina, oltreoceano Deborah è un volto stimatissimo del giornalismo radiotelevisivo.
Nata nel New Jersey in una calorosa famiglia italiana, Deborah ha manifestato sin da bambina l’indole della reporter, consumando le domeniche a scrivere cronache di quartiere e ponendo quella domanda — “perché” — che l’avrebbe guidata alle grandi emittenti statunitensi. Ex pattinatrice artistica e nuotatrice agonista, ha iniziato la carriera ad Atlantic City occupandosi di cronaca nera, casinò e gangster, per poi approdare a PBS WNET/NJN a New York, News 12 Long Island e, infine, a Los Angeles. Sulle reti nazionali e californiane come KCAL9, Fox11 LA e la CNN, ha seguito in diretta eventi storici di portata globale, tra cui il celebre processo a O.J. Simpson, incendi, alluvioni e grandi anteprime di Hollywood. Dopo una pausa per crescere i suoi tre figli, ha scelto di dedicarsi alle storie di impatto sociale, fondando i live-stream podcast Deborah Kobylt LIVE e The Little Italy Podcast, quest’ultimo interamente focalizzato sulla valorizzazione della cultura e delle storie degli italo-americani. Personalità eclettica, Deborah spazia dal public speaking alla recitazione (vanta un’apparizione nella saga horror Nightmare on Elm Street), fino alla stand-up comedy e allo sport, avendo completato le maratone di New York e Los Angeles.
Eppure, dietro i successi in California, la curiosità verso quell’Italia “difficile” raccontata dai nonni è rimasta una costante. I suoi quattro nonni erano tutti originari dell’area di San Barbato: il nonno materno Nicola “Nicholas” De Benedictis, emigrato nei primi del ‘1000 per lavorare nelle ferrovie; la nonna Antonietta Del Mauro, imbarcata giovanissima con un solo biglietto in mano; il nonno paterno Giovanni “John” Zara, che in America aprì una prospera attività di giardinaggio con cui aiutava la famiglia rimasta in Irpinia, e la nonna Luisa Di Palma, donna d’intelligenza e sensibilità rara. Nessuno di loro, né i genitori di Deborah (Anthony John e Edith), era mai riuscito a tornare nel paese natio. La scomparsa dei genitori ha spinto la giornalista a colmare quel vuoto, utilizzando i social network per rintracciare i familiari Zara e Battaglia ancora residenti in paese.
La recente visita di Deborah e del marito John (noto conduttore radiofonico americano) a San Barbato, seppur rapidissima, ha rotto un isolamento generazionale. Accolta alla stazione di Napoli dai cugini Sabino e Gerardo Zara, Deborah ha vissuto giornate di intensa commozione tra l’abbraccio dei parenti, le visite al Castello e i luoghi d’infanzia dei suoi nonni. Un incontro in cui l’empatia e l’espressività dei volti hanno superato ogni barriera linguistica, traducendo un legame che l’intelligenza artificiale non potrà mai replicare.
È da questo incontro speciale tra la memoria documentale del prof. Virgilio Iandiorio e il vissuto della Kobylt che ha preso vita il libro sul Monte dei Maritaggi di Luca Giannone, un’antica istituzione di beneficenza ottocentesca che assicurava la dote alle ragazze povere del paese per permettere loro di sposarsi. Nel volume si analizzano i registri parrocchiali, il Catasto Onciario del 1752, gli atti dei notai irpini e le micro-storie quotidiane di un borgo che rischiava di cadere nell’anonimato dell’oblio.
“E se costruissimo un ponte tra Los Angeles e San Barbato di Manocalzati?”, ha proposto Iandiorio a Deborah durante i giorni irpini. “Facciamolo questo ponte”, è stata la risposta entusiasta della giornalista. Una struttura metaforica fatta di cultura, storia e tradizioni comuni. Come ricordava una cara amica scozzese di Iandiorio parlando del sapore inimitabile delle castagne assaggiate in Irpinia, ciò che si aggiunge al gusto perfetto delle cose è l’atmosfera e la compagnia. Ed è proprio questa l’atmosfera che il libro di Iandiorio e Kobylt riesce a restituire: un ponte perfetto per custodire il passato e ispirare le generazioni future.
