BASCETTA: E COSì NACQUE IL REGNO DI PARTENOPE NELLA «VALLE REALE» DEI CUMNENI (A.D.1093)

Bascetta: «Nacque con Borsa, nel 1093, nel Palazzo della zia Sichelgaita
fra Castellammare e a Torre Annunziata, ex Salernitana dei longobardi di Arechi»

Canusia capitale troiana dell’Imperatore tedesco, Castellammare capitale ortodossa di Altavilla e Longobardi, Caserta capitale dei Normanni.
«Nel 1093 nacque il Regno partenopeo di Cumneni e Longobardi (Beneventani e Salernitani) fra Castellammare e la Torre Vetere Civitate dei Salernitani, sede dell’arcidiaconia». Per Arturo Bascetta il sottosuolo fra Castellammare di Stabia e Torre nasconde l’antica abbazia di Cava in Mitiliano, che fu il corpo di Civitate Vetere salernitana di Arechi, da cui prese vita il Regno di Partenope di Ruggiero Borsa, nel 1093. Seguiamolo in questa nota.
«Così nacque il Regno di Partenope ortodosso, seguito nel 1098 da quello che gli venne contrapposto come Regno di Dio, voluto dalla Chiesa di Roma, organizzato da Siciliani e Capuani, sotto la guida di Ruggiero I Gran Comes, soggetto al Papa per la cattolicizzazione delle diaconie, in quel di Casertavecchia. Qui Ruggiero I detto Blosseville divenne Gran Duca del Granducato di Sicilia casertano, come Goffredo Barbuto per il Granducato di Toscana, proveniente da neapolis Gaeta, dopo aver guidato la migrazione da neapolis Siracusa, sedendo il figlio Gugliemo a Principe ereditario di Tricarico seduto nella nuova Salerno (del Regno di Sicilia di Ruggiero I Blosseville fu Roberto Loritello), poi ucciso da Ruggiero II Re che prenderà il suo posto.
L’impresa si rallentò per la chiamata alla liberazione di Gerusalemme, ma aveva radici nella morte del Guiscardo, quando i fratelli non accettarono che l’eredità finisse a Ruggiero Borsa, discendente diretto del defunto Duca di Puglia, che invece sposò la tesi dei parenti salernitani materni. Viscardi e Borselli, seguaci del Borsa, cioè dello zio Gisulfo, vivo e vegeto, e della madre Sichelgaita, imponevano il rito misto ortodosso dei cruciferi di s.Andrea, studiato sulle tavole armene. Borsa però non riuscì nello scisma pro rito misto e finì isolato nell’antica Torre Vetere, ex Civitate Salernitana, sotto l’Arco della Porta costruita dal padre presso la futura Torre Annunziata.
Ecco perché il console di Cassino, designato del papa a Vicario nella Neapolis del Regno di Gerusalemme, fu il cugino parterno del Borsa, cioè Tancredi, fratello di Guglielmo Marchisio, figlio di Oddone Bon detto Ottobono Marcisio e di Emma Altavilla (sorella di Roberto Guiscardo e figlia di Tancredi), anch’egli nipote di Boemondo per parte della sorella, lanciatosi alla riconquista di Costantinopoli e di Gerusalemme, essendo stato insignito dal pontefice del titolo di Dux, che spettava al Gonfaloniere, il conquistatore ufficiale della Chiesa di Roma.
Il console Tancredi fu quindi un Marchese della Chiesa a tutti gli effetti, avendo il doppio titolo di Principe e Duce, per affermare l’eredità di Torre usurpata da Borsa, fondando una vicaria neapolitana del Regno di Gerusalemme.
Lasciata però Salerno nelle mani di Guglielmo di Tricarico, a sua volta già Duce e Principe, il Papa designò nel mentre prima quest’ultimo a Re titolare del Regno di Sicilia, in quanto figlio di Blosseville, come si ricaverebbe da un frammento sbandierato successivamente dai futuri parenti eredi di Re Ruggiero II per dimostrare la primogenitura di Palermo sul Gran Ducato di Sicilia in Casertavecchia, e quindi sul Regno di Sicilia di Ruggiero I Blosseville e figlio Guglielmo di Salerno.
In realtà Ruggiero Altavilla risulterà II° proprio per essere stato sovrano dopo Ruggiero I, al posto di Guglielmo ucciso, nel Regno di Sicilia, detto del Gran Ducato casertano di Tricarico, la cui sede fu Monte S.Angelo, nuova capitale del Ducato di Puglia e Principato a Capua uniti al Granducato casertano di Sicilia, cioè di un nuovo regno.
Longobardi beneventani e salernitani, però, si erano coalizzati col Borsa, in fuga da Barletta, e fu deciso che il Palazzo di Sichelgaeta, divenisse la Torre del nuovo Regno di Partenope, ché in realtà era sull’isolotto di San Pietro a Castello (l’ex reggia dell’antica di Vetere Salernitana), mentre spuntò la Torre dei crociati del Regno di Sicilia a Montesant’Angelo, avendo incluso quel trono anche la Gran Contea casertana dello zio Ruggiero I, ripristinando il Principato siciliano a Capua.
Quando tornò Tancredi Marchisio col milite Eustachio, rimasto senza trono, fu seduto dall’Imperatore, sostenitore dei troiani e avverso al papa, presso l’antica Capis Capua a suo vicario romano, cioè a Principe imperiale di Urbe Uria, per ridare vita alla vicaria imperiale di Roma.
Tancredi vi si fermò e fece rinascere l’urbe Troia di Santo Eustachio verso Barletta, grazie al tesoro di Gerusalemme e una valigia zeppa di reliquie. Erano ossicini, frammenti di teli, pezzi di stoffa e tante ampolle col il sangue dei 40 martiri da cui riprenderà vita l’arcidiocesi di Cava salernitana, rifondando l’Abbazia in altra sede cattolica, perché quella originaria dell’abate bizantino, con la tomba di S.Leone in Mitiliano, coincideva con l’Urbe Vetere di Salernitana, ora occupata dal nemico Ruggiero Borsa».
Dal V volume della collana MARCHIONI D’ITALIA di Arturo Bascetta, 02/01/2021

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